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Un bel sogno
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Racconto35 min di lettura

Un bel sogno

Marta sogna di scopare con un amico del marito

Anna Bolerani
10 mesi fa · 1.2k letture · 1

Marco si era alzato in piedi, il bicchiere finalmente posato sul tavolo, i passi che risuonavano sul pavimento mentre si avvicinava alla scena. Si fermò dietro Marta, le mani che le cinsero i fianchi mentre osservava la bocca di lei che lavorava su Giorgio con una devozione che lo fece ridacchiare. "Madonna, sembra che ti stia confessando," disse Marco, le dita che si insinuarono sotto le bretelle delle giarrettiere di Marta, seguendo il percorso di seta nera che tagliava la sua pelle.

Giorgio sentì il respiro di Marta accelerare contro la sua pelle, il caldo umido che si intensificava quando Marco le afferrò i capelli e la spinse più giù, più veloce. Le unghie rosse gli graffiarono le cosce, un avvertimento e una promessa insieme, mentre la lingua di Marta si insinuava sotto il frenulo con una pressione che gli fece contrarre lo stomaco. "Eccolo che sta per esplodere," rise Marco, la voce roca mentre seguiva il ritmo delle spalle di Marta che si muovevano avanti e indietro tra le sue gambe.

Una mano di Marco si insinuò sotto il reggiseno di Marta, le dita che affondarono nella carne morbida con una pressione che fece gemere Giorgio quasi quanto il movimento della bocca di sua moglie. Vide le unghie di Marco segnare la pelle di Marta, lasciare striature rosse che si confondevano con le giarrettiere. "Guarda come ti guarda mentre ti succhia," sussurrò Marco, spingendo la faccia di Marta ancora più vicina all'inguine di Giorgio, "come se volesse ricordarsi ogni centimetro per quando sarai ancora più duro dopo che le avrò riempito il culo."

Marta rispose con un gorgoglio, le labbra che si staccarono solo per lasciare spazio alla lingua che gli leccava la punta con movimenti rapidi e circolari, proprio come faceva quando voleva farlo venire più in fretta. Ma questa volta aggiunse qualcosa - una pressione dei denti leggera, appena percettibile, che non aveva mai usato con lui. Giorgio sentì un brivido salirgli lungo la schiena mentre osservava Marco che ora accarezzava i capelli di Marta, guidandola con una mano mentre con l'altra si slacciava di nuovo i pantaloni.

"Dai, fallo godere anche lui," borbottò Marco, le dita che si intrecciavano nei capelli biondi di Marta mentre la spingeva su e giù con un ritmo che faceva schioccare le sue labbra ad ogni discesa. Giorgio vide il riflesso di se stesso nello specchio del credenza - la bocca semiaperta, gli occhi vitrei, le mani che affondavano nella poltrona mentre il corpo si irrigidiva sotto il movimento abile di sua moglie. Il calore umido di Marta lo avvolse completamente quando lei si lasciò andare in avanti, permettendogli di sfiorarle la gola con la punta del cazzo in un modo che lo fece gemere.

"Come sei duro, amore," sussurrò Marta ritraendosi appena, il rossetto sfatto che le macchiava il mento mentre si passava la lingua sul labbro inferiore. Le unghie rosse gli scivolarono lungo le cosce per afferrare i suoi testicoli in una stretta che sapeva essere perfetta - abbastanza forte da farlo contorcere, ma mai abbastanza da fargli male.

Giorgio sentì il rumore della cerniera di Marco aprirsi di nuovo mentre l'amico si avvicinava da dietro Marta, la cintura che tintinnò contro il pavimento di legno. "Vuoi un secondo sapore?" le sussurrò Marco premendo il proprio cazzo ancora umido contro le labbra di Marta, che accolse la punta con un gemito gutturale. Ma fu solo un attimo - la bocca di tornò subito su Giorgio con una voracità che lo fece contorcere sulla sedia.

"Sborrami in bocca anche tu," implorò Marta guardandolo con gli occhi lucidi e le labbra gonfie, la voce roca dal continuo movimento. "Voglio il tuo sperma mescolato al suo." Le sue dita strisciarono più veloci lungo l'asta mentre la lingua punteggiava freneticamente la fessura già sudata. Marco si accovacciò accanto a lei, la mano che affondava nei capelli di entrambi mentre osservava la scena con un ghigno da predatore.

