Immagini dalla sessualità - 3

Drew75
a day ago

Quello che vidi mi lasciò senza fiato e se, in un primo momento, ne fui turbato, quello sgomento passò in un lampo, lasciando il posto all’esaltazione. Calati gli accappatoi bianchi, i due voluminosi corpi erano fasciati da alcune cinghie di pelle che partivano da un anello che cingeva la base del pene e  i testicoli. 

Non mi aspettavo una cosa del genere ma ne fui entusiasta, il corpo nudo dell’uomo maschio non è così sexy come quello di una donna, almeno per quello che provo io, e quindi un accessorio ben indossato può far crescere l’attrazione. Davide mi rassicurò immediatamente sul fatto che non si trattava di una seduta sadomaso, ma che quello era un vezzo che amavano particolarmente. Dopo il primo istante di sbigottimento in cui concentrai la mia attenzione sui lacci in pelle nera, tornai focalizzarmi sulle loro figure. Spogliati erano ancora più massicci di quanto non sembrassero vestiti o in accappatoio, i loro petti larghi sovrastavano le pance prominenti sorrette da gambe nerborute; tutto, in loro, era coperto di peli, fortunatamente non lunghi, sembravano quasi acconciati, curati, rasati. Davide era più rosso e emanava un senso di tenerezza tipica dei cuccioli, Enrico, invece, aveva una peluria più scura che trasmetteva quella determinata decisione che avevo già notato nello sguardo in salotto. La tensione visiva, generata dalle cinghie di pelle che avvolgevano i loro possenti corpi, si focalizzava come una raggera sui loro peni, contornati dall’acciaio dell’anello, adesso dormienti. Non erano così grossi come me li ero immaginati. Edo ce lo aveva molto più lungo e anche i giochi di Diana erano assai più voluminosi, questa constatazione mi sollevò un po’ lo spirito, sapevo di essere ben preparato a tutto quanto. 

“Ne abbiamo uno anche per te.” Disse Enrico indicando delle fasce di pelle e acciaio stese sul letto. “Se ti va…” 

Mi andava eccome. Ero alla ricerca di nuove sensazioni e nuove vie per esplorarle. Avevo voglia di provare, di provare tutto. I due orsi mi si avvicinarono e mi aiutarono a spogliarmi per poi, con movimenti che sembravano troppo delicati per quei corpi imponenti, farmi indossare la strisce di cuoio. Il contatto della pelle dei lacci con la mia pelle scatenò in me una varietà impressionante di sensazioni difficili da descrivere. Lo strofinarsi del cuoio contro l’interno coscia mentre ci facevo scivolare dentro le gambe mi trasmise un brivido che si estese a tutto il corpo e che raggiunse l’apice quando le quattro mani di Davide ed Enrico si affaccendarono intorno al mio uccello per infilarlo nell’anello centrale. Lo sentii vibrare e indurirsi a metà mentre anche le palle venivano accerchiate dal metallo. I miei due compagni risero a quella reazione del mio fallo. “Come sei impaziente!” dissero rivolti all’organo del mio piacere, quindi congiunsero serrarono la chiusura dietro la mia schiena. Così bardato, ogni movimento scatenava una reazione della mia cute fino al mio sistema nervoso, non riuscivo a concentrami su nulla in particolare perché tutto trasmetteva sensazioni voluttuose al mio essere più profondo. Mi accorsi di essere in piena erezione solo dopo aver gustato la morbida carezza del cuoio che mi cingeva. I due orsi, invece, se n’erano accorti ben prima e, afferratolo come una maniglia, mi condussero verso il letto. Mi ritrovai stretto tra loro ventri prominenti e, accarezzato dai loro velli, mi ritrovai a baciare due bocche contemporaneamente, due lingue saettanti che coccolavano la mia. Le cinghie di pelle dei nostri indumenti, che interrompevano le carezze delle nostre mani sui nostri corpi, non erano un impedimento ma uno stimolo a seguire quelle traiettorie bizzarre che si creavano sulle differenti conformazioni dei nostri fisici. Mi sentivo aggredito da due predatori e contemporaneamente protetto da due mammiferi; era un turbine di sensazioni, come sempre, contrastanti. Forse mi stavo rendendo conto, o forse non avevo ancora compreso appieno, che nei rapporti omosessuali la distinzione tra dominante e sottomesso è molto più labile che nei rapporti eterosessuali, in cui il maschio possiede fisicamente la donna mentre questa lo accoglie completamente in sé. Nel poco in cui m’ero addentrato nel mondo gay avevo notato che le sfumature che accompagnano l’amplesso sono molteplici ed estremamente variegate. Tralasciando ogni ulteriore approfondimento di questioni filosofiche legate alla mia sessualità e alla sessualità generale, mi abbandonai al piacere che stavo dando e ricevendo in quella camera da letto bianca e di design. 

