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Erotika
Un marito complice. Ultimo capitolo. Una doppia speciale.
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Racconto15 min di lettura

Un marito complice. Ultimo capitolo. Una doppia speciale.

Sono ancora Lucrezia, di 36 anni e da sei sposata con Paolo che ha due anni più di me. Come narrato nei precedenti racconti, dopo altre esperienze, vissute sempre in maniera stupenda, e magistralmente organizzate da Paolo che è sempre il regista di queste situazioni, l’ultima che abbiamo vissuto è a...

pennabianca
3 anni fa · 358 letture · 0

Sono ancora Lucrezia, di 36 anni e da sei sposata con Paolo che ha due anni più di me. Come narrato nei precedenti racconti, dopo altre esperienze, vissute sempre in maniera stupenda, e magistralmente organizzate da Paolo che è sempre il regista di queste situazioni, l’ultima che abbiamo vissuto è avvenuta in maniera totalmente casuale. Era una domenica calda e, poiché entrambi avevamo voglia di qualcosa di diverso, abbiamo deciso di recarci su di una spiaggia lungo il fiume che, spesso e volentieri, abbiamo frequentato perché, essendo un po’ appartata ci permette di prendere il sole nudi. Adoro farlo, perché vedo che la cosa eccita molto mio marito che, puntualmente, finisce con lo scoparmi con foga e passione. Quella domenica, sentivo dentro di me il desiderio di qualcosa di nuovo, ma, anche avendone parlato con lui, non ero riuscita a fargli capire cosa veramente volevo. Lui, come sempre, non si è perso d’animo e mi ha detto, mentre percorrevamo la strada per andare al fiume, che prima di sera sicuramente avrebbe trovato il modo per soddisfare quel leggero languore che sentivo fra le cosce. Giunti nella spiaggetta, ci siamo distesi vicino ad un grosso salice piangente che, con i suoi rami, oltre alla frescura, offriva anche una certa intimità. Faceva caldo e, dopo essermi completamente denudata, lui mi ha spalmato della crema protettiva, così mi sono distesa prona e, complice una leggera brezza, mi sono assopita. Non riesco a quantificare il tempo del mio pisolino, ma l’unica cosa che ricordo è che, ad un tratto, una mano mi stava accarezzando il solco tra le natiche, scivolando giù oltre il buchetto, fino ad insinuarsi con le dita fra le labbra della mia ostrica, che subito ha iniziato ad inumidirsi. Quando ho cercato di capire cosa stesse succedendo, Paolo mi ha tranquillizzata.

«Tranquilla, non ti muovere, resta così. Lasciami fare e vedrai che ti farò vivere una esperienza davvero particolare.»

Non ha aggiunto altro e, con un mio foulard, mi ha bendato. È stata subito una sensazione incredibile, perché non avevo idea di quello che stava succedendo intorno a me. Ho sentito dei passi, poi delle voci che parlavano con lui, ma era solo un sussurrare, fra l'altro anche a distanza e, quindi, non sono riuscita a capire cosa stessero dicendo. Dentro di me ero in trepidante attesa e, nello stesso tempo, ero curiosa di sapere cosa, questa volta, avesse escogitato mio marito per farmi godere. Ad un tratto, l'ho sentito alle mie spalle e la sua voce dolce ha continuato a rasserenarmi, dicendomi cosa dovevo fare.

«Sdraiati supina, apri le cosce e resta immobile. Goditi ciò che provi e succhia ciò che ti viene offerto da succhiare.»

