Sono Selena, una studentessa fuori sede che studia a Roma. Sono ormai fuori corso, e i miei genitori qualche giorno fa mi hanno dato una brutta notizia. Non potranno più pagarmi la retta universitaria e, soprattutto, il costoso affitto. Devo trovare una soluzione nel giro di due mesi o finirò in mezzo alla strada. Io voglio assolutamente terminare gli studi, e un giorno parlai con una mia collega di università della condizione in cui mi trovavo. Fu lì che la mia vita cambiò in maniera radicale.
«Samantha, mi dispiace, penso proprio che a breve non saremo più colleghe, dovrò abbandonare l’università» le dico, mentre facciamo una passeggiata in direzione del bar in cui più volte ci siamo ritrovate a fare gossip.
«Per quale motivo?» mi chiese, stupita.
«Non ho i soldi per rimanere qui a Roma, dovrò tornare al mio paesello oppure trovarmi un lavoro. Ma come farò a conciliare entrambe le cose? Già lo studio mi sfinisce. Avrei davvero poche ore da dedicare al lavoro, e sarebbero persino ore malpagate.»
«Questa è una bella grana…» mi disse, giunte davanti al bar.
«Non so neanche se potrò più permettermi il gelato qui. Devo iniziare a risparmiare.»
«Selena! Ma che, sei matta? Ti stai preoccupando troppo! Intanto il gelato te lo offro io. Non ti creare problemi.»
Ci sedemmo, ma avevo qualche remora, mi sentivo a disagio. In fondo però era la sola persona che potesse darmi conforto, e magari un buon consiglio. Per un attimo mi perdo nei miei pensieri, e mi rendo conto che sono fortunata ad avere un’amica come lei. La guardo, a Roma potevo fidarmi soltanto di lei, e l’avevo sempre trovata attraente, m stupiva il fatto che non avesse un ragazzo. Eppure aveva la fila dietro. Le sue gambe sode, e quel culo da urlo attraevano chiunque, persino me, che più di una volta mi ritrovavo incantata a sbirciarlo. Non sono lesbica, o almeno, quel preciso giorno non credevo di esserlo. Eppure mi era capitato di organizzarmi con Samantha per andare a mare, e in quell’occasione non facevo che sbirciare il suo seno e il suo sedere. Non so cosa mi successe quel giorno, ma tornando a casa mi toccai pensando a lei. L’orgasmo arrivò in fretta e mi lasciò spossata.
«Fai ancora palestra?» le chiesi, dandole uno sguardo veloce al sedere. Quel maledetto sedere.
«Certamente! Non potrei mai smettere!» mi rispose.
«Beata te, i tuoi genitori ti pagano anche quella! Dovrei fare attività fisica anche io, non mi sento per niente in forma!»
«In realtà è da un pezzo che non mi pagano tutto loro.»
«Sul serio? E come fai a permetterti persino la palestra, e l’affitto della tua stanza?» ero davvero molto stupita, da quello che sapevo, Samantha non lavorava.
«Non l’ho detto a nessuno perché non mi andava di approfondire, ma da un po’ di tempo faccio un certo tipo di lavoro. Selena, forse a te posso dirlo.»
«Non mi dire, Samantha, ti sei iscritta su Onlyfans?» l’avrei vista bene in webcam. Forse avrei potuto anche pagare per darle un’occhiata senza vestiti, la sua terza di seno valeva parecchio a parere mio. In quel momento mi ritrovai a riflettere su quanto fossi lesbica, o se non lo fossi affatto, forse tutte le ragazze sono un po’ attratte dal proprio sesso, soprattutto se si tratta di una bella donna. Qualcosa in Samantha di certo mi eccitava, forse proprio perché era mia amica.
«Ma che! Scherzi? Non ci penso proprio a lavorare su Onlyfans. Quello che faccio è più discreto di stare sul web, e molto più eccitante.»
«Di cosa si tratta?»
«Non so se posso parlartene. Si tratta di un lavoro in cui si fa sesso, tu non mi giudicherai, non è vero?»
«Ma no, a meno che tu non ti prostituisca.»
«Mmm… Non proprio…»
«Che significa? Parla chiaro» la spronai, esterrefatta.
«Me ne ha parlato una tipa in palestra. Mi ha vista ben messa, così ha detto lei, e mi ha reclutata per uno spettacolo. Tra poco inizierà persino una sorta di torneo.»
«Un torneo?»
