10 Mutandine

Donatien
2 months ago

Era solo in quella grande casa anche quel fine settimana. Solo con la cagnetta che si metteva di vedetta e aspettava la padrona. La padrona appunto, o meglio la moglie che da quando era diventata caporedattrice di quella prestigiosa rivista di design, ormai erano più i weekend che passava fuori di quelli che era in casa. Era invitata a una serie continua di eventi, presentazioni, opening, fiere inaugurazioni in mezza Europa. A lui all’inizio neanche scocciava più di tanto, anzi. Da qualche mese vedeva una ragazza giovane, una sua lettrice, lui era uno scrittore, non di quelli che avrebbero mai vinto un premio Strega e neanche un Campiello, ma aveva già parecchie pubblicazioni all’attivo. Tutti libri che andavano bene con editori di fascia media, mancava quel guizzo che ormai tardava ad arrivare. Ma almeno aveva tanto tempo libero e una schiera di lettori e lettrici fedeli che seguivano i suoi excursus nella narrativa italiana con grande interesse e fedeltà. Erano alle presentazioni più o meno sempre gli stessi, per cui non fu difficile per lui notare quella faccia nuova, e soprattutto le sue gambe in seconda fila in quel locale radical chic dove si beveva male e si mangiava peggio, ma che era uno dei traini della rinascita culturale, ed economica, di quel quartiere disastrato. A fine presentazione, e dopo un paio di accavallamenti di gambe alquanto audaci, la giovane studentessa iscritta al quarto anno di lettere moderne gli si era avvicinata con una copia del suo libro per una dedica. Lui un poco imbarazzato dal dover deviare dalle dediche ai soliti amici, aveva scritto: “per una lettrice speciale che vorrei rivedere a ogni mia presentazione” e poi lo scarabocchio della sua firma. Si pentì subito di aver scritto una cosa così banale, ma non gli era venuto in mente nulla di meglio al momento. Si prese un prosecco e si dimenticò di quella ragazza bionda che non conosceva nessuno e attraversò la strada verso la metropolitana a lunghe falcate. “Proprio un bel culo” pensò sorseggiando quelle bollicine leggermente acide.

Si annoiava e non riusciva a scrivere più niente da mesi, dopo quel libro bello, con qualche recensione positiva che era finito come gli altri, fra le promesse che non erano del tutto sbocciate, Ci aveva fatto il callo ormai, sopravviveva come scrittore come un imprenditore che non ha i conti in rosso, ma neanche ci guadagna più di tanto. Solo quella casa vuota il finesettimana un poco lo turbava, sua moglie dov’era adesso, cosa faceva e soprattutto con chi? Era geloso proprio lui che si sbatteva quella studentessa universitaria da mesi. Ma adesso svegliandosi con una erezione si segava pensando a sua moglie, e forse aveva sempre pensato a lei anche quando scopava quella giovane ragazza alla cerca di emozioni forti. Adesso aveva voglia di sua moglie, andò nel suo bagno e rovistò fra la biancheria sporca alla ricerca di un paio di mutandine, da quanto non leccava la fica della moglie? Da troppo tempo, forse adesso lo stava facendo qualcun altro al posto suo. Sempre con il cazzo duro aprì il cassetto dove la moglie teneva la lingerie più sexy, quanti ricordi fra quelle mutandine, ma gli sembrò ne mancassero diverse. In fondo al cassetto trovò il membro di gomma nero che le aveva regalato qualche anno prima che avevano usato spesso insieme per simulare una doppia penetrazione e il vibratore che invece la moglie con lui non aveva mai usato. Chiuse il cassetto e ritornò a letto, poi gli venne un’idea. Forse la moglie gli nascondeva qualcosa, tutti hanno dei segreti in fondo e si mise a cercare nel suo armadio, ma non trovò nulla di interessante. Anni prima per caso in uno scatola aveva trovato una cassetta, di quelle analogiche che andava nella telecamera che la moglie usava dai tempi dell’università. L’aveva avvolta e si era messo a vederla, c’era di tutto vacanze estive, cerimonia e festa di laurea, si stava per addormentare quando sul finale iniziò un vero e proprio porno amatoriale. Sua moglie, molto giovane, con un fidanzato dell’epoca. Prima lui le leccava la fica, poi lei si esibiva in un bel pompino, specialità della casa, e infine lui si metteva un preservativo e la prendeva a pecorina. La cosa che lo colpì era che lui mentre la scopava da dietro la teneva per i capelli, cosa che lei adesso odiava, e poi l’audio che faceva sentire quanto fosse bagnata al sua fica con tanto di risucchi. Spense e si trovò in una situazione a metà strada fra l’eccitato e il disgustato, eccitato perché vedere scopare sua moglie era uno spettacolo, disgustato perché gli sembrò che con il tempo fosse diventata più inibita di una volta. Questo proprio non gli andava giù. Adesso avrebbe sperato di trovare qualcosa come quella cassetta, gli bastava anche qualche fotografia con la moglie nuda nella fase dark che aveva trovato in uno scatolo di ricordi in soffitta qualche tempo prima. Ma nulla non trovava niente. Scrisse un messaggio alla studentessa: “mi sono svegliato con il cazzo duro!” Niente altro, lo scrisse a lei ma pensava alla moglie. La studentessa rispose subito: “ho voglia di succhiartelo.” Lui spense il cellulare rabbiosamente, non era quello che voleva, non con lei. Poi gli venne un’illuminazione, “certe cose le tieni vicine”. E aprì il comodino della moglie, il cassetto era pieno di gioielli, e lo sportello sotto di borse, ma in fondo c’era una cassettina. Più piccola di una scatola di scarpe chiusa con un lucchetto. “Bingo” Pensò “ma la chiave dove sarà?” La cercò ovunque senza trovarla, pensò di rompere il lucchetto con una tenaglia poi gli venne un’altra illuminazione, in fondo sua moglie la conosceva bene, almeno credeva. Infatti la chiava era nella custodia del vibratore, quando si masturbava usava quello che c’era in quella cassetta e il vibratore. Aprì finalmente la scatola, prima la soppesò era leggera, troppo leggera. Rimase quasi deluso all’inizio, dentro c’erano una dozzina di mutandine, contandole scoprì che erano poi dieci, e un diario, niente cassette, cd rom o chiavette, niente fotografie. Ma prendendole in mano una alla volta si accorse che erano profumate, che sapeva della fica della moglie le aveva indossate bagnandosi, forse anche toccandosi. Ne prese una a caso l’annuso e la leccò, era dolce come la fica della moglie, era una culotte bianca semplice, da brava ragazza ma anche maliziosa in fondo, come era sua moglie. Quel profumo inebriante gli aveva già ridestato il cazzo che era diventato teso, poi aprì il diario e capì, ad ogni mutandina la moglie aveva associato un racconto, un racconto di una scopata memorabile che aveva fatto e che voleva ricordare per sempre e che forse ogni tanto rileggeva ritrovando l’umidità e il godimento di quando aveva indossato quelle mutandine, scorse le pagine fino a quando non trovò il capitolo culotte bianca e si mise comodo, il diario in una mano, l'altra a strofinare la stoffa morbida e profumata delle mutandine della moglie sulla sua cappella dura.

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