Mamma è morta quando avevo 16 anni lasciandoci veramente soli, soprattutto papà che si è sentito crollare il mondo addosso. Ho dovuto crescere alla svelta, il mio carattere forte mi ha aiutato ed il fatto di non avere altri parenti vicino mi ha costretto a sfoderarlo rapidamente. Papà, giovane, brillante e duro dirigente sul lavoro, in famiglia è sempre stato dominato da mamma (il suo carattere forte l’ho ereditato) e quando è venuta a mancare, lui si è sentito perso e disorientato. Non ho mai accettato il modo in cui mamma trattava papà ed è forse questa la ragione per cui sono sempre stata più affezionata a lui che a mamma; se cercavo coccole e moine è da lui che andavo e lui ricambiava tutto felice. Vederlo cosi disorientato mi spinse a superare velocemente lo shock e a far diventare almeno la nostra vita quotidiana normale; trovai una tata tuttofare che seguiva tutta la casa e cucinava e almeno quel problema fu risolto. Più difficile fu evitare che il sentirsi solo lo facesse cadere in depressione; moltiplicai il mio affetto e le mie attenzioni e per tutto un anno in pratica rimasi appiccicato a lui sera e giorni festivi; facevamo tutto insieme e il nostro affiatamento era perfetto. In quell’anno per me non ci fu che lui.
Lentamente ritornò il papà che conoscevo, brillante e spigliato fuori e anche dentro casa (non c’era più nessuno a dominarlo). Io ripresi le amicizie e ricominciai una vita normale. Tra noi un affiatamento perfetto, era ed è il mio confidente, tra noi nessun segreto. Per i miei 18 anni e l’ingresso nel mondo degli “adulti” papà mi ha regalato una festa in discoteca invitando tutti i miei amici ed amiche ma io ho voluto che ci fosse anche lui e a fatica sono riuscito a convincerlo; dopo ho ricevuto i complimenti di tutte le mie amiche “ che papà figo che ti ritrovi” “bello e simpatico” ecc.ecc. e devo dire che quella sera io stessa ebbi una sensazione strana, guardavo papà ma lo vedevo come “un uomo, un bel giovane uomo, aitante, simpatico ed affascinante” era un pensiero che m’infastidiva, come m’infastidiva vedere le mie amiche che facevano le stronzette con mio padre. Compresi anche che papà piaceva alle donne e la cosa mi dava una sensazione fastidiosa e m’irritava. Evitai accuratamente d’avere amiche in casa al suo ritorno dal lavoro. Avevo anche il ragazzo, a cui volevo bene e che mi colmava di tenerezza, era insomma un periodo per me bellissimo e felice. A papà raccontavo tutto, era il mio unico confidente e consigliere e mi parve normale, iniziando ad avere una vita sessuale, chiedere a lui, senza vergogna, alcuni consigli su cose molto innocenti come il baciare e come comportarmi. Chiedevo senza imbarazzi e senza imbarazzi ottenevo risposte. Captai però, con il sesto senso femminile, una punta di gelosia e la cosa mi piacque moltissimo. Anzi presi a raccontare a volte in maniera dettagliata alcune pomiciate con la scusa di chiedere come mi dovessi comportare; non si sottraeva mai a queste chiacchiere anche se il filo di gelosia lo percepivo benissimo, mentre a me, il raccontargli certe cose, mi metteva in uno stano stato che sfiorava l’eccitazione sessuale.
Quest’ulteriore filo che ci univa, un po’ ambiguo, me lo faceva sentire ancora più complice. Una sera rientrai un po’ prima del previsto, sentivo papà che canticchiava in bagno, stavo entrando nella mia camera quando un impulso improvviso mi prese, silenziosamente mi avvicinai al bagno e dal buio del corridoio, attraverso il gioco di specchi, vidi papà nudo di fronte al lavabo che si sbarbava. Lo guardavo come uomo, bello, atletico con la vita stretta e i glutei sodi e pronunciati. Rimasi affascinata ad osservarlo con il cuore che piano piano prese a battermi in gola e nelle tempie: volevo che si voltasse, volevo vedere il sesso. Non era la prima volta che vedevo papà nudo ma per me in quel momento, era come la prima volta. Come se avesse percepito il mio desiderio, si girò e si mostrò di fronte: i miei occhi attirati e magnetizzati sul suo sesso, grosso e tenero allo stesso tempo così puntato verso il basso, circondato da una chiazza di peli neri. Sentii dentro di me una scarica come un brivido che mi percorse il corpo e il cuore che sentivo nella gola e nelle tempie di colpo sparì. Non so perché, ma al posto di allontanarmi e non farmi notare, entrai decisa in bagno. Finsi sorpresa nel vederlo e lui ebbe un piccolo sobbalzo, più che altro per il mio ingresso deciso e non tanto perché era nudo.
