Sapevo che mi sarebbe toccato andare dal ginecologo con mamma ma non ne avevo alcuna voglia, non era il solito, quello di prima era andato in pensione, questo era, a detta di mamma, un po’ ginecologo un po’ psicanalista, a detta sua proprio quello che serviva ad una ragazzina di 14 anni, lo studio era in centro , in un palazzo elegante, la privacy della paziente era garantita, nessuna segretaria in persona che faceva entrare le pazienti, solo una voce compiuterizzata ed una porta per l’entrata ed una per l’uscita, mamma era molto contente di questo. La porta di entrata si aprì automaticamente ed io entrai mentre mamma aspettava dalla parte dell’uscita, un ora ogni appuntamento, chissà quanto costava.
Appena entrata trovai il dottore, sulla cinquantina, completamente calvo con degli occhialini quasi senza montatura e l’odiata sedia in bella vista, ma non mi fece sedere lì, mi fece stendere su un divanetto e cominciò a parlarmi, la suo voce era calma, tranquilla, mi chiese di me, se avevo avuto qualche rapporto tranquillizzandomi sul fatto che neppure la mamma ne avrebbe saputo nulla, ero io la sua paziente, piano piano mi sciolsi, gli raccontai che no, non avevo ancora avuto rapporti se non di tipo masturbativo e orale, volle mi spogliassi e mi visitò mantenendomi in piedi vicino al divano, mi toccò ovunque con le mani guantate, solo verso la fine mi fece sdraiare sulla sedia ed andò un po’più in profondità senza dimenticare il culetto, non fu così tremendo come avevo pensato ed anzi mi sentii leggermente eccitata dal suo tocco.
Alla fine mi fece rivestire, gettò i guanti in un cestino e mi disse che voleva rivedermi alla fine del ciclo, mi salutò e la porta dell’uscita si aprì automaticamente. Mamma mi accolse abbracciandomi e salutò il dottore con un sorriso.
Dopo una ventina di giorni ci tornai, stavolta da sola, il timore era passato, mi fece soigliare e stavolta stendere sul lettino
- Brva Chiara, così, ora fammi vedere come ti masturbi
- Veramente mi imbarazza un po’
- Naaaa sono il tuo dottore, nessun imbarazzo, ricordati su da brava
Cominciai a masturbarmi con due dita, un po’ tremolanti, lui aveva sempre i guanti
- Ecco brava così, e se io ti toccassi lì?
- Con l’indice mi stava solleticando la clitoride ed ebbi subito uno spasmo, ti piace così?
- Si si
- Adesso lascia fare a me
Non so come fece ma in pochi istanti ebbi un orgasmo
- Oh si si
- Ti è piaciuto così?
- Oh si molto
- Se vuoi ti insegnerò, non è difficile
- Va bene
- E adesso voglio vedere come masturbi il tuo partner
- Beh l’ho fatto solo un paio di volte
- E ti vergogni?
- No ma
- Ma io non sono il tuo partner giusto?
- Si
- Allora ti guido io, chiudi gli occhi e lasciati andare
- Va bene
Sentii che mi prendeva la mano e mi fece impugnare il suo cazzo già irrigidito facendola scorrere su e giù
-poi cosa fai? Glielo prendi in bocca?
Feci segno di si con la testa
-inumidisciti le labbra e fallo, poi usa la lingua e succhia, non aprire gli occhi continua così, anche con la mano
Cotinuai come diceva lui, lo sentivo sempre più duro in bocca
- Si così, sei davvero brava Chiara
Ad un certo punto lo sentii vibrare
- No, non tirarlo fuori, tienilo in bocca e cerca di ingoiare tutto
Dovetti però aprire gli occhi mentre me lo tirava fuori dalla gola, era davvero grosso e violaceo
Allora ti è piaciuto? Al tuo partner sicuramente, sei stata brava, devi solo farlo un po’ più spesso, anche masturbarti intendo, non c’è nulla di peccaminoso.
Le nostre visite continuarono con cadenza mensile, dopo qualche volta anche lui si spogliava, aveva un bel fisico sportivo, riusciva a fermi sempre venire con le sole dita e la lingua ed io bevevo il suo sperma senza più alcun tipo di problema, toccava il mio corpo facendomi eccitare semplicemente toccandomi i capezzoli o stringendomi i seni, poi un giorno cominciò a leccarmi il culetto e ad infilarci un dito, mi piaceva molto soprattutto quando mentre ci infilava un dito mi leccava la fighetta, cominciò ad usare un lubrificante per agevolare l’ingresso di un dito prima e di due poi, quando toccò al suo cazzo deflorarmi il culetto fu leggermente doloroso ma poi il piacere mi avvolse caldo e continuo. diventò una prassi dei nostri incontri come il resto, a quindici anni lo pregai di sverginarmi ma lui resistette fino a quando lo presi di sorpresa cavalcandolo mentre era sotto di me e lasciandomi andare di colpo sul suo cazzo, si arrabbiò ma poi il nostro rapporto continuò meglio di prima.
Sapevo per certo di non essere l’unica per il mio ginecologo ma non ero innamorata, volevo solo continuare a fare sesso con lui senza implicazioni di nessun genere e lui, capendolo , lo apprezzava e, chiaramente, non mi parlava mai delle altre.
Scoprii però che il mio ginecologo aveva un altro vizietto ed era quello del gioco, un pomeriggio che avevamo appuntamento lo trovai che un paio di cerotti sulla fronte ed un braccio legato al collo, non voleva darmi spiegazioni ed anzi fece di tutto per mandarmi via dicendomi che aveva annullato tutti gli appuntamenti ma lo costrinsi a confidarsi, il debito era di 50.000 euro, nulla che in un anno di lavoro normale per lui avrebbe potuto coprire, sempre che non avesse continuato a giocare, voleva mandarmi via perché sarebbero arrivati due esattori per riscuotere e, alla fine mi feci convincere, però decisi di parlarne con mamma che lo conosceva da più tempo.
Appena arrivata a casa gliene parlai e lei mi disse di andare in camera mia, ma dalla derivazione sentii tutta la loro telefonata
- Ci sei ricascato di nuovo, quando ti ho portato mia figlia ho deciso di lasciarti anche per questo, mi ha parlato di 50.000 euro, posso prestartene al massimo trentamila senza che mio marito se ne accorga, li tengo in casa perché non li abbiamo dichiarati, a che ora vengono a riscuotere?
- -tra un paio d’ore
- Allora ce la faccio, il tempo di cambiarmi e arrivo
Non sapevo che mamma era stata con lui prima di me, ecco perché lo conosceva coì bene e poi tutti quei sorrisi, comunque uscì quasi subito.
- Allora stronzo, hai preparato i soldi?
- Stanno arrivando ma non li ho tutti
- Male, eravamo stati chiari, molto chiari
- Ne ho recuperati trentamila. Datemi un'altra settimana e vi darò il resto
Un pugno nello stomaco da parte di uno dei tre uomini lo fece stare in silenzio e finire sulla sua poltrona, in quel momento la porta d’ingresso automatica si aprì
