La schiava e il conte P. 2
"Mi ha fatto inginocchiare sul tappeto rosso della sua stanza," sussurrò Giulia con voce roca, le dita che tracciavano un percorso invisibile lungo la coscia di Marco. "Prima mi ha fatto spogliare lentamente, ogni bottone della blusa che scivolava via come un peccato confessato." Le sue pupille si dilatarono nel ricordo, la lingua che sfiorò il labbro superiore con un movimento felino. "Poi mi ha ordinato di girare e piegarmi in avanti, offrendogli il culo ancora dolorante per quello che hai fatto ieri." Il respiro di Marco si fece più affannoso mentre Giulia descriveva la lingua ruvida del conte che le raspava l'ano, alternando colpi rapidi a lunghe leccate che la facevano contorcere.Marco la sbatté contro il muro della stanza con un colpo secco che fece vibrare i quadri, le dita che le affondavano nelle carni ancora segnate dalle unghie del conte. "Sei tutta sporca di lui," sibilò contro il suo collo, il fiato caldo che le fece rabbrividire la pelle mentre una mano le serrava la gola con possessività brutale. L'altra le strappò via le mutandine di pizzo nero—un regalo del padrone—con un gesto che fece scivolare la stoffa come una seconda pelle.Marco le affondò le dita nei fianchi con una forza che le lasciò subito lividi violacei sopra le impronte già lasciate dal conte. "Sei sua, ma sei ancora mia moglie," sibilò contro il suo collo mentre la lingua gli sfiorava il lobo dell'orecchio in un morso umido. Giulia sentì la mano di lui scivolarle tra le cosce con una familiarità brutale, le dita che conoscevano ogni piega del suo corpo come un ladro conosce la casa che sta per saccheggiare. "Dimmi dove ti ha toccato quel vecchio," sibilò contro il suo collo, la voce un misto di rabbia ed eccitazione che gli faceva tremare le labbra. Le dita di Marco le esplorarono con una familiarità crudele, trovando subito il punto ancora umido del seme del conte che le colava lungo le cosce. "Qui? Ti ha riempita qui?" La domanda era un coltello girato nella piaga, mentre un dito le penetrava con forza, mescolando il suo liquido a quello del padrone.Marco le afferrò i fianchi con le dita che affondavano nella carne morbida, lasciando segni rossastri che si sarebbero trasformati in lividi violacei entro la mattina. "Ti piace essere sporca del suo seme, eh?" sibilò contro la sua nuca, il respiro rovente che le fece rizzare i peli sulla schiena mentre una mano le sollevava la gonna di pizzo. Giulia sentì il corpo del marito premuto contro di lei, l'erezione che pulsava attraverso i pantaloni di lino, dura come un'arma."Si, amore... mi eccita sentirmi ancora il suo seme dentro mentre tu mi parli," ansimò Giulia, le dita che affondarono nei capelli di Marco tirandogli la testa all'indietro con violenza. "Ora scopami... voglio sentirti scivolare dentro mentre sono ancora piena di lui." Le sue labbra si incurvarono in un ghigno provocatorio, la lingua che sfiorò il labbro superiore lasciando una scia umida. "Trattami come la troia che sono diventata... proprio come fa il conte.""Come ha fatto lui?" ripeté Marco con voce strozzata, le dita che si contorcevano nell'aria come se già immaginassero di affondare nella carne di Giulia. "Vuoi davvero che ti sfondi il culo come quel vecchio?" La domanda gli uscì con un tono incredulo, ma le pupille già dilatate tradirono l'eccitazione che lo stava divorando. Giulia rispose solo con un movimento fluido, girandosi e piegandosi in avanti sul bordo del letto, offrendogli le natiche ancora arrossate e leggermente dilatate dallo stupro del conte. Un rivolo di seme gli colava lungo la coscia destra, lucido e indecente alla luce fioca della stanza. "Spaccami il culo anche tu," disse Giulia con voce strozzata, le dita che si aggrappavano alle lenzuola mentre offriva a Marco le natiche ancora dilatate dal membro del conte. Un rivolo di seme colava lungo la sua coscia, lucido come una perla di sudore sotto la luce fioca della stanza. "Fammi sentire che sono ancora tua... anche se sono piena di lui."
