Una trasferta fortunata

strega bisex
16 days ago

Daniela e Giuseppe sono due colleghi d’ufficio da diversi anni. 

Come buoni colleghi condividono la stanza di lavoro nella mega azienda. Lavoro a due scrivanie posizionate una fronte all’altra e questo consente di scambiare tante chiacchierate. 

Nei tanti anni di convivenza forzata hanno imparato a conoscersi e conoscere anche i loro segreti e passioni. 

Daniela è una donna sulla quarantina, non altissima, ma curatissima, un fisico proporzionato, due gambe snelle, ed un viso che ispira simpatia. 

Giuseppe è un uomo di 35 anni alto un metro e settantacinque, fisico asciutto, capelli ed occhi castani, affascinante come pochi. 

Il loro capo ufficio invece è un tiranno. Nel suo delirio quotidiano, spesso si presenta al lavoro sopra le righe, decide che i due devono andare a Roma, ove è presente un importante cliente, per chiarire di persona alcuni pagamenti non ricevuti e il rinnovo contrattuale. 

Roma è la città eterna, bella, caotica e rumorosa. Nel principio del contenimento dei costi aziendali, il capo ufficio tiranno, fa prenotare un albergo ad Ostia (lido) e quindi anche una macchina per poter raggiungere il cliente. 

Daniela e Giuseppe nel corso degli anni si sono anche stuzzicati vicendevolmente. 

Giuseppe ha un occhio di riguardo per quella collega che è pronta a rispondere alla sue battute, a volte sfrontate, con altrettanto vigore e goliardia. 

Daniela, che da poco è uscita da una separazione è incline ad accettare i complimenti di Giuseppe, sa bene che lui può essere anche un buon amico.  

La trasferta lavorativa inizia il martedì sera all’aeroporto di Malpensa in modo da poter essere dal cliente mercoledì mattina presto.  

Una lunga giornata lavorativa e finalmente alle 18.00 lasciano il cliente. 

Una piacevole passeggiata per le vie di Roma, Piazza di Spagna, via dei Fori Imperiali ed una cena vicino al Pantheon rendono la serata vivace e simpatica. 

Anche se stanchi non si sono risparmiati a battute e scherzi, una sintonia che non è rovinata dal rumore di un ufficio che ronza intorno, ma accentuata da una città che vive con loro. 

Tutte emozioni che caricano l’atmosfera fra i due. 

Il ritorno verso Ostia, una strada lunga, ma quasi diritta, consente di chiacchierare ancora. 

Finalmente arrivati in hotel, Giuseppe accompagna Daniela alla porta della sua camera e mentre abbraccia la donna per augurarle una buonanotte viene vinto dalla voglia di baciarla. 

Un bacio solo accennato per la paura di essere respinto, d’altronde nella sua testa ha già pronta la scusa onorata, ma la risposta è fulminea ed improvvisa. 

Daniela tira a se Giuseppe ed amplifica il bacio, spinge il suo corpo contro quello di Giuseppe, nel tentativo di sentire se il sesso di lui si gonfia. In tutto questo stringersi allunga la scheda magnetica e fa scattare la serratura della porta e dice: “Giuseppe sono anni che ci stuzzichiamo, mi piaci, non ho mai detto niente perchè ero incasinata con la mia relazione, ma adesso voglio viverti, entra ti prego”

L’invito è chiaro, risuona forte nelle orecchie, nella testa e nel corpo di Giuseppe come le campane suonate a festa nella piazza di un borgo medievale. Il breve tragitto che separa la porta dal letto si trasforma in una lotta a chi prima spoglia l’altro. 

Daniela aveva un tubino nero e scarpe con i tacchi 12 cm . Aveva perché nello stesso momento in cui la porta della camera si chiude alle spalle di Giuseppe, lui inserisce le dita fra la pelle ed il tessuto e con decisione sfila fino alle caviglie il vestito. Davanti ai suoi occhi si palesa una donna splendida, dal colore chiaro della pelle che illumina la camera, la sua vita stretta è un invito, il seno è teso e giusto per le mani di Giuseppe. 

Lei rimasta vestita del solo intimo lo sbatte contro l’armadio posizionato al fianco della porta e con un gesto deciso fa schioccare tutti i bottoni della camicia che contenevano il petto curato e scolpito dell’uomo. Sicuro qualche bottone sarà rimasto nel Hotel. La camicia scivola via dai pantaloni e lei dirige la sua attenzione alla cintura ed ai calzoni dell’uomo che con facilità abbandonano la vita e si posano alle caviglie. 

