Le vacanze non programmate sono le migliori.
Un incontro saltato, uno anticipato, uno posticipato e ho una settimana tutta per me in un luogo di vacanza splendido.Clima gradevole, spiagge bellissime, gente socievole.
Mi faccio raggiungere da Ali e stiamo insieme qualche giorno.
Scelgo una suite con idromassaggio e un letto fantastico. Ho voglia di lei, dopo 10 giorni che non la vedo. Due ore di fuso non sono un grande problema., ma lo sono le 13 ore di viaggio, seppure spezzate da un lungo layover a Doha.
Inutile che vada a aspettarla, ci sono tassisti gentilissimi. Così evito di prendere il Defender aziendale con la guida a destra e posso preparare candele, profumi, idromassaggio e qualche piatto locale. Il maqbous, per esempio, che ho trovato chi me lo prepara a base di pesce (la ricetta tradizionale è con la carne, che né io nè lei mangiamo), cioè un riso basmati fortemente speziato con filetti di orata e cernia marinati nelle spezie, crostacei e la nota inconfondibile del Loomi. Gli onnipresenti datteri. E conoscendo la sua golosità, una montagna di Khanfaroush...
Ho pensato di assalirla appena entra. Mi sono crogiolata, e eccitata, nel pensiero del suo corpo, con gli angolini segreti da esplorare e assaporare. Ma ho deciso di resistere. Di far crescere il desiderio. Abbiamo tante cose da dirci ma questo paese è magico e i ti impone i suoi tempi.
Il saper aspettare qui è un'arte, una filosofia. La frenesia occidentale è maleducazione, superficialità e pressappochismo. E quando sei qui, e entri nel respiro di questo tempo, te ne rendi conto appieno.
Mi faccio trovare con un'Abaya leggerissima, bianco e celeste come le spiagge e il mare di queste parti. Il fruscio del cotone sulla pelle mi fa sentire ancora più nuda. E pronta.
Un lungo bacio di benvenuta. E poi nelle luci basse la spoglio, come una margherita, un petalo alla volta. La porto nella Jacuzzi, Un Sauternes gelato accompagna i Khanfaroush. Lo so, non sono nati per stare insieme, non si conoscevano nemmeno. Li ho presentati io e li trovo una splendida coppia.
Parliamo. Mentre si rilassa. La candele profumate si sposano alle frittelle speziate. Il vino fresco dolce alle bolle dell'acqua tiepida.
Spengo l'idromassaggio, le lavo i capelli con uno shampoo. (mai provato a usare il bagnoschiuma con l'idromassaggio? io si una volta...)
Posso toccarla. Delicatamente, accudirla come una bambina. Il mio desiderio cresce, mentre impasto i seni e sento i capezzoli indurire. Mentre indugio nel solco fra le cosce, che si aprono indolenti. La sciacquo. La asciugo.
Come sei bella amore mio!
Lei si lascia fare. Come sempre siamo in sintonia, senza parole. Conosco il suo desiderio socchiuso sulla punta delle mie dita, ma non lo asseconda.
Verso nella mano un olio di argan alla cannella e la massaggio con questo.
Ora tolgo l'abaya e sono nuda. Mi stringo a lei e la massaggio con il mio corpo. E ora sento la necessità di entrare in lei. Di essere lei. Di unirsi in una. La pelle aderisce, le lingue si cercano. I capezzoli strusciano fra loro. Le cosce stringono.
Finalmente sei mia. Sono tua.
La sua bocca è dolce come il Sauternes, la sua fica come Khanfaroush, i suoi capezzoli sanno di cannella. Ci amiamo silenziosamente come in una danza, senza urgenza, sospese nel tempo a 5000 km da casa.
Poi mangiamo, siamo affamate e un po' ubriache. Di sesso e di vino. Di sesso divino.
Seguono giorni così. Sesso, mare, deserto verde, oasi, costruzioni colore sabbia, sesso. Discreto.
E poi tocca partire di corsa.
Mia madre mi chiede di raggiungerla, nel suo paese di origine. Non ci vado da mesi e non ho una relazione stretta con i parenti. Ma uno di loro è venuto a mancare e c'è una questione di eredità di discutere. Rinuncio volentieri, le dico. Ma è meglio se la raggiungo mi risponde. Uffa. Non è proprio comodo... altre 12 ore di aereo e non pochi soldi.
Ho una gran voglia di dire no. Ma Ali mi convince: " dai, è pazzesco... andiamoci: dall'oceano indiano al baltico!"
La guardo sorpresa che conosca la collocazione geografica di entrambi i luoghi. Non è proprio il suo campo di interesse la geografia.
A Helsinki capisco il perchè della fretta. Mia mamma ha avuto un incidente e è in ospedale. Nulla di grave. Auto distrutta ma lei solo contusioni e una lieve commozione cerebrale.
Solo che per qualche giorno dovrà rimanere tranquilla e invece c'è da andare a Kuopio per firmare delle carte. Per cui mi delega e lo farò al posto suo.
La perfetta organizzazione di mia madre non si smentisce mai. Il mondo gira intorno a lei come un orologio svizzero.
Le presento Ali. Dice: "ah già dimenticavo che ora sei lesbica".
Poi mi dicono da chi hai preso la stronzaggine.
Ali la trova simpatica. Così litigo anche con lei. Che ride. E dice: "siete uguali".
Non dico niente la guardo solo e cambia discorso.
Inizio a avere le scatole piene di aerei e aereoporti. Prendiamo l'auto a noleggio (una Toyota Rav4) e ci facciamo 400 km invece di un'ora di volo.
Hotel in centro (i parenti mi volevano a casa ma anche no grazie!) e che facciamo?
Dopo due settimane di paesi islamici (li amo ma bisogna essere caute) ho voglia di "trasgressione". Troviamo un locale scambista e ci andiamo.
Non c'è molta gente. Kuopio non è proprio una città di villeggiatura. Nei suoi dintorni si, ma è più una città invernale, famosa per lo sci nordico. D'estate è un turismo da passeggiate, non proprio il fenotipo essenziale dello scambista.
Cmq ci sono più femmine che maschi. Probabilmente professioniste in attesa di clienti. Ci beviamo qualcosa e poi ci attacca bottone un maschio sui 30. Ovviamente biondo. Sopreso che un'italiana parli suomen. Spiego che mia mamma è suomalainen, ma un po' è ubriaco e un po' è preso da Ali. Qui le bionde come me, sono merce comune. La spanish girl invece è ancora esotica, anche se ormai la contaminazione etnica anche qui fa incontrare la qualunque.
Alla finedevo puntargli un dito sul petto per avere la sua attenzione, visto che parla a ruota libera e Ali mi guarda interrogativa perché non capisce nulla: "She. Is. Lesbian. Ok? Me too. ok?"
Quando realizza, contrito, alza gli occhi, brinda a una qualche divinità norrena e si allontana borbottando.
Una ragazza accanto sorride e alza un bicchiere alla nostra salute. Ricambiamo.
Ci invita al loro tavolo. Sono due ragazze e due ragazzi. Non sono di Kuopio. Sono svedesi.
Parliamo inglese.
Sono molto belli, tutti. Abbronzati, biondi i ragazzi. Perfetta etnia scandinava. Una delle ragazze, Arven, quella che ci ha rimorchiate, è mora.