Davide mi fece sdraiare e prese a dedicarsi al mio cazzo ritto, dalla mia posizione potevo vedere la sua testa che saliva e scendeva lungo tutta l’asta, mi stringeva la base per non farselo sfuggire e riusciva pure a titillarmi lo scroto. Enrico, invece, mi si mise a cavalcioni sul petto, per un secondo temetti di venire schiacciato dalla sua stazza e dal suo enorme culone, ma non avevo contato la dimensione delle sue gambe, che, seppur in ginocchio, reggevano tutto il suo peso. Potevo sentire solo il calore della sua pelle e lo sfregare dei suoi peli. Mi trovai il suo uccello duro, ben indicato dalla raggera di cinghie di cuoio che indossava, davanti alla faccia; era ben più piccolo del mio e certamente più corto di quello di Edo; la cappella spuntava dall’asta invitante e rossa. Allungai una mano e lo afferrai per infilarmelo in bocca. Cominciai a lavorarlo cercando di fare del mio meglio, aiutandomi con le mani e attuando tutto quello che piaceva a me, pensando che fosse gradito anche a lui. Sentii la consistenza turgida e spugnosa sulla lingua, gli avvolsi attorno le labbra e, tenendomi alle sue reni, iniziai a succhiarlo. Enrico mi appoggiò le mani sulla nuca e condusse il movimento. Mentre Davide succhiava me e io traevo piacere dai due lavori, mi chiedevo però come avrei reagito se Enrico mi fosse venuto in bocca, senza avvisarmi. Mi chiesi se avrei ingoiato, avrei sputato, avrei tolto la bocca per ricevere tutto il suo seme in viso facendo però la figura del novellino, cosa che già pensava di me dopo la mia uscita in salotto. In cuor mio sperai che non sborrasse e che mi togliesse da quella situazione. 

Enrico non venne e io mi trovai stavolta avvolto in un gran 69 con Davide, che pareva non voler fare a meno del mio uccello tra le labbra. Stavo sopra e sentii Enrico accarezzarmi le natiche. Per un istante temetti che m’avrebbe inculato così, a freddo, senza preparazione, poi, quando capii che non l’avrebbe fatto, la lussuria si espanse in me mentre le sue dita mi accarezzavano tra le chiappe, il buchetto e le palle. Temetti, stavolta, di non riuscire a contenermi e di scaricare tutto il mio piacere in bocca a Davide. Sottrassi il bacino al suo lavoro per evitare l’inevitabile. Mi misi a masturbarli contemporaneamente; due cazzi insieme nelle mie mani e davanti ai miei occhi; li succhiavo a turno, prima uno e poi l’altro, poi li unii e me li infilai insieme in bocca. Sentivo i miei due compagni gemere e le dita di uno dei due sulla mia testa, non spingevano ma mi accarezzavano, udivo qualche parola di apprezzamento per il lavoro che stavo compiendo. Me ne compiacqui. Capivo che la mia anima sessuale si stava espandendo in ogni direzione, che il mutamento era intrinseco in ognuno di noi, che si diventava vecchi davvero solo quando si arrestava il rinnovamento, che non era una vergogna accettare la propria identità sessuale e sociale a prescindere da tutte le costrizioni che vengono imposte da regole convenute e scritte da altri. Nonostante questa presa di coscienza, non riuscivo a confessare a mia moglie questa mia nuova inclinazione, non riuscivo a confessarle nemmeno il desiderio che avevo di salire di un gradino nella nostra relazione, non riuscivo neanche a chiederle cosa davvero le piacesse o cosa desiderasse davvero fare tra le coperte. Anche io ero preda delle convenzioni che vogliono la moglie una femmina da fornelli più che da letto; ero quelle brutte persone che in casa sono dei santerelli ma fuori si sfogano come demoni. 

