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Erotika
Cuckold, Voyeur o chissà che.
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Cuckold, Voyeur o chissà che.

Non so da dove iniziare perché mai avrei pensato di vivere una situazione del genere. A volte basta veramente un attimo per cambiare completamente tutto, per essere investiti da cambiamenti inaspettati e che, inizialmente, nemmeno sospettavi esistessero. Credo di essere un cuckold. In realtà no, for...

Claudia
2 anni fa · 8.649 parole · 38 min
595 letture

Non so da dove iniziare perché mai avrei pensato di vivere una situazione del genere.

A volte basta veramente un attimo per cambiare completamente tutto, per essere investiti da cambiamenti inaspettati e che, inizialmente, nemmeno sospettavi esistessero.

Credo di essere un cuckold. In realtà no, forse un voyeur. Forse nemmeno quello. In realtà non so nemmeno io cosa sono di preciso perché tutto ciò che mi era successo mi aveva colto di sorpresa e mai ho davvero saputo gestire il caos nella mia mente.

Avevo conosciuto Alexandra sul suo posto di lavoro, faceva la commessa in un noto negozio di abbigliamento maschile. Avevo 34 anni all’epoca del nostro primo incontro e mi impressionò sin da subito la sua bellezza (e soprattutto il fatto che fosse chiaramente non italiana nonostante parlasse molto bene la lingua). Aveva tratti dell’est. Le sorrisi, le chiesi se potessi aiutarmi a scegliere dei capi approfittando del suo buon gusto (iniziai a flirtare praticamente dalla prima cosa che ci dicemmo) e così ebbi il primo approccio con lei. Mi disse che aveva 29 anni e che era in Italia da quando ne aveva 11 perché i suoi genitori si erano trasferiti per motivi di carattere lavorativo. Veniva dalla Russia ed in effetti il suo aspetto ricordava propri i tratti di quella zona del mondo: capelli lunghi e rossi, occhi azzurri, sguardo penetrante. Era bassina, alta 1.52 scarso, il suo punto forte era senza ombra di dubbio il suo seno esplosivo (una quinta pazzesca), il suo corpo sodo e le sue labbra. Era bella e sapeva di esserlo, si vedeva che sapeva imprimere sensualità in ogni movimento, in ogni gesto. Chissà a quanti uomini doveva aver fatto perdere la testa.

 Incredibilmente, nonostante la sua estetica prorompente, si dichiarò single e quindi cominciai a corteggiarla. Ogni giorno andavo per un saluto nel negozio durante la mia pausa pranzo (lavoravo come agente immobiliare), attirando anche l’odio del suo datore di lavoro che mi diceva con sdegno evidente quanto stessi diventando una fonte di distrazione per lei. Una cosa che mi attraeva di Alexandra era la sua proverbiale schiettezza: infatti mi disse chiaramente che io le piacessi, però mi chiese tempo per lasciarsi andare. Mi confidò che si era lasciata da un annetto scarso e veniva fuori da una storia non piacevole di cui non raccontava molto: sapevo soltanto che il suo ex assumesse droga e quindi viveva paurosi alti e bassi che spesso scontava anche su di lei (vista la sua fortissima instabilità emotiva generata dalla sua tossicodipendenza). Inoltre Alexandra mi fece intendere con grande chiarezza, sin dall’inizio, di essere una donna che necessitasse costantemente di sentirsi corteggiata e che avrebbe fatto fatica ad investire in una relazione dove mancasse questa componente: mi disse infatti che nella cultura sovietica (non so se poi sia effettivamente così per la maggioranza, non conosco personalmente nessuna persona di nazionalità russa oltra lei) una donna si conquista ogni giorno, con tante piccole attenzioni (non necessariamente regali, ma anche banalmente il coccolarsi, uscire, divertirsi, ecc) mentre secondo lei, nella cultura italiana, una donna una volta conquistata veniva data un po’ per scontata e iniziava anche lei a dare per scontato il suo lui (diceva ciò basandosi alle testimonianze di tante sue amiche ma anche di quello che generalmente sentiva in giro). Lei voleva fuoco e fiamme, amava piacere e sentirsi attraente, dunque era chiaro volesse un partner che la desiderasse sempre e non solo nel periodo iniziale; il fatto che poi venisse da una storia così tormentata, iniziata con questo ragazzo che l’amava perdutamente ma che poi era finito in un brutto giro, l’avevano resa ancor più esigente sotto questo punto di vista e non si sarebbe fatta più bastare qualcosa che non l’appagasse completamente. A testimonianza di ciò mi raccontò di una conoscenza (avuta proprio qualche settimana prima di conoscere me) con un uomo che l’attraeva tanto fisicamente ma che siccome era incostante nel corteggiamento (spariva saltuariamente per giorni senza farsi sentire) lei smise di volerci avere a che fare definitivamente (chiudendo del tutto la situazione ignorando i tanti successivi tentativi dell’uomo di riconquistarla).

