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Un bel sogno
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Racconto35 min di lettura

Un bel sogno

Marta sogna di scopare con un amico del marito

Anna Bolerani
10 mesi fa · 1.2k letture · 1

Giorgio fischiettava mentre sistemava il tavolo da pranzo, spostando i piatti con un'attenzione eccessiva. Il tovagliolo sotto la forchetta doveva essere piegato esattamente a metà, né un millimetro più su né più giù. "Stai facendo il militare o prepari la cena?" gli disse Marta, passandogli accanto con una bottiglia di vino.

Lei indossava solo una vestaglia di seta sottile, lasciata aperta abbastanza da mostrare il bordo del reggiseno nero che sapeva gli piaceva. Giorgio la osservò mentre versava il vino, fingendo di non notare come il tessuto scivolasse sul suo fianco. "È solo un amico che viene a cena," borbottò, aggiustandosi i pantaloni. "Niente di speciale."

"Niente di speciale?" ribatte Marta " Tanto lo so perché l'hai inviato..."

Il campanello suonò prima che Giorgio potesse ribattere. Marta si asciugò le mani sul grembiule, poi lo slacciò con un gesto esagerato, lasciandolo cadere sulla sedia. "Tienilo lì per me," sussurrò, sfiorandogli la nuca mentre si dirigeva verso l'ingresso. L'odore del suo profumo si mescolava all'aglio che friggeva in cucina.

"Marco, che piacere!" La voce di Marta si fece più acuta del solito, quella tonalità che usava solo quando voleva essere sentita dalle stanze vicine. Giorgio rimase immobile, le dita che tamburellavano sul bordo del tavolo. Sentì il rumore dei baci sulle guance, uno, due, tre, come si usa al Sud.

SUMMARY^1: Giorgio prepara meticolosamente la cena mentre Marta si muove provocante in vestaglia di seta. Quando arriva l'amico Marco, i convenevoli tra lui e Marta sembrano subito troppo intimi, lasciando Giorgio teso mentre osserva dall'altra stanza.

Quando Marco entrò in cucina, portava ancora tracce del rossetto di Marta sulla camicia azzurra. "Giorgio, vecchio mio!" Gli tese una mano che sapeva di sigarette e colonia troppo forte. Giorgio lo strinse, notando come lo sguardo dell'amico scivolasse già verso Marta, che si era appoggiata al lavello con le braccia incrociate sotto il seno. "Ho portato del Barolo," disse Marco, estraendo una bottiglia dalla borsa. "Quello che piace a te." Ma guardava lei mentre lo diceva.

Marta prese il vino con le dita che Giorgio. "Lo stappo subito," annunciò, voltandosi verso il cassetto dei tappi con un'oscillazione dei fianchi che fece scricchiolare i pantaloni di Marco. Giorgio abbassò gli occhi sul piatto davanti a sé, dove il coltello rifletteva l'immagine distorta di sua moglie che si chinava.

Marco si sistemò sulla sedia di fronte a Giorgio. "Quanto tempo," disse, accarezzandosi la barba di tre giorni mentre osservava Marta armeggiare con il cavatappi. "Marta, vero? Giorgio mi parla sempre di te." Il silenzio che seguì fu rotto solo dal suono del tappo che saltava.

Marta versò il vino, e Giorgio notò come il bicchiere di Marco si riempisse un dito più del suo. Quando si chinò per servirlo, la scollatura della vestaglia si aprì ulteriormente, lasciando intravedere il reggiseno push-up che sollevava i suoi seni come un'offerta. "Assaggia," gli disse, avvicinandosi così tanto che il profumo di muschio e vaniglia avvolse anche Giorgio. Marco bevve un sorso senza staccarle gli occhi di dosso. "Buonissimo," commentò, leccandosi le labbra più del necessario.

Marta posò la bottiglia sul tavolo con un tonfo che sembrò troppo forte, poi si sedette tra i due uomini, lasciando scivolare una coscia nuda contro quella di Giorgio. "Raccontaci qualcosa di te, Marco," disse, appoggiandosi in avanti col seno che sfiorò il bordo del tavolo.

Marco allungò un braccio sul dietro della sedia di Marta, le dita che giocherellavano con un ricciolo sfuggito dalla sua crocchia. "Cosa vuoi sapere?" La voce era diventata più roca, mentre con l'altra mano rigirava il bicchiere di vino facendo luccicare il liquido contro la luce del lampadario. Giorgio osservò una goccia scendere lungo il collo del bicchiere e fermarsi proprio dove le labbra di Marco l'avrebbero raggiunta.

Marta ridacchiò, il suono troppo acuto, finto, quello che faceva sempre quando voleva sembrare spensierata. "Dai, so che lavori in quel nuovo locale in centro," disse, accavallando le gambe lentamente, la vestaglia che si apriva fino a mostrare la giarrettiera nera. Giorgio deglutì secco, ricordandosi di avergliela allacciata quella mattina, i pollici che le erano scivolati sotto le cosce mentre lei si appoggiava al comò.

