La loro vacanza a Torremolinos era iniziata con una lunga colazione, un bel tuffo nella piscina dell'hotel e poi via, alla scoperta della cittadina. Passarono un pomeriggio piacevole girando fra le stradine affollate e comprando souvenir per gli amici. Infine decisero di fare un giro in macchina su per le colline lungo la strada che porta a Malaga. Poco fuori citta Giulio notò una insegna luminosa " Cinema a luci rosse". e diverse coppie di turisti che facevano la fila al botteghino per entrare.
"Eccolo." disse Giulio.
"Cosa?" chiese Marta.
"il posto di cui parlavano quella coppia in piscina"
"Il cinema a luci rosse?" ribatte lei.
"Si è la in fondo, vedi?"
"Si l'ho visto, e che vuoi fare ci fermiamo? "chiese Marta.
"Qua nessuno ci conosce potrebbe essere l'occasione per realizzare una delle nostre fantasie?Sono sconosciuti che non incontreremo più"
Marta lo guardò con un sorriso malizioso mentre Giulio rallentava l’auto per imboccare il vialetto del cinema. L’odore del mare si mischiava alla polvere sollevata dai pneumatici, e nell’aria c’era quella tensione elettrica che precede sempre qualcosa di proibito. Il parcheggio era mezzo vuoto, illuminato da lampade arancioni che proiettavano ombre lunghe sui muri scrostati.
"Se entriamo, non è che poi mi costringi a fare qualcosa di troppo... strano?" sussurrò Marta, mentre Giulio spegneva il motore. Lui le strinse la mano, sentendo il polso di lei accelerare sotto le dita. "Strano sarà quello che vorrai tu, sei tu che deciderai cosa fare e con chi" rispose, sfiorandole l’orecchio con le labbra. Un brivido le attraversò la schiena.
Dall’ingresso, una luce violacea filtrava attraverso le tende sfrangiate. Una coppia davanti a loro rise nervosamente prima di sparire dietro la porta a tenda. Giulio pagò due biglietti al botteghino, dove un uomo con gli occhiali a specchio annuì senza commentare. "Sala due, ultima a destra," borbottò, indicando un corridoio buio. L’odore di candeggina stentava a coprire qualcosa di più muschiato, acre.
Marta si strinse al braccio di Giulio mentre avanzavano sul moquette consumato, i tacchi che affondavano appena. La sala era più grande di quanto immaginassero, con file di poltroncine di velluto rosso sbiadito. Sullo schermo, la donna bionda inginocchiata ridacchiava mentre l’attore le accarezzava i capelli con una mano possente. Il suono dei gemiti era troppo alto, distorto dagli altoparlanti scassati. In prima fila, due uomini anziani fumavano in silenzio.
Si sedettero in una fila al centro della sala lasciando un posto vuoto fra Marta e il corridoio. Giulio posò una mano sulla coscia di Marta, sentendola tremare. "Guarda," mormorò, indicando una coppia sulla stessa fila ma una decina di poltrone oltre alle loro. Lei era piegata in avanti e muoveva la testa su e giù mentre un uomo nella fila indietro con la mano allungata le accarezzava i fianchi.
"Vuoi che te lo succhi anche io?" chiese Marta, le labbra già semiaperte mentre le dita di Giulio le stringevano la coscia. "Dove?" rispose Giulio, voce strozzata. Lei si morse il labbro inferiore e abbassò lo sguardo verso la sua cerniera. "Qui, ora... ma con qualcuno che ci guarda." Il cuore di Giulio iniziò a martellargli contro le costole mentre seguiva lo sguardo di lei verso un uomo sulla trentina seduto due file più avanti, che si era voltato verso di loro con un sorriso compiaciuto.
"Se ti va fallo," disse Giulio, spingendole la mano verso il proprio cavallo. Marta rise basso, quel suono roco che conosceva troppo bene, mentre il vestito di lei si sollevava appena abbastanza per vedere la giarrettiera viola che indossava sotto - quella che aveva comprato al mercatino quel pomeriggio, fingendo fosse un regalo per lui. L’uomo davanti non distoglieva lo sguardo mentre Marta si chinava verso Giulio con movimenti esagerati, teatrali, fingendo di slacciargli la cintura con i denti.
Il ronzio dell’aria condizionata si mescolava ai gemiti provenienti dallo schermo, ma per loro era solo rumore di fondo. L’odore del fumo di sigaretta e del sudore vecchio si attaccava alle pareti, mentre le dita di Marta finalmente trovavano la strada dentro i pantaloni di Giulio. "Così?" sussurrò, sfregando il palmo contro l’interno coscia, sapendo benissimo quanto lo facesse impazzire. L’uomo che li osservava si sistemò sulla poltrona, le gambe leggermente divaricate. Giulio annuì, troppo teso per parlare, mentre la bocca di Marta si avvicinava al suo collo, mordicchiandolo con quella tecnica che usava sempre per farlo perdere il controllo.
