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Erotika
La schiava e il conte parte 5
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Racconto17 min di lettura

La schiava e il conte parte 5

schiava del conte

Anna Bolerani
7 mesi fa · 694 letture · 0

Giulia si lasciò cadere all'indietro, le ginocchia che scivolarono sul tappeto mentre la schiena incontrava il bordo della scrivania. Un dolore sordo le attraversò i reni, ma era nulla rispetto al bruciore che le segnava la gola e alle labbra ancora umide di saliva e sperma. Il conte si sistemò i pantaloni con gesti meticolosi, le dita che tremavano leggermente mentre riabbottonava la patta. Marco invece rimase immobile, il pene ancora semirigido che luccicava sotto la luce dei candelabri, gli occhi neri fissi su Giulia come se stesse vedendola per la prima volta."Ora la parte più divertente," sussurrò il conte, avvicinandosi alla parete dove una serie di cordini di seta rossa pendevano da un gancio d'ottone. Le sue dita nodose ne afferrarono uno, facendolo scorrere tra le nocche come un prete che conta i grani del rosario. "In piedi, puttana."Giulia obbedì, il corpo che si muoveva con una fluidità meccanica, mentre il sangue le pulsava nelle tempie. Le braccia le caddero lungo i fianchi, le palme rivolte verso l'esterno in un gesto di resa che ormai le veniva naturale. Il conte legò i polsi con la corda di seta—un nodo stretto che prometteva di lasciare segni violacei, ma non così stretto da impedire la circolazione. Un professionista, fino alla fine."Bene, bene," borbottò il vecchio, dando un ultimo strattone alla corda prima di far scivolare le mani lungo le braccia di Giulia, le unghie che le graffiavano la pelle pallida. Si voltò verso Marco, tendendogli l'altro capo della corda come se stesse offrendo le redini di un cavallo recalcitrante. "Tu conduci."Marco afferrò la corda senza esitazione, le dita che si serrarono attorno alla seta con una sicurezza che contrastava con il tremito appena percettibile delle labbra. Giulia lo guardò dritto negli occhi, cercando di scorgere un barlume del marito che aveva amato, ma trovando solo uno straniero con la pupilla dilatata e il sudore che gli imperlava la fronte.Il conte si accasciò sulla poltrona di velluto, le gambe magre che si allargarono in un gesto di possesso mentre osservava la scena. "Cammina," ordinò a Marco, indicando il grande specchio ovale sulla parete opposta. "Voglio che veda ogni momento."Marco tirò la corda con uno strappo secco, costringendo Giulia a fare un passo avanti. Il primo movimento fu incerto, i piedi che sembravano non voler abbandonare la sicurezza del tappeto persiano. Poi un altro strattone, più violento, e Giulia trovò il ritmo—un passo dopo l'altro, le ginocchia che cedevano leggermente ad ogni trazione, i seni che oscillavano al ritmo imposto da quella corda che era ormai un'estensione della volontà di Marco.Davanti allo specchio, Marco la costrinse a inginocchiarsi, le mani legate che le caddero in grembo mentre la corda le sollevava i polsi in una posa da martire rinascimentale. Il riflesso mostrava il suo corpo segnato—i lividi violacei sulle cosce, le strisce rosse del frustino sulle natiche, i capezzoli duri che spiccavano sulla pelle madida di sudore. E dietro di lei, Marco, con la mascella serrata e gli occhi che non riflettevano più nulla di umano.La corda di seta si tendeva come un nervo vivo tra i polsi legati di Giulia e la mano di Marco, che ora afferrava il suo fianco con l'altra—le dita che sprofondavano nella carne come artigli in una preda. Il conte si schiarì la gola dalla poltrona, un suono secco che fece trasalire entrambi. "Esegui," sibilò, le vene delle tempie che pulsavano sotto la pelle pergamenacea.Marco non aveva bisogno di altre istruzioni. Una mano le divaricò le natiche con gesto brutale, rivelando l'ano ancora arrossato dalle violenze della notte precedente. Giulia trattenne il respiro quando sentì la punta del suo cazzo premere contro l'ingresso stretto—nessun preliminare, nessun olio, solo la cruda umidità del suo stesso sperma che Marco usava come lubrifico. Il primo affondo fu una lacerazione pura, un coltello rovente che le spaccava in due la colonna vertebrale. Giulia urlò, ma il suono si perse nello specchio ovale dove il suo riflesso si contorceva come un insetto sotto lo spillo."Così, più forte," incitò il conte, le dita nodose che si stringevano attorno ai braccioli della poltrona mentre Marco iniziava a muoversi con un ritmo animale. Ogni spinta sembrava volerle strappare via le viscere, la curvatura del cazzo che raspava punti interni che Giulia ignorava esistessero. Il dolore si trasformò lentamente in qualcos'altro—un fuoco distorto che le saliva lungo la schiena mentre le dita di Marco le serravano i fianchi, lasciando lividi a forma di mezzelune.Lo specchio rifletteva ogni dettaglio: le labbra di Giulia che si aprivano in un gemito muto, le sopracciglia contratte in una smorfia tra l'agonia e l'estasi, il seno che sussultava ad ogni scossa. Marco teneva gli occhi