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Il fuoco tra le cosce
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Racconto13 min di lettura

Il fuoco tra le cosce

Che strana estate quella di quest’anno, che alterna frequenti e violenti temporali con giornate veramente torride. Preannunciandosi una settimana infuocata, Manuel ed io abbiamo tentato di anticipare le nostre vacanze in montagna ma, a causa di suoi imprevisti impegni di lavoro, è dovuto tornare a C...

Monica e Manuel Drake
2 anni fa · 569 letture · 0

Che strana estate quella di quest’anno, che alterna frequenti e violenti temporali con giornate veramente torride.

Preannunciandosi una settimana infuocata, Manuel ed io abbiamo tentato di anticipare le nostre vacanze in montagna ma, a causa di suoi imprevisti impegni di lavoro, è dovuto tornare a Como, lasciandomi da sola nella nostra casa a 1800 metri di quota.

Non che ci stia male, intendiamoci, ma essendo abituata a condividere il più possibile il nostro tempo libero, mi pare strano essere qui senza di lui.

Oggi è appena mercoledì e dovrò attendere venerdì sera per rivedere il mio amore. Sono solamente poco più di due giorni, ma saranno lunghissimi, specialmente perché mi è venuta un’incredibile voglia di sesso.

Sarà l’atmosfera rilassata che si respira qui, o forse l’assenza di altri pensieri, ma mi sembra di avere il fuoco tra le cosce.

Avrei la tentazione di darmi una bella masturbata per placare gli ormoni, ma sarebbe la prima volta che mi pastrugno da sola da quando conosco Manuel, visto che lui ha sempre saputo soddisfarmi, anche più del necessario.

Così, stamattina, ho deciso di distrarmi dai pensieri lussuriosi e sono andata a farmi un paio d’ore di corsa.

Sarei dovuta uscire prima, perché adesso è quasi mezzogiorno e anche qui la calura opprimente si fa sentire.

Termino il mio giro e rientro in paese, rallento il passo e mi concedo un po’ di passeggiata tranquilla. Sono in un bagno di sudore.

Nel frattempo, anche l’appetito si fa sentire, così faccio mentalmente l’inventario di ciò che ho nel frigorifero e concludo che sarebbe meglio comprare un po’ di cibarie al negozio di gastronomia poco più avanti.

Nonostante sia quasi l’orario di chiusura, dalla vetrina noto che ci sono ancora parecchi clienti in attesa di essere serviti.

Entro e tutti si voltano verso di me, tranne l’anziano titolare che è intento ad affettare una mortadella. Il suo giovane aiutante, veramente carino, mi squadra da capo a piedi e si sofferma a guardarmi tra le gambe.

Mi chiedo che cosa abbia di tanto strano. Poi, vedo che diverse altre persone rimangono voltate ad osservarmi.

Così mi guardo anch’io e, con estremo imbarazzo, mi accorgo che i sottili fuseaux in cotone che indosso sono completamente inzuppati di sudore nella zona dell’inguine e dell’interno coscia, tanto che sembra che mi sia fatta la pipì addosso.

Anche il top è fradicio, al punto che i capezzoli si intravedono dietro al tessuto elasticizzato e il mio petto, come il mio viso e il collo, sono imperlati di goccioline.

Cerco di vincere l’imbarazzo chiedendo scusa ai presenti per le mie condizioni. Qualcuno mi sorride. Altri, specialmente un paio di donne, si voltano schifati dall’altra parte.

“E vabbè. Sono solamente sudata, mica una sporcacciona!” penso, mentre scruto il banco frigo e decido cosa comprarmi da mangiare.

Passa una buona mezz’ora, si è smaltita la coda ed è il mio turno. Dopo di me non c’è nessun altro.

Il titolare del negozio va a chiudere la porta a chiave e a sistemare alcune cose, lasciando che sia il suo aiutante a servirmi.

Il ragazzo, tra una porzione di verdure grigliate e l’affettatura del prosciutto, mi mangia letteralmente con gli occhi ed è di una gentilezza quasi imbarazzante.

Quando gli chiedo una mozzarella di bufala, non mi serve una di quelle rimaste nella vaschetta nel bancone, ma va nel retro a prenderne una confezione nuova, ancora sigillata, e la apre apposta per me.

Ho comprato provviste per tre giorni. Mi chiede se sono a piedi o in macchina.

“A piedi, purtroppo. Ero uscita solo per fare una corsetta…” gli rispondo, così si premura di dividere la spesa in due borse, per bilanciare il peso che dovrò trasportare per un paio di chilometri, tutti in salita.

Si sposta alla cassa, batte lo scontrino e arrotonda il totale, facendomi lo sconto di più di cinque Euro.

Pago, lo ringrazio e, in maniera del tutto spontanea e inconscia, gli lancio una delle mie raffiche di scintille dagli occhi. Me ne rendo conto solo dopo aver visto il suo viso arrossire all’istante e i suoi occhi spalancarsi dalla sorpresa.