"Quando lo rifarai nuovamente col conte?" chiese marco mentre la scopava, il racconto lo eccitava sempre di più. "Alle diciassette, quando entrerò nella sua stanza col caffè..." Giulia si passò la lingua sulle labbra con un gesto teatrale, le dita che giocherellavano con l'orlo del vestito di seta nero .Marco le affondò dentro con un colpo brutale che fece vibrare il letto a baldacchino, il cazzo che si conficcava nel buco del culo ancora dilatato e umido del seme del conte. "Così ti piace, troia? Essere riempita da due uomini nello stesso giorno?" sibilò contro la sua schiena, le dita che le serravano i fianchi con una forza tale da lasciare lividi sopra quelli già violacei lasciati dal padrone. Giulia rispose con un gemito strozzato, il corpo che si arcuava incontro a ogni spinta mentre sentiva il pene di Marco mescolarsi al liquido già depositato dentro di lei, creando una sensazione viscida e perversa che le faceva contrarre le viscere in spasmi involontari.Marco le affondò dentro con colpi sincopati, il sudore che gli colava lungo la schiena mentre la voce di Giulia descriveva ogni dettaglio del prossimo incontro con il conte. "E poi?" sbuffò, le dita che le affondarono nei fianchi come uncini, lasciando segni a mezzaluna sulla pelle già violacea. "Cosa farà quel vecchio quando si sveglierà con il suo cazzo nella tua gola?""E poi..." ansimò Giulia tra una spinta e l'altra, il corpo che ondeggiava come una barca in tempesta sotto le spinte di Marco, "quando il padrone aprirà gli occhi... troverà la mia gola che lo ingoia fino alle palle." Le parole le uscirono frammentate, ogni sillaba sincronizzata con il movimento dei fianchi di Marco che le martellava il retto già devastato. "Mi prenderà per i capelli... così..." afferrò con forza la chioma di Marco e gli tirò la testa all'indietro, facendogli emettere un gemito animale, "...e inizierà a pompare dentro la mia bocca come se fossi un buco da riempire."Marco le affondava dentro con colpi sempre più profondi, il suo pene che scivolava nel passaggio già lubrificato dal seme del conte, mescolando i fluidi in una sinfonia umida e sporca. "Continua," sibilò contro la sua nuca, i denti che le mordicchiavano la spalla mentre le mani le serravano i fianchi con forza quasi brutale. "Dimmi come gli succhierai il cazzo."Marco la penetrò con colpi così violenti che le assi del letto scricchiolavano in un ritmo sincopato. Giulia sentiva il suo pene mescolarsi al seme già freddo del conte dentro di lei, una sensazione viscida che la faceva contorcere tra il disgusto e un piacere perverso. "Dimmelo mentre
ti scopo," ringhiò Marco, afferrandole i capelli e tirandoglieli all'indietro fino a farle scoprire la gola. "Dimmelo mentre senti il mio cazzo dove c'era quello del tuo padrone.""Prima gli passerò le dita lungo la coscia sotto le coperte," sussurrò Giulia con voce roca, le pupille dilatate mentre immaginava la scena. "Sentirà solo il peso del materasso che cede quando mi inginocchierò accanto al letto, il profumo del caffè che si mescola all'odore del suo sudore vecchio." Le dita le scivolarono lungo la propria gola mentre descriveva ogni dettaglio con precisione chirurgica. "Quando il mio respiro gli sfiorerà l'inguine, il suo cazzo si sveglierà prima di lui—duro come un bastone di ebano contro la mia guancia, poi abbasserò le lenzuola appena quel tanto da intravedere la sua erezione già dura sotto il pigiama di seta," continuò Giulia con voce strozzata dalle spinte di Marco, le dita che si serravano attorno alle lenzuola spiegazzate. "Lo sveglierà il rumore del mio respiro affannoso mentre mi lecco le labbra prima di affondare—lentamente, molto lentamente—sulla punta del suo cazzo." Un brivido le attraversò la schiena mentre descriveva la scena, il corpo che si contraeva intorno al pene di Marco come se stesse già succhiando quello del conte. "Aspetterò che sia completamente sveglio prima di ingoiarlo tutto, fino a sentire le sue palle schiaffeggiarmi il mento. "Marco la