fissi su quel riflesso, come ipnotizzato dal modo in cui la carne di sua moglie si adattava alla sua violenza—la bocca semiaperta che emetteva suoni rochi, le narici dilatate che aspiravano l'aria a scatti."Più veloce," gracidò il conte, la voce piena di una brama che il suo corpo decrepito non poteva più soddisfare. Marco obbedì, il ritmo che diventò frenetico, i fianchi che schiaffeggiavano le natiche di Giulia con un suono umido e ritmico. Giulia sentì qualcosa spezzarsi dentro di sé—non fisicamente, ma qualcosa di più profondo, più essenziale—quando un orgasmo improvviso la travolse senza preavviso. Il corpo le si irrigidì come sotto una scossa elettrica, le contrazioni interne che stringevano il cazzo di Marco con una forza quasi dolorosa."Eccola," sibilò il conte, alzandosi a fatica dalla poltrona per posare una mano tremula sulla schiena di Marco. "Guardala mentre viene con il cazzo nel culo come una vera troia."Marco emise un suono gutturale, gli occhi che non lasciavano il riflesso di Giulia nello specchio mentre il suo orgasmo lo raggiungeva a sua volta—ondate di sperma caldo che riempivano quel passaggio stretto già straziato, ogni pulsazione che sembrava succhiargli via l'anima dal corpo. Giulia sentì il liquido scivolarle lungo le cosce, un rivolo tiepido che contrastava con il sudore freddo sulla sua schiena.Quando Marco si ritirò con un gemito roco, il conte era già dietro di lei, le dita ossute che raccoglievano lo sperma stillante per spalmarlo sulle labbra di Giulia. "Lecca," ordinò, premendole il pollice contro la bocca. Il sapore salato-marcio le riempì la lingua mentre obbediva meccanicamente, gli occhi socchiusi che incontravano quelli di Marco nello specchio—due estranei uniti da un segreto troppo viscerale per essere negato.Poi all'improvviso il conte chiamo a se Marco," senza voltarsi, la voce improvvisamente chiara e tagliente come vetro rotta. Il giovane trasalì come se fosse stato frustato, le mani ancora sporche del suo stesso sperma che gli tremavano lungo i fianchi. "Vattene " Una pausa carica di elettricità. "Lasciami solo con la mia schiava."Nella sospensione che seguì, Giulia sentì il peso di quelle parole più delle mani del vecchio su di lei. Marco si irrigidì, la mascella che si serrava fino a far spiccare i tendini del collo. Per un istante folle, Giulia pensò che avrebbe protestato, che avrebbe fatto qualcosa—ma poi le sue spalle crollarono in un movimento quasi impercettibile, e senza una parola si voltò verso la porta. Meravigliato Marce chiese: " Perchè? Ho fatto qualcosa di sbagliato:""Tu non devi chiedere, devi solo obbedire, non dimenticare che anche tu sei un mio schiavo." disse il conte con voce rude. "Vai, voglio godermi da solo la mia schiava."Marco si irrigidì come un cane frustato, le pupille che si dilatavano nell'ombra della stanza mentre le dita gli si serravano a pugno. Un tremito gli percorse le braccia, quel residuo di ribellione che ancora gli pulsava nelle vene prima di abbassare lo sguardo e inchinarsi leggermente. "Come desideri, padrone," mormorò con voce rotta, le labbra che sembravano muoversi senza il suo consenso.Giulia lo osservò mentre si allontanava, i passi che echeggiavano ovattati sul parquet fino a svanire dietro la porta chiusa con un click metallico. Il conte emise un sospiro soddisfatto, le dita nodose che già si posavano sulla nuca di Giulia come ragnatele appiccicose..Le sue unghie giallastre le scivolarono lungo la schiena, lasciando strisce rossastre sulla pelle pallida mentre la spingeva verso il letto a baldacchino. Giulia cadde in avanti senza resistenza, il viso che affondò nel velluto ancora umido del loro amplesso precedente. Sentì il vecchio inginocchiarsi dietro di lei, le ginocchia che scricchiolavano come rami secchi, mentre le mani le sollevavano i fianchi con una forza sorprendente."Ti piace essere la mia puttana, vero?" domandò il conte, la voce che le colava nelle orecchie come miele avvelenato. Le sue dita le esplorarono con una lentezza torturante, trovando ancora tracce di Marco dentro di lei e spalmandole sulle labbra tumefatte. "Senti come tuo marito ti ha riempita. Adesso tocca a me pulirti."Giulia chiuse gli occhi quando la lingua ruvida del conte le scivolò tra le cosce, quel movimento serpentino che sembrava voler dissotterrare ogni segreto del suo corpo. Un gemito le sfuggì quando le labbra del vecchio si attaccarono al suo clitoride con una suzione quasi dolorosa, alternando morsi leggeri a pressioni che le facevano contorcere le dita nelle lenzuola."Dimmi cosa vuoi," ordinò tra un leccata e l'altra, le dita che intanto le penetravano con movimenti a vite, cercando punti che nemmeno Marco aveva mai trovato."Voglio... il tuo cazzo, padrone," ansimò Giulia, la voce che si spezzava quando quelle dita nodose le stimolarono qualcosa di profondo e primitivo. "Voglio sentirti tutto dentro."Il conte rise, un suono che sembrava provenire da una tomba, prima di alzarsi con uno scricchiolio di ossa.

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