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Erotika
Obbedisci, mia puttana
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Racconto19 min di lettura

Obbedisci, mia puttana

Lo tiene in una mano e lo appoggia facendo pressione sul suo ano caldo. Il bacino ha un fremito verso di lei, una tentazione, poi... spinge e mi apre tutta...

Claudia
1 anno fa · 897 letture · 0

“Leccamela”

…

“Annegaci”

…

“Annega, amore, sì…”

Un lungo momento di stasi: le unghie intricate alle sue ciocche brune, e il bacino a bloccarlo, immobilizzarlo, sotto la sua cascata di piacere.

Lei riguadagna, con un piccolo sobbalzo, la quadrupedia.

Un profondo e vibrante ansimo emerge dalla testa infossata nel materasso. Delle lacrime umide gli brillano tra i peli della barba.

“Amore?” pronuncia infine lui con il fiato ancora spasimante; strizza gli occhi, e dopo un respiro più profondo, rivolge lo sguardo al soffitto.

“Sì?” fa lei ora rannicchiata freddolosamente su sé stessa; la voce stropicciata dall’orgasmo, addolcita.

“Vorresti provare qualcosa di…diverso? Per cambiare”.

Lei rotola sul fianco focalizzandosi su di lui: “credo…dipenda molto da cosa sia quel qualcosa di diverso”.

“Mi piace venerarti, -”

“E questo è bene che sia fuori di dubbio” lo interrompe.

“MA – per un attimo la sovrasta – ma, non sono io. Cioè sono io ma non sono intero, così. Mi piace. Mi piace che tu mi sottometta, e mi piace soprattutto annegare in te – prosegue con tono molle e succoso – ma vorrei che per una volta fossi tu a soffocare e a supplicare per averne di più. Non dico si debba fare per forza, non so nemmeno se mi piacerebbe, ma me lo chiedevo da un po’ e mi sarei odiato se non te l’avessi almeno proposto. Cosa dici?”. Interrompe la voce voltandosi per la prima volta verso di lei, che di rimando lancia un’occhiata sbigottita e si abbandona nuovamente tra le molle del materasso.

“Uff – e dopo un vigoroso inspiro – sono contenta che tu me ne abbia parlato, innanzitutto. È un tuo desiderio e nessuno più di me lo rispetta. Al tempo stesso devo confidarti che tutto ciò mi spaventa a morte”.

“Perché mai? Non voglio farti davvero del male, voglio solo provare a fare quello che tu fai a me, ma…a modo mio, ecco”.

“No, no, ma figurati, non è quello. Non ho paura di farmi male. Ho paura di essere io quella che desidera tra i due…”.

Si gira verso di lui, visibilmente sorpreso.

“Non fraintendermi: non è che io non ti desideri. Però quando godo grazie a te, mi sembra in un certo senso di…appagarti, di sfamarti, di farlo per te, capisci? E tu mi chiedi sempre di più. Ed è quello che mi chiedo: e se io non ne volessi di più? Se non mi piacesse? O forse, che è anche peggio: e se mi piacesse? Allora sarei davvero vulnerabile, allora avresti davvero il potere di farmi supplicare…”.

“Ed è così…terribile?”.

“No, al contrario. Però mi spaventa comunque. Però credo di volerci provare”; prosegue mettendosi a sedere.

“Bene…anzi: ottimo. Sono davvero felice”. La imita.

“Sì…come pensavi di -?” ma la sua bocca trattiene le parole, come la mano improvvisa di lui le trattiene mento e zigomi.

“Shhhhh – le si avvicina, con un tono che si è fatto, da un momento all’altro, flebile e sibilante – ti dirò io quando voglio sentirti parlare”.

La mano ha nel frattempo liberato la bocca di lei, che rimane per un attimo socchiusa, interrotta a metà e da quel momento immobile; il mento inclinato ancora verso l’alto e gli occhi, sgranati, ma senza accenni di paura.

“Non penserai che sia così facile, vero? Ho detto che sono disposta a sottomettermi, e questo non è in questione; ma la mia obbedienza va guadagnata”.

A sottolineare la ribellione la donna si alza dal letto, guardandolo dall’alto dove da sempre lo guarda mentre lui la beve fino in fondo.

Digrignando bestialmente i denti anche l’uomo scatta in piedi, fermandosi a pochi centimetri dal viso altero. Il suo sguardo è amalgama di rabbia e fame; voracità mai saziata nel profondo di quelle pupille nere e illimitate.

Con un movimento insospettabilmente rapido la volta trattenendole le braccia dietro la schiena e spinge il suo corpo nudo e caldo contro il freddo dell’intonaco. Nell’impatto con il muro, un piccolo sussulto d’aria viene spinto fuori dal morbido petto con un sospiro. La bocca dischiusa per la sorpresa, accenna un piccolo sorriso stupito, sfiorando la parete.

“Sei bravo” sorride sprezzante, non opponendo alcuna resistenza fisica alla stretta ferma delle braccia dietro di lei e del corpo che la pressa.

