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La prima volta nel culo
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Racconto26 min di lettura

La prima volta nel culo

ELISA LO PRENDE PER LA PRIMA VOLTA NEL CULO

Anna Bolerani
8 mesi fa · 4.3k letture · 2

"Dio mio, guarda come lo prende tutto in gola," sussurrò mia madre, la voce roca e piena di desiderio.

Ero paralizzata dietro la porta semiaperta del salotto, il bicchiere vuoto che stringevo ancora tra le dita. La luce bluastra del televisore illuminava i loro corpi intrecciati sul divano: mio padre, seduto con le gambe divaricate, e lei accoccolata accanto a lui, la mano che scivolava su e giù lungo la sua erezione mentre sullo schermo la donna si lasciava sfondare la bocca con un gemito esagerato. Non avevo mai visto mio padre così—gli occhi socchiusi, il respiro affannoso, le dita che si stringevano attorno alla spalla di mia madre mentre lei accelerava il ritmo.

"Sì, ecco, così," borbottò lui mentre sullo schermo la scena cambiava bruscamente. Ora l'uomo afferrava la donna per i fianchi e la sbattava contro il muro, penetrandola con movimenti duri e regolari che facevano tremare il corpo di lei. Mia madre emise un sospiro soffocato e si morse il labbro inferiore mentre osservava, la mano che seguiva inconsciamente il ritmo delle spinte sullo schermo. "Ti piace guardarla prendere tutto quel cazzo nel culo, eh?" chiese mio padre con una voce che non gli avevo mai sentito prima—cruda, possessiva—mentre le afferrava una mammella attraverso la camicia da notte.

"Lo sai che mi eccita questa cosa," rispose lei senza vergogna, la voce un filo più acuta del solito. La sua mano lasciò il pene di mio padre per scivolare sotto la sua stessa gonna, e io trattenni il respiro mentre le sue dita sparivano tra le cosce. "Mi eccita pensare che potresti farmelo anche a me così, senza preavviso," aggiunse, le parole interrotte da un gemito quando sfiorò qualcosa sotto il tessuto.

Mio padre rise, un suono greve e soddisfatto che mi fece rabbrividire. "Vuoi che ti sbatta contro il muro come quella troia?" domandò, afferrandole i fianchi con entrambe le mani e tirandola a cavalcioni su di sé. La gonna di mia madre si sollevò, rivelando le cosce nude che si serravano attorno alla sua vita, e io vidi—Dio, vidi tutto—come si strofinava contro di lui attraverso la mutandina ormai inzuppata. "Dimmi esattamente come lo vuoi."

"Lo voglio nel culo," ansimò lei, piegandosi in avanti fino a sfiorargli la bocca con i capezzoli duri attraverso la stoffa. "Alla pecorina. Proprio come fanno loro." Il video sullo schermo era diventato quasi superfluo; i loro corpi erano uno spettacolo più vivido, più reale, con la pelle che luccicava di sudore sotto la luce intermittente del televisore. Mio padre le strappò via la mutandina con un gesto secco, e il rumore del tessuto che si lacerò mi fece sobbalzare dietro la porta.

Mia madre si mise a quattro zampe sul tappeto davanti al divano, le ginocchia divaricate, la schiena inarcata in una curva perfetta che mostrava senza vergogna il buco del culo ancora stretto e rosa. "Non essere gentile," sussurrò voltandosi a guardarlo con un'espressione che non le avevo mai visto—una sfida, una fame. Mio padre sputò nella mano e le strofinò la saliva sull'ano con due dita ruvide, infilandole dentro senza preavviso mentre lei gemeva, affondando le unghie nella moquette.

"Sì, così, continuo," ansimò lei quando lui estrasse le dita per sostituirle con la punta del suo cazzo, già lucido di precum. "Fammelo sentire tutto." La voce le si spezzò nell'ultima parola mentre mio padre le piantava dentro un palmo intero in un solo colpo secco, il rumore della carne che schioccava contro carne così forte che temetti mi sentissero. Lei urlò—un suono strozzato, animalesco—e io strinsi le cosce involontariamente, sentendo un caldo improvviso tra le mie gambe.

Le mie mutandine erano bagnate. Non ero mai stata così eccitata in vita mia—per la verità, era la prima vera volta. Prima di quella notte, avevo visto solo qualche video porno rubato su internet, immagini pixelate e movimenti goffi che non avevano nulla a che fare con quello che stava accadendo davanti a me. Il cazzo di mio padre era diverso: più grosso, più reale, con le vene che pulsavano sotto la pelle mentre lo spingeva dentro mia madre con movimenti fluidi e precisi. Quando lo estrasse completamente per poi riaffondare, vidi l'ano di lei dilatarsi per accoglierlo di nuovo, la pelle che si stirata intorno alla base. Mia madre gemette, affondando la fronte nella moquette mentre le dita di mio padre le stringevano i fianchi lasciando segni rossi.

