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Erotika
Grazie Zia
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Grazie Zia

da un piccolo paese ad una grande città

sandra
1 anno fa · 2.955 parole · 13 min
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Sono l’ultima di 7 figli, 5 femmine e 2 maschi, come consuetudine nei nostri piccoli Paesi, in Campania, a 14 anni ero fidanzata, per sposarmi, però, ho dovuto aspettare che tutti i miei fratelli e sorelle lo facessero, a 20 anni è arrivato il mio momento, dato lo stretto controllo della mia famiglia sono arrivata al  matrimonio come tutti si aspettavano, illibata e non ho, quindi deluso né la mia famiglia né quella del mio fidanzato, sinceramente, solo io lo ero un po’ era da tempo che desideravo provare quello che le mie sorelle mi raccontavano da parecchio e mi sfogavo solo di notte nel mio letto nella mia cameretta.

Come ero l’ultima nella mia famiglia, lo stesso ero in quella di mio marito, la mia ignoranza, sapevo a malapena leggere, scrivere e far di conto non era d’aiuto, però ero bravissima in cucina, sapevo pulire, cucire, stirare e mio marito mi esibiva come un trofeo, “la mia bambolina” diceva, però, nonostante i molti tentativi i figli non venivano ed ebbi tre aborti spontanei, così ci mettemmo, noi e la sua famiglia, il cuore in pace, facevo la donna di casa, lui, oltre che fare in giro i comodi suoi li faceva anche con me facendomi fare quello che gli pareva a letto, cose che pensavo facessero solo le prostitute e che, però, piano piano, cominciavano a piacermi, chiaramente, senza mai farglielo capire; a mio marito piaceva che gli altri mi ammirassero per la  mia bellezza ma, solamente, per poter dire che solo lui era riuscito ad avermi ed era fiero della sua proprietà, cioè io. Voleva sempre che mi vestissi bene e che i miei abiti evidenziassero le mie caratteristiche fisiche e, addirittura, guardava le riviste e internet con me per scegliere i modelli che poi io mi cucivo da sola, del resto, l’unica scuola che mi avevano fatto frequentare, sin da bambina, era quella di cucito dalle suore.

La sua era una famiglia che si era inventata un attività che era quella di ristoratori, avevano iniziato sul litorale, in una piccola costruzione di tufo, però con un grande spiazzo ed una tettoia a fare da mangiare per i camionisti di passaggio, frutti di mare, fritture, pasta e fagioli, tutte cose semplici che però piacevano, e lui con i suoi fratelli aveva ingrandito l’attività fino ad aprire un locale dove fare anche cerimonie e feste, che da noi erano molto frequenti, si festeggiavano comunioni, cresime, matrimoni, compleanni, onomastici, ogni occasione era buona, per fare questo, però, mio marito aveva anche cominciato a frequentare persone non proprio per bene che gli lo aiutarono parecchio, però, quando si presentarono per riscuotere, lui non si comportò come si aspettavano, si sentiva ormai arrivato, importante, girava con la Mercedes, i soldi non gli mancavano, anche se, poi, seppi che non era decisamente un buon pagatore e me ne resi conto a mie spese. Comunque, quando uscì dall’ospedale dopo un chiarimento con quelle persone non visse ancora per molto, dopo neanche un anno mi lasciò vedova, a 35 anni e con un sacco di debiti oltre ai danni fatti dai fratelli e da dipendenti infedeli, per fortuna, nella mia ignoranza, nei periodi buoni avevo l’abitudine di mettere da parte quello che riuscivo senza dirgli nulla prendendo soldi anche da quelli che nascondeva in casa e non mi ritrovai proprio a terra, anzi.

Però nel Paese ero sotto gli occhi di tutti, la sua famiglia era onnipresente, tutti in Paese sapevano e cominciava a mancarmi l’aria, l’unica delle mie sorelle che se n’era andata viveva a Milano con un brav’uomo, lavoratore, avevano anche due figli e ne parlai con lei, così un bel giorno, preparai le valigie, chiusi casa che ormai non mi apparteneva più e presi un treno per Milano; negli ani avevo cercato di migliorare la mia cultura sfruttando quello che avevo a disposizione, soprattutto la televisione e poi leggevo tutto quello che potevo, anche se molte erano riviste che trovavo dalla parrucchiera, con il computer non ero brava, era mio  marito quello che lo usava e mi faceva vedere le cose, oltre spesso dei film porno per poi eccitarsi e cercare di ripetere con me le scene che vedevamo.

I primi giorni detti una mano  a mia sorella in casa poi mi cercai un lavoro e lo trovai in una tintoria come stiratrice, era abbastanza faticoso, passavi otto ore al giorno in piedi con un ferro a vapore e non era pagato tantissimo ma poi cominciai anche, per la stessa tintoria a fare delle riparazioni, ad accorciare, stringere ed allargare vestiti, imparai anche e rifare le cravatte ed il sabato e la domenica ero libera, fui in grado, nel giro di pochi mesi, di prendere un monolocale in affitto dove mi trasferii, vivevo e lavoravo in periferia, però con il tram, in poche fermate ero in centro e mi godevo la città. Ritrovai anche il piacere, il sabato e la domenica mattina presto, di andare a correre anche se il paesaggio non era certo quello del mare vicino al  mio Paese, ma i parchi a Milano non mancavano.

Mi a sorella e mio cognato mi invitavano spesso a cena e con la scusa mi presentavano  uomini soli cercando di trovarmi un marito, ma la cosa proprio non mi interessava, ero riuscita a scappare da una prigione e non avevo l’intenzione di farmi rinchiudere di nuovo.

Avevo 36 anni, ero una bella donna, single, in una grande città, avevo trovato anche un mio equilibrio e adesso volevo solo pensare a me stessa, il lavoro mi permetteva di mantenermi senza intaccare il mio tesoretto, il mio piccolo appartamento mi bastava, dovevo solo sbloccarmi, era dalla morte di mio marito che non andavo con un uomo, un po’ di timore l’avevo.

Una domenica mattina, ero appena tornata da una corsetta da casa mia fino ad un’abazia non lontana e ritorno, e ancora in accappatoio dopo la doccia mi suona il campanello, il figlio minore di mia sorella, 17 anni, un bravo ragazzo studioso

-          Michele, ciao, cosa fai qui a quest’ora

-          Ciao zia è che ho avuto un piccolo problema, sono caduto in moto qui vicino

-          Oh Dio ti sei fatto male?

-          Non credo, non so, mi fa un po’ male la spalla e la gamba ma non credo sia niente

-          Vieni vieni, sarà il caso di chiamare un’ambulanza? Ma il casco l’avevi? Hai battuto la testa ?

-          No  no zia calmati, niente di che, anche la moto ha solo qualche graffio

-          Chi se ne frega della moto, vieni qui siediti fatti vedere

-          Ah ecco

-          Intanto il giubbotto è strappato, aspetta che lo togliamo, ecco adesso il maglione, un brutto segno rosso qua, hai preso la botta, ti fa male?

-          Un po’

-          Aspetta che prendo un po’ di pomata, Madonna mia

-          Ecco adesso vedrai che andrà meglio ma se non passa il dolore devi farti vedere subito, dai stenditi sul letto, vediamo la gamba

-          Ma zia..

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