rovesciò sul letto con violenza, le ginocchia che affondarono nel materasso mentre le mani le serravano le caviglie come manette. "Fallo vedere," ringhiò, il respiro affannoso che gli usciva a scatti. "Mostrami come gli succhierai il cazzo." Giulia obbedì con un ghigno, le labbra che si allargarono in una smorfia oscena mentre la lingua si protendeva in una leccata lenta e teatrale. Marco la penetrò di nuovo con un colpo brutale, il sesso che schioccava umido contro le cosce di Giulia mentre lei continuava la pantomima, le dita che si affondavano nelle proprie labbra per simulare la profondità della fellatio.Il conte si svegliò alle 16:57 con un sussulto, il respiro affannoso mentre le dita ossute afferravano le lenzuola di seta. La luce dorata del tramonto filtrava attraverso le pesanti tende, illuminando il letto a baldacchino con una foschia dorata. Giulia era già in piedi accanto alla finestra, il vassoio del caffè fumante tra le mani. Il vestito di pizzo nero le aderiva al corpo come una seconda pelle, i segni violacei delle dita di Marco ancora visibili sul collo. Il conte sollevò le palpebre pesanti, il respiro ancora sporco di sonno mentre gli occhi annebbiati si posarono su Giulia. "Puntuale come un orologio svizzero," borbottò con voce roca, le dita ossute che si strinsero attorno al bicchiere d'acqua sul comodino. Giulia avanzò con passi felini, il vassoio che tremava leggermente tra le sue mani mentre il profumo del caffè si mescolava all'odore di medicine e pelle vecchia nella stanza. "Buon pomeriggio, padrone," sussurrò, inchinandosi appena sufficiente per far scivolare in avanti la scollatura del vestito."Posso fare qualcosa per te, padrone?" chiese Giulia, il vassoio del caffè che tremava appena tra le sue mani mentre si inchinava verso il letto. La scollatura del vestito di pizzo nero si aprì come una bocca oscena, rivelando i segni violacei lasciati da Marco sulle clavicole. Il conte sorrise con le labbra sottili, il suo sguardo che le strisciò lungo il corpo come un ragno su una tela bagnata. "Siediti qui," ordinò, indicando il bordo del letto con un dito nodoso, l'unghia giallastra che luccicò nella luce dorata del tramonto. "Prima il caffè... poi tu."Il conte sorseggiò il caffè con lentezza cerimoniale, gli occhi che non lasciavano Giulia per un secondo mentre lei sedeva rigida sul bordo del letto. Le dita nodose le sfiorarono la coscia attraverso la seta nera, facendole rabbrividire. "Hai ancora il mio seme dentro?" chiese all'improvviso, la voce un raschio secco che le scivolò sotto la pelle come un coltello. Giulia annuì, le labbra che si inumidirono al ricordo. "E quello di tuo marito, immagino." Non era una domanda.Il conte posò la tazza con un tintinnio preciso sul comodino, le dita che si allungarono verso la cintura della vestaglia di seta con movimenti da ragno ubriaco. "Mostrami," ordinò, la voce un filo più acuta del solito. Giulia obbedì, alzandosi e girandosi lentamente, le mani che sollevavano l'orlo della gonna mentre si piegava in avanti, offrendo al conte la vista delle natiche ancora leggermente arrossate. "Magnifico," sibilò il vecchio, un filo di bava che gli colava dall'angolo della bocca mentre una mano tremante si allungava per tastare l'umidità che le colava lungo le cosce."Non mi dà fastidio che tuo marito ti scopi, anzi mi fa piacere," sibilò il conte mentre una mano nodosa scivolava lungo la schiena di Giulia come un ragno su un filo di seta. "Dovete essere una coppia felice—solo così potrete soddisfare anche me." Le sue labbre sottili si incurvarono in un ghigno mentre osservava i segni violacei lasciati da Marco sul collo di Giulia, le unghie giallastre che seguivano il contorno dei lividi con precisione morbosa. "Qualche volta voglio assistere mentre lui ti scopa... magari proprio ora.""Ora no, padrone," ansimò Giulia mentre un rivolo di sperma le colava lungo la coscia destra, lucido e indecente sotto la luce del tramonto che filtrava dalle tende. "Abbiamo appena finito