Fremevo dall’impazienza, mentre con gesto quasi naturale mi sdraiavo a cosce aperte, consapevole del fatto che, sicuramente, stavo offrendo a qualcuno la vista della mia fica aperta. Ho sentito dei movimenti intorno a me e, subito, un alito caldo sulle labbra della fica, mi ha provocato uno strano brivido. Una lingua grossa ha preso a scorrere lungo lo spacco e fra le pieghe delle labbra alla ricerca del mio bottoncino che, appena raggiunto, è stato afferrato fra labbra forti che lo hanno succhiato, facendomi subito gemere di piacere. Era bravo, mi stava leccando in maniera stupenda ed ho sentito immediatamente il piacere scorrere lungo il mio corpo. Stavo per spalancare la bocca al primo orgasmo, quando, immediatamente, ho avvertito un particolare odore che ha colpito le mie narici. Si trattava di un profumo intenso, qualcosa di speziato, di esotico, che veniva avvicinato alla mia bocca ed una mano, poggiata sulla testa, mi ha immobilizzato, mentre una cappella dal sapore aspro mi si è poggiata sulle labbra, che si sono aperte, accogliendo al suo interno una grossa verga. Ho preso subito a leccare quel membro che doveva esser grosso, perché ho sollevato una mano ed ho cercato di impugnarlo, ma le dita della mano, per quanto lunghe, non sono riuscite a congiungersi. Doveva essere qualcosa di veramente grosso, perché, a malapena, riuscivo a tenere in bocca la sola cappella. Ho preso a leccare e scorrere con la lingua lungo quell’asta di carne che sembrava non aver mai fine. Quando il mio naso ha sbattuto contro quello che dovevano esser le palle, ho sentito qualcosa di voluminoso premere contro il mio viso. Intanto chi mi leccava, era riuscito a farmi raggiungere il primo orgasmo, che ho urlato a bocca piena. A quel punto non ho resistito ed ho voluto esser partecipe del gioco a pieno titolo. Così mi sono immediatamente tolta la benda e la sorpresa è stata davvero grande, nel vedere che mi trovavo in mezzo a due splendidi ragazzi di colore, che mi stavano facendo letteralmente impazzire. Due statue di ebano, nere, dal fisico imponente e, soprattutto, per quello che già avevo potuto constatare, stavo succhiando un cazzo di notevole dimensione. Era abbastanza lungo, sicuramente molto più di quello di mio marito, ma ciò che mi dava dei brividi era la sua circonferenza, simile al mio polso. Sentire quel membro enorme fra le mie dita mi faceva abbondantemente bagnare, in aggiunta al fatto che l’altro, inginocchiato fra le mie cosce, mi stava letteralmente scopando con la lingua. Sentivo quell’enorme massa di carne entrare ed uscire velocemente dalla mia fica, come la punta di un membro che gioca, senza affondare completamente. Ho goduto di nuovo e, questa volta, urlando il mio piacere. Nel godere, ho visto lo sguardo di Paolo che era molto soddisfatto di quello che stava vedendo. Stava immortalando la mia performance con quei due splendidi tori neri, scattando foto con il suo cellulare. Ad un tratto il tizio che stavo succhiando si è sdraiato supino sul mio telo ed il suo palo era lì che svettava verso l’alto, in maniera davvero impressionante. Ho guardato Paolo cercando di carpire il suo assenso a vedermi, o meno, salire su quel mostro. Lui mi ha sorriso ed ha fatto un cenno di approvazione con il capo, mentre io, un po’ preoccupata, ho deciso che mi sarei impalata su di lui in modo da poter regolare io stessa la penetrazione di quella verga nel mio ventre. Mi sono accovacciata su di lui e, afferrato quel palo nero, l’ho appoggiato alle labbra della mia fica che, per vero, già schiumava dal piacere. Lentamente ho sentito dilatare le pareti della mia vagina che venivano strisciate da quella verga che, inesorabilmente, scivolava dentro il mio corpo. Era una sensazione incredibile, meravigliosa e devastante, allo stesso tempo. Era bellissimo sentirsi riempire da quel membro che, forse, mi stava sverginando di nuovo. Ho spinto in basso il mio pube, finché ho sentito la punta sbattere con forza contro il fondo della mia fica ed ho allungato la mano ad afferrare e trattenere ciò che restava ancora fuori: ne avevo preso a malapena la metà! Ho spalancato la bocca, perché ho sentito che il respiro mi veniva meno, ma non ho avuto modo di emettere alcun suono, perché l’altro, quello che mi aveva leccato abilmente, si è alzato in piedi e mi ha offerto, davanti alle labbra, anche la sua mazza. Era decisamente più corto di quello che mi stava penetrando, ma, nel complesso, era ancora più mostruoso. La sua circonferenza era di sicuro superiore a quella del suo amico e, cosa non trascurabile, la sua cappella sembrava quella di un grosso porcino. Ho spalancato la bocca cercando di ingoiarlo, ma, per quanto mi sforzassi, a malapena riuscivo a far entrare la sola cappella. Lui non si è perso d’animo e, dopo avermi afferrato la testa con entrambe le mani, ha preso a spingere delicatamente il suo cazzo dentro la mia bocca. Mi sentivo piena, sia nel ventre che nella bocca e, questa sensazione di impotenza, questo sentirmi usata, scopata, sia sopra che sotto, mi ha provocato una strana reazione: il mio corpo ha preso a tremare, scosso da un incredibile brivido di piacere che, partito dalla testa, ha percorso come fulmine tutto il mio corpo e, nonostante la bocca fosse completamente riempita da quel fungo speciale, un urlo strozzato è uscito dalla mia bocca. Il mio corpo ha preso a tremare in maniera incontrollabile ed una strana frenesia si è impossessata di me, mandandomi in delirio. Ho preso a saltellare su e giù su quel palo che mi stava sfondando la fica e, ogni volta che scendevo su di esso, avevo la sensazione che mi penetrava sempre di più. Infatti, ad un tratto, le mie natiche si sono appoggiate al corpo dell’uomo: lo avevo tutto dentro! Mi sono stupita della capacità della mia fica di fagocitare un così grosso pezzo di carne. Ormai decisa a godere fino in fondo, ho spinto con forza in gola anche l’altro, facendone comunque entrare ancora un po’ di più. Stordita dal forte orgasmo, sono rimasta inerte, lasciandomi scopare sia da quello sotto, che ora aveva inarcato le gambe e mi sbatteva dal basso verso l’alto, che dall’altro che continuava a pomparmi il cazzo in bocca, tenendomi la testa ferma. Un nuovo orgasmo ha preso a percorrere il mio corpo e, nell’istante in cui iniziavo a tremare per il piacere, quello in piedi ha sfilato il cazzo dalla bocca e così ho potuto urlare a squarciagola. Lui, dopo avermi lasciato assaporare il piacere, ha interagito con l’altro, parlando una lingua a me sconosciuta; i due devono essersi accordati alla perfezione, perché, quello che mi stava scopando, mi ha afferrato per i fianchi e, senza nessun sforzo apparente, dopo avermi sollevato di peso, mi ha rigirato e messo in ginocchio sotto di lui. Ora, così posizionata, lui mi pompava da dietro, montandomi come una vacca. Sentivo quel lungo membro scorrere dentro di me avanti/indietro e, quando giungeva all’uscita, avvertivo come una sensazione di vuoto, che subito spariva nella fase del suo nuovo affondo. Paolo mi guardava estasiato e, ad un tratto, si è avvicinato davanti a me in ginocchio e, dopo aver passato il cellulare all’altro, pregandolo di scattare delle foto, mi ha offerto il suo cazzo da succhiare.

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