Botte di Capodanno. Gli Auguri di erotika per il 2024

Giovanna Esse
7 months ago

Care Amiche e Amici che amate il racconto erotico, per voi con gioia abbiamo "confezionato" uno dei racconti più apprezzati e in tema con le feste: Due botte per un Capodanno. Un racconto intenso, ispirato a una stoia vera, una delle tante che ci danno lo spaccato di un'epoca, una testimonianza di come si scopava in piena rivoluzione sessuale. Quando più che le nostre mamme, le nostre nonne, si sono ritrovate, all'improvviso, catapultate nell'età moderna, disponibili e pronte, assetate di perversioni, pronta a fare tutte quelle "cosette" che, fino a pochi anni prima erano prerogativa essenziale delle prostitute dei Casini.

Finalmente si potevano mostrare, finalmente si potevano eccitare, succhiare cazzi, lasciarsi sodomizzare... insomma, l'esplosione di un'epoca gaudente e godereccia che, nonostante tutte le presunzioni, stiamo solo iniziando a scoprire e a vivere con consapevolezza ... ma ancora ce n'è di strada da fare. Gli uomini, lo sappiamo bene, ci mettono veramente tanto a maturare, a crescere ... e noi dobbiamo essere molto ma molto pazienti con loro.

AUGURI EROTICI PER L'ANNO NUOVO!

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Mentre qui vi potete godere l'introduzione della nostra storia...

Questo episodio accadde tanti, tanti anni fa ma naturalmente, ripensandoci, è ancora perfettamente stampato nella mia memoria; sicuramente mi ha cambiata o meglio, ha contribuito alla mia formazione di donna adulta. Questo in seguito, perché quando il fatto avvenne io ero molto ma molto giovane.

Era il tempo della scuola. Ero appena approdata alle superiori, che nella scuola scelta erano nello stesso, grande, edificio dove avevo frequentato la terza media.

Io ero in quell’età in cui non sei ancora formata perfettamente, con il fisico da donna; ero una ragazza alta e grossa, non grassa ma robusta, probabilmente il mio fisico si preparava a trasformarsi nella donna giunonica che sono poi diventata: 1 e 85 di altezza e tutto il resto in proporzione.

All’epoca i miei seni non erano ancora grossi, ma ovali, pronunciati, con i capezzolini piccoli e rosa, la mia vulva non era ancora gonfia me piatta, la carne tenera e i peli sottili e radi.

Ero molto timida e, pensandoci adesso, dovevo sembrare proprio una “patatona”: vestiti insignificanti, abiti e magliette spesso ereditate dalle sorelle maggiori o peggio, dalla mamma; gonne al ginocchio dalle tinte sbiadite e sotto le calze economiche, velate e pesanti, trattenute dalle molle, spesso ricavate da una fettuccia elastica cucita a casa.

Frequentavo “a rimorchio” una mia cugina di un anno più grande; lei aveva molte amicizie, poi i suoi lavoravano e quindi aveva molta più liberta, sia a casa che fuori. Quando i miei me lo permettevano, appena potevo, stavo con lei e mi godevo la caoticità delle sue giornata. Lei era fidanzata, diciamo che più che altro era invaghita di un ragazzo molto più grande; infatti lui la tradiva spesso, credo soprattutto perché non la considerava come una vera fidanzata… approfittava di lei, tutto qui.

A scuola, invece, io avevo notato il fratello, adesso mi rendo conto che era veramente un ragazzino, ma era un tipetto che si faceva notare, sembrava già un ometto, era riservato ma spigliato e alla fine, senza nessuna plausibile spiegazione, mi presi una cotta fulminante per lui. Quando lo vedevo non capivo più niente, solo il desiderio immenso di stargli vicino: un’attrazione insensata ovviamente, ma chi l’ha provata sa cosa voglio dire.

Adesso non ricordo di preciso come andarono le cose, probabilmente confessai il mio sentimento segreto a mia cugina, fatto sta che alla fine dell’autunno capitava sempre più spesso che il ragazzo frequentasse la casa dei miei zii. C’era una specie di comitiva eterogenea, poiché lì erano quattro sorelle di varie età e la loro casa era un po’ un porto di mare per gli amici del quartiere. Di certo dovettero esserci delle manovre ben mirate per fare in modo che io, la tontolona dagli occhiali spessi, vestita come un sacco di patate, restassi a volte da sola con “l’oggetto” dei miei desideri… probabilmente però quei momenti non erano coronati né da dialoghi profondi, né da formidabili avances. Ricordo invece che, in compagnia, quando si giocava a carte o si chiacchierava, intorno al grande tavolo della cucina, le nostre ginocchia si toccavano sempre più spesso, e lui spingeva cercando di ottenere un contatto sempre più intimo, e causando in me rossore e piacere. In seguitò iniziò a farsi coraggio: ricordo le sue mani che cercavano sotto il tavolo, s’infilavano sotto la gonna e alla fine raggiungevano la mia carne nuda, al si sopra della molla delle calze. E poi ancora più su fino all’orlo delle mutandine bianche, a fiorellini. Io non mi bagnavo… evaporavo letteralmente, talmente ribollivo di pudore e di piacere al tempo stesso.

Ricordo benissimo l’emozione intensa che provai la prima volta che lui tirò la mia mano verso l’inguine; non capii subito e feci forza, avevo paura, ma lui l’ebbe vinta.

Sentii sotto le dita una protuberanza, una specie di bastoncino duro come il legno, gonfio sotto i suoi pantaloni. Mi girava la testa dal desiderio ma non sapevo nemmeno come era fatto veramente un cazzo, né come comportarmi… (continua)

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