Vai al contenuto
Erotika
Corrispondenze Carnali - Capitolo 10 – Esplorazioni Sensoriali
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto25 min di lettura

Corrispondenze Carnali - Capitolo 10 – Esplorazioni Sensoriali

Roberta scopre il subspace tra bondage e privazione sensoriale con Dago e Francesca.

Dago Heron
1 anno fa · 433 letture · 0

“Usatemi…” quelle parole le erano uscite dalle labbra con un tono che era una miscela tra una supplica, una preghiera e una richiesta. Si mossero lentamente, quasi tutti avessero bisogno di riprendersi ancora un po’ da quanto successo poco prima, sia fisicamente che emotivamente.

Ma in quel lento movimento, al rallentatore come dei bradipi, le due donne si ritrovarono a baciare entrambe Dago, trasformandolo in un bacio a tre, mentre le mani di entrambe scivolarono a cercare la sua carne, il suo cazzo. Nella testa di Roberta passò nitido un pensiero: “È bello toccarglielo anche quando è così, barzotto, né molle, né duro.”

“Il BDSM non è solo sesso e dolore…” La voce di Francesca tornò decisa, un filo di acciaio avvolto in velluto. “È anche disciplina, donarsi…”

La mano della donna afferrò con decisione i capelli di Roberta, spingendola giù verso il cazzo di Dago. Roberta non temeva quel gesto; amava quella carne, la desiderava come aria. Vide Francesca impugnare il membro, accarezzarlo, puntarlo verso la sua bocca. Un missile guidato verso il bersaglio. Se lo ritrovò tutto in bocca, mentre la voce che orchestrava la sua nuova coscienza aggiungeva: ” … è cedere il controllo …”

Guidata dalla mano ferma e dalla voce di Francesca che dettava ogni movimento, succhiava quella colonna di carne sentendola crescere contro il palato, contro la lingua, invadendo spazi sempre più profondi. Quando lo giudicò abbastanza duro, Francesca glielo sfilò dalla bocca, il tempo di baciarla, invaderle la bocca con la propria lingua in un assalto che non ammetteva resistenza, prima di forzarla, con violenza misurata, a ingoiare nuovamente quel cazzo, ora più duro, più grande.

La mano la spinse fino a farle premere le labbra contro l’addome di Dago.

“Desideravi appartenere, vero?” Il tono cambiò repentinamente, scavando ottave più profonde, quasi minaccioso. “Non preoccuparti, piccola. Ora appartieni a noi! Ci appartieni fino a quando lo desideriamo noi!”

Mentre le sussurrava quelle parole nelle orecchie, obbligandola a tenere la verga di Dago così profondamente come mai prima aveva fatto, Roberta fu colta da un senso di vertigini che le annebbiava la mente. Il respiro limitato, il corpo tremava in preda a convulsioni date dallo stato di sovraeccitazione. Da un lato sentiva il bisogno primordiale di respirare mentre, dal lato opposto del suo corpo, sentiva fortissimamente la necessità di essere riempita, posseduta, abitata.

Francesca la strappò via dal cazzo con un movimento secco, e la reazione istintiva di Roberta fu quella di prendere un respiro profondo, vorace, riempiendo i polmoni che quasi le bruciarono per l’improvvisa invasione d’aria. La mano di Francesca non allentò la presa dai suoi capelli, un’ancora che la teneva sospesa tra due mondi. Subito dopo il primo grande respiro arrivarono due schiaffi, non violenti, ma acuti perché inaspettati, precisamente calibrati per risvegliare nervi già ipersensibili.

“Ti piace essere il nostro giocattolo, non è vero?” La domanda fluttuò nell’aria come profumo, retorica nella sua natura, senza necessità di risposta. Per questo Francesca la spinse nuovamente giù, guidandola ad ingoiare tutta la nerchia di Dago. Roberta fece appena in tempo a vederla ricoperta della sua stessa saliva, lucida come marmo bagnato. Per qualche alchimia misteriosa del desiderio, poteva sentirlo ancora più in profondità nella gola. L’unica spiegazione possibile era che gli fosse cresciuto il cazzo in quei trenta secondi, nutrito dall’eccitazione condivisa che saturava l’aria.

Dago, in qualche modo, si stava godendo lo spettacolo. Il suo regale augello coccolato dalla bocca di Roberta guidata magistralmente da Francesca. Aveva quasi l’impressione di stare guardando un porno, dimenticandosi di esserne protagonista. Poi il suo sguardo si posò sui due sederi che le donne gli stavano offrendo, mentre l’una obbligava l’altra a fare cose.

Il pensiero fu semplice e veloce. Allungò le due mani. La sinistra in direzione di Roberta, la destra in direzione di Francesca. La sua mente, in questa prima fase, divise il suo corpo in due parti. La parte inferiore la lasciò in mano alle due donne. La parte superiore, invece, iniziò a giocare con quello che gli avevano lasciato a portata di mano. Carezze, sculacciate, piccole esplorazioni dei buchi. In un primo momento ebbe l’impressione che le due donne non reagissero minimamente al suo tocco, e questo lo fece innervosire. Una sfida. E lui alle sfide non sapeva resistere.

