Inculata in pausa pranzo

è mercoledì, ed io sono nel parcheggio sotterraneo al piano -1 dell’azienda in cui lavoro.

Mi trovo in un angolo, una piccola insenatura ad L, dove c’è spazio per sole due auto parcheggiate, la mia, e quella della persona che sto aspettando.

Guardo l’orologio: le 13:30 in punto.

Immerso nel più totale silenzio, sento distintamente il rumore delle porte dell’ascensore che si aprono, seguito da un ben più familiare ticchettio ritmico di un paio di tacchi, che riecheggia nel silenzio del parcheggio.

Il rumore dei passi si fa sempre più intenso, segno che la persona sta venendo in questa direzione, finchè non svolta l’angolo e compare direttamente di fronte a me.

Capelli castano-rossicci raccolti in una coda alta, occhi marroni dietro un paio di occhiali con montatura leggera, un sottile filo di trucco sul viso e un’aria sempre seria e severa stampata sopra.

Indossa un maglione color panna, con collo alto, che non nasconde le generose curve del suo seno, e sotto ha una stretta gonna a tubino nera, lunga fin poco sopra il ginocchio, calze nere e scarpe decolletè nere.

“ciao, mi piace che ormai non serva più scriverti…” mi dice, seria in volto, mentre fruga dalla sua borsa e tira fuori le chiavi della sua auto, “...ormai arrivi direttamente al nostro appuntamento” prosegue, mentre con un clic del telecomando, toglie la sicura dalla macchina.

“ero sicuro che non avresti saltato il nostro appuntamento…”, le rispondo, sornione, “...anche se, almeno una volta, potremmo fare a modo mio”

Lei mi lancia un'occhiata veloce, quindi apre la portiera posteriore della sua auto, e vi poggia la borsa sul sedile

“...e chiuderci per delle ore in un albergo?” domanda, retorica, mentre armeggia con il contenuto della borsa, chinata nella sua auto, “...non se ne parla. Questo è l’unico momento e l’unico posto in cui posso avere quello che voglio per me. Nessun marito, niente figli, nessuno interessato a qualcosa di più di questo”

Mi avvicino a lei, la cingo dai fianchi e la tiro a me per baciarla, ma si discosta subito “facciamo in fretta, ho una riunione alle 2.” dice con il suo solito tono.

Deciso, freddo, e distaccato come lei.

Abbassa la zip laterale della sua gonna, e la fa scivolare verso i suoi piedi, tenendola per evitare che si stropicci o si sporchi. La ripone delicatamente ed in modo ordinato sul sedile posteriore della sua auto, mentre io ammiro i suoi fianchi rotondi, coperti da un paio di mutandine nere, lo stacco chiaro della sua pelle, e le autoreggenti nere che avvolgono il resto delle cosce.

Si sfila anche le mutandine, e mentre io armeggio con la cintura e mi abbasso i pantaloni, lei le ripone sul sedile, sopra la gonna.

Si avvicina a me, sposta le mie mutande e tira fuori il cazzo, morbido e caldo.

“dovresti anche tu iniziare a prepararti prima, come faccio io…” mi dice, seria, guardandomi negli occhi, mentre con una mano mi massaggia il cazzo dalla base alla punta.

“e perdermi il piacere delle tue mani e della tua bocca? Non se ne parla” le rispondo con un sorriso.

Lei arrossisce, fa una smorfia contrariata, e massaggia il cazzo con più intensità, usando l’altra mano per tastare i testicoli.

La mia asta inizia a prendere vigore, quindi si china sui talloni, e tenendo una mano alla base, lo prende in bocca.

Le sue labbra avvolgono la cappella, la lingua accarezza la punta; con una mano friziona la mia verga avanti e indietro, e porta l’altra dietro le sue natiche, e la vedo distintamente infilarsi il medio nel sedere. Vuole arrivare così in fretta al sodo da lubrificarsi e dilatarsi prima di scendere nel parcheggio.