«C’è un pubblico pagante, un pubblico ristretto, ma che paga benissimo. Io partecipo a dei combattimenti e vengo pagata, anche se perdo.»
La guardai stupita e confusa: «Combattimenti? Non ti ho vista mai con un solo livido…»
«Sono dei combattimenti non troppo aggressivi. Siamo soltanto donne, nessun uomo, e… Insomma, ci si diverte. Si lotta e poi si finisce per toccarsi. E il pubblico è felice.»
«Fate le lesbiche?»
«Sì… Io ho sempre avuto una certa curiosità, e anche qualche rapporto sessuale in passato con un’amica. Ma grazie a questo lavoro ho scoperto che avere rapporti con le donne non è affatto male.»
«E lo chiami lavoro?»
«Si fanno soldi facili, e si ho anche il tempo per studiare. Infatti volevo consigliartelo ma vedo che non sei interessata.»
«Non credo che faccia per me effettivamente.»
«Potresti pensarci. Ti ripeto, Selena. Non importa se perdi, ti pagano comunque.»
«Io non credo neanche di avere il fisico adatto.»
«Non è importante. Sei comunque una bella ragazza. Pensaci e fammi sapere.»
Quella sera stessa, fui di ritorno nella stanza in affitto. Per tutto il tragitto sin lì non feci altro che pensare a Samantha e a ciò che mi aveva svelato. La immaginava combattere e fare sesso con altre ragazze. Bastò quello a farmi bagnare.
Mi ritirai subito in camera e mi svestì. Mi posi di fronte allo specchio a completare il mio corpo. Non ero allenata come Samantha, ma mi potevo definire una ragazza attraente, con due tette piene e ben proporzionate. Senza quasi rendermene conto notai che i capezzoli mi si stavano inturgidendo. Iniziai a toccarmi la fica.
Dopo essermi masturbata pensando alla mia amica che partecipava a quel torneo, mi misi a letto. Pensando che non facesse affatto per me quel genere di lavoro.
Il giorno dopo scesi le scale e incontrai il proprietario dell’immobile che abita al piano di sotto. Mi salutò, ma io abbassai la testa e risposi a stento al saluto. Stavo già male al pensiero che a breve non gli avrei più potuto pagare la quota per la stanza in cui vivevo. Iniziavo già a vergognarmi di me stessa.
Mi fermai in un parco vicino casa e scoppiai a piangere. Poi presi il cellulare, decisa a far di tutto per continuare a studiare e a rimanere a Roma.
«Ciao Samantha.»
«Ehi, ciao Selena, tutto bene?»
«Ci ho pensato bene. Cosa devo fare per partecipare a quei combattimenti?»
«Oh, la principessa entra nel club. Sono sicura che ti piacerà! Vediamoci stasera al bar. Ti accompagno personalmente.»
Fui puntuale all’incontro con Samantha, e insieme ci recammo verso il luogo in cui avvenivano i combattimenti. Si trovava poco fuori città in un posto appartato, all’interno di un edificio alto.
«Noi dobbiamo scendere nei sotterranei» fece Samantha.
«È lì che avvengono i combattimenti?»
«Sì.»
Giunti in profondità scendendo alcune rampe di scale, un uomo alto e muscoloso ci fece entrare, aprendo una porta a vetri su cui era stampato un logo con su scritto “Fighting Girls”.
Samantha mi presentò a un paio di persone e agli organizzatori, che le diedero delle scartoffie da firmare e le dissero che si sarebbe divertita.
C’era tanto da leggere e avrei avuto bisogno di ore per riuscirci a capirci qualcosa.
«Ricorda che non è vincolante. Potrai smettere quando vuoi» mi disse Samantha.
Io notai le cifre a tre zeri per il compenso sui combattimenti. Quindi firmai quasi senza leggere.
Samantha poi mi accompagnò nel luogo in cui si svolgevano i combattimenti. La sua intenzione era quella di farmi vedere come si svolgevano qualora avrei accettato di partecipare.
Appena entrati nell’arena, vidi due ragazze che si rotolavano sul pavimento, afferrandosi e dimenandosi nel tentativo di darsi piacere.
«Chi viene troppe volte ha perso» mi spiegò Samantha. «Sta tutto scritto nell’informativa che hai firmato. Magari a casa leggerai meglio la tua copia.»
«Ah, tutto qui? Sembra divertente.»
«Dipende, se ti piace essere sottomessa allora ti conviene perdere.»
«Perché? Cosa succede a chi perde?»
«Lo vedrai» si limitò a dire.

