Con un gesto rapido, Marta si voltò sul tavolo ancora ansimante e afferrò il cazzo sporco di Marco tra le labbra gonfie, la lingua che subito iniziò a raccogliere le gocce residue di sperma con movimenti circolari attorno al glande sensibile. Giorgio osservò affascinato il modo in cui le guance di sua moglie si incavavano mentre succhiava con delicatezza, pulendo ogni traccia dalla pelle arrossata di Marco che sussultò quando la punta della lingua gli sfiorò la fessura. "Non perdere niente, puttana," sussurrò Marco spingendole la testa più avanti, facendole accogliere ancora una volta la punta nella gola mentre lei deglutiva con un gemito roco.
Le lasagne fumanti sul fornello avevano formato una crosticina dorata mentre i tre si accasciavano sul divano, esausti e sudati. Marta si lasciò cadere tra i due uomini, la schiena contro il petto di Giorgio mentre le gambe si allungavano sulle cosce di Marco. Il suo reggiseno strappato penzolava da un lato rivelando i seni coperti di segni di dita e morsi, mentre le giarrettiere rotte scricchiolavano ogni volta che muoveva i piedi ancora infilati nei tacchi a spillo. "Fame?" chiese Marco con un ghigno, passando una mano sulla pancia piatta di Marta prima di pizzicarle il capezzolo indolenzito, facendole emettere un sussulto che fece vibrare entrambi i corpi maschili contro il suo.
Giorgio raggiunse il piatto di lasagne fumanti sul tavolino basso, il movimento facendo trasalire Marta quando il suo cazzo sfiorò la sua schiena ancora sensibile. "Mangia," sussorò porgendole una forchettata di pasta che colava formaggio, la mano che tremava leggermente mentre la portava alle labbra sformate di Marta. Lei accolse il boccone con un gemito di piacere, la lingua che scivolò lungo le labbra per raccogliere una goccia di sugo mentre gli occhi socchiusi fissavano Marco che si stava versando un bicchiere di vino con l'altra mano libera infilata tra le sue cosce. Il contrasto tra il calore del pasto e la freschezza del vino che Marco le fece scorrere in bocca subito dopo la fece fremere, la forchetta che tintinnò contro il piatto quando le sue dita si contrassero involontariamente.
Marco si chinò tra loro con un ghigno, il bicchiere che oscillava pericolosamente mentre sfiorava con le labbra il capezzolo indolenzito di Marta attraverso il reggiseno strappato. "Meglio del ristorante, eh?" rise contro la sua pelle, la lingua che catturò una goccia di sugo sfuggita dall'angolo della sua bocca prima di passarla a Giorgio con un bacio umido. Marta osservò i due uomini scambiarsi il sapore di pomodoro e basilico mescolato al sale della sua pelle, le gambe che si strinsero attorno alla coscia di Marco quando sentì la sua mano scivolare più in alto lungo la sua coscia interna ancora tremante.
Il formaggio filante si attorcigliò attorno alla forchetta quando Giorgio la sollevò di nuovo, ma questa volta fu Marco ad afferrare il polso per guidare il boccone verso le proprie labbra invece che a Marta. "Condivisione," sussurrò con voce roca mentre masticava lentamente, gli occhi che non lasciavano quelli di Giorgio mentre la mano sinistra premeva Marta più saldamente contro il petto del marito. Lei sentì il cazzo di Giorgio ridestarsi contro la sua schiena nello stesso momento in cui le dita di Marco affondavano di nuovo tra le sue cosce ancora aperte, le unghie che graffiavano la pelle sensibile mentre raccoglievano tracce di lubrificante e sperma residuo.
"Voglio il dessert," ansimò Marta spingendo indietro i fianchi contro le dita invasive, la forchetta che le scivolò di mano quando Marco improvvisamente le pizzicò il clitoride gonfio tra pollice e indice. Il piatto di lasagne rovesciò metà del contenuto sul tavolino quando lei si contorse, il formaggio che colò lungo il bordo per atterrare con uno schiaffo umido sulla coscia nuda di Marco. Lui rise basso, le labbra ancora untuose di sugo, e si chinò per pulire il disordine con la lingua in un movimento lento che fece rabbrividire Giorgio. Marta osservò la scena con gli occhi semichiusi, la mano che si insinuò dietro di sé per afferrare il cazzo di Giorgio mentre Marco leccava via ogni traccia di cibo dalla sua pelle.