Sento il mio piacere crescere e il mio cazzo farsi sempre più duro, e inizio a muovere il bacino avanti e indietro, spingendole il cazzo in bocca sempre più in profondità, finchè lei non si discosta con uno scatto

“ahhhh.. basta così…” dice, con voce roca e ansimante.

Si alza, prende un barattolo di gel lubrificante e me lo porge, mentre mi oltrepassa e si appoggia con le mani contro il muro, il busto chinato in avanti e il sedere in bella vista all’insù.

Le telecamere di sorveglianza del parcheggio non arrivano a riprendere per intero quell’insenatura, e a quest’ora mai nessuno scende nel parcheggio, ecco perchè non vuole cambiarlo per nessun motivo, e concedersi solo lì la sua sveltina anale.

Mi verso abbondante gel sulla punta, e lo spalmo lungo tutta la lunghezza della mia verga. Quindi, contemplando il suo meraviglioso fondoschiena, faccio colare un po’ di gel, e lo spalmo infilando prima il medio, poi medio e indice.

“mhhh… dai, sbrigati, mettimelo” implora lei, ondeggiando con il culo

Appoggio la punta, e il suo buchino, famelico quanto lei, si allarga appena e la accoglie, aspirando dentro, in appena un istante, tutta la cappella, e stringendosi in una morsa così stretta che mi strappa un gemito.

“ahhhh! non fermarti” mi incita lei, chinata con le mani contro il muro.

Faccio colare altro lubrificante, tra il mio cazzo e il suo culo, quindi le tengo i fianchi, e lentamente spingo in avanti.

Lei grida e geme, sento i suoi muscoli rilassarsi e permettere al mio cazzo di entrare più avanti, quindi mi tiro indietro e spingo, ogni volta con maggiore enfasi.

Ad ogni spinta lei urla, inarca la schiena e si preme maggiormente contro il muro.

Mi tiro indietro fino alla cappella, e con una sola spinta entro fino a metà della lunghezza della mia asta.

“aahhhh! si così, riempimi!” urla lei.

Tiro indietro e spingo ancora, sempre più forte, sempre più in profondità, fino a vedere sparire il mio cazzo nel suo culo, e sentire le palle sfiorarle la figa.

Tengo con le mani le sue natiche ben divaricate, e spingo con foga, martellandole il culo senza sosta.

Lei geme sempre più forte, braccia e viso premuti contro il muro

“ah! ah! si! si! così! sii!” grida ad ogni colpo, mentre sento il suo bacino tremare, e dalla sua figa vengono giù i suoi umori.

Mi eccito ancora di più, le schiaffeggio le natiche, e spingo ancora più forte. Il suo culo è così bollente da farmi impazzire.

Il mio cazzo si fa strada nel suo culo ormai sfondato, gemo e quasi istintivamente inizio a spingere e pompare con più foga

“ahhh!” gemo, ormai all’apice, e premo con il bacino contro le sue natiche, il cazzo completamente infilato nel suo culo.

Scosse di piacere pervadono tutto il mio corpo, il mio cazzo, serrato nella morsa del suo culo, pulsa ferocemente, e la sborra calda le invade l’intestino

“mmmmhh…” mugola lei, completamente rilassata, “...riempimi tutta, così…”, se non la reggessi io, sembrerebbe che le gambe le stiano cedendo.

Mi godo le scariche di sperma che fuoriescono da me e invadono il suo corpo, mentre il mio cazzo smette di pulsare.

“aahhhh… tiralo fuori piano…” mormora, mentre lentamente tiro indietro il bacino.

Quando il cazzo esce dal suo culo, il suo buco è una voragine dilatata e bagnata. Rimarrei così ad osservarla per poi fotterla ancora, ma dopo pochi secondi per riprendere fiato e coscienza di sè, e chiude le chiappe, rimettendosi dritta.

Si pulisce tra le cosce con un fazzoletto, e con la sua solita compostezza, infila meticolosamente mutandine e gonna, e chiude la macchina.

“alla prossima” mi saluta, algida e fredda, e torna alla sua giornata, con una bella scarica calda su per il sedere.