Affogai quel tristo pensiero ingoiando fino in fondo i due falli davanti ai miei occhi, mi lasciai trascinare dalla passione e decisi di non pensare a nulla, soltanto a godere e a far godere. Enrico si sottrasse alle mie lebbra e fece mettere Davide a quattro zampe, si mise un preservativo e lubrificò uccello e culo, poi si appoggiò tra le natiche dell’amico che, abituato a quel piacere, lo accolse agevolmente. Guardavo la scena estasiato, era la prima volta per me vedere da fuori due uomini nel coito, ne ero sempre stato coinvolto ma ora avevo una visuale terza, di semplice spettatore. Distinguevo le contrazioni sul viso di Davide, che provava piacere nel ricevere i colpi inferti da dietro da Enrico, del quale scorgevo i lineamenti avvolti dalla voluttà mentre si spingeva dentro e fuori dal corpo di Davide. Enrico lo teneva per i larghi fianchi e batteva ritmicamente contro il culone di Davide, potevo udire il ritmo crescere mentre la lussuria aumentava in intensità. I gemiti dei due riempivano la stanza in un parossismo di godimento. Mi chiesi fino a quando avrebbe continuato, se sarebbe venuto dentro oppure avrebbe sfilato il preservativo e gli avrebbe sborrato sulla schiena. Ero talmente coinvolto nella scena che mi dimenticavo persino di menarmi il cazzo. Venni richiamato all’ordine da Enrico: “Fai la bella statuina? Vieni qui anche tu.” Rinsavii dal mio sogno e mi avvicinai ai due, baciai in bocca Enrico e afferrai il pene di Davide, dritto e ballonzolante sotto di lui. 

Percepivo il sesso colmare ogni singolo angolo della mia pelle, avvampare dentro di me come una fiamma ardente, sentivo il godimento provenire dai miei due compagni, Davide ansimava per lo sforzo e Davide mugolava per il piacere che riceveva dal culo e dall’uccello nelle mie mani. 

Improvvisamente Enrico si tolse dall’ano di Davide, che gemette un no deluso per quel brusco vuoto lasciato in lui e, lanciandomi un preservativo, m’invitò ad accomodarmi. Mentre Enrico mi lubrificava, “Sei un po’ più grosso di me,” disse ridacchiando “per farlo scorrere bene.”, Davide si mise a pancia in su e quando m’avvicinai a lui sollevò le gambe. S’era posto un cuscino sotto i lombi e mi trovai nella posizione perfetta per penetrarlo; scivolai dentro come un guanto senza trovare resistenza, mi sembrava una vulva ben bagnata. Affondai fino ad arrivare pelo contro pelo e, ascoltando il lungo gemito di Davide, ci rimasi immobile e ben piantato per un tempo che parve infinito ad entrambi. Ricevevo calore che si diffondeva a tutto il mio bacino e correva lungo la mia spina dorsale giungendo direttamente al cervello facendo esplodere ogni senso del mio piacere. Mi mossi lentamente, estraendo quasi tutta l’asta e la cappella, poi tornai ad affondare, quindi iniziai l’avanti indietro, battendo con i fianchi le natiche di Davide che appoggiava i suoi piedi alle mie spalle. Ebbi l’istinto di andare a baciarli ma mi trattenni, mi limitai ad accarezzarne prima l’uno e poi l’altro. Mi parve gli piacesse, quindi estesi le mie carezze ai polpacci e alle cosce. 