Marco seguì il movimento con gli occhi lucidi, il vino che gli aveva già colorato le guance. "Ah, il Paradise," rispose, abbassando la mano dalla sedia per posarla sul ginocchio di Marta con una naturalezza che fece contrarre lo stomaco a Giorgio.

Marta non si scompose e non si spostò lasciando che Marco tenesse la mano sul ginocchio. "Ma stasera preferisco parlare di altro." Le dita di Marco strisciarono verso l'interno della sua coscia, mentre con l'altra mano versava altro vino nel bicchiere di Marta, colmandolo fino all'orlo.

Giorgio sentì il sudore scendergli lungo la schiena, la cravatta che improvvisamente gli stringeva troppo. "Marta stava preparando le lasagne," disse in tono piatto, indicando il forno acceso dove si intravedeva la teglia attraverso lo sportello. Ma Marta scosse la testa, i riccioli biondi che le sfioravano le spalle. "Possiamo riscaldarle dopo," sussurrò, posando la mano su quella di Marco che ora accarezzava la sua pelle scoperta sopra la giarrettiera.

Il gemito del vino che veniva versato ancora riempì il silenzio pesante. Giorgio seguì il filo rosso che scorreva nel bicchiere di Marco, troppo pieno, che rischiò di traboccare quando Marta si alzò in piedi con un movimento fluido. La vestaglia le si aprì completamente su un lato, rivelando il reggiseno nero che stringeva la sua carne come un secondo paio di mani. Marco deglutì rumorosamente, gli occhi che non riuscivano a decidere se guardare il seno o la striscia di pelle tra le giarrettiere.

"Mi sembri un po' teso," mormorò Marta, avvicinandosi a Marco da dietro. Le sue mani gli cinsero le spalle, le dita che affondavano nella stoffa della camicia mentre le unghie rosse disegnavano cerchi invisibili. Giorgio osservò il riflesso distorto nel coltello: sua moglie che chinava il viso verso il collo di Marco, i capelli che nascondevano il punto in cui le labbra toccavano la pelle.

Il suono della zip che si abbassava sembrò esplodere nella stanza. Marco si era allargato ancora di più sulle gambe, i pantaloni che ora gli cadevano sui fianchi mentre le mani di Marta scendevano lungo il suo petto. "Posso?" chiese a Giorgio con una voce che non era più una domanda. Lui annuì, le labbra secche. impaziente di vedere quello che la moglie avrebbe fatto subito dopo.

La vestaglia di Marta scivolò sul pavimento con un fruscio di seta. Rimase in piedi tra i due uomini, illuminata dalla luce calda della cucina, solo con il reggiseno e le giarrettiere che tagliavano la sua pelle come ombre. Marco le afferrò un polso e lo guidò dentro i suoi calzoni, facendole sentire il calore che già pulsava sotto il cotone. Marta emise un piccolo gemito, fingendo sorpresa, ma Giorgio sapeva che quel suono a metà tra lo stupore e il desiderio era la stessa cosa che faceva quando lui le sfilava le mutandine la domenica mattina.

"Ehi, non vorrai che la cena si freddi," disse Giorgio, ma la sua voce era troppo debole per essere un vero rimprovero. Intanto osservava Marta che si lasciava cadere in ginocchio tra le gambe di Marco, le mani che già lavoravano sulla cintura con una pratica che non aveva mai mostrato con lui. Il tintinnio dei metalli che si sfilavano sembrò un campanello per qualcosa che stava per iniziare, qualcosa che Giorgio aveva immaginato così tante volte masturbandosi da solo in bagno.

Marco lasciò sfuggire un gemito quando Marta finalmente scoprì la sua erezione, che sprangò fuori dai boxer con una violenza quasi comica. Giorgio si morse il labbro inferiore mentre osservava sua moglie avvolgere le dita attorno a quella pelle lucida e tesa, il pollice che giocherellava con la testa già umida. "Sembri già pronto," sussurrò lei, prima di chinarsi e lasciare la prima scia di rossetto lungo l'asta. L'odore del sesso maschile si mescolò al profumo di Marta, creando un aroma che fece pulsare le tempie di Giorgio.

Marco affondò le dita nei capelli di Marta con troppa forza, strappandole qualche ciocca dalla crocchia mentre lei iniziava a muovere la bocca su di lui con un ritmo lento e teatrale. Giorgio riconobbe quella tecnica - le stesse pause esagerate che usava con lui quando voleva farlo impazzire - ma mai l'aveva vista applicata con tale devozione su un altro uomo. Il rumore umido delle labbra che scivolavano, il gorgoglio quando Marco le spinse più giù, il suono delle unghie rosse che graffiavano le cosce muscolose dell'uomo; tutto sembrava amplificato nella cucina silenziosa.

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