Mi accompagna all’ingresso, mi apre la porta e mi saluta molto cordialmente. Ricambio, scendo i due scalini e prendo la direzione verso casa mia.

Percorro un centinaio di metri oltre il centro del paese, imbocco la strada a sinistra del ponte ed inizio la salita.

A questo punto, sento un’auto alle mie spalle che rallenta, fino a fermarsi al mio fianco. Mi volto e trovo il ragazzo del negozio alla guida della sua Jeep.

“Posso darle un passaggio, signora?” mi chiede sorridendo.

Mi apro anche io in un ampio sorriso e accetto volentieri la sua offerta.

Scende dalla macchina, mi prende le borse dalle mani e le sistema nel bagagliaio. Apre la portiera e mi aiuta a salire sul suo fuoristrada, piuttosto alto da terra.

Partiamo e lo ringrazio ancora per la sua gentilezza: “Abita anche lei da queste parti?” gli chiedo.

“No, signora. Abito dall’altra parte del paese, verso valle. Ma ho pensato che le avrebbe fatto piacere se le avessi dato un passaggio, per evitarle la salita con i pesi sotto questo sole.”

“Gentilissimo, ma non doveva disturbarsi…”

“Si figuri! È un piacere aiutare una bella signora come lei.”

Rimango lusingata dal suo complimento. Ho abbastanza esperienza per capire che il ragazzo è molto attratto da me e, molto probabilmente, spera in un’avventura piccante.

Anche a me il tipo piace, sia fisicamente, sia nei modi di fare, oltre al fatto che il calore che ho tra le gambe ha ripreso a farsi sentire prepotentemente.

Nel frattempo, arriviamo velocemente davanti all’ingresso di casa mia e lo invito a fermarsi.

Il ragazzo salta giù dal fuoristrada, recupera le mie borse e le posa davanti alla porta che apro con la chiave.

Mi volto verso di lui che mi guarda con occhi penetranti e colmi di desiderio. Rimango a fissarlo qualche istante, sento il mio miele colarmi dalla vulva e andare a impiastricciarmi ancora di più le mutandine e i fuseaux.

Così, senza nemmeno riflettere, trascinata dalla libidine, gli dico: “Aspetti qui un minuto: metto le borse in frigo…”

Non aggiungo altro e lui mi risponde solamente “Ok.”, rimanendo con lo sguardo interrogativo ad osservarmi mentre entro in casa.

Ripongo velocemente nel frigorifero ciò che deve rimanere fresco e lascio sul tavolo tutto il resto.

Torno nell’ingresso controllando se nel marsupio ho quanto mi serve. Ho un pacchetto nuovo di fazzolettini di carta, ma realizzo di non avere preservativi, nemmeno in casa: “Vabbè, ci accontenteremo di una bella pastrugnata reciproca.” concludo.

Esco e il ragazzo mi sta aspettando appoggiato alla Jeep. Chiudo a chiave la porta e mi dirigo verso di lui tutta allegra, dicendogli: “Conosco un posticino tranquillo e fresco. Mi accompagni?”

“Certamente!” risponde, aiutandomi nuovamente a salire in auto.

Appena accende il motore, gli indico di proseguire lungo la strada che presto diventa sterrata e inizia ad arrampicarsi nel bosco.

Dopo un tratto molto ripido che ci garantisce che nessuno passi di lì per caso, la strada costeggia un piccolo pianoro assolato. Sulla destra c’è uno slargo ombreggiato, sul margine di una scarpata dove, in fondo, scorre un piccolo torrente.

Lo invito ad accostare e gli chiedo, sorridente, sicura della sua risposta: “Ti piace qui?”

“È un posto bellissimo.” mi risponde spegnendo il motore e guardandosi intorno brevemente.

Dal marsupio, che sgancio dalla vita e appoggio sul cruscotto, prendo il pacchetto di fazzolettini e glielo metto accanto.

Lui resta ad osservarmi e si gusta le mie forme invitanti, fasciate dai leggings e dal top aderentissimi. Io non vedo l’ora che mi tocchi dappertutto.

Non c’è bisogno di altre parole: ci guardiamo dritti negli occhi, le nostre teste si avvicinano, le bocche si spalancano e si incollano l’una all’altra. Le lingue prendono a vorticare e a intrecciarsi furiosamente.

Finalmente, sento la sua mano che si appoggia sull’interno della mia coscia sinistra, indugia qualche istante, e sarei anche pronta a fargliela scorrere velocemente fino alla mia passera, ma non ce n’è bisogno.

Il ragazzo si dimostra molto intraprendente e, in un attimo, la mia carnosa albicocca, ancora inguainata dagli indumenti, riceve le vigorose pastrugnate di cui aveva davvero tanto bisogno.

Allargo ancora di più le gambe per godermi appieno il suo lavorio ed aumentare, qualora fosse ancora possibile, l’oscenità di quanto stiamo facendo.

Non voglio certamente essere l’unica a ricevere piacere, perciò allungo la mano verso il suo inguine e le mie dita urtano il generoso rigonfiamento che il ragazzo ha tra le gambe.

Prima di andare avanti…

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