La luce intermittente del film proiettava ombre intermittenti sui loro corpi. Marta si fermò un attimo, fingendo di esitare, proprio come nella loro fantasia preferita. "Pensi che lui voglia avvicinarsi?" chiese piano, le dita che intanto scivolavano lungo la cerniera. Giulio sbirciò oltre la sua spalla: l’uomo si stava leccando le labbra, chiaramente indeciso se alzarsi o no. "Se vuoi che succeda, devi fargli capire che può," rispose Giulio, afferrandole i capelli con delicatezza e tirandole la testa all’indietro, esponendo la gola al riflesso viola dello schermo. Era un segnale, e Marta lo capì al volo.
Emette un gemito esagerato, quello che usava quando voleva farlo eccitare in pubblico, e lasciò scivolare una mano sotto il proprio vestito, sfiorandosi l’interno coscia. L’uomo si morse un labbro e si aggiustò i pantaloni. Poi, come se avesse preso coraggio dall’evidente invito, si alzò e cominciò a scendere la fila verso di loro. Marta sentì l’odore del suo dopobarba – qualcosa di legnoso e speziato – prima ancora che si sedesse accanto a lei. "Posso?" chiese lui, voce bassa, mentre una mano sfiorava il ginocchio di Marta. Lei girò la testa verso Giulio, che annuì quasi impercettibilmente. "Solo le mani," sussurrò Marta all’uomo, mentre le dita di lui già salivano lungo la sua coscia, scoprendo la giarrettiera viola.
Giulio osservava la scena con gli occhi socchiusi, il respiro affannoso. L’uomo – adesso vicinissimo – aveva le mani larghe, callose, e le usava con una sicurezza che faceva trasalire Marta ogni volta che sfiorava un punto sensibile. "Ti piace?" le chiese, mentre un dito le premiava contro l’interno coscia, proprio dove la pelle era più morbida. Marta annuì, incapace di parlare, troppo concentrata sulla mano di Giulio che ora le stringeva il seno sotto il vestito, e su quella dello sconosciuto che si muoveva sempre più in su. L’uomo si chinò verso il suo orecchio: "Voglio vederti mentre lo fai a lui," mormorò, e Marta sentì il calore della sua bocca sulla pelle.
Lo schermo alle loro spalle mostrava adesso una scena di sesso orale, ma Giulio non ci stava guardando. Aveva gli occhi fissi su Marta, sulla curva della sua schiena mentre si spostava verso di lui, sulle labbra umide che si aprivano per accogliere la punta del suo cazzo. Il gemito che gli sfuggì fu più un ringhio, soffocato dal rumore dell’amplificatore distorto. L’uomo accanto a lei non distoglieva lo sguardo, le dita che intanto trovavano l’elastico della giarrettiera e ci giocavano, tirandolo e rilasciandolo con un piccolo schiocco ogni volta. "Così?" ripeté Marta a Giulio, mentre la lingua scorreva lungo tutta la lunghezza, fermandosi alla base per un morso leggero che lo fece contorcere.
La luce del proiettore illuminava a intermittenza il profilo dello sconosciuto, che ora aveva una mano avvolta nei capelli di Marta, non spingendo, ma seguendo il movimento della sua testa, come se volesse assicurarsi di non perdere nessun dettaglio. Giulio vide le sue labbra muoversi – parole che non riuscì a sentire – e poi Marta sorrise, quel sorriso a metà che usava solo quando era eccitata e un po’ imbarazzata. "Dice che vuole leccarmi mentre lo faccio," sussurrò, soffiando aria calda sulla pelle sensibile. "Che ne pensi?"
"Lascialo fare," disse Giulio, voce più ruvida del solito, le dita che si stringevano attorno al bracciolo consumato. Lo sconosciuto non aveva aspettato il permesso, già chinato verso il collo di Marta, le labbra che seguivano la linea della sua mascella mentre lei continuava a muoversi su Giulio, lenta, calcolata, come se volesse prolungare ogni secondo. Quando la lingua dell’uomo scivolò dietro il suo orecchio, Marta gemette, e Giulio sentì la vibrazione lungo tutto il corpo.
Le mani dello sconosciuto erano grandi, le nocche pelose, e quando scivolarono sotto la gonna di Marta, lei trattenne il fiato. Le dita di lui erano più fredde di quanto si aspettasse, e quel contrasto la fece trasalire. "Stai tremando," mormorò l’uomo contro la sua pelle, mentre le punte delle dita trovavano l’orlo delle mutandine di pizzo – quelle viola, abbinate alla giarrettiera. Marta annuì, incapace di negarlo, troppo concentrata sul ritmo che aveva trovato con Giulio, sul modo in cui lui si arcava verso di lei ogni volta che la sua bocca raggiungeva la base.
