Vai al contenuto
Erotika
Mi scopo il collega
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto11 min di lettura

Mi scopo il collega

Mi chiamo Anna, ho 27 anni, sono alta 1.70, mora, capelli a caschetto, occhi neri, bocca ampia, labbra carnose ed un bel seno di una terza piena. Fisicamente sono longilinea, ventre piatto, bel culo alto e sodo, cosce lunghe e snelle. Da cinque anni, lavoro come impiegata in una ditta molto importan...

pennabianca
2 anni fa · 431 letture · 0

Mi chiamo Anna, ho 27 anni, sono alta 1.70, mora, capelli a caschetto, occhi neri, bocca ampia, labbra carnose ed un bel seno di una terza piena. Fisicamente sono longilinea, ventre piatto, bel culo alto e sodo, cosce lunghe e snelle. Da cinque anni, lavoro come impiegata in una ditta molto importante e, fra le regole che ci ha imposto la direzione, vi è quella di non intessere relazioni con i colleghi. Poi, un anno fa, mi hanno trasferito in un nuovo ufficio con un incarico molto prestigioso. Mi son trovata in coppia con Mario, un bel maschio di 36 anni, sposato. Alto, biondo, dal fisico ben curato e, nonostante le restrizioni, fin da subito ha cominciato a corteggiarmi, prima discretamente, poi sempre più apertamente. Fra noi è cominciato un vero e proprio gioco della seduzione. Io lo provocavo e lui che, reso impotente dall'osservanza del regolamento, soffriva ogni giorno di più. Naturalmente anche lui ci andava giù pesante, nel confessarmi di come mi avrebbe lasciata "sofferente" e come mi avrebbe "scopata, lasciandomi senza respiro", ma, nel contempo, temeva per davvero che una notte con me, avrebbe potuto rovinarlo personalmente e professionalmente. Il rischio era notevole per entrambi, ma per lui molto di più, in quanto, da poco promosso, rivestiva la posizione di quadro dirigente. Alla fine sono stata proprio io a convincerlo a venire da me per un weekend, mentre sua moglie era fuori città. Lo avevo cotto a puntino.

«Ti devo avere! Cazzo, non ce la faccio più! Devo per forza entrarti dentro.»

Il venerdì, mentre andavo via dal lavoro, gli ho proposto di venirmi a trovare a casa, alle 19:00, lasciandogli l'indirizzo: intimamente contavo le ore fino al suo arrivo. Ho pianificato ad arte nella mia mente, tutte le cose che gli avrei fatto quella sera. L'ho accolto alla porta, quella sera, con il mio miglior top nero ed una gonnellina pari colore, tacchi alti ed autoreggenti, come gli avevo fatto immaginare più volte, inventando un eventuale incontro con lui ed ho subito notato che il suo cazzo si era drizzato al massimo ancora chiuso nei pantaloni

«Ben venuto, accomodati!»

L'ho portato in salotto, giusto per bere assieme un bicchiere di vino. Abbiamo fatto un paio di sorsate, parlando del più e del meno, ma non ha indugiato molto a ficcarmi la lingua in bocca, mentre mi accarezzava i capelli. Mi sentivo così bene nel sentire le sue mani addosso, che quasi dimenticavo che questa era la nostra prima volta insieme.

Mi aveva descritto così tante volte come mi avrebbe accarezzato, toccato e fatto eccitare, che, adesso, nel provare certe sensazioni, mi sembrava troppo naturale, ovvio ed intimo; ero molto rilassata e pronta a godere con lui. Sapeva tutto di me, gli avevo parlato a lungo di me. Gli avevo raccontato della mia adolescenza. Di come avevo scoperto il sesso ed il piacere che provavo nel farlo con dolcezza ed intensità. Nel mio gioco di seduzione., gli avevo descritto tutti i dettagli della mia vita sessuale, tutte le cose che adoravo mi fossero fatte, insomma gli avevo rivelato la mia vera natura di troia a letto. Spesso mi chiedevo come fosse il suo matrimonio: ero convinta che gli mancasse qualcosa. Adesso, però, mentre mi tirava a sé e continuava a baciarmi, l’ho guardato negli occhi con curiosità.

«Allora, ti trovi a tuo agio qui con me? Hai abbandonato fuori dalla porta tutte quelle regole che limitano tanto i nostri desideri?»