"Ti piacerebbe che fosse quel ragazzo a fotterti il culo con quel cazzo quasi il doppio del mio?" le chiese mio padre, la voce strozzata dall'eccitazione mentre indicava lo schermo dove un attore muscoloso stava sbattendo un'escort contro una parete. "Dimmi che lo vuoi." Mia madre annuì senza parlare, troppo presa dal piacere per articolare una risposta, e lui accelerò il ritmo, colpendola più forte, più in profondità, finché il rumore dei loro corpi riempì la stanza insieme ai gemiti soffocati di lei. Io mi morsi il labbro, incapace di distogliere lo sguardo dalla scena. Il mio cuore batteva così forte che temevo potessero sentirlo.

"Rispondimi, troia. Dimmi la verità," insistette lui, afferrandole i capelli e tirandole indietro la testa per costringerla a guardare il video. Sul divano accanto a loro, il telefono di mia madre vibrò—un messaggio—e mio padre lo afferrò con la mano libera, leggendo ad alta voce: "Marina: Quando ci rivediamo? Ho voglia di riempirti di nuovo il culo. Salutami tuo marito ciao."

Mia madre chiuse gli occhi, gemendo mentre mio padre le rallentava le spinte, trasformando il sesso in una tortura deliberata. "Di chi è?" le chiese con voce calma, troppo calma, mentre le passava il telefono sopra la spalla. Lei lo prese con mano tremante, il corpo ancora scosso dai brividi del piacere interrotto. "È... è Marco," sussurrò, abbassando lo sguardo sullo schermo dove una nuova foto era appena arrivata: un primo piano di un cazzo eretto, la punta lucida di precum che gocciolava sul messaggio scritto sotto. "Vuole rivedermi... per farmelo di nuovo nel culo." La voce le tremava, ma non di vergogna—di eccitazione. Lo capii dal modo in cui si strinse attorno a mio padre nonostante il ritmo rallentato, quasi supplicandolo di continuare.

"Rispondigli," ordinò lui con quel tono che non ammetteva repliche, mentre riprendeva a muoversi dentro di lei con colpi lunghi e profondi. "Domani lo chiami, gli dici di passare sabato che Elisa non c'è." Le parole mi colpirono come uno schiaffo. Sabato? Io dovevo essere a casa di mia nonna quel giorno—lo sapevano. Mia madre annuì, le dita che correvano sulla tastiera con movimenti scomposti, interrotti dai gemiti che le sfuggivano ogni volta che mio padre le spingeva più forte. Il telefono cadde a terra con un tonfo sordo quando lei si abbandonò completamente alle sue braccia, il corpo in preda a un orgasmo che la fece urlare contro la moquette mentre mio padre la teneva ferma per i fianchi, continuando a penetrarla con ritmi regolari fino all'ultima goccia.

"Finito?" domandò lui dopo, tirandola su per i capelli fino a farla sedere sulle sue cosce, il cazzo ancora semiduro che le sfiorava la schiena. Mia madre annaspò, incapace di parlare, i capelli sudati che le si attaccavano alle guance mentre cercava di riprendere fiato. Lui prese il telefono dal pavimento e digitò qualcosa—sentii il ping della risposta quasi immediato. "Sabato alle tre," lesse ad alta voce, poi aggiunse con un ghigno: "Marco è felicissimo. Dice che ha già comprato il lubrificante alla menta che ti piace tanto." Mia madre chiuse gli occhi, ma non poté nascondere il fremito che le attraversò il corpo alla notizia.

"Non vedi l'ora di farti scopare da lui, di' la verità," insistette mio padre, afferrandole il mento tra pollice e indice per costringerla a guardarlo. "Ammettilo." La luce del televisore gli illuminava metà volto, accentuando l'ombra dura della mascella e gli occhi che brillavano di una fiamma che non avevo mai visto prima—era gelosia? Eccitazione? Forse entrambe. Mia madre aprì la bocca, esitò, poi cedette con un sospiro tremulo: "Sì. Lo voglio. Voglio che mi sfondi il culo come l'ultima volta." Le parole le uscirono a fatica, ma una volta pronunciate, sembrò quasi sollevata, come se un peso le fosse stato tolto dal petto.

Mio padre le lasciò andare il mento e le diede uno schiaffo leggero sulla guancia—non abbastanza per farle male, solo per farle sentire la sua presenza. "Brava troietta," borbottò, mentre le passava una mano tra i capelli in un gesto quasi affettuoso, contrastante con la crudeltà delle parole. "Sabato ti voglio vedere con il culo aperto." Mia madre rabbrividì, ma non fu un brividio di paura—lo riconobbi subito. Era lo stesso brivido che avevo provato io stringendo le cosce dietro la porta, mentre li osservavo.

Prima di andare avanti…

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