“Non ne hai idea” sibila la voce che ha sentito ora per la seconda volta, ma ancora nuova; le causa un brivido. Forse è sentirlo così vicino, forse non è solo il calore del suo respiro: è il modo in cui si impastano sulla sua lingua le parole, il silenzio che le lega e il fiato addensato che trasuda il brivido della sfida, del potere conteso.

“Cosa vuoi farmi? – gli miagola mentre di poco muove i glutei verso di lui, cercandolo, sfiorandolo, stuzzicandolo, sfidandolo – cosa vuoi fare con me, dimmi?”.

Lui non lascia trapelare nulla: i muscoli si sono irrigiditi ma lo sguardo è quello determinato di chi ha per troppo tempo ricevuto e mai dato; non è più una concessione che vuole, sembra suggerire la stretta serrata della mascella. Ha addestrato, giorno dopo giorno, la sua volontà, affinché potesse esplodere come un lampo e concentrarsi interamente su di lei, sul suo tenero e fragile corpo, in questo momento. No, oggi non avrà altre concessioni: è arrivato il momento per lui di prendere.

Si scosta, e dove prima c’era il suo sesso, ora staglia la mano con precisione sulla sua natica destra, protratta, che un momento prima lo cercava.

“Per prima cosa – le sferra un altro forte scapaccione – voglio che impari a tacere”. E ad un’altra manciata di sberle fa seguito il silenzio.

E quel silenzio perdura.

“Meglio” le si avvicina nuovamente lui, e con forza la pizzica dove poco prima cadeva la sua mano.

“Sono stata in silenzio!” protesta lei voltando di poco la testa per cercarlo.

Ma lui nuovamente la incolla al muro, questa volta premendo con forza il corpo contro di lei, non lasciandole alcuno spazio in cui sottrarsi; la mano avvolge la guancia e parte del collo, spingendo anche il viso sul freddo del muro.

“Non funziona così – sibila rabbiosamente, come se cercasse di contenere una forza inarrestabile che nondimeno gli trabocca dalla gola quando prova a parlare – sei mia stasera. Faccio di te quello che voglio. Se voglio scoparti a sangue, lo faccio. Se voglio infilarti il cazzo in ogni buco, lo faccio. Se voglio prendere il tuo fragile collo e trattenere lì il tuo fiato, lo faccio e mi aspetto che tu non muova un dito mentre lo faccio. Voglio anzi che mi ringrazi. Sono stato chiaro?”.

Gli occhi di lei sono chiusi e silenziosi. Si aprono lentamente lasciando intravvedere sotto alle ciglia un languore celato a fatica.

La mano impaziente di lui le lascia la guancia per dedicarsi interamente al collo; la tiene così, tesa come un arco, con il bacino incollato al muro e la testa vicinissima alla sua – “rispondi” prova a scandire nonostante i denti stretti.

“Sì” deglutisce lei.

“Sì, e poi?” la redarguisce stringendo più forte.

“Sì e…Grazie” risponde, finalmente non riuscendo più a trattenere un sorriso che allude a qualcosa di molto simile all’ammirazione.

Non era quanto si aspettava quando aveva accettato poco prima; i muscoli rilassati lasciano intuire una distensione che il continuo controllo – mantenere tutto quel potere, pensare al piacere di entrambi – non le concedeva da tempo. Leggerezza. Leggerezza in quel sorriso e quelle gambe morbide che sono sempre più pronte ad abbandonarsi e cadere in ginocchio e finalmente cedere.

“Brava bambina, allora perché non inizi subito a succhiare?”.

Ciò detto, una ferma pressione della spalla, la incolla a terra.

Il pollice, preme sul suo labbro inferiore che cede e si schiude come un fiore. Al suo interno una lingua rosa, di cui è facile intuire il calore; scintilla nella calda luce alogena.

Lei socchiude lentamente gli occhi, assaporando con la bocca aperta quelle dita che le frugano dentro, sempre più a fondo, per raggiungere qualcosa che sicuramente lei nemmeno sa che c’è.

Un breve spasmo della gola le fa quasi mancare il fiato. Lui emette un lungo sibilo e ritrae le dita – che abbia trovato un indizio di ciò che stava cercando?

Deglutisce lei; il respiro solo vagamente turbato, eppure si distingue già una certa aritmia. Gli occhi spalancati per un momento.

La bocca rimane dischiusa, inerte ma pulsante, accogliente. Di nuovo il pollice trova il labbro inferiore, e poi prosegue sulla lingua che morbidamente cede, insieme alla mandibola.

Gli occhi di lui scintillano osservando quell’ampolla, quell’antro di frementi irrorazioni sanguigne che lo attendono, mentre vi avvicina lentamente il suo membro. Sul pollice percepisce la saliva, che con la bocca aperta, scorre più copiosa; come se la sua gola piangesse, di gioia e dolore, sognando di morire prendendolo.

Prima di andare avanti…

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