Noemi

MANDREKINO
2 hours ago

NOEMI

L'afa estiva si appiccicava alla pelle come un sudario, un presagio silenzioso. Noemi, undici anni appena compiuti, si trovava intrappolata tra le lenzuola sudate di un appartamento minuscolo, un unico letto matrimoniale, scelto da papà per "risparmiare". Il mare gorgogliava oltre la finestra aperta, un suono che normalmente la cullava, ma che ora sembrava un lamento lontano. Era l'estate tra la prima e la seconda media, un confine invisibile che avrebbe segnato la fine dell'infanzia.

          Le prime notti scivolarono via, indistinguibili le une dalle altre. Corpi vicini, calore, il respiro regolare di papà che le solleticava la nuca. Poi, la terza notte, un risveglio brusco. Un'umidità inattesa le bagnava le cosce, una sensazione vischiosa e calda. Si contorse, un groppo in gola. La sua mutandina, un piccolo pezzo di cotone, era fradicia. Un imbarazzo rovente le salì alle guance, tingendole la pelle nell'oscurità della stanza. Sfilò il capo intimo, nascondendolo in fondo al borsone, un segreto muto tra lei e la notte.

          Il quarto giorno, una macchia le imbrattava il reggiseno da poco indossato, un odore dolciastro e appiccicoso le pungeva le narici. Papà, notando il suo disagio, le passò una mano tra i capelli.

          "Sudore, tesoro," le disse, la voce roca dal sonno. "Fa un caldo cane qui."

          Ma Noemi sapeva. Non era sudore. Le gocce, dense e lattiginose, le sembravano diverse, più dense, più… vive. Un'ansia sottile le strinse lo stomaco, ma anche una strana curiosità, un formicolio in luoghi che non sapeva nemmeno di possedere.

          La sesta notte, il caldo era insopportabile. Si rigirò, le gambe incrociate, cercando sollievo. Il corpo di papà si mosse, un sospiro profondo le accarezzò il collo. Poi, una mano le sfiorò la coscia, leggera, quasi accidentale. Un brivido la percorse. La mano scivolò più su, tra le gambe, il pollice le accarezzò il monte di Venere. Un calore inatteso, un fremito sconosciuto. La mano si fece più audace, le dita si aprirono, la pelle umida si schiuse sotto la sua pressione delicata. Una lingua calda e umida, poi, le solleticò il clitoride, un tocco inaspettato che le fece inarcare la schiena, un gemito strozzato che le morì in gola. Papà la leccava, senza pudore, con una lentezza che le faceva tremare ogni fibra del corpo. I suoi fianchi si alzarono, spingendo contro quella bocca che le dava un piacere così nuovo, così intenso. Sussurri, ansimi, il respiro affannoso di papà che si mischiava al suo. Il piacere si accumulava, un'onda crescente, fino a esplodere in un orgasmo violento, un fremito che le scosse tutto il corpo.

          "Ti ho vista agitata," la voce di papà era un sussurro caldo contro il suo interno coscia. "Volevo farti rilassare."

          Non le chiese nulla, non fece domande. E così, senza parlarne, la notte successiva, la scena si ripeté. Questa volta, lei era nuda, la pelle esposta, desiderosa. Il suo corpo si muoveva da solo, istintivamente, cercando quel piacere che l'aveva travolta.

          L'ultima notte al mare, l'aria era salmastra e pesante. Dopo l'ennesimo orgasmo, un gusto acre, metallico, le rimase in bocca. Una sensazione di sporco le si attaccò al viso, ma il ricordo del piacere era più forte. La mattina dopo, tornarono a casa, la valigia piena di sabbia e di segreti.

          I weekend con papà divennero un appuntamento fisso, un'attesa febbrile. La prima sera, tornati a casa, Noemi si strinse a lui sul divano, il cuore che batteva all'impazzata.

          "Papà," gli chiese, la voce quasi un sussurro. "Possiamo dormire di nuovo insieme?"

          Lui la guardò, un sorriso enigmatico sulle labbra.

          "Certo, tesoro."

