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Erotika
da Torino a MIlano (prima parte)
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Racconto11 min di lettura

da Torino a MIlano (prima parte)

una quattordicenne alle prese con un trasferimento

sandra
11 mesi fa · 800 letture · 1

Ci siamo trasferiti da poco da Torino a Milano per il lavoro di papà, la sua ditta ha trasferito a Milano la sede e gli hanno chiesto di seguirlo, lo ha fatto abbastanza convinto, Torino stava diventando una città un po’ grigia, almeno io la pensavo così, avevamo un appartamentino in affitto in Via Ripamonti, non era grande ma carino, e noi eravamo solo in tre, papà, mamma ed io studentessa quattordicenne al primo anno di ragioneria all’Itis Cattaneo di Milano, ci andavo in tram tutti i giorni scendendo in Piazza Missori e facendo un pezzo a piedi fino a Piazza della Vetra, vicino alle colonne di San Lorenzo.

Ero un po’ nervosa per la nuova scuola, arrivavo dalle medie, e non immaginavo sarebbe stato facile, anche per il cambiamento di città.

Per fortuna eravamo andati ad abitare vicino ad un centro sportivo, mi è sempre piaciuto correre e ci andavo ad allenarmi per una soc. di Milano, La Rinaldi e quindi avevo trovato delle nuove compagne anche se molto competitive soprattutto nella mia specialità, la velocità, allora correvamo i 60 metri piani., i ragazzi gli 80 metri piani.

Ero abbastanza favorita dal mio fisico slanciato, ero alta per la mia età e quindi avevo le gambe abbastanza lunghe.

I miei erano tranquilli, rimanevo vicino casa e facevo sport, e ancora non pensavo ai ragazzi, credevano, ma ci pensavo eccome, soprattutto di notte nel mio letto.

Erano gli anni 70, la minigonna impazzava e a me piaceva molto portarle, soprattutto con gli stivaletti texani che avevo comprato da MM, vicino a piazza Missori, le avevo di tutti i tipi, mamma faceva la sarta, anche quelle con le pieghe, dovevo litigarci però sempre per la lunghezza, se dovevano essere mini dovevano essere corte, se no che mini erano?, poi ormai era primavera cominciava il caldo.

Portavo spesso i capelli con un grosso treccione posteriore, erano abbastanza lunghi, purtroppo castano chiaro, come avrei voluto fossero biondi, però portati così mi facevano sembrare più ragazzina di quello che ero o che ritenevo di essere.

Ormai avevo abbandonato le mutandine con le ochette da bambina, però mamma mi comprava sempre quelle tutte bianche, per fortuna un po’ sgambate, almeno quello, ancora non avevo bisogno del reggiseno ero una misera seconda, però era carino con due capezzolini che guardavano all’insù, mi piaceva molto il mio seno.

Ancora non c’era internet e noi, ragazzi e ragazze guardavamo tutti quei giornaletti sexy tipo l’indiana bionda o Messalina, ne giravano parecchi a scuola, soprattutto tra noi quattordicenni ed io devo ammettere che ogni tanto mi bagnavo un po’ guardandoli, soprattutto quando c’erano disegni di cazzi grandi e duri che schizzavano sperma a tutto spiano, forse eravamo un po’ ridicoli, ma quello c’era allora.

Un giorno andando a scuola, il tram era sempre pieno a quell’ora, di sedersi neppure a pensarci, tutti ammassati magari vicino ai finestrini soprattutto in fondo, mentre mi attaccavo al maniglione subito sotto il finestrino, con lo zaino tra le gambe, qualcuno mi toccò da dietro, capitava spesso, ma questo era molto insistente e sentivo una mano sotto la mia gonna sul culetto, però si spostava continuamente, c’era o non c’era, quasi cercando la giusta posizione, poi in tram era uno scossone continuo, però ad un certo punto, durante uno scosso più forte sentii le mie mutandine tirarsi di dietro, come se qualcuno le tirasse per l’elastico verso l’alto, talmente tirate che la stoffa tra le mie gambe si era infilata nel solco tra le mie grandi labbra e continuando a tirarle facendole andare avanti e indietro, mi tremavano le gambe anche perché sentivo che mi piaceva e già mi stavo bagnando.

Poi arrivammo alla fermata di Missori e la calca diminuì e così nessuno mi tirava più l’elastico delle mutandine, però camminando verso scuola dovetti sculettare un po’ per far uscire la stoffa da dove si era infilata, ma la sensazione di piacere rimase.

Il giorno dopo successe di nuovo ma non così forte ed una voce dietro di me mi sussurrò all’orecchio

-          Ti è piaciuto ieri?

Non riuscii a girarmi per vedere chi fosse perché arrivammo alla mia solita fermata e molti scendemmo.

Per qualche giorno non successe niente, una mattina di pioggia invece, di nuovo  la voce

-          Perché non scendi alla fermata prima?

Indecisa poi lo feci d’impeto, volevo vedere chi fosse ma non ci  riuscii ancora troppi passeggeri scendevano, il mattino dopo

-          Volevo vedere solo se l’avresti fatto, perché non resti sul tram fino al capolinea di Viale Ungheria?

Stavolta l’avrei vito di sicuro ed in effetti era un ragazzo alto e magro con jeans e dolcevita e con gli occhiali ma da vicino vidi che non era così giovane, avrò avuto almeno il doppio della mia età lo guardai aspettando che dicesse qualcosa ma l’unica cosa fu

-          Abito qui vicino

 E si incamminò ed io dietro

Arrivati ad un portone aprì con la chiave  e mi fece cenno di seguirlo ancora e così feci, scendemmo una scala ed entrò in una specie di loft, uno studio

Stappò una coca e me la diede e poi disse

-          Ti sei eccitata l’altro giorno, me ne sono accorto,  a proposito bella treccia

-          Beh veramente io…… grazie la porto spesso

-          Lo so ti vedo spesso e mi piacerebbe tirartela

-          Immagino sia il pensiero di molti quando la vedono, attira le mani

-          Hai ragione

E d’improvviso me la afferra tirandomela verso il basso costringendomi quasi ad inginocchiarmi, mi trovai davanti agli occhi il suo cazzo che aveva estratto dai jeans puntato verso la mia bocca

-          Allora ringraziami per l’altro giorno, fammi un bocchino

Aprii la bocca per rispondergli ma lui ci infilò di colpo il cazzo dicendomi

-          Succhia e lecca troietta

Tenuta così per la treccia e con il cazzo in bocca non potei fare altro che eseguire, anche se era la prima volta, lo sentivo gonfiarsi ed indurirsi tra le mie labbra e poi successe quello che avevo visto sui giornaletti, mi schizzò il suo sperma in faccia e poi mi lasciò la treccia

-          Si vedeva che avevi voglia di farlo ma devi ancora fare pratica e,

Prima di andare avanti…

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