Enrico si dava da fare attorno a noi, accarezzava me, sul petto, sulla pancia, sulla schiena. “Se mi tocchi il culo, esplodo.” gli dissi cercando di ritardare al massimo il mio orgasmo. Spostò le sue attenzioni su Davide, che ballava sotto i miei colpi, gli succhiò un po’ il cazzo, glielo massaggiò, poi gl’infilò il suo in bocca scopandogliela per qualche istante. Non ero un grande stallone e l’emozione della prima volta in culo a un uomo sommata alla grandissima eccitazione che stavo vivendo in quella stanza con due compagni tutti fasciati di pelle e borchie, mi avvisò che l’eruzione era prossima. “Non credo di durare ancora molto.” gemetti tra un colpo e l’altro. “Sfilati e vienigli sulla pancia.” mi intimò Enrico, mettendo ancora in evidenza chi fosse a comandare il gioco. Obbedii, tolsi l’uccello dall’ano di Davide, che si dolse nuovamente per quella repentina mancanza, levai il goldone e, salendogli a cavalcioni, in una scrollata o due lanciai i getti del mio seme sull’ampio ventre del mio amante che, dal viso beato che mi mostrò, parve apprezzare il tepore di quel gesto come io avevo gradito lo sperma caldo di Edo la prima volta in cui ero stato a letto con un maschio. Crollai esausto al suo lato mentre lui si accarezzava placido il frutto del mio orgasmo tra i suoi peli ricci. 

Enrico si sdraiò alla mia destra e io mi ritrovai in mezzo ai due omoni, che, sentendo i loro cazzi dritti appoggiati alle mie anche, erano ancora eccitati. Ricevetti le cure dei loro baci in bocca e sul collo, e quelli delle loro mani che ancora mi accarezzavano il ventre e l’uccello che si smosciava. Sapevo cosa mi attendeva e cercai di rimanere eccitato nella testa nonostante il corpo chiedesse solo tranquillità. Non mi sottrassi alle loro attenzioni e mi diedi da fare a renderle loro altrettante. “Scopatemi.” dissi, “Fatemi godere di culo.” avevo davvero voglia di sentirli dentro di me, di capire come scopa un uomo un altro uomo, la sensazione del dildo in plastica non mi bastava più, volevo la carne. Mi misi carponi e chiesi di lubrificarmi il buco; sentii le quattro mani lavorare di saliva e gel tra le mie natiche, la sensazione delle dita che strofinavano e profanavano il mio ano si trasmise anche al pene, che sobbalzò e tornò a riempirsi di sangue voglioso. Una punta di cazzo si appoggiò, tornai con la mente a quando Diana mi penetrava con i suoi giocattoli e rilassai la mente e lo sfintere; ovviamente ero più stretto di Davide, molto più solito a certe pratiche, quindi Enrico si trovò un po’ più in difficoltà nell’entrare, sembrava che io scappassi via ad ogni suo tentativo. “Sdraiati che salgo io.” mi sembrava che nelle mie esperienze solitarie mi riuscisse più comodo accovacciarmi sul vibratore incollato al pavimento. Ripetei le fasi di allenamento sul bel fallo di Enrico e, come avevo dedotto, riuscii a farmelo entrare con maggior facilità. Dettai il movimento e assecondai il suo. Lo sentii entrare e uscire dal mio culo senza sforzo. Davide, nel frattempo, si dedicò al mio uccello mezzo moscio. Si dava da fare di labbra e di lingua e di mano, sfortunatamente con poco risultato. Io però stavo imparando a godere di quel bastone carnoso dentro di me, una sensazione del tutto diversa da quella ottenuta dai dildo di Diana; c’era molto più trasporto nei colpi di Enrico, il piacere correva lungo due direzioni. 