Giuseppe rimane con i soli boxer a coprire il suo membro, che con difficoltà è contenuto  dal tessuto. 

Vestiti del minimo sindacale i due azzerano la distanza ed il contatto della pelle contro la pelle stimola ancora di più i sensi. Il profumo del corpo di Daniela assomiglia alla brezza primaverile e come la brezza infonde gioia di vivere. 

Giuseppe velocemente passa le mani sulle gambe di lei e con forza solleva Daniela da terra attaccando la vagina al suo membro, ci sono ancora i tessuti a dividere i loro sessi, ma per i due è come se non ci fosse niente. 

Preso dalla passione dimentica di avere i pantaloni alle caviglie e si dirige verso il letto con lei in sospensione, ma i calzoni gli impediscono di camminare bene ed inciampa precipitando in quella posizione così intima sul letto. 

Il balzo e relativo tonfo creano una pressione tale del cazzo di lui sulle grandi labbra di lei da far gemere entrambi. 

I gesti successivi sono automatici, inconsapevoli, come se i due fossero in trance, tanto e tale è il loro desiderio di appartenersi. 

Giuseppe con una mano abbassa i suoi boxer e con la seconda sfila le mutandine di pizzo nero di lei, mentre Daniela veloce libera il suo seno dal reggiseno a fascia nero che le constringeva i capezzoli ormai turgidi.  

Subito Giuseppe è su di lei, cerca nuovamente la bocca contro la sua bocca, il sapore è dolce, caldo, si impasta con il suo, non sono baci, ma sembrano mangiarsi, mentre sotto il cazzo teso di Giuseppe preme da prima contro le grandi labbra e poi si fa strada nella vagina ed affonda con lentezza, ma inesorabile profondità fino al fondo dell’utero.  

Sono uniti in tutto, con la mente persa l’una nell’altra, con i baci e le lingue, che non hanno mai smesso di cercarsi e con i sessi incastrati. 

La voglia di godere spinge Giuseppe ad aumentare il ritmo, ma lei lo stuzzica. “mi vuoi cosi poco? Come in ufficio ti vantavi così tanto delle tue prestazioni!” 

Giuseppe aveva solo bisogno della scintilla, si sfila veloce da lei, la solleva e la gira di spalle, le allarga le gambe in modo osceno e la prende a pecora con una forza, una voglia ed una velocità tale che Daniela non ha la forza di dire niente se non ululare dal piacere per il ritmo forsennato impresso, per i colpi che riceve per le parole che come fiumi sgorgano dalla bocca di Giuseppe che le ricorda che adesso sarà sua, che la vuole penetrare finché non avrà più la forza di spingere che vuole esplodere dentro di lei e sentirla gridare ancora più forte che vuole e che voleva lei da troppo, troppo tempo. 

I liquidi di Daniela sono diventati tanti che ormai Giuseppe scivola dentro di lei senza difficoltà accelerando sempre di più, sembra uno stantuffo impazzito, il cazzo di lui è ormai rosso per quanto sangue sta pompando e la cappella sembra non contenere più la mega sborrata che è in arrivo. 

La sente crescere dentro, la sente arrivare dallo scroto, la percepisce mentre sta per esplodere dalla cappella e lo dice con voce rotta dal fiatone, Daniela fa in tempo a sfilare il suo corpo, si gira in tempo per dare una bella pompata di bocca al cazzo teso di Giuseppe e accoglie tutto il seme bollente che le inonda la bocca e le cola sul mento. Non si ferma continua a pompare nella sua bocca il cazzo del suo compagno ingoiando parte di quel seme e continuando a far gemere Giuseppe che con le mani nei capelli di lei non sembra volerla lasciare andare via dal suo attrezzo ancora turgido nonostante la mega venuta. 

Sfiniti si lasciano andare sul letto. 

Daniela guarda Giuseppe e gli chiede: “ sono stata all’altezza delle tue storie clandestine?” Lui la guarda sbalordito, ma senza rispondere e lei allora rincara: “Mi hai torturata con i tuoi racconti di amanti e giochi, mi facevi bagnare con quei racconti certosini e tante volte avrei voluto dirti che volevo giocare anche io. Voglio provare i tuoi giochi, voglio che inviti il tuo amico, quello di cui mi hai raccontato essere stato con te in Abruzzo, voglio essere la vostra dama per una sera, voglio essere il centro del piacere, delle attenzioni, della goduria, voglio essere la regina della serata. Domani mattina sentilo e vedi se è disponibile a raggiungerci per la sera, ti prego?”

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