          Quella notte, le lenzuola fresche del suo letto l'accolsero. Si spogliarono, entrambi. La pelle nuda di papà contro la sua, un calore familiare e allo stesso tempo estraneo. Le sue mani le accarezzarono il corpo, disegnando percorsi che ormai conosceva a memoria. Il suo clitoride pulsava, una piccola gemma di desiderio. Lui scese, la bocca calda che le cercava il sesso, la lingua che le esplorava le pieghe umide. Gemiti, ansimi, il piacere che la travolgeva di nuovo, più forte, più profondo.

          Dopo l'orgasmo, mentre il respiro di entrambi si placava, lui le prese la mano, guidandola.

          "Vuoi toccare il mio cazzo?" le chiese, la voce roca.

          Noemi sentì il calore e la morbidezza della pelle, la consistenza turgida del pene che le pulsava tra le dita. Lui le mostrò come accarezzarlo, come stringerlo. Il suo sesso si gonfiò sotto il suo tocco, e un fiotto di liquido caldo le schizzò sulla pancia. Un odore forte, pungente, le riempì le narici. La curiosità la spinse ad assaggiarlo. Lo stesso sapore metallico, la stessa consistenza lattiginosa che aveva sentito prima.

          Quei weekend divennero un rituale, un'adorazione segreta. Lui le mostrava video, le insegnava, la guidava in un mondo di sensazioni sconosciute.

          "Così," le diceva, le sue dita che le accarezzavano il clitoride, "così si sente il vero piacere."

          I bocchini divennero la sua specialità. Sapeva come prenderlo in bocca, come succhiare, come leccare la punta, come ingoiare il suo sperma. Un giorno, mentre lei era inginocchiata davanti a lui, le mani di papà le accarezzarono i capelli.

          "Vieni in braccio, tesoro."

          Si sedette sulla sedia, lei si accomodò sulle sue ginocchia, il suo cazzo turgido che le premeva contro la figa. La sensazione era nuova, un'ansia mista a eccitazione. Lui le prese i fianchi, guidandola lentamente. Il cazzo scivolò, spingendo, allargando. Un dolore acuto, poi una sensazione di pienezza, di calore. Noemi strinse gli occhi, le unghie che si conficcavano nelle spalle di papà.

          "Respira, tesoro," le sussurrò lui all'orecchio. "Lasciati andare."

          Il primo rapporto completo. Un'esplorazione, una scoperta di un piacere sconosciuto, un'intimità che andava oltre ogni limite.

          I weekend diventarono sempre più intensi. Papà, il suo maestro, la sua guida in un mondo di sensazioni. Il suo corpo, un campo di battaglia di piacere, un terreno di gioco per l'esplorazione. Il sesso, non più un tabù, ma un'esplorazione continua.

          "Vuoi provare qualcosa di nuovo?" le chiese una sera, gli occhi che brillavano di un desiderio famelico.

          Noemi sentì un nodo allo stomaco. Sapeva cosa voleva dire. Aveva visto i video. Il sesso anale. Una paura sottile le strinse il cuore, ma la curiosità era più forte.

          "Sì," rispose, la voce quasi inudibile.

          La preparazione fu lunga. Olio, massaggi, le dita di papà che le esploravano l'ano, allargando, preparando. Il dolore iniziale era acuto, ma poi si trasformava in una sensazione di pienezza, di strettezza. Quando il suo cazzo entrò, Noemi gemette, il corpo che si inarcava. Un piacere diverso, più intenso, più profondo.

          A scuola, Noemi si sentiva diversa. Le sue coetanee parlavano di ragazzi, di baci rubati, di mani che si sfioravano. Lei sentiva solo insoddisfazione. Quei ragazzi erano inesperti, frettolosi, non conoscevano il piacere, non sapevano come accarezzare, come toccare. Lei cercava qualcosa di più, qualcosa di profondo, qualcosa che solo papà poteva darle.

          Il bidello, il signor Antonio, un uomo sulla cinquantina con un sorriso sornione e occhi che indugiavano un po' troppo, iniziò a notarla. Le sue occhiate, le sue battute, un'eccitazione proibita che le scivolava addosso.

          "Hai dimenticato l'astuccio, Noemi?" le chiese un giorno, mentre lei si affrettava verso i bagni.