Sentii le sue mani appoggiarmisi alle natiche e spingermi via, compresi allora il senso di vuoto che avevo visto sul volto di Davide quando il proprio amante sfila l’uccello dal tuo antro; quella mancanza, quell’assenza mi colpì diretto al cuore, avrei voluto che non la smettesse mai. Per fortuna durò poco. Davide mi afferrò per le gambe e mi trascinò al bordo del letto, cazzo in tiro e inguainato di preservativo, puntò e mi penetrò in un colpo solo. Io ero ben aperto e lubrificato e voglioso, forse non voglioso quanto lui, che aveva atteso per così lungo tempo il momento tanto agognato di fottermi. Mentre mi chiavava sentivo il suo ventre prominente sfregarmi i testicoli, già eccitati dall’anello in metallo della nostra divisa di pelle, che, insieme al movimento del sesso ebbero come reazione la nuova erezione del mio cazzo. Cosa che non sfuggì a Enrico che si gettò a menarmelo mentre faceva lo stesso con il suo. Era rosso in viso e anche Davide sbuffava come un mantice, non mancava molto al loro appuntamento con il godimento. Orgasmo che venne annunciato dal mio amante che si tolse dalla mia caverna, mi s’inginocchio a fianco e, contemporaneamente a Enrico, mi scaricò sul petto, sul collo e sul viso tutto il suo carico di sperma. Per la prima volta sentii il sapore salato di un seme estraneo sulle mie labbra. Istintivamente estrassi la lingua e lo assaggiai, lo assaggiai senza provare quel senso di nausea e disgusto che m’ero immaginato. Da lì a dire che avrei ingoiato un’intera sborrata ci passava un lungo viaggio, ma non sentii la repulsione che ritenevo avrei provato. 

L’afrore dell’orgasmo che impregnava la stanza da letto si concentrò nel mio basso ventre e, mentre i miei due compagni s’accasciavano ai miei lati, per la seconda volta schizzai, il mio seme si unì a quello che si stava raffreddando sul mio petto. 

Ansanti ma soddisfatti per quella sessione sfrenata ci riprendemmo la calma del respiro e dei sensi accarezzandoci l’un l’altro con lo sguardo fisso al soffitto, fino a quando Enrico, da buon commander in chief, ci ordinò di andare tutti a fare la doccia. Con grande perizia mi spogliarono delle cinghie e delle borchie e, stavolta completamente nudi, ci dirigemmo al bagno che aveva un enorme vano doccia di resina e vetro, che permetteva a tutti e tre di starci comodamente. Lavandomi, sentii l’ano rilassato e dilatato come non lo era mai stato, nemmeno con le temibili misure della vasta collezione di giochi di Diana. Davide s’accorse del mio cruccio, “Brucia?” mi chiese sorridendo. “Un po’.” risposi “Me lo sento lasco.” I due orsi risero, erano certamente più abituati di me a quella sensazione. “Anche se sei ti piaceva farti usare con lo strap-on,” continuò Davide, “il rapporto reale è un po’ differente e poi, ci abbiamo dato dentro.” e scoppiarono entrambi a ridere sguaiati. Una risata che contagiò anche me. 

  

PARTE 7

Finito il weekend, a casa trovai mia moglie sul divano davanti a una delle sue serie TV da quarantenne disperata, io lascio te, lui lascia me, il brutto anatroccolo incontra il principe azzurro, il principe azzurro cade da cavallo e rimane in carrozzina, il brutto anatroccolo si trasforma in una sorta di wonder woman che combatte contro tutti gli stereotipi e le difficoltà, alla fine il principe azzurro si butta dal balcone e tutti giù a piangere. Mi sedetti vicino a lei e finsi un blando interesse per quello che passava sullo schermo. 

“Come è andato il fine settimana?” mi chiese. 

Mentii spudoratamente: “I miei amici sono diventati vecchi. Parlano solo di quello che hanno mangiato, di quello che stanno mangiando e di quello che mangeranno. Non sono più minimamente divertenti come un tempo.” a quelle bugie mi sentii bruciare il culetto. Mi mossi un po’ su divano per trovare una posizione migliore. 

