Giulio si era spostato sul bordo della poltrona, le mani strette ai braccioli mentre osservava la scena con gli occhi fiammeggianti. Lo sconosciuto allargò le natiche di Marta con entrambe le mani, aprendole con decisione ma senza violenza, esponendo ogni dettaglio della sua intimità. La lingua dello sconosciuto fu precisa, quasi chirurgica nel modo in cui si immerse fra i solchi, leccando prima delicatamente, poi con crescente insistenza. Marta si morse un labbro e fissò Giulio, sapendo che lui avrebbe potuto vedere tutto: lo sconosciuto piegato dietro di lei, la schiena muscolosa che si tendeva mentre la lingua esplorava ogni piega, la mano destra che intanto scivolava tra le sue cosce per sfiorarle la figa con le nocche pelose. "Ti piace?" chiese Giulio, voce strozzata, mentre osservava la moglie che si contraeva sotto quel doppio stimolo. Lei annuì senza fiato, le pupille dilatate che riflettevano la luce rossastra della stanza.
"È molto eccitante," disse Marta finalmente, mentre la lingua dello sconosciuto cambiava ritmo, passando da lunghi colpi alla punta a pressioni più ampie e umide. Il suo corpo si inarcò quando l'uomo infilò un paio di dita dentro di lei mentre continuava a leccarle il culetto con movimenti circolari. "E a te piace vedermi?" chiese a Giulio, sfiorandosi i capezzoli attraverso il vestito sollevato, lasciando che il tessuto si inumidisse sotto le dita. Non era una vera domanda - conoscevano entrambi la risposta - ma voleva sentirlo ammettere davanti a quell'uomo che ora le sfregava la barba contro le natiche prima di immergerle di nuovo la lingua.
Lo sconosciuto si staccò all'improvviso con un suono umido, facendo girare Marta verso di sé con un movimento rapido. "Ora tocca a me," disse, sfiorandole il mento con un dito mentre con l'altra mano si slacciava i pantaloni. La cerniera scese con un suono metallico, rivelando il panno della boxer nera che non nascondeva nulla della sua erezione. "Inizia con questo," ordinò, non con arroganza ma con una sicurezza che fece tremare Marta mentre si abbassava sulle ginocchia sul letto rotondo.
Le mani di Marta si posarono sulle cosce dell'uomo mentre si sistemava nella posizione perfetta - quella che Giulio le aveva insegnato dopo anni di pratica. Lo sconosciuto emise un suono gutturale quando le sue labbra sfiorarono prima la punta attraverso il tessuto, lasciando un alone di saliva sulla stoffa. Poi, con un movimento teatrale che sapeva avrebbe fatto impazzire Giulio, afferrò l'elastico con i denti e lo tirò giù lentamente, scoprendolo completamente. "Dio santo," borbottò l'uomo, mentre lei soffiava aria calda sulla pelle sensibile prima di ingoiarlo tutto con un movimento fluido che fece contorcere sia lui che Giulio.
La luce rossa della stanza illuminava le gocce di sudore sul petto dello sconosciuto mentre Marta aumentava il ritmo, alternando pressione e delicatezza con quella maestria che solo anni di intimità con Giulio potevano averle insegnato. Lo sconosciuto le afferrò i capelli, non spingendo ma seguendo il movimento della sua testa, gli occhi che cercavano quelli di Giulio come per dire " tua moglie è incredibile". E Giulio annuì, le mani strette ai braccioli della poltrona, le nocche bianche mentre osservava la scena con un misto di eccitazione e orgoglio.
"Ora tocca a te," disse improvvisamente lo sconosciuto, staccandosi dalla bocca di Marta con uno schiocco umido. La fece girare verso Giulio con un movimento deciso, lasciandola in ginocchio sul letto, il vestito ormai sollevato fino alla vita, la giarrettiera viola e il culetto ancora lucido dalla sua saliva.
L'uomo prese due cuscini imbottiti dal bordo del letto rotondo e li sistemò con cura sotto il ventre di Marta, sollevandole il bacino fino a lasciare il sedere perfettamente esposto. "Così," mormorò soddisfatto, accarezzando le fossette ai lati dei suoi glutei con le dita larghe. La luce rossastra della stanza esaltava ogni curva, ogni ombra tra le natiche leggermente divaricate, dove la pelle era più rosea e sensibile. Marta sentì l'aria fredda sulla carne nuda e si morse un labbro, sapendo che Giulio la stava osservando con quell'intensità che la faceva ardere.
Lo sconosciuto si inginocchiò dietro di lei, le mani che seguivano la linea della schiena fino ad afferrare i fianchi con decisione. "Guarda come la prendo," disse a Giulio, sfregandosi il cazzo tra le natiche di Marta con movimenti lenti e calcolati, lasciando una scia umida sulla pelle. Marta emise un suono strozzato quando sentì la punta sfiorarle l'ingresso, troppo eccitata per trattenere un gemito. "Aspetta—" cercò di dire, ma lo sconosciuto era già entrato di un colpo secco, riempiendola completamente mentre le mani le stringevano i fianchi per tenerla ferma.