          La porta era aperta. Lui la seguì, chiudendo la porta alle sue spalle con un click. Noemi si sentì intrappolata, il cuore che batteva all'impazzata. Il signor Antonio le prese le mani, le sue dita ruvide che le accarezzavano i polsi.

          "Sei una bella ragazza, Noemi," le disse, la voce bassa, roca.

          Le sue mani le scivolarono sui fianchi, poi su, fino al seno. Noemi sentì un misto di paura e di eccitazione. Le sue labbra si posarono sulle sue, un bacio umido, insistente. La sua lingua le esplorò la bocca, un sapore diverso, più aspro di quello di papà. Lui si inginocchiò, le mani che le abbassavano i pantaloni, la bocca che le cercava il sesso. Un bocchino intenso, frettoloso, ma che le diede un piacere inatteso.

          La fine della scuola segnò la fine di un'epoca. Ma l'inizio di un'altra, ancora più intensa, ancora più proibita. Il rapporto con papà, sempre più forte, sempre più profondo. Un amore malato, un amore proibito, un amore che avrebbe segnato per sempre la vita di Noemi.

          Il sole estivo tornò a picchiare, ma l'aria non era più innocente. Ogni weekend, Noemi attendeva con una frenesia crescente l'arrivo di papà. La sua camera da letto, un tempo rifugio di giochi e sogni infantili, si era trasformata nel loro santuario segreto. Il profumo di papà, un misto di muschio, sudore e sperma, impregnava le lenzuola, un odore che ora per lei significava sicurezza e piacere.

          Una sera, dopo cena, mentre il televisore mormorava in sottofondo, lui le prese la mano, le dita che le accarezzavano il palmo.

          "Vieni, Noemi. Andiamo a letto." La sua voce era un invito, un ordine velato di desiderio.

          Noemi lo seguì, il cuore che batteva all'impazzata. Si spogliarono lentamente, i vestiti che scivolavano a terra come foglie morte. La pelle di papà, un po' rilassata, un po' segnata dal tempo, ma per lei era la più bella, la più familiare. Lei lo guardava, il suo corpo che rispondeva a ogni suo movimento, a ogni suo sguardo.

          Lui si sdraiò sulla schiena, le braccia aperte.

          "Vieni qui, amore mio."

          Noemi si strinse a lui, la testa appoggiata sul suo petto, il suo sesso che premeva contro il suo. Le sue mani iniziarono a esplorare, accarezzando il suo ventre, scendendo più giù, fino al monte di Venere. Il clitoride pulsava, già gonfio di desiderio. Lui gemette, le mani che le accarezzavano i capelli, poi le spalle, poi i fianchi.

          "Sei così bella, Noemi," sussurrò, la voce roca. "Così vogliosa."

          Lei si sollevò, i suoi occhi che incontravano i suoi. Il suo cazzo era già turgido, una vena pulsante sulla sua lunghezza. Noemi lo prese in mano, le dita piccole che lo avvolgevano, stringendo. Lui chiuse gli occhi, un sospiro profondo che gli sfuggì dalle labbra. Lei lo accarezzò, lo leccò, portandolo alla bocca, il sapore salmastro e dolciastro che le riempiva la gola. Succhiava, tirava, la lingua che gli esplorava il glande, il frenulo, la base. Lui ansimava, le mani che le affondavano nei capelli, guidandola.

          "Sì, così," mormorò. "Ancora, amore mio."

          Il piacere di papà era il suo piacere. Vederlo tremare, sentirlo gemere, sapere che lei era la causa di quel godimento la eccitava in modo indicibile. Lui si mosse, spingendo più a fondo nella sua bocca, e Noemi sentì il suo sperma che le riempiva la gola, caldo e denso. Inghiottì tutto, senza esitazione.

          Lui la sollevò, facendola sedere a cavalcioni su di lui, le gambe aperte, il suo sesso umido che premeva contro il suo.

          "Sei pronta, tesoro?"