Dopo qualche tempo di corteggiamento serrato (fatto di tanti messaggi, aperitivi e uscite) ci mettemmo finalmente insieme (anche perché nel frattempo la mia iniziale e potente attrazione fisica si era evoluta ed era diventata un sentimento molto più profondo. La sua esigenza di attenzioni ti portava a conoscerla in ogni sfumatura e dunque era facile legare con un animo così profondo e allo stesso tempo accattivante). Non facemmo l’amore fino al giorno in cui decidemmo di fidanzarci e la cosa non mi stupii: era evidente sin dalle premesse che cercasse un partner serio, non solo una scopata e basta (anche perché di certo non avrebbe bastato me, poteva scoparsi chi voleva visto quanto era bella). Prima di concedersi dunque voleva la certezza dei sentimenti suoi e dell’altro, io però faticavo parecchio, le dicevo continuamente che non ce la facevo più senza poterla possedere sessualmente, lei però era ferma nella sua posizione (anche se con il tempo si vedeva che anche lei fremeva perché faceva sempre più fatica a limitarsi ai baci che ci scambiavamo). Si vedeva comunque quanto la eccitasse la mia voglia, il mio desiderarla, si vedeva che il suo ego si nutriva di questa fame di sesso che era in grado di scatenarmi. Dopo che ci fidanzammo esplose finalmente la passione: la prima volta che facemmo l’amore fu qualcosa di sensazionale, avevo dentro mesi e mesi di attesa e poterla avere fu pazzesco. Ammetto che mi ero fatto un’idea di “persona sessualmente passiva” (nel senso di poco partecipe nell’amplesso limitandosi a godere della furia erotica del compagno), quella che in paese chiamiamo ironicamente stella marina; pensavo questo perché innanzitutto era bella come il sole e scatenava una voglia feroce di dominarla ed anche perché soprattutto (siccome era restia a fare l’amore durante la conoscenza) mi fossi convinto che il sesso per lei non fosse poi così indispensabile dopotutto. Da sempre credevo che chiunque potesse fare a meno di scopare (sia da single, sia con un trombamico) non sia poi così tanto passionale, era un mio preconcetto, e lei mi sembrava proprio così. Tutto il contrario invece: era estremamente focosa ed anche in quel campo si rivelò essere molto esigente. La prima volta (così come le successive) fu pazzesca perché si dimostrò intensa, calda, passionale, a tratti dominante; quando andava sopra era paradisiaca, vedere quelle tettone ballare mentre balzava su di me a ritmi elevati era un’emozione incontenibile. L’unica mia “previsione azzeccata” fu che, in effetti, il suo momento preferito nella sessualità fosse star sotto a godere degli affondi selvaggi del partner; lo riteneva un momento perfetto perché amava essere travolta dal piacere e quindi sotto sotto dietro la sua aria da “femme fatale” si capiva quanto invece amasse farsi dominare. Comunque era davvero insaziabile, coinvolgente, eccitante, quando aveva voglia era sfrenata e prendeva spesso l’iniziativa. Senza dubbio il miglior sesso della mia vita, non c’era dubbio alcuno su quanto potere esercitasse su di me il suo corpo.

Ne diventai inevitabilmente geloso, avevo paura di perdere quella donna meravigliosa animata da una furia sessuale pazzesca. Iniziai quindi a essere invasivo, spesso le chiedevo di leggere le chat (aveva un buon seguito sui social con tante persone che le scrivevano) o altre piccole cose che facevo per tranquillizzarmi: temevo le corna nonostante lei mi rassicurasse continuamente su quanto mi amasse e fosse felice. Mi rassicurava che nella sua mentalità non tollerasse proprio il concetto di tradimento, che era una cosa che la disgustava totalmente. Come dicevo aveva un buon seguito sui social, mi ingelosiva che c’erano tante persone che interagivano sotto ai suoi post o che le scrivevano in privato; alcuni erano gentili ed altri rudi, a nessuno comunque importava che fosse fidanzata visto che spesso era solita pubblicare foto anche con me. Ci provavano lo stesso, senza pudore alcuno, e la cosa mi faceva incazzare. A ripensarci mi chiedo come sia possibile che poi sia diventato un cuckold o chissà cosa a fronte di quanto fossi inizialmente geloso; ricordo un adolescenziale rissa che feci un capodanno quando un amico, ubriaco fradicio, mi disse che Alexandra era la donna più eccitante che avesse mai visto in vita sua. Inizialmente lo ignorai, era poco lucido per l’alcool e ci poteva stare facesse un commento giocoso, ma quando iniziò a fare battute sul fatto che avrebbe fatto follie pur di sbatterla allora gli tirai un pugno sul naso (fratturandoglielo) e scoppiò un casino generale che oggi mi genera un sorriso nel ripensarci. Quell’episodio però creò diversi problemi con Alexandra, che non gradii per nulla quel mio gesto irresponsabile: all’inizio mi lasciò, anche perché era stanca in generale della mia gelosia e si era stufata di dovermi dare spiegazioni per calmare la mia gelosia tossica, ma riuscii a farmi perdonare facendo veramente l’impossibile per recuperare la sua fiducia. Lei però mi diede un ultimatum: se avessi fatto altre scenate di gelosia mi avrebbe lasciato per sempre e così smisi di esserlo (quantomeno platealmente e in modo ripetuto, seppur ogni tanto mi “concedevo” qualche piccolissimo momento di gelosia, anche se niente di paragonabile a quel pugno davanti a tutti che mi costò anche una denuncia). Ad Alexandra la gelosia tipica del “lo sono perché non voglio perderti” sostanzialmente la eccitava, però nel tempo avevo superato il limite diventando quasi un guardiano ed era evidente che non lo sopportasse più.

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