"Così va bene?" chiese lui, voce roca, iniziando a muoversi con ritmi brevi e profondi che facevano tremare Marta sui cuscini. Lei annuì freneticamente, incapace di parlare, le dita che afferravano le lenzuola nere mentre il corpo si adattava alla sua grandezza. Giulio si spostò sul bordo della poltrona, le gambe divaricate, una mano che si strofinava sul cavallo dei pantaloni mentre osservava la moglie essere scopata con una forza che raramente le usava lui.
Lo sconosciuto cambiò angolazione, inclinandosi in avanti fino a coprire quasi completamente Marta con il torso, una mano che le afferrava i capelli per tirarle indietro la testa. "Guardalo," le sussurrò all'orecchio, indicando Giulio con un cenno del mento mentre l'altra mano le scendeva sul clitoride, "vuole vederti venire mentre ti riempio." Marta fissò il marito con occhi lucidi, le labbra socchiuse in un'espressione di puro abbandono mentre le dita dello sconosciuto trovavano il punto giusto, strofinando con quella pressione precisa che la faceva impazzire.
Giulio vide il momento esatto in cui Marta perse il controllo - quel tremore alle labbra, quel respiro che si bloccava per un istante prima di trasformarsi in un gemito strozzato. Lo sconosciuto accelerò il ritmo, i fianchi che schiaffeggiavano contro le natiche di Marta con un suono umido che risuonava nella stanza, mentre le sue dita continuavano il lavoro implacabile sul clitoride. "Sto per—" riuscì a dire Marta, la voce spezzata, prima che l'orgasmo la travolgesse come un'onda, il corpo che si irrigidiva contro lo sconosciuto che non smetteva di muoversi dentro di lei.
La luce rossa della stanza illuminava le gocce di sudore sulla schiena dello sconosciuto mentre lui raggiungeva a sua volta il culmine, le mani che stringevano i fianchi di Marta con tale forza da lasciare segni rossastri. Un suono gutturale gli sfuggì quando finalmente si lasciò andare, il corpo che si piegava in avanti sopra Marta mentre la riempiva in lunghe pulsazioni. Giulio osservava la scena con le narici frementi, una mano che si era infilata nei pantaloni per strofinarsi con movimenti brevi e nervosi.
Quando lo sconosciuto si ritirò, lasciando Marta boccheggiante sui cuscini, si voltò verso Giulio con un sorriso sornione. "Ora tocca a te," disse, sfregandosi il cazzo ancora semiduro contro la coscia di Marta con un movimento pigro. Marta sollevò lo sguardo verso Giulio, le pupille ancora dilatate, le labbra tumide che formavano una parola silenziosa: "Vieni".
Giulio non aveva bisogno di essere invitato due volte. Si alzò dalla poltrona con movimenti fluidi, già slacciandosi i pantaloni mentre si avvicinava al letto rotondo. La luce rossa della stanza esaltava ogni ombra sul corpo di Marta, specialmente quella fossetta sotto la schiena che aveva sempre fatto impazzire Giulio. Si inginocchiò dietro di lei, le mani che seguivano la curva delle sue natiche ancora leggermente arrossate dall'impatto con i fianchi dello sconosciuto.
"Così bella," mormorò Giulio, sfiorando con le dita il punto dove lo sperma dell'uomo aveva iniziato a colare lungo le cosce di Marta. La toccò con una delicatezza che contrastava con la scena precedente, facendola trasalire. Lo sconosciuto osservava dalla poltrona, le gambe divaricate, una mano che si massaggiava lentamente mentre assisteva alla scena con occhi fiammeggianti.
Giulio non perse tempo. Si sistemò dietro Marta, il cazzo che sfiorava l'ingresso ancora umido mentre le mani le afferravano i fianchi con possessività. "Sei mia," sussurrò all'orecchio prima di entrare con un colpo secco che fece urlare Marta. Il movimento era diverso da quello dello sconosciuto - più profondo, più intimo, con quella conoscenza del corpo di lei che solo dieci anni di matrimonio potevano dare. Marta si arcò contro di lui, le dita che affondavano nei cuscini mentre Giulio iniziava un ritmo lento ma implacabile, ogni spinta calibrata per colpire quel punto dentro di lei che la faceva vedere le stelle.
Lo sconosciuto si spostò in avanti sulla poltrona, incapace di restare passivo. Si avvicinò al letto e afferrò i capelli di Marta, tirandole indietro la testa mentre Giulio continuava a scoparla da dietro. "Vuoi che ti lecchi mentre lui ti prende?" le chiese all'orecchio, la voce roca di desiderio. Marta annuì freneticamente, troppo sopraffatta per parlare, e lo sconosciuto si sistemò sotto di lei, la lingua che trovava il clitoride con una precisione chirurgica.