“Spero che ti sia almeno rilassato.” continuò lei senza levare gli occhi dalla TV. 

“Quello sì. Non avevo nulla a cui pensare. Mi sono lasciato penetrare dalla tranquillità del luogo” - avrei voluto dire pervadere ma un lapsus, che a sproposito di definisce freudiano, mi fece uscire quel termine che tanto avevo apprezzato a casa di Davide ed Enrico. Sperai che Clara, impegnata com’era nel programma televisivo, non si avvedesse di quel piccolo errore. Eppure, nonostante la poca eleganza di mia moglie in quel momento, nonostante la mia oramai appurata tendenza omosessuale e nonostante la tristezza della trasmissione in TV, mi venne voglia di scoparla, lì, seduta stante, senza troppe manfrine. Mi ci accoccolai vicino e iniziai il corteggiamento da pavone in amore. 

“Ma che fai?” iniziò schermandosi lei “Non è il momento. È pomeriggio.” 

“È sempre il momento per te.” le dissi mentre le sfilavo il cardigan da casa. 

“Non ho nemmeno fatto i peli.” cercò di scansarsi ancora. Io ripensai alle moli di Enrico e Davide, omoni coperti di peli dalla testa ai piedi. Non era quello un buon argomento per frenare la mia passione. 

“Sei gnocca lo stesso.” conclusi gettandomi tra i suoi seni che avevo scovato sotto gli strati di stoffa che aveva indosso. Leccai un capezzolo e poi l’altro massaggiando una tetta alla volta. Clara, dopo una breve resistenza e qualche debole tentativo di allontanarmi, si abbandonò ai miei assalti e infilò le mani sotto la mia maglia per graffiarmi delicatamente la schiena con le unghie. Nonostante i ripetuti amplessi avuti nel weekend insieme a Davide ed Enrico, mi sentivo prestante e, dentro gli slip, il mio uccello pulsava di pieno desiderio. Spogliai mia moglie con foga e mi tuffai su quel fiore dalla peluria curata che nascondeva tra le cosce. Sentii il suo sentore di femmina e il suo calore di donna eccitata, cercai di essere delicato nel leccarla, sapevo che non sopportava la troppa foga che ogni spesso ci mettevo in quella pratica. Amavo immergermi completamente nella caverna umida delle donne, avrei voluto affogarci dentro in una sorta di ritorno alle origini, una nascita al contrario. Le stuzzicai il clitoride con la punta della lingua, lo feci a lungo, come le piaceva, quasi succhiandolo come fosse un piccolo cazzo. Man mano che la sua eccitazione cresceva, le labbra della sua vagina si gonfiavano e si aprivano davanti al mio viso, sollevandole un po’ il bacino scesi anche a leccarle quella parte misteriosa tra l’ano e figa. Sapevo che non lo amava, infatti mi prese per i capelli e mi sollevò, forse anche per evitare di venire e perdere la passione che aumentava in lei. Mi trovai all’altezza perfetta, il cazzo davanti alla vulva dilatata e lubrificata, pronta ad accoglierlo. Avrei voluto che mi spompinasse un po’ ma avevo troppa voglia di scoparla per attendere, appoggiai la cappella e venni risucchiato nel suo ventre bollente. Mi sentii avvolto dal suo sesso come in un fuoco di voluttà, il mio pene inondato dai caldi umori della sua figa. Affondai fino alla radice e spinsi fin quando non riuscii ad andare oltre. Avrei voluto che le arrivasse fino in gola, che riuscissi a farla soffocare di piacere. Le sollevai le gambe fino alle mie spalle e le strinsi a me. Lei raggiunse i miei lombi e ci affondò le unghie. Uno scatto di adrenalina pura raggiunse il mio cervello e temetti di venirle dentro senza nemmeno fare un movimento. Resistei all’impulso concentrandomi sulle macchine che passavano fuori dalla finestra, immaginai le persone su quelle auto, amanti che litigavano, bambini che frignavano, uomini soli che pensavano esclusivamente al lavoro, donne indaffarate per sistemare ogni minuzia della famiglia. Funzionò e ricacciai l’orgasmo là da dove stava per venire. Avrei potuto iniziare a chiavarla come si deve. Lo feci prima lentamente permettendo ai nostri sessi abituarsi l’uno all’altro, entrando fino in fondo e uscendo quasi completamente. Ad ogni inizio di affondo sentivo la cappella in fiamme di piacere. Sotto di me vedevo il volto di Clara distorto dalla lussuria, sicuramente percepiva la mia estrema eccitazione e di conseguenza ne veniva circonfusa. La sua vulva era un bagno di umori che mi permettevano movimenti fluidi e precisi che strappavano gridolini di godimento dalla bocca di mia moglie. Io sbuffavo e mi concentravo sulle auto in strada perché volevo far proseguire quell’amplesso all’infinito. Avevo i suoi piedi, bellissimi piedi, ai lati del viso. Mi voltai verso destra e inizia a leccarne uno, riuscii persino ad infilarmi il suo alluce in bocca e lo succhiai come facevo con l’uccello dei miei amanti. L’idea di avere tra le labbra un bel fallo duro e pronto a schizzare mentre scopavo Clara mi fece perdere il punto di decisione sulle auto e sentii l’orgasmo bussare prima alle palle e poi a tutta l’asta. Lo annunciai a mia moglie che mi disse: “Togliti!” avevamo già un figlio e ci bastava. Estrassi l’uccello e le sborrai copiosamente sulla pancia. Mi chiesi se anche a lei faceva lo stesso effetto che provavo io quando del seme estraneo riscaldava la mia pelle. Lo sperai ardentemente per lei. Appoggiandole il cazzo, che si andava smosciando, sul monte di Venere le spalmai il mio sperma sul ventre, poi rotolai al suo lato. 

