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Il portinaio
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Racconto10 min di lettura

Il portinaio

Laddove una giovane coppia disserta sulle 'enormi' virtù del portiere del loro palazzo.

Renart
1 mese fa · 900 letture · 0

“S-sì...", balbetto infilando la destra nelle mutande ed imitando il buon Carmine, sebbene con un ritmo lento, interlocutorio. "Poi?”

"Lisa è rimasta in quella posizione fin quando non ha sentito sul culo gli schizzi caldi della venuta di Carmine. La distanza era notevole, eppure quel bazooka è riuscita a raggiungerla con i suoi pallettoni. Lisa era sconvolta da questo fatto. Sconvolta e ammirata".

"E a quel punto si è coperta ed è andata via?", incalzo non dando peso all’aura sognante che per un attimo, mentre declamava con leggera enfasi gli ultimi due aggettivi, si è accesa negli occhi di Giada.

"Macché!”, fa allontanando la mia domanda con un gesto della mano, come se avessi esternato la più grossa delle fesserie possibili in quel momento, “Quando si è girata, Carmine era ancora lì, a gambe larghe e col manganello che cominciava progressivamente ad ammosciarsi fra le mani, fino ad assumere le fattezze di una lunga proboscide gocciolante. Si è avvicinato e, senza che le dicesse niente, Lisa si è inginocchiata ed ha cominciato a manovrargli l’attrezzo come una pompa da giardino, smanettandolo e succhiandolo fin quando - dopo pochissimo tempo, ha sottolineato, altro che quei ragazzotti gonfi di anabolizzanti che rimorchia in palestra, che dopo la prima necessitano della rianimazione di un gonfietto da bicicletta! - non si è gonfiato come un pavone, ritrovando l'imperiosa postura di poco prima".

"A quel punto se l'è trombata?", chiedo ansimando e aumentando di un giro il ritmo della raspa.

"Chiavata", mi corregge Giada con puntiglio, "Lisa ha usato questo termine: chiavata. L'ha tirata su per i capelli, le ha abbrancato le chiappe con le manone scimmiesche e se l'è caricata in braccio con la stessa naturalezza con la quale avrebbe tirato su una bambina. Quindi gliene ha infilato dentro un bel pezzo - ma altrettanto ne restava fuori, giura Lisa - e si è avviato nel retro, dove ha la camera da letto, e lì, tra lenzuola sporche e maleodoranti, l'ha chiavata fino all'alba, di sopra, di sotto, di lato, a pecora - soprattutto a pecora, dice, perché lo faceva impazzire il culo sodo a mandolino -, insomma tutto il repertorio classico di un film porno".

"Certo che è proprio una puttana, Lisa", dico togliendo la mano dalle mutande e facendola strisciare sulla coscia liscia e abbronzata di Giada, fino a ghermirle con le dita la retina del perizoma, dove preme la larga macchia scura del pelo, un folto verziere il cui afrore mi trafigge il cervello come un'inalata di popper. Infilo il medio oltre l'elastico e lo spingo fra le labbra dischiuse e già umide, strappandole un gemito di lussuria.

"Le puttane si fanno pagare", mi corregge ancora la maestrina, "in questo caso, a sentire i toni entusiasti con cui Lisa mi ha raccontato il tutto, quasi ci mancava che fosse lei a lasciargli la giusta mercede sul comodino, sotto l'abat-jour, prima di andare via".

"Che vuoi dire?", faccio mentre, genuflesso fra le sue gambe aperte, sfilo il perizoma e comincio a titillarle con la lingua il clitoride.

"Voglio dire che, al netto di una location e di un tizio piuttosto squallidi, Lisa si è trovata dinanzi ad un'epifania prodigiosa della natura, un evento più unico che raro, che è difficile che ti ricapiti nella vita, ed ha deciso di approfittarne", dice con voce rotta grattandomi la testa come se mi stesse facendo uno shampoo.

"Mi stai dicendo che al suo posto ti saresti comportata allo stesso modo?", gorgoglio senza smettere di slinguazzarla a lingua piena, come una pennellessa, dal basso verso l'alto.

"Sto dicendo", miagola lei iniziando a produrre miele, "che davanti all'eccezionalità di un evento che ti capita e del quale puoi approfittare, le categorie di giudizio che spesso, per non dire sempre, utilizziamo un bel po' ipocritamente per giudicare fatti di questo tipo, bè queste categorie, dico, vengono meno, non sono più adatte nemmeno per inquadrare la cosa, appunto perché questa cosa non è comune, ordinaria, ma appunto eccezionale... oooh aaah amoooreee... mmmmm... fammi finire il discorso prima... ooohhh sssììì... beeellooo... dunque, hai capito cosa voglio dire? Davanti all'eccezionalità, Lisa ha deciso di farne esperienza e di non rinunciarvi. Per cosa, poi? In nome di cooosaaahhh... mmmmmm... Lisa è una donna libera e può faaareee...  ooohhh aaahhh... diomiiiooo... quello che vuole, no?"

“Quindi al suo posto", chioso accompagnando il lavoro di lingua col pompaggio di due dita, "tu non avresti approfittato di questa eccezionalità, come la chiami, perché sei una donna sposata?”

"Non ho deeettooo... mi stai faceeendo gooodeeereee... mmmmm... continua... Oh sì, continuaaa..."

"Non hai detto cosa?", dico senza smettere ma rallentando parecchio i giri di lingua e dita.

"Non ho detto che non ne avrei approfittato" mugola strigliandomi i capelli come fossero briglie.

"Quindi ti faresti sbattere da Carmine e dal suo uccellone?", ipotizzo con preoccupazione crescente.

"Non ho detto nemmeno questo".

"E che cazzo hai detto, allora?", sbotto lievemente infastidito.

"Che mi sarei posta il problema, senza escluderlo a priori e per un principio bigotto che, ripeto, seppure lo si vuol seguire per orientare la propria condotta nel quotidiano, necessariamente decade quando la struttura di questo quotidiano cambia e ci si imbatte nell'elemento straordinario, nell'eccezione, nella deviazione alla norma. E adesso scopiamo, che la lezioncina è finita e sto scoppiando!", conclude alzandosi in piedi di scatto. Faccio la stessa cosa anch'io, mi tiro su e la sbatto con malgrazia sul tavolo, infilzandola in un sol colpo fino alla matrice e fottendo di buona lena, tenendomi con presa salda ai suoi fianchi e con le reni strette nella morsa delle sue cosce. Non dura molto e al suo orgasmo belato, crescente, prolungasto segue il mio, violento, sferzante, rabbioso.

Quando ci riprendiamo, ho giusto il tempo di una doccia veloce, ma, nonostante il ritardo che accumulo, imbottigliato nel traffico sulla tangenziale, i miei pensieri sono tutti per Carmine, il suo manganello e l'effetto immaginifico che questi ha su mia moglie, al punto da farne il nucleo sovversivo di una visione filosofica del fallo. Anzi, del Fallo, con la Effe bella grossa e sormontata da una cappella simile ad una mela annurca, con tanto di goccia stillante dal meato. No no, devo andare a fondo in questa storia. Fin da subito. Fin da stasera.

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Renart

Autore di racconti porno-erotici.

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