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Due sorelle: Vienimi nella gola
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Due sorelle: Vienimi nella gola

Dal libro di @piccolaelisa Bidonata nel locale, Silvi capii subito che qualcosa non andava, si sedette vicino e mi abbracciò...

Giovanna Esse
1 anno fa · 2.322 parole · 11 min
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Il locale era a dir poco stupendo, tutto in legno e con una mega terrazza vista lago. Era strapieno di gente e tutti ballerini provetti. Praticamente sarò stata l’unica che non sapeva ballare, ma tra tanta gente credo che passai inosservata.

Ero un pochino delusa, Eduard era venuto si a prendermi, ma non era solo, speravo che nel tragitto avremmo un pò parlato, ma si presentò con una coppia che frequentava la palestra e peraltro lui un logorroico da impazzire mentre lei forse per la regola degli opposti che si attraggono taciturna tanto che poteva sembrare alienata.

Il tavolo era enorme e ci furono anche portate diverse brocche con decine di cannucce lunghissime con cocktail alla frutta.

Io non passai inosservate, molti ragazzi del gruppo appena mi videro vennero a salutarmi come se ci conoscessimo da sempre, dopo forse tre lezioni mi sembrava esagerato, ma forse in questi tipi di ambienti si usa cosi.

La sera trascorreva molto velocemente con decine di ragazzi che mi chiesero di ballare, oltre ad Eduard che ogni tanto mi tirava quasi a forza in pista.

Non accettai molte richieste, in verità ne accettai solo una, ma lo feci quasi per ripicca perché Eduard stava ballando con una tipa mezza nuda, grassottella e decisamente sguaiata nei modi e nei movimenti.

Il ragazzo fu gentile, non ricordo il nome, forse non gliel’ho neanche chiesto, lui capì quasi subito che non ero esperta, cosi fortunatamente si limitò ai passi base e nonostante qualche “strusciata” forse non voluta di troppo fu cortese, ma io ero troppo presa a guardare Eduard che si strusciava sulla ragazza.

Ok starete pensando che avevo preso una bella incapata, si lo ammetto, ma poi che razza di comportamento è scrivermi, farmi mille complimenti, invitarmi ad uscire, venirmi a prendere e poi mollarmi quasi sola in mezzo a gente che neanche conosco? 

Il ragazzo provò anche a offrirmi qualcosa da bere, ma gentilmente rifiutai provò in ogni modo a parlare, ma nonostante non fosse neanche tanto male trovai una scusa e mi allontanai e tornai al privè.

Fu solo a quel punto che ascoltando distrattamente il ridacchiare di due ragazze notai che Eduard era scomparso, ero infastidita e nervosa, credevo e speravo che dopo tanto scrivere e tanto parlare si sarebbe dedicato un pochino di più a me e in cuor mio speravo anche in un suo approccio come dire almeno più intimo, invece nulla.

Passò un bel pò di tempo, Eduard non si vedeva, mi alzai, presi un bicchiere con non so quale intruglio dentro e uscii dal locale.

Presi il telefono dalla borsetta per distarmi, ero nervosa agitata e delusa, camminavo per il parcheggio con il cell in mano e arrivata dov’era parcheggiata la macchina di Eduard vedo la tipa grassottella mezza nuda in macchina.

Capite, nonostante non potevo vedere lui, era la sua macchina e lei era mezza nuda.

Nonostante lo sportello fosse chiuso e si vedeva solo il busto di lei, con le tettone appese, era palese che stesse scopando con Eduard. 

Mi venne lo schifo, mi girai di scatto e rientrai dentro, incrociando una coppia che stava andando via. Non chiesi neanche dove abitassero e gli chiesi un passaggio, volevo solo andare via.

I ragazzi furono molto gentili e nonostante una deviazione non indifferente mi riaccompagnarono fin sotto casa di Silvì.

Rientrai come una furia, non sapevo se piangere o urlare. Sbattei la porta, ero nervosissima, mi sedetti sul divano ero ferma immobile. 

Forse mi ero comportata da stupida, ma dovevo andarmene. 

Pochi secondi dopo comparve Silvi, capii subito che qualcosa non andava, si sedette vicino e mi abbracciò

Silvì:” ehi cos’hai”

Scoppiai a piangere.

Silvì:” dai racconta”

Io: “è uno stronzo, prima fa tutto il carino, mi scrive che mi pensa poi sparisce e vabbè avrà da fare, poi mi cerca, poi usciamo e….”

Sono sconvolta piango e mia sorella è li che mi consola, lei c’è sempre lei è la mia pietre.

Silvì:”dai è solo uno stronzo, che ha combinato?”

Io:” prima non mi ha calcolato e poi si è scopato un’altra”

Silvì:”ma come si fa? Che stronzo. Dai ora non pensarci, ne hai tanti che ti vengono dietro, ne troverai milioni che non aspettano altro che te”

Passammo un sacco di tempo a parlare, era forse una delle mie prime vere delusioni. Lo so forse vi sembrerà esagerato, ma non ho mai sofferto per un ragazzo. Credo che ormai si erano fatte le cinque del mattino quando rincuorata Sivì riuscì a portarmi nel letto.

Silvì:” dai stanotte dormi in camera con noi”

Si perché Matteo il fine settimana dormiva da Silvì. 

Io: “e dove mi metto”

Silvì:” ma dai che il letto è grande e ci si sta comodamente in tre” 

Mi sistemai nel letto vicino a lei.

Io sulla sinistra Silvì al centro e Matteo che non si era accorto di nulla a destra.

Non mi ero formalizzata più di tanto, nonostante avessi un cambio per la notte a casa di mia sorella avevo semplicemente levato pantaloni e camicia rimanendo in reggiseno e mutandine.

Presi sonno quasi subito, anche se era un sonno agitato, faceva un caldo atroce e diciamocelo, avevo sperato che la serata avesse un risultato diverso, non so se mi sarei spinta fino a farci sesso, ma so che ero frustrata da non avere rapporti da troppo e mia sorella e Matteo amplificavano la mia frustrazione ancora di più.

Credo di essermi svegliata dopo poco tempo perché mi sentivo stringere, le ragazze mi capiranno, dormire con il reggiseno è una tortura, piegandomi un pò stando attenta a non svegliare Silvì che dormiva appiccicata a me levai il reggiseno.

Silvì:”che hai?”

Io: “nulla, ho caldo”

Silvì non rispose, si mise su un fianco e mi diede un bacio sulla guancia.

Silvì:” sorellina, se fossi un uomo non perderei l’occasione di perdere tutto questo”

Dicendolo passò lentamente un dito dal mio ombelico fino al collo, passando tra i miei seni.

Ero sudata e il suo polpastrello mi sembrò quasi freddo, l’effetto fu disarmante, inarcai la schiena e sospirai profondamente. 

La stanza era illuminata dalla poca luce che filtrava tra le tende, la finestra era aperta nel disperato tentativo di far passare un pò d’aria.

La mano di Silvì si allontanò io voltai il viso trovando il suo a pochi centimetri, fu naturale baciarla, fu un bacio a fior di labbra, ma volevo di più. Mi girai su un fianco, allungai una mano e accarezzai la sua guancia, come per essere poi certa dove fossero le sue labbra.

Ci baciammo, ci baciammo e ci ribaciammo, le nostre lingue e le nostre labbra non smettevano di accarezzarsi e strusciarsi.

Non mi bastava, la mia mano iniziò a scendere lungo la sua schiena, la mia mano passo dalle sue spalle per scendere lungo la sua stretta vita per risalire sul suo bacino.

Afferrai il suo sedere e la tirai a me, indossava un pigiama, una maglietta corta e un pantaloncino anch’esso corto un pochino largo.

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