Il termometro segnava pochi gradi, e l'autunno aveva già incastrato la città in una morsa di umidità e buio.
La pioggia batteva fitta contro i vetri, una nenia noiosa che sembrava amplificare il silenzio del mio appartamento.
Ero rannicchiata sul divano, avvolta solo in una felpa oversize che mi lasciava le gambe scoperte, con le dita che scorrevano annoiate sullo schermo del mio telefono.
Sotto la felpa non indosso nulla, sono completamente nuda.
Apro la mia solita app per vedere i cam boy e le cam girl per eccitarmi un po'.
Poi il suo profilo è apparso lì, a spezzare la monotonia. Un cam boy dai lineamenti marcati, i capelli scuri leggermente scompigliati, lo sguardo che sembrava bruciare attraverso la lente e un fisico scolpito, con i muscoli del torace definiti che promettevano tutt'altro che chiacchiere.
Si chiamava Leo. Non ci ho pensato due volte: ho cliccato, ho avviato la connessione e la sua voce profonda mi è scivolata dritta nelle cuffie, roca e diretta:
«Sera fredda, eh? Ti va di scaldarti un po' con me?»
È bastato quel tono per far scattare qualcosa dentro di me.
La conversazione si è fatta subito sfacciata, spinta, senza filtri. La cam ci mostrava a metà busto, ma bastavano pochi dettagli per accendere la fantasia.
Gli ho chiesto di togliersi la maglietta, e lui ha obbedito lentamente, con un ghigno sicuro di sé che mi ha fatto fremere.
Attraverso lo schermo ho iniziato a stuzzicarlo, abbassando la zip della felpa, mostrando il profilo del mio seno e torturandomi i capezzoli con i polpastrelli, mentre i suoi occhi scuri mi divoravano da distanza.
La sua voce nelle cuffie, che mi incitava con parole zuccherose e sporche, mi ordinava di toccarmi più forte, di bagnarmi per lui, mentre le sue mani grandi accarezzavano il suo cazzo in movimenti sempre più rapidi e ritmati.
Ho iniziato a masturbarmi con il mio sex toy preferito e nel mentre guardavo lui e pensavo a quanto volevo il suo cazzo enorme con le vene in risalto dentro la mia figa a farmi godere e a sfondarmela.
Ero bagnata fradicia, il respiro corto mi spezzava la voce, ma quella cornice rettangolare ha smesso improvvisamente di bastarmi.
Guardarlo attraverso un monitor, desiderare il suo calore senza poterlo sentire sulla pelle, è diventato una frustrazione deliziosa e intollerabile.
Ho interrotto il movimento delle dita, mi sono avvicinata alla telecamera con le labbra a un centimetro dall'obiettivo e, con un sorriso malizioso, gli ho sibilato: «Basta schermi. Abiti in centro, giusto? Ti mando il mio indirizzo. Vedi di muoverti, ho la porta aperta».
Lui ha sgranato gli occhi per un secondo, sorpreso da quella mossa azzardata, poi il suo ghigno si è fatto ancora più famelico. «Dieci minuti e sono da te», ha risposto chiudendo la connessione.
Il tempo tra la sua chiamata e il suono del campanello è stato un crescendo di fibrillazione pura.
Avevo il cuore in gola, la pelle in fiamme e il corpo già dolorante di desiderio. Quando ha suonato, ho quasi spalancato la porta di scatto.
Leo era esattamente come sullo schermo, ma amplificato: alto, avvolto in un cappotto scuro da cui traspariva un profumo legnoso e maschile, con l'aria di chi sa esattamente cosa vuole.
Non c'è stato bisogno di convenevoli.
Appena ha varcato la soglia, mi ha tirato a sé con una forza possessiva, inchiodandomi contro la porta chiusa e azzerando ogni distanza con un bacio affamato, profondo, che sapeva di urgenza e di pioggia.
La sua lingua ha invaso la mia bocca mentre le sue mani grandi scivolavano sotto la felpa, stringendomi i fianchi nudi con una presa che mi ha fatto gemere sulle sue labbra.
Non siamo arrivati nemmeno in camera da letto.
Ci siamo strappati i vestiti di dosso nel corridoio.
La sua felpa e il mio cappotto sono volati a terra, seguiti dai miei slip bagnati e dai suoi jeans. Mi ha sollevata di di peso, facendomi stringere le gambe intorno alla sua vita, e mi ha portata di forza sul divano, quello stesso divano dove pochi minuti prima lo stavo guardando attraverso un display freddo.
Ora, invece, c'era solo fuoco...
La sua pelle era calda, bollente contro la mia. Mi ha spinta supina sui cuscini, sovrastandomi con il suo corpo pesante e statuario.
Ha iniziato a baciarmi il collo, scendendo vorace lungo la clavicola, mordicchiando la pelle sensibile del seno mentre le mie mani affondavano avidamente nei suoi capelli scuri, tirandoli per trattenerlo ancora più vicino.
Ogni suo movimento era carico di una tensione accumulata che pretendeva di esplodere.
«Ti è piaciuto guardarmi in cam?» mi ha sussurrato all'orecchio, con la voce roca e spezzata, mentre la sua mano scivolava lenta e sicura tra le mie cosce, trovandomi già completamente pronta e gocciolante per lui.
«Sì... ma ora ti voglio dentro, adesso», ho risposto con un lamento strozzato, inarcando la schiena verso la sua mano.
Non se l'è fatto ripetere due volte. Si è posizionato tra le mie ginocchia, mi ha aperto ancora di più le gambe con un gesto deciso e, con un'unica spinta profonda e prepotente, è entrato dentro di me.
Un grido soffocato è uscito dalla mia gola. La sensazione di pienezza e di calore mi ha stordito i sensi. Il contrasto tra il freddo dell'autunno che filtrava dai vetri e il sudore che ci bagnava la pelle era totale. Ha iniziato a muoversi dentro di me con un ritmo prima lento e profondo, poi sempre più animalesco, incalzante, feroce. I nostri bacini si scontravano con un suono umido e ritmato, i nostri respiri si fondevano in un unico rantolo di piacere.
Io mi aggrappavo alle sue spalle larghe, lasciando i segni delle mie unghie sulla sua schiena nuda, mentre ogni sua spinta mi faceva salire sempre più in alto, verso un baratro da cui non volevo tornare indietro.
Le sue labbra cercavano le mie in baci disperati, mentre i suoi occhi fissavano i miei, lucidi di eccitazione.
Continuava a scoparmi forte e io muovevo il mio bacino per andargli incontro.
Il climax è arrivato violento e improvviso. Ho sentito le ginocchia tremare, un brivido violentissimo partire dal basso e scuotermi tutto il corpo, mentre stringevo le gambe intorno ai suoi fianchi urlando il suo nome.
In sincronia perfetta con il mio orgasmo, Leo ha dato gli ultimi affondi profondi, irrigidendosi sopra di me, lasciandosi sfuggire un gemito rauco mentre veniva dentro di me con un'intensità devastante.
Siamo rimasti lì per lunghi minuti, sdraiati sul divano, con i corpi madidi di sudore e i cuori con i battiti che pian piano rallentavano, mentre fuori la pioggia continuava a cadere, incapace ormai di spegnere il fuoco che avevamo appena acceso.
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Amo scrivere racconti erotici nel tempo libero. Sono perversa ma non troppo😅
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