e sono ancora piena di lui." Si passò una mano tremante tra le cosce, poi mostrò al conte le dita bagnate di quel liquido viscoso che ancora le sgocciolava dall'ano leggermente dilatato. "Non lo vedi come mi cola fuori dal culo? Il tuo seme si mescola col suo.""D'accordo, avremo tanto tempo per farlo," sussurrò il conte con voce rauca, le dita ossute che affondavano nei capelli di Giulia mentre la costringeva a inginocchiarsi sul tappeto persiano ai piedi del letto. La luce del tramonto proiettava ombre lunghe sulle pareti della stanza, trasformando il vecchio in una silhouette deforme che si allungava verso di lei come un mostro da fiaba. ""Ora dedicati al mio uccello, e fallo con amorevole attenzione," sussurrò il conte, le dita nodose che le intrecciarono i capelli in una presa dolorosa mentre la guidava verso il suo panno di seta spiegazzato. Giulia si trovò faccia a faccia con quella protuberanza innaturale che sembrava appartenere a un corpo più giovale, la pelle troppo liscia e tesa sull'erezione che pulsava sotto il tessuto.La bocca di Giulia si avvicinò alla protuberanza sotto la seta con la lentezza calcolata di un predatore che sa di avere la preda in trappola. Le labbra si inumidirono in un gesto istintivo mentre le dita del conte le affondavano nei capelli, guidandola con una pressione che non ammetteva rifiuti. Quando finalmente il tessuto scivolò via, rivelando quel membro turgido e venoso, un brivido le corse lungo la schiena, era attratta da quel membro come non lo era mai stata da quella del marito. La punta era già lucida di precum, una goccia tremula che rifletteva la luce del tramonto come una perla malata.Giulia avvertì il primo contatto delle labbra sulla punta del membro del conte come una scossa elettrica. La pelle era stranamente liscia, quasi artificiale, ma pulsante di calore e vita sotto la sua lingua. Quando affondò le labbra fino a metà della lunghezza, sentì le vene pulsare contro il palato, il sapore salato del precum che si mescolava al metallico della sua stessa saliva. Il conte emise un sibilo strozzato, le dita nodose che le si serrarono nei capelli con una pressione quasi dolorosa, guidando il ritmo con movimenti a scatti come se il suo corpo non riuscisse a trattenere l'eccitazione.Le labbra di Giulia si strinsero attorno alla base del membro del conte con un movimento a ventosa, le guance incavate mentre la lingua raspava lungo la vena pulsante sul lato inferiore. Un sibilo strozzato le sfuggì dal naso quando le dita nodose del vecchio le affondarono nei capelli con rinnovata forza, guidandola in un ritmo sempre più veloce. La saliva le colava abbondante dagli angoli della bocca tesa, mescolandosi al precum che continuava a sgorgare dalla punta violacea, creando una pozza lucida sul pube pallido del conte.Giulia affondò ancora più a fondo, sentendo la punta del pene del conte premere contro il palato molle, una pressione che le fece lacrimare gli occhi mentre la gola si contraeva in un riflesso involontario. Con un movimento fluido, prese la mano nodosa del vecchio e la guidò tra le sue cosce, facendo scivolare quelle dita ossute lungo il caldo fradicio che le colava ancora dalle viscere. "Sentila, padrone," sussurrò con voce roca, interrompendo per un attimo la suzione, "così bagnata per te mentre ti succhio." Le dita del conte affondarono nella sua carne con una precisione crudele, trovando subito il nodulo sensibile e strofinandolo con movimenti circolari che la fecero contorcere, mentre la bocca riprendeva il suo lavoro con rinnovato fervore. Il respiro del conte si fece un rantolo strozzato, le vene del collo che si tendevano come corde di violino mentre il corpo si irrigidiva nell'orgasmo incombente. Giulia sentì il membro pulsare violentemente tra le labbra, il sapore metallico del precum che diventava più intenso. Con un movimento repentino, afferrò il polso nodoso del vecchio e gli spinse la mano dentro la sua fica bagnata, le dita ossute che affondarono nella carne calda con una precisione crudele. "Fammi venire con te, padrone," ansimò contro la sua erezione, la voce roca di desiderio e sudditanza. Il conte emise un rantolo animalesco quando l'orgasmo lo colse, il corpo si irrigidì come un arco teso prima di rilasciarsi in una serie di spasmi convulsi. Giulia sentì il membro pulsare violentemente tra le labbra, il sapore salmastro dello sperma che le riempiva la bocca in getti caldi e spessi. Le vene del pene si gonfiarono sotto la sua lingua