Avevo a lungo immaginato questo momento e volevo che anche lui si sentisse a suo agio. Non volevo che lui potesse pentirsi per avermi chiavato, perché sapevo che quell'amplesso avrebbe, di certo, cambiato i nostri rapporti. Rinvolsi uno sguardo penetrante nei suoi occhi e percepii tutto quello che avevo bisogno di sapere, ma che lui tenne comunque a precisare.

«Sono consapevole che ci stiamo imbarcando in qualcosa di folle, ma, se usiamo il cervello lì fuori, qui dentro possiamo far tutto quello che vogliamo. Qui siamo io e te, fuori io sono il tuo dirigente e ti striglio, anche se non ce ne sarebbe motivo. Chiaro?»

Ho annuito, mi sono appoggiata a lui e l'ho baciato con passione, mentre gli sbottonavo la camicia con una mano. Ho fatto scorrere le mie dita sul suo petto, per, infine, sbottonargli i pantaloni. Riuscivo a percepire la dimensione ed il calore del suo membro al massimo dell'erezione, mentre vi passavo sopra la mia mano nel tirargli giù i pantaloni. Ho sempre avuto la sensazione che fosse molto dotato, ma ora, finalmente, avrei avuto la conferma e, spero, anche il piacere di accoglierlo dentro. Ero già un lago ed anche cosi in ansia di sentire quel cazzo dentro di me, che ho fatto in modo di prolungare il piacere il più possibile. Lui era in trepida attesa di vedere come mi sarei comportata nel realizzare quel desiderio a lungo represso, che sapeva avrei voluto durasse per sempre; per qualche motivo, volevo qualcosa di più di una semplice oscena chiavata con lui.

«Rilassati e lasciami fare.»

Adesso, con una mano nei suoi pantaloni, ho iniziato a carezzargli il cazzo, sfiorandolo con le unghie, ed ho sentito qualcosa di gran lunga grossa e dura.

Ho impugnato la sua verga e le dita non riuscivano a cingerlo completamente, tanto era grosso. La bellissima sensazione di tenerlo in mano, mi ha fatto bagnare ancor di più. Era così caldo e duro, che ho desiderato prenderlo subito in bocca. Ho finito di spogliarlo e poi mi sono inginocchiata davanti alle sue gambe; ho estratto la sua dotazione decisamente bella, lunga oltre la media e grossa; molto grossa, con una bella magnifica cappella rossa, lucida. Ho preso a leccarglielo piano, dalla punta alla base. Lui ha preso a gemere dolcemente, mentre si abbandonava indietro ad occhi socchiusi.

«Sì, brava, così! Sei magnifica! Dai: mi fa impazzire esser leccato.»

Io, molto lentamente, gli ho preso il cazzo in bocca, dapprima solo la punta, poi, pian piano, quasi fin in fondo. Quella verga era decisamente enorme e, a mala pena, riuscivo ad ingoiarla tutta, ma volevo che lui capisse che aveva a che fare con una troia davvero speciale, perché così volevo apparire in quel momento per lui: la sua troia! Ho tenuto la verga a lungo infilata in bocca e lui ha preso a gemere di piacere, elogiando il mio pompino.

«Sì, bravissima! Cazzo, sei stupenda! Quella stronza di mia moglie riesce appena a metterselo fra le labbra! Dai, ingoialo tutto, che mi fa impazzire!»

Sentirgli dire queste cose, mi ha fatto quasi venire all’istante. Continuavo a scivolare, su e giù, sul suo cazzo, mentre con una mano, adesso, gli carezzavo le palle grosse e, sicuramente, piene di crema, che anelavo bere in gran quantità. Ho intensificato la suzione per farlo sborrare e lui ha cercato di resistermi, ma io avevo troppa voglia di bere il suo piacere di maschio.

«No, dai, così mi fai schizzare subito! Cazzo, sei tremenda! Mi fai sborrare! No! Cazzo, vengo!»

Ho serrato le labbra sul glande e mi son fatta una fantastica bevuta di crema dolcissima, mentre lui letteralmente impazziva fra le mie labbra.

«Sei fantastica! Mi fa impazzire sborrare in bocca ad una donna! Quella zoccola di mia moglie non me lo ha mai fatto un bocchino con l’ingoio, nemmeno a pagamento!»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Pagina 1 di 2 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista