Cornuto e ne godo

Giovanna Esse
a year ago

Tiziana si ritrovava troppo spesso Abdel per casa, la cosa cominciava a irritarla: niente capita a caso!

Suo marito era un brav’uomo, in fondo, ma quando si toccava l’argomento “trasgressione” diventava un lupo in cerca di preda. Lei, era ben decisa a non cedere! Non abbassava la guardia però… niente, di ciò che temeva, accadde.

Abdel rientrava spesso con Mario, a volte cenavano insieme; qualche pomeriggio festivo seguivano insieme le partite e, in occasione di qualche passeggiata, l’algerino, invece di attentare alle virtù della donna, si dedicava alle sue figliole. Insomma, si comportava in maniera del tutto innocua. Lo stesso Mario, si godeva l’amicizia, evitando accuratamente qualsiasi allusione o tentativo di abbordaggio.

Tiziana non venne assalita dai maschi in calore; nessuno la trascinò nella perdizione, e Abdel si dimostrò un ottimo amico: fedele, delizioso e affascinante.

Lei però conosceva “i suoi polli” e non abbassava del tutto la guardia: adesso era anche una questione di orgoglio! Possibile che suo marito, porco per natura, non tentasse trabocchetti? Non tendeva le imboscate… nonostante per casa girasse un ragazzo con un “coso” da vent’otto centimetri tra le gambe? Incredibile… eppure.

Una sera di settembre l’allarme squillò nella testa di Tiziana. Era sabato, Mario aveva fatto di tutto per liberarsi delle figliole. L’immancabile Abdel veniva a cena ma Mario stavolta fece le cose con stile: stuzzichini, candele, musica soft.

– Mi sembra che aspetti una donna, invece che il tuo “amichetto”- disse la moglie per stuzzicarlo, ma lui rispose con estrema innocenza.

– Non capisco?! E’ solo che oggi è il suo compleanno… sai sono due anni che non torna a casa… è solo, qui. – Tiziana, presa di contropiede, si commosse e un po’ si vergognò per la sua malafede… ma la notte è lunga e altre cose stavano per accadere.

1

Abdel arrivò, creando in Tiziana il solito, leggero, imbarazzo ma la serata si svolse senza intoppi né esagerazioni, Mario si comportò benissimo, anche se diede l’impressione di eccedere leggermente col vino, non si lasciò andare in battute pesanti e non mise la moglie in imbarazzo; anche Tiziana assaggiò un po’ di vino per accompagnare le pietanze. L’algerino apprezzò particolarmente il couscous con carne di pollo e verdure, lo mangiò con le mani alla maniera del suo paese.

Dal freezer venne fuori una torta gelato, adornata con datteri freschi, era un dolce tipico della città di Abdel, anche quella fu accompagnata da un ottimo vino, fresco e frizzante.

Subito dopo, Mario “sparò” il colpo. Uno solo, subdolo: assassino! Furono poche, imprevedibili, parole:

– Caspita, adesso ho davvero bisogno di camminare un po’.-intanto un sorriso ingenuo gli si disegnava sul volto – non vi preoccupate, se vado a letto così mi viene un infarto. – E rapidamente sgusciò via; giusto il tempo di prendere un giubbotto, poi si perse nel buio del vialetto. Per Tiziana l’atmosfera si fece improvvisamente pesante e carica d’imbarazzo. La sorpresa di quell’atteggiamento aveva placato l’ebbrezza però il suo animo restava allegretto e leggermente eccitato.

Abdel aveva bevuto poco, praticamente l’alcol gli era proibito, il vino frizzante di fine pasto lo rendeva solo leggermente alticcio, il giusto per superare le sue inibizioni e tentare finalmente le raccapriccianti nozioni di Mario, il marito di quella bella donna.

– Così siamo rimasti soli! – disse, non trovando di meglio, si erano alzati in piedi, Tiziana era sulla porta del salone, proprio la stanza, dove tutto aveva avuto inizio; il ragazzo provò a farsi più vicino alla signora. Ora si guardavano negli occhi e la casta Tiziana iniziò a non sentirsi più tanto sicura di sé.

– Sai – continuò il giovane – da quella volta che m’hai visto non faccio che pensare a te, ricordo l’imbarazzo nei tuoi occhi e la paura che provai, in questi mesi si è trasformata in desiderio. – Per non opprimerla, preferì sedere, allontanandosi un po’ da lei; quello che diceva il marito, in quel momento non gli sembrava più importante, aveva deciso di aprirle onestamente il suo cuore – Vedi prima mi vergognavo, poi ho iniziato a sognare che tu mi vedessi di nuovo, per ritrovare quello sguardo innocente ma voglioso che intravidi quella strana mattina. –

– Ma che dici? – replicò lei ma intanto gli si avvicinava, non aveva mai provato un’attrazione così intrigante, così viscerale. Lui era così giovane… – Lo sai che sono sposata, tu sei un caro amico… –

Abdel ignorò le sue parole, guardandola fissa si alzò di nuovo, non trovando pace:

– Volevo capire, volevo sapere dalla tua bocca che effetto ti avessi fatto, se pure tu avevi provato desiderio… –

Ma alle parole non servivano più, Abdel decise di servirsi dei consigli perversi di Mario, adesso aveva solo un obiettivo: abbracciare Tiziana e stringerla al petto.