Clara mi mise le braccia al collo e mi accarezzò, sperai che fosse soddisfatta quanto me di quella improvvisata pomeridiana. Evitai di chiederglielo ma dalla tenerezza che nasceva dalle sue mani sulla mia cute immaginai di sì. Ripresi fiato mentre una miriade di immagini legate dalla sessualità che avevo iniziato a vivere quella sera lontana al Grand Hotel mi scorreva davanti agli occhi della memoria. Rividi la testa pelata dell’uomo in ginocchio davanti a me, Edo con il suo uccello lungo lungo, la prestanza dominante di Diana con la sua collezione di dildo, la carne trabordante di Viola con i suoi rituali anticipatori dell’amplesso, i miei due nuovi amanti pelosi e anche tutte le donne che occasionalmente avevo abbordato. Mi sentivo bene con me stesso e poco m’importava di quello che pensavano gli altri o la parte borghese che albergava ancora dentro di me. Avevo intrapreso un percorso che mi aveva portato ad essere quel che ero, senza fronzoli o menzogne. Avevo impiegato molti anni a capirmi e ad accettarmi ma finalmente ero giunto ad uno stato di grazia. 

“Hai mai pensato al sesso anale?” chiesi a Clara così, a bruciapelo, ben sapendo cosa pensava di quella pratica. Lei bloccò le sue dita su di me e mi guardò fisso, allontanando un po’ il viso e il corpo dal mio. 

“Ma sei scemo? Non ci pensare nemmeno.” e sbuffò quasi stizzita. 

“Non parlavo di te. Pensavo a me. Al mio, di culo.” dissi tra il serio e il faceto. 

Lei mi guardò stupita e dubbiosa, poi decise che stavo dicendo una delle mie solite stupidate che rasentavano il disgustoso e mi liquidò con una risata. “Sei sempre il solito.” 

Lasciai passare qualche minuto immersi nel ronzante silenzio della TV e poi mi diressi in bagno. Sul bidet raggiunsi il mio povero buco di culo martoriato dal fine settimana bear e il mio uccello sovraccaricato dalle troppe emozioni. Gli rifilai due schiaffetti e poi lo infilai sotto il getto di acqua fredda.