Nello stesso tempo, Francesca staccava e faceva prendere fiato a quel suo nuovo giocattolo. “Quanto ti piace essere la sua succhiacazzi…” La mano sinistra non perdeva mai la presa dai suoi capelli. Decisa, ma non dolorosa. L’altra invece, aveva l’abilità di dare quei tocchi particolari, come un sapiente chef.

Uno schiaffo in faccia, che lasciò un’impronta di fuoco sulla guancia. Uno sui seni, facendoli tremare. Una strofinata alla sua figa gocciolante, raccogliendo l’essenza liquida del suo desiderio. Una strizzata ai capezzoli che strappò un gemito profondo. Poi di nuovo giù, immersione, a farla sprofondare in quella nuova dimensione, in quella nuova identità che Roberta sentiva modellarsi attorno al suo essere come un guanto di seconda pelle.

Dago assestò un paio di schiaffi decisi su entrambi i sederi. La pelle si arrossò, lasciando impronte temporanee come bandiere piantate su territori conquistati. Poi due dita per mano affondarono nelle loro fighe, esplorandole con precisione. Una sensazione unica, sfuggente alle parole più precise. Da fuori tutto sembrava uguale ma, dentro, ogni donna era un universo a sé stante.

Il sesso degli uomini è lì, palesemente visibile. Dimensioni, pregi, difetti completamente esposti al giudizio del mondo. L’erezione, un complimento sincero impossibile da falsificare, la bandiera issata davanti alla bellezza.

Ma le donne, il sesso delle donne, è complesso e stratificato quanto o più delle donne stesse. Sì, è vero, anche da fuori non sono tutte uguali. Ma dentro? Le avete mai esplorate, ascoltate, conosciute in ogni dove? Ogni piega, ogni variazione di umidità, ogni sussulto involontario sotto le dita racconta storie diverse, confessioni carnali che nessuna lingua parlata può tradurre.

Così la sua dissociazione tra parte superiore e parte inferiore aumentò vertiginosamente, ricevendo impulsi e sensazioni diverse da destra e da sinistra, come un musicista che suona due strumenti con melodie contrastanti. Il suo cervello, saturo di endorfine, oscillava tra il piacere ricevuto e quello dato, creando un circuito perfetto di estasi condivisa.

Le due dita di sinistra esploravano la figa di Roberta con curiosità. Più giovane, tonica, lubrificata, bagnata. Ruotando le dita poteva sentiva le pareti lisce, fino a quando curvava le dita dietro l’osso pubico. Lì trovava quella rugosità che conosceva bene, quel punto magico che, sfiorato appena, faceva vibrare ogni fibra del corpo femminile come corde di un violino toccate dal maestro. Spingeva più a fondo, accarezzava la bocca dell’utero, un portale sacro, e la sentiva rispondere, cambiare, aprirsi al suo tocco come un fiore notturno al chiaro di luna.

Le due dita di destra vagavano in un paesaggio completamente diverso. Francesca: una donna che aveva partorito, sperimentato, vissuto ogni possibile variazione del piacere. Le sue labbra, generose, si aprivano come pagine di un libro proibito. Belle da giocarci, da pizzicare, da schiaffeggiare quando il piacere richiedeva un contrappunto di dolore.

Penetrarla era come essere risucchiati in una dimensione parallela, Non erano più le sue dita a comandare; era lei, la sua figa, a guidarlo, a sussurrargli segreti attraverso contrazioni e umori. Un territorio che sembrava conoscerlo meglio di quanto lui conoscesse se stesso. In quel mondo più vasto, più profondo, tre dita scivolarono dentro senza resistenza, accolte come vecchi amanti. Le sensazioni che gli rimandava erano incontrollabili, un flusso di piacere che risaliva lungo il braccio e gli allagava la coscienza.

Francesca fece prendere di nuovo fiato a Roberta. Una bava colava dalle sue labbra e il fallo di Dago ne era ricoperto. Mentre la mano teneva il viso di Roberta lontano, iniziò a succhiare avidamente quel cazzo, eccitata dalle dita di lui dentro la sua figa. Fece in tempo a sentirle diventare tre dita, uno spessore che iniziava a diventare interessante, mentre aveva ancora il suo membro in bocca, prima di infilarlo nuovamente nella bocca di Roberta.

Roberta si trovava immersa in una cacofonia di emozioni e sensazioni. Essere usata da Francesca per dare piacere con la bocca a Dago, mentre lui le esplorava la figa con le dita, era un modo nuovo per scoprire il piacere e non poteva negare quanto fosse intenso. La carne pulsante che invadeva la sua gola si trasformava in qualcosa d’altro: non più solo un organo maschile ma un conduttore di sensazioni che attraversavano la sua coscienza come. Sentire la mano di Francesca premerle il viso contro la pancia di Dago, con tutta la sua verga in bocca, senza poterci giocare, senza poter dare libero sfogo alla propria arte pompinara le provocava una strana rabbia eccitante. Un’ira sensuale che invece di bruciare, si scioglieva in umori caldi tra le sue cosce. In contrasto con questa sensazione c’era il sentirlo così profondamente in bocca, in gola, pulsare, vibrare, sentirlo tutto suo come mai prima. La brutalità di quella penetrazione orale forzata risvegliava in lei una un’intimità che andava oltre il sesso. Questo la faceva letteralmente colare di piacere, il suo corpo che traduceva in liquidi ciò che la mente non poteva ancora articolare in pensieri.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Pagina 1 di 4 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista