-“Ha una compagna o è in cerca di qualcuna?”
-“No, sono divorziato da molti anni ormai ma mi è difficile trovare una compagna con cui condividere questo aspetto sottomesso. Lei pratica ancora?”
Ovviamente sapevo anche questo, riconosco subito uno schiavo e lui riconosce subito una figura dominante. Quell’uomo mi ha attratto fin dal primo momento, stimolando la parte dormiente del mio essere mistress. Devo dire che non mi erano mai capitati slave così affascinanti però, e ciò era pericoloso anche dal punto di vista sessuale.
Non mi ero mai concessa sessualmente durante le mie sessioni perché non amavo mischiare questi due lati ma… in quel momento non stavo certo lavorando.
-“Non pratico da molti anni, avevo bisogno di prendermi una pausa ma certi istinti sono difficili da dimenticare. A volte sonnecchiano pigramente e poi si scatenano furiosi. Non è così?”
Non gli do il tempo di rispondermi, vado a girare il cartello dalla porta da “Aperto” a “Chiuso”, era ormai l’ora di pranzo e io avevo molta fame. E non parlo di cibo.
In poche mosse gli intimai di aspettarmi al terzo piano, tranquillizzandolo sul fatto che saremmo stati soli e null’altro gli era dato sapere. Volevo giocare a modo mio, come sempre.
Presi un mini abito in pelle, con una serie di intrecci ai lati. Ci misi molto a metterlo non perché non sapessi indossarlo ma perché volevo far aspettare il mio slave. Misi un paio di scarpe con il plateau, super alte e fetish come piacevano a me e diedi una ritoccata al trucco, scurendo il tutto. Mi guardai allo specchio e mi sentivo supersexy, con il seno che stava quasi per scoppiare fuori e il sesso che pulsava nelle mutandine. Salii le scale con lentezza modulata, spegnendo tutte le luci e lasciando accese solo quelle d’emergenza. L’aura rossa che sprigionavano rendeva tutto molto più eccitante. Tra le mie mani c’era un plug con coda equina e un buon lubrificante anale. I giochi stavano per cominciare.
Al piano di sopra lo trovai seduto su una poltroncina, mentre guardava il pavimento con uno sguardo vacuo che non seppi interpretare. Decisi allora di annunciarmi con il rumore dei miei tacchi e l’ancheggiare delle mie gambe. Appena mi vide ebbe un fremito e la patta dei suoi pantaloni si gonfiò magicamente. Mi sembrava di vedere una mazza niente male e sentii gli umori bagnarmi le cosce.
-“Spogliati subito e mettiti a quattro zampe, bestia!”- gridai.
Tutto spaventato si tolse il trench, lasciando che cadesse sul pavimento.
Sotto aveva il classico abito da uomo elegante, con camicia di ordinanza e pantaloni costosi.
Si slacciò la camicia senza mai incrociare il mio sguardo, rivelando una figura muscolosa e con qualche pelo bianco sul petto che mi eccitava ancor di più. Mi guardò mentre si sbottonava i pantaloni e appoggiava tutto ordinatamente sulla poltrona. Tolse anche scarpe e calzini, rimanendo solo con un boxer.
–“Forse non mi hai capito, devi rimanere nudo come un verme!”
Mi stavo proprio divertendo. Si tolse il boxer lasciando in bella vista quell’arnese così duro e sull’attenti. Mi sarei abbassata a succhiarglielo istantaneamente se non fossi stata troppo presa dal mio ruolo di dominatrice.
Gli feci un rapido gesto per farlo accucciare. Mi avvicinai lentamente, girandogli intorno e ammirando quell’opera divina. Aveva bei muscoli da uomo ma senza esagerare, un sedere rotondo tutto da schiaffeggiare e una pelle candida che avrei volentieri graffiato in una notte di sesso selvaggio.
Mi tolsi le mutandine mettendogliele in bocca e mi sedetti sulla sua schiena, lasciando che la sua pelle entrasse in contatto con la mia vagina bagnata. Gli ordinai di passeggiare lungo la stanza, mentre i movimenti mi stimolavano sempre di più. Ammetto che ogni tanto spingevo con il bacino giusto per godere un po’ di più.
Dopo una decina di minuti lo feci fermare.
–“Qui manca qualcosa” – dissi.
Mi alzai e mi diressi verso il lubrificante e il plug che avevo appoggiato sulla poltrona, cosparsi la punta con dell’abbondante liquido e ne lasciai un po’ sul polpastrello della mano. I suoi glutei erano ben aperti e ne approfittai per accarezzargli l’ano e introdurre una falange dentro di lui.
Lo sentii muoversi sotto di me, come se ne chiedesse ancora di più. Eh no, bello mio – pensai – la pausa è ancora lunga.
Introdussi il plug tale dentro di lui con fare delicato ma deciso.
Giocherellai con la coda equina, frustando le sue natiche e mi adagiai nuovamente sulla schiena umida di me. Mi abbassai sulla sua nuca, lasciando che il mio seno strusciasse contro le sue spalle e gli dissi: “adesso sei il mio pony play, ti dirò di fare qualsiasi verso di animale mi venga in mentre, mentre mi scorrazzi per tutta la stanza. Chiaro?”
Fece un cenno con la testa, ormai era pienamente entrato nella parte e esaudì tutte le mie richieste. Dal mio canto mi stavo divertendo fin troppo ma a un certo punto devo aver perso qualsiasi freno, mi muovevo così forte che provai un forte orgasmo su di lui.
Mi alzai di scatto, controllando l’orario. Mancavano 5 minuti alla riapertura del sexy shop, accesi le luci e gli dissi di rivestirsi ma quasi ebbi un mancamento nel notare tracce di sperma per tutta la stanza.
Il bastardo era venuto non so quante volte mentre lo cavalcavo e adesso mi toccava ripulire.
Ah no, avrebbe ripulito lui come ringraziamento per questa sessione e magari dopo la chiusura avremmo continuato il discorso…
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Situazione davvero eccitate.