Si fece coraggio, si mise al suo fianco come un fidanzatino, poi le pose delicatamente la grossa mano sulla nuca in un gesto del tutto innocente. Eppure Tiziana per un attimo si irrigidi. Ma poi le dita iniziarono a scendere lungo la sua schiena e lei, perse il controllo. Prima di cadergli tra le braccia si chiese come avesse potuto sapere che lei… Che per lei… La schiena…

Poi, fu tutto un intrecciarsi di lingue e di dita che si cercavano la pelle, sotto la stoffa leggera. Gesti semplici eppure desiderati da mesi; ognuno voleva indagare il corpo dell’altro, una curiosità non appagata si era trasformata in vera libidine. Tiziana senti un calore che non provava da tempo e un trasporto verso il ragazzo giovane dalla pelle olivastra. Attratta dalla bocca carnosa e dai denti bianchi si lasciò baciare ed accettò la sua lingua come una ragazza al ballo della scuola. Le sembrava di sognare, non si sentiva così giovane da tanti anni, ma le sembrò di venir meno quando con le mani si impadronì del tubo scuro e caldo di Abdel. Il ragazzo lo aveva già tirato fuori, forse perché troppo costretto nei pantaloni chiari, e adesso il cazzo sciabolava libero fuori dalla patta.

2

Iniziò così la strana relazione di Tiziana e durò per quasi un anno. Abdel conobbe il sesso passionale che probabilmente non avrebbe mai più provato una volta nel suo paese, assorbito dalle tradizioni. Tiziana invece imparò la trasgressione totale, quel desiderio sfrenato: la voglia matta. Lo status che il marito aveva sempre desiderato di rubarle e che lei non gli aveva potuto donare. Lei faceva tutto per lui, semplicemente felice di farlo; lei stessa si disperava per prendergli alla meglio l’enorme pene tra le labbra; lei a desiderare che la infilzasse in ogni posizione, specialmente da dietro, quando china attendeva la sua punizione: lui arrivava e la penetrava come un treno che sembrava non finire mai. Quando lo teneva tutto dentro, soprattutto le volte in cui aveva trovato il coraggio di sedergli a cavalcioni, ne sentiva la presenza in pancia e provava il forte desiderio di tenerselo sempre dentro di sé. Fu Tiziana, la donna che temeva la sodomia di suo marito, a cercare il sistema migliore, l’olio più profumato, per permettere a quella colonna di carne di avere ragione persino del suo culetto poco esercitato.

Era davvero un sacrificio estremo e restava indolenzita per giorni ma la passione superava il buonsenso, e la certezza che lui sarebbe andato via, portandosi dietro quell’anno di follia, le faceva vivere un continuo stato di desiderio carnale.

Quando con le dita si ispezionava e scopriva di averlo dentro fino alla radice, si sentiva pervadere da una specie di euforia: trionfava come un’atleta che vince un torneo.

Tutto era facile in quel periodo, forse anche troppo. Era facile incontrarsi, era facile trovare il tempo e l’occasione, era facile trovare il posto giusto per starsene da soli e godere.

Quella lunga vacanza sessuale fece bene alla signora, la donna, adesso, era più sciolta persino col marito e le sue battutine nel buio, i suoi accenni a piaceri proibiti, la facevano godere e arrossire, per fortuna lui nel buio non poteva vederla.

Mentre la possedeva, a volte suo marito, le suggeriva situazioni immaginarie che, in quei giorni, per lei erano piuttosto reali… Come poteva? Tiziana era più che certa che lui non potesse conoscere la realtà, semplicemente giocava con la fantasia.

Ebbene no, cari lettori, adesso noi sappiamo: il signor Mario sapeva tutto e spiava, in vari modi, i rapporti di sua moglie.

A volte anche il non sapere lo eccitava da matti, voleva soffrire immaginando il loro piacere nascosto e la goduria che ragazzo di colore sfogava nella sua donna.

Abdel era suo complice: era il prezzo del piacere, era il prezzo da pagare per scoparsi la bella signora di cui s’era innamorato. Durante quell’anno Mario non ebbe mai il coraggio di spezzare l’incantesimo… Ci provò più volte ma non ci riuscì. Non partecipò mai, fisicamente, ai rapporti tra i due e a lei non disse mai che sapeva la verità.

Poi il tempo passò e la storia finì.

Epilogo

Il giovane ritornò al suo paese, Tiziana tornò la moglie fedele e controllata di sempre, e Mario, dopo trent'anni, ancora la punge con le sue battutine, cercando nei suoi occhi una verità che lui già conosce, e godendosi i rossori segreti di una mogliettina che ancora nega di averlo mai tradito.

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