Mi misi tranquillamente a chiacchierare per vedere se essere nudo davanti a me lo imbarazzasse; non notai nulla, proseguì a prepararsi come se nulla fosse. Cercando di non farmi notare continuavo a guardare il suo sesso ed ebbi la sensazione, ma non posso esserne sicura, che aumentasse, ma in quel momento, finito di prepararsi, uscì dal bagno.
Fu in quell’occasione che decisi che non doveva più vedermi come una bambina ma come una donna, nella stessa maniera in cui io vedevo lui come un uomo. Cercavo tutte le occasioni per farmi vedere il più spogliata possibile, ma lo feci lentamente in modo che per lui diventasse un’abitudine ed il fatto che si andasse verso la bella stagione mi favorì. Spesso la sera in casa giravo solo in mutandine, con la scusa del caldo, un paio di volte mi disse di mettermi addosso qualche cosa, poi non disse più nulla. Maliziosamente andavo in bagno a far pipì o a far la doccia o il bidè e non chiudevo la porta e facevo in modo che accadesse quando papà era in casa e notavo che mi osservava; sono sicura che mi vedeva per quello che ero diventata: una splendida ragazza e non più una bambina.
Nelle sere che passavamo in casa a guardare la tv, mi accoccolavo stretto a lui, cercando il calore del suo corpo e lui mi ricambiava stringendomi forte forte. Era una di quelle sere in cui lo stargli vicino mi eccitava, il suo profumo, il suo calore, il suo braccio intorno alle spalle con la mano a sfiorarmi il seno; i capezzoli duri a segnare evidente la leggera maglietta. Quel senso d’eccitazione mi spingeva a volere che anche lui si eccitasse, vedevo che ogni tanto i suoi occhi “cadevano” sulla maglietta ad osservare le punte indurite; l’atmosfera di complicità mi spinse a parlare
”Sai Pa’ ho un problema con Alex….” Fingendo un leggero imbarazzo perché non stavo per raccontargli una delle solite pomiciate, “non si accontenta più delle solite cose….”
“Bhe, mi sembra normale… cosa è successo ?” Rimanendo in silenzio per qualche attimo come a caricare la tensione e poi come una diga rotta “ Domenica, alla festa di Cristina, non era proprio una festa come pensavo, mi sa che era preparata….” “eravamo solo tre coppie, dopo un po’ Cristina è sparita e Alex ha voluto che andassimo nella stanza del fratello di Cris. Ho visto che era un po’ su di giri e anch’io ero molto eccitata..” ho sentito il suo braccio intorno alle spalle contrarsi leggermente” ha incominciato a spogliarmi ma io resistevo un po’ perché avevo paura che entrasse qualcuno, lui ha chiuso la porta con la chiave e a quel punto non avevo più scuse. Lo sai che non mi sono mai denudata completamente con lui ed ero un pò imbarazzata”
“ se non volevi prendevi e uscivi”
“ ma ero anch’io un po’ eccitata …..”
“ e brava la mia porcellina !” “ …e Alex era davvero su di giri e se lo fermavo a quel punto chissà cosa succedeva. Ho finito di spogliarmi e vedere Alex mangiarmi con gli occhi mi dava brividini lungo la schiena. Siamo finiti sul letto e lui a toccarmi e leccarmi il seno….” “ Marta…..ma….avete già…..” “ papà, ma no, lo sai che te lo avrei già detto, proprio per come sono andate le cose domenica…come una valanga…..che sto chiedendo a te” “va bene vai avanti” “sentivo le dita.. giù.. che mi stuzzicavano e poi …. Mi ha aperto le gambe e ha cominciato a baciare e leccare…e dopo un po’….” “ Hai sentito una scossa elettrica partire dalla tua micina e arrivare al cervello e ritornare alla tua micina tutta bagnata” “ si” “ Marta è questo il problema ? Hai avuto un bell’orgasmo ! “