Il sapore delle erbe aromatiche si mescolò al metallo del sudore quando Marco afferrò il bicchiere di vino per versarne un sorso tra i seni scoperti di Marta. "Mangia," ordinò mentre il liquido rosso scivolava lungo il solco tra i suoi seni, seguendone il percorso con la lingua fino a catturare il capezzolo indurito tra i denti. Giorgio emise un gemito quando sentì Marta contrarsi attorno alle sue dita che nel frattempo le avevano riempito il culo ancora aperto, il calore umido che avvolgeva le sue nocche mentre lei si muoveva al ritmo della bocca di Marco sui suoi seni. La lampada a sospensione oscillava sopra di loro, proiettando ombre danzanti sui corpi intrecciati.
Il profumo delle lasagne dimenticate si mescolò all'odore acre del sesso quando Marco strappò un boccone di pasta con le dita, lasciando fili di formaggio che si allungavano tra il piatto e la bocca socchiusa di Marta. "Condivisione," sussurrò infilandole il pezzo di pasta tra i denti, le dita che le sporcarono il mento di sugo prima di pulirlo con un passaggio lento del pollice che lei succhiò avidamente. Il rumore era quello di un bacio umido moltiplicato per tre, con Giorgio che si chinava a raccogliere le gocce di salsa dalla clavicola di Marta mentre Marco le apriva le cosce con un ginocchio per riaffondarvi le dita ancora sporche di olio.
La forchetta cadde con un tintinnio quando Marta si contorse sotto le attenzioni incrociate, il reggiseno strappato che oscillava al ritmo del respiro affannoso mentre i due uomini la nutrivano a turno. Marco le infilò un pezzo di melanzana grigliata tra le labbra gonfie, seguendolo immediatamente con due dita che lei leccò con languore mentre Giorgio massaggiava i suoi capezzoli indolenziti con gocce di vino rosso. "Più," ansimò Marta spalancando la bocca come un uccellino, le cosce che si strinsero attorno alla mano di Marco quando lui rispose infilandole in gola un boccone di pasta così caldo da farle lacrimare gli occhi.
Giorgio osservò affascinato il riflesso distorto della moglie nel piatto di portata d'argento - capelli biondi arruffati, mascella che lavorava freneticamente mentre deglutiva, le vene del collo che pulsavano mentre il piede destro batteva un ritmo impazzito contro la coscia di Marco. "Guarda come trema," sussurrò Marco pizzicandole l'interno coscia proprio dove la giarrettiera aveva lasciato un segno rosso, facendole spalancare le gambe con uno scatto involontario che rovesciò il bicchiere di vino sul divano.
Il liquido rubino colò lungo la pelle dorata di Marta come sangue, raggiungendo il punto dove le dita di Giorgio le penetravano ancora il culo rilassato. "Puliscimi," ordinò Marco premendole due dita contro le labbra ancora unte di sugo, e Marta obbedì succhiandole con una voracità che fece gemere entrambi gli uomini. Giorgio sentì le contrazioni ritmiche del suo sfintere attorno alle proprie dita intensificarsi mentre la lingua di Marta scavava tra le nocche di Marco con movimenti da gatto affamato.
Il tavolino cigolò quando Marco si alzò bruscamente, rovesciando il piatto delle lasagne sul tappeto mentre afferrava Marta per le ascelle trascinandola a terra. Le piastrelle fredde contrastavano con il calore dei loro corpi quando la distese supina, le gambe aperte a forchetta sopra le spalle di Giorgio che ancora le tastava il culo molle. Marco si inginocchiò tra le sue cosce tremanti e senza preavviso le affondò la faccia nella figa ancora gonfia, le labbra che si serrarono attorno al clitoride con una pressione che la fece urlare contro il soffitto.
Giorgio osservò il riflesso di sua moglie nello specchio sopra il divano - pupille dilatate, mascella che si apriva e chiudeva come un pesce fuor d'acqua mentre Marco alternava linguettate rapide a pressioni prolungate che le sollevavano il bacino dal pavimento. Le unghie rosse di Marta graffiarono i ciuffi del tappeto persiano quando Marco le inserì due dita nella fica già colante, il suono umido che si mescolava ai gemiti rotti che uscivano dalla sua gola. "Dio come trema," borbottò Marco sollevando la bocza lustra per guardare Giorgio, "senti come si contrae."
