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La prima volta con un trans
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Racconto16 min di lettura

La prima volta con un trans

Perdere la verginità anale con un trans

Anna Bolerani
10 mesi fa · 3.3k letture · 1

Mi trovavo a Milano per lavoro e frequentavo un ristorantino vicino l'hotel dove spesso venivano delle bellissime trans a cenare. Quella sera era affollato e quando entro Samantha il padrone le disse che purtroppo non c'era posto. Senza pensarci le disse che se voleva poteva accomodarsi al mio tavolo , Ero solo e c'era un posto libero. lei accetto di buon grado. Chiacchierammo durante tutta la cena, si chiamava Samantha, una brunetta alta quasi un metro e novanta con delle fantastiche cosce che lasciavano facilmente confondere sul suo reale sesso.

Decisi di offrirle io la cena e lei per ringraziarmi mi invitò a casa sua, visto che durante la cena le avevo fatto intendere che mi sarebbe piaciuto una esperienza nuova per esaltare la parte femminile che era in me. Mi spiegò dove abitava e mi disse che lei sarebbe andata avanti per prepararsi. Dopo aver pagato la raggiunsi all'indirizzo che mi aveva dato.

Quando aprì la porta mi sentii le gambe tremare: Samantha era ancora più impressionante cosi truccata da donna fatale, con quei tacchi a spillo che la facevano sembrare una divinità venuta da un altro mondo. Indossava solo un body di pizzo nero che lasciava intravedere il suo membro enorme, semi-eretto sotto la stoffa trasparente. "Allora, cucciolo," mi disse con una voce roca, "pare che tu voglia giocare sul serio."

Mi fece entrare e io seguii come ipnotizzato, mentre il profumo dolciastro del suo profumo si mescolava all'odore del cuoio del divano. Le mie mani erano sudate e il cuore batteva così forte che temevo potesse sentirlo. "È... è la prima volta per me," borbottai, fissando il pavimento. Samantha rise, un suono caldo e carnale, mentre mi sollevava il mento con un dito. "Lo immaginavo," sussurrò, "ma non preoccuparti. Ti guiderò io."

La stanza era illuminata da luci soffuse, che creavano ombre sinuose sulle pareti. Mentre mi spingeva delicatamente sul divano, sentii le sue unghie lunghe scivolare sotto la mia maglietta, strappandomi un brivido. "Vediamo cosa nascondi qui," mormorò, aprendo i bottoni con una lentezza calcolata. Il mio respiro si fece affannoso quando la sua mano, fresca e sicura, mi sfiorò l'addome.

Avevo sognato quell'istante per anni, fin da quando, adolescente, avevo trovato per caso un video porno con un trans. La curiosità si era trasformata in ossessione, poi in vergogna, e infine in un desiderio soffocante che non riuscivo più a ignorare. Samantha sembrava capirlo, perché mentre mi liberava dai vestiti, i suoi occhi scuri scrutavano ogni mio tic, ogni mio spasimo, come se stesse leggendo un libro aperto. "Ti piace essere vulnerabile, vero?" sussurrò, mentre il suo corpo si incastrava contro il mio.

Sentii il suo cazzo crescere ancora, premendo contro la mia coscia come un'ombra minacciosa eppure così invitante. Era caldo, pulsante, e quando lo sfiorai con le dita tremanti, mi resi conto che era più grande di quanto lo avessi immaginato. Era una bestia viva, che sembrava avere una volontà propria. Samantha rise di nuovo, questa volta più basso, quasi animalesca. "Vuoi toccarlo meglio, cucciolo?" chiese, guidando la mia mano lungo tutta la sua lunghezza. La pelle era vellutata, ma sotto sentivo vene rigide che promettevano una potenza devastante.

Mi sentii bagnato prima ancora di rendermene conto. Lo shock dell'eccitazione mi aveva fatto perdere il controllo, e quando Samantha notò la macchia scura sui miei pantaloni, i suoi occhi si illuminarono di un piacere crudele. "Oh, che vergogna," disse, scivolando in ginocchio davanti a me con una grazia innaturale. Le sue dita afferrarono l'elastico dei miei boxer, strappandomi un gemito. "Vuoi che lo accarezzi?"