come corde tese, ogni pulsazione accompagnata da un nuovo fiotto di liquido viscoso che le colava lungo il mento. Il vecchio le affondò le dita nei capelli con una forza disperata, spingendola ancora più giù mentre il suo corpo era scosso da brividi elettrici, le unghie giallastre che le graffiavano il cuoio capelluto.Giulia inghiottì con fatica, il sapore salmastro dello sperma del conte che le riempiva la gola mentre le ultime pulsazioni del suo membro ancora palpitavano contro la sua lingua. La sensazione era stranamente ipnotica - quel caldo spessore che si contraeva dentro di lei come un animale vivo, ogni spasmo accompagnato da un nuovo rivolo di seme che le colava dagli angoli delle labbra. Con un movimento istintivo, la lingua si protese per raccogliere ogni goccia residua, pulendo la punta ancora sensibile con una devozione che la sorprese.Le dita del conte avevano portato il piacere di Giulia a punte estreme, un vortice di dolore e godimento che la fece contorcere come un animale ferito. Quando inghiottì l'ultimo getto di sborra, anche lei venne travolta da spasmi di un piacere indescrivibile, il corpo che si irrigidiva mentre le dita nodose del vecchio continuavano a torcerle dentro con sadica precisione. Un gemito strozzato le sfuggì dalle labbra ancora sporche di seme, mentre le onde dell'orgasmo la scuotevano con una violenza che non aveva mai provato con Marco.Le dita del conte continuarono a torturarla dentro anche dopo che l'orgasmo l'aveva già spezzata, quelle nocche nodose che si muovevano con sadica precisione per prolungare ogni spasmo fino al limite del sopportabile. Giulia sentì le unghie giallastre graffiarle le pareti interne mentre il vecchio rideva piano, un suono raschiato che le scivolò lungo la schiena come un coltello freddo. "Quanto sei bella quando soffri," sussurrò il conte tirandole i capelli all'indietro per guardarla negli occhi, la bocca ancora sporca del suo seme che tremava in un'espressione tra l'estasi e il terrore."Dovrebbe vederti ora tuo marito," sussurrò il conte con voce roca, "Con la bocca ancora sporca della mia sborra e la fica che cola come una troia da strada." Il vecchio le passò il dito sul mento, raccogliendo il seme che le colava dagli angoli delle labbra e infilandoglielo in bocca con un gesto possessivo. Giulia chiuse gli occhi, il sapore salmastro che si mescolava all'umiliazione bruciante nella gola."Ora vai a vestirti," sussurrò il conte con voce rauca, il dito ancora umido di saliva e sperma che le tracciò un solco lungo la mascella. "Stasera ti porto a cena fuori, solo io e te." Le labbra sottili si incurvarono in un sorriso che non raggiunse gli occhi spenti. "Voglio mostrare la mia nuova... proprietà.""E farai tutto quello che ti chiederò," sibilò il conte mentre le passava un braccio intorno alla vita, le dita ossute che affondavano nella carne ancora tremante di Giulia. La sua voce era un filo metallico che le si insinuava sotto la pelle, più vincolo di qualsiasi catena. Giulia annuì, il mento che sfiorava la spalla del vecchio mentre lui le allungava una banconota da cinquecento euro tra le dita ancora sporche del suo stesso seme. "Comprati qualcosa di indecente per stasera. Qualcosa che faccia invidia a tuo marito.""Grazie, padrone," sussurrò Giulia prendendo "Farò tutto quello che mi chiederai," aggiunse con voce roca, la lingua che istintivamente pulì un angolo delle labbra dove il sapore salmastro persistette ostinato.
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