          Noemi annuì, gli occhi pieni di desiderio. Lui le prese i fianchi, guidandola. Il cazzo scivolò dentro di lei, una sensazione di pienezza che le tolse il respiro. Il suo corpo si abituava, si allargava, accogliendo ogni millimetro. Le sue anche si mossero, un ritmo lento, poi più veloce. Il letto scricchiolava sotto i loro corpi, un lamento ritmico che si univa ai loro gemiti.

          "Più forte, papà," ansimò Noemi, le unghie che gli graffiavano la schiena. "Più forte."

          Lui rispose al suo desiderio, i suoi colpi si fecero più profondi, più violenti. Il suo sesso schioccava contro il suo, il rumore umido della pelle che si scontrava, i loro corpi che si univano in un'unica, frenetica danza. Il piacere si accumulava, un'onda travolgente che minacciava di inghiottirla. Noemi strinse le gambe attorno al suo bacino, spingendo contro di lui, cercando di estrarre ogni goccia di piacere.

          "Sto per venire," gemette lui, la voce quasi un ruggito.

          E poi, l'orgasmo. Un'esplosione di sensazioni, il suo corpo che si contraeva, il suo sperma caldo che le riempiva la vagina. Noemi sentì la sua stessa onda di piacere montare, più forte, più intensa, fino a farla tremare, a farle urlare. Si accasciò su di lui, il respiro affannoso, il corpo che vibrava.

          Rimasero così per un tempo indefinito, i corpi intrecciati, il sudore che li univa. Poi, lui le accarezzò i capelli.

          "Vuoi provare di dietro, amore mio?"

          Noemi sentì un brivido. La paura era ancora lì, ma il ricordo del piacere era più forte. Annuì, la testa appoggiata sulla sua spalla. Lui la girò, la fece inginocchiare, il culo in mostra. Prese l'olio, spalmando le sue dita, poi gliele infilò nell'ano, allargando, preparando. Noemi gemette, un dolore acuto, ma subito mitigato dal calore delle sue dita.

          "Respira, tesoro," le sussurrò lui. "Stai per sentire un piacere nuovo."

          Quando il suo cazzo entrò, fu una sensazione di pienezza, di stretta che le tolse il fiato. Noemi strinse i denti, le mani che si aggrappavano alle lenzuola. Lui si mosse lentamente, spingendo, tirando, il suo cazzo che le esplorava le profondità. Il dolore si trasformò in piacere, un piacere intenso, che le faceva tremare le gambe.

          "Ah, papà," ansimò, la voce quasi un pianto. "È così bello."

          Lui accelerò il ritmo, i suoi colpi più profondi, più insistenti. Il suo culo schioccava contro il suo bacino, un suono umido e carnale. Noemi si sentiva posseduta, completamente sua. Il piacere anale era diverso, più profondo, più viscerale. Sentiva il suo cazzo che le premeva contro la prostata, un punto sensibile che le faceva inarcare la schiena.

          Lui gemette, un suono profondo, gutturale. "Sto per venire, Noemi."

          E poi, l'orgasmo. Un'esplosione, il suo sperma caldo che le riempiva l'ano, una sensazione di pienezza che le tolse il respiro. Noemi si sentì venire anche lei, un orgasmo che le scosse tutto il corpo, più violento, più intenso di tutti quelli che aveva provato prima. Si accasciò, il corpo che tremava, il respiro affannoso.

          Il sesso, la passione, il piacere. Un vortice di emozioni, un viaggio senza ritorno. Noemi, la protagonista di questa storia, una storia di scoperta, di trasgressione, di amore proibito. I particolari intimi dei rapporti sessuali erano diventati la normalità. Il corpo di Noemi, un campo di battaglia di sensazioni, un terreno di gioco per il piacere. Il sesso, non più un tabù, ma un'esplorazione continua, un viaggio senza fine.   A scuola, Noemi si sentiva diversa. Le sue coetanee parlavano di ragazzi, di baci rubati, di mani che si sfioravano. Lei sentiva solo insoddisfazione. Quei ragazzi erano inesperti, frettolosi, non conoscevano il piacere, non sapevano come accarezzare, come toccare. Lei cercava qualcosa di più, qualcosa di profondo, qualcosa che solo papà poteva darle.

Generi

Argomenti