Giorgio sentì il nodo in gola sciogliersi in un gemito quando Marta accelerò il ritmo, alternando succhiate profonde a leccate rapide sotto il glande, proprio come gli piaceva. Ma c'era qualcosa di diverso - il modo in cui Marco fissava la sua bocca, le dita che si intrecciavano nei suoi capelli guidandola, il gemito roco di Marta ogni volta che il cazzo dello sconosciuto le sfiorava la guancia.

"Fallo, riempimi," ansimò Marta staccandosi per un secondo, il rossetto completamente sparso, la saliva che le colava lungo il mento mescolata al precum di entrambi gli uomini. Le unghie rosse affondarono nelle cosce di Giorgio quando Marco la spinse di nuovo verso di lui con una mano nella chioma bionda. Il sapore metallico del sesso altrui sulla lingua di sua moglie gli fece perdere il controllo.

Giorgio scaraventò la testa all'indietro contro lo schienale della sedia quando venne, un gemito strozzato che gli uscì dalla gola mentre le pulsazioni lo scuotevano tutto. Marta deglutì avidamente, gli occhi socchiusi che fissavano il viso distorto del marito mentre il suo collo si muoveva a piccoli sussulti ritmici. Marco osservava rapito il liquido bianco che sfuggiva dagli angoli delle labbra strette di Marta, le dita che le tiravano i capelli per tenerla ferma mentre Giorgio le riempiva la bocca.

"Ecco, prendilo tutto," sussurrò Marco con voce roca, le unghie che affondarono nel cuoio della sedia mentre guardava la gola di Marta contrarsi ad ogni ondata. Un filo di sperma le colò lungo il mento, mescolandosi al rossetto sfatto . Marta non staccò le labbra nemmeno quando Giorgio iniziò a ritrarsi, succhiando delicatamente la punta sensibile per estrarre fino all'ultima goccia con un rumore umido che fece rabbrividire entrambi gli uomini.

Marco le accarezzò la guancia sporca con il pollice, poi glielo infilò in bocca senza preavviso. Marta lo succhiò con lo stesso languore con cui aveva fatto pochi secondi prima, gli occhi che sfidavano Giorgio attraverso le ciglia abbassate mentre il sapore di entrambi gli uomini le riempiva la bocca. "Che brava mogliettina," rise Marco estraendo il dito bagnato con un pop teatrale, passandolo poi sulle labbra di Giorgio che leccò senza esitazione, il sapore salato di sua moglie e di Marco che gli esplose sulle papille.

Marta si alzò con un sussulto delle giarrettiere, la seta nera che scricchiolava contro la pelle sudata mentre passava una mano sull'abito arrotolato alle cosce. Le punte dei suoi tacchi affondarono nel tappeto mentre si spostava verso Marco, la mano che già scivolava dentro i suoi pantaloni per afferrare di nuovo il cazzo semirigido. "Non è finita, vero?" sussurrò contro il suo collo, le unghie rosse che graffiavano l'interno coscia mentre sentiva la carne risvegliarsi tra le sue dita.

Giorgio osservò dalla sedia, i pantaloni ancora aperti, il respiro che gli usciva a scatti mentre seguiva il movimento delle spalle di Marta che si abbassavano di nuovo. Ma questa volta Marco la fermò con un gesto brusco, le mani che le afferrarono i fianchi per sollevarla sul tavolo con un colpo secco che fece tremare i bicchieri. "Voglio assaggiarti," ringhiò mentre le strappava via il tanga con uno strappo che fece sussultare Marta, il tessuto che si frantumò tra le sue dita come carta velina.

Il primo strato di sugo per le lasagne aveva appena iniziato a bollire quando Marco spinse Marta all'indietro sulla tovaglia, le ginocchia che le spalancarono le cosce mentre si inginocchiava tra di esse con l'avidità di un affamato. Giorgio vide la lingua larga di Marco scivolare lungo tutto il percorso in un colpo solo, dalle pieghe ancora strette fino al clitoride gonfio, e Marta si arcò con un urlo che non sembrava appartenere alla moglie pudica che gli faceva le spedizioni il mercoledì mattina.

"Così bagnata per me già?" fecero vibrare le labbra di Marco contro la sua pelle, le dita che allargavano di più le pieghe mentre la lingua affilata vi si insinuava dentro con movimenti da serpente. Marta afferrò la tovaglia a pugni, i bicchieri che oscillavano pericolosamente mentre cercava di non scivolare via dal tavolo sotto l'assalto. Il rumore era quello di un bacio moltiplicato per dieci, umido e squisitamente volgare, e Giorgio riconobbe quel suono - era lo stesso che faceva quando le leccava la figa dopo una lite.

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