La mia testa ciondolò in un "si", incapace di mentire. Lei rise, e fu l'ultimo suono chiaro prima che il mondo si riducesse a una serie di sensazioni brutali: il suo respiro caldo sulla mia pelle mentre mi denudava, lo schiocco umido delle sue labbra contro l'interno coscia, il brivido elettrico quando la punta della sua lingua trovò il mio inguine ancora tremante. Non ero pronto quando afferrò la base del suo cazzo con una mano, usando l'altra per aprirmi le natiche con uno schiaffo secco. "Respira," ordinò, e io obbedii come un soldato, sentendo la pressione crudele della sua punta contro un posto mai toccato.

Emisi un gemito, le dita che affondavano nel cuoio del divano mentre lei spingeva lentamente, fermandosi solo quando sentì la resistenza del mio corpo spezzarsi. Ogni spinta delle dita era una rivelazione di vergogna e piacere, la sua mole su di me che mi schiacciava. Il mio cazzo, durissimo, sbatté contro il mio stomaco con una scia umida.

"Guarda come ti muovi già da puttana," grugnì Samantha, afferrandomi i fianchi con le unghie che promettevano lividi. Il suo corpo sudato luccicava nella luce ambra, i muscoli del ventre che si contraevano mentre mi penetrava con lunghe, deliberate inquadrature. Sentivo ogni centimetro di lei, ogni pulsazione, ogni vena che sembrava scrivere il mio destino sulla carne viva. Quando una mano mi afferrò i capelli costringendomi a inarcare la schiena, gemetti come un animale ferito, la voce rotta dall'umiliazione e da un piacere così acuto da farmi vedere stelle.

Mi mise pancia in giù con due cuscini sotto di me, mi spalmò del gel sul culetto e sul suo enorme membro. Immaginai di essere una sposa la prima notte di nozze. Mi piaceva sentirmi femmina in attesa di essere deflorata dal mio uomo che a breve mi avrebbe montata come una cavalla.

Si sistemo dietro di me. "Ecco, così," ansimò, iniziando a penetrarmi lentamente ma con decisione, poi, accelerando il ritmo, con un colpo secco che mi fece urlare. La punta del suo cazzo mi penetrò interamene, ma il dolore si trasformò subito in qualcosa di più profondo: una resa totale, la realizzazione che questo era ciò che avevo sempre voluto senza avere il coraggio di ammetterlo. Le mie dita si aggrapparono ai suoi polsi, incapaci di decidere se respingere o attirare, mentre nella mia testa rimbalzava un solo pensiero: Finalmente, finalmente, questa sono io. Ora sono una femmina, una puttana

Samantha lo percepì - quel momento in cui la resistenza diventava complicità. Con un ghigno feroce, lo tolse nuovamente fuori afferrandomi i fianchi con tale forza che sentii i lividi formarsi all'istante. "Adesso vediamo quanto sei brava a fare la troietta," ringhiò, sputandosi nella mano prima di strofinare la saliva lungo la sua asta già lucida.

Indirizzò nuovamente il cazzo verso mio buco e iniziò a spingere, Il primo colpo pieno mi soffocò il grido nel petto. Era come se il mio corpo si spezzasse in due, ma poi - oh Dio - poi veniva l'onda di calore che saliva dalla radice delle mie viscere, facendo tremare le mie gambe divaricate. Le unghie di Samantha mi scavavano nella carne mentre mi montava con movimenti da stallone, ogni spinta accompagnata da uno schiaffo sonoro sulle mie natiche che scottavano.

"Così, cucciolo, prendilo tutto," mi sibilò all'orecchio, la voce roca di piacere. Sentivo il suo sudore cadermi sulla schiena mentre il suo ritmo diventava più selvaggio, il cazzo che mi lacerava e ricuciva con una precisione crudele. Nonostante il dolore, il mio membro oscillava tra le cosce, durissimo, perdendo fili di sperma sul pavimento. "Puttanella nata," rise Samantha afferrandomi i capelli, "lo sapevo che ti sarebbe piaciuto."

Il mio corpo reagiva senza il mio controllo, le anche che sobbalzavano incontro alle sue spinte come se avessero trovato il loro scopo. Ogni gemito che mi strappava era più acuto del precedente, una vergogna che alimentava il fuoco nella pancia. Le mie dita cercavano disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi mentre lei mi martellava, trovando solo il tappeto bagnato sotto di me.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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