Appoggio la testa al bordo della vasca e penso a come sia cambiata la mia vita in questi ultimi tempi. Sono sposata, con Mario, un bell’uomo più grande di me di tre anni. Alto, fisico asciutto, moro, occhi neri profondi, dolcissimo, una persona con la quale si è a proprio agio. L’ho conosciuto a una festa di una amica comune. Ricordo che vi erano molte donne che se lo mangiavano con gli occhi. Lui flirtava con tutte, ma continuava a guardare me che fingevo di ignorarlo. Mi era piaciuto subito, ma avevo paura di essere una delle tante che gli giravano intorno. Mi chiese solo, dove lavoravo, e la sera dopo lo vidi appoggiato alla mia auto. Cominciammo a frequentarci, passarono tre mesi durante i quali noi non facemmo altro che stare insieme a parlare della nostra vita vissuta prima di quel momento. Lentamente i nostri discorsi scivolarono sul personale. Gli raccontai dei miei due amori adolescenziali, di una terza storia durata due anni con un bastardo che, come ho scoperto poi, collezionava donne da portare a letto. Dopo due anni di tira, e molla, mi ero decisa a lasciarlo e a dedicarmi al mio lavoro. Lui non era stato da meno, tre storie importanti finite per gelosia, poi dopo una brutta avventura con una donna sposata, aveva tirato un poco i remi in barca, l’incontro con me gli aveva fatto tornare la voglia di rimettersi in gioco. Fra una cena e una lunga chiacchierata erano passati tre mesi molto belli. Una sera, dopo cena m’invita a salire da lui, lo guardo, e cerco di capire dove vuole andare a parare.
«Se vuoi collezionare una in più che hai portato a letto credo che ti sei sbagliato.»
Lui, mi stringe, mi bacia, poi mi guarda con una espressione molto seria.
«Sono tre mesi che ti frequento, in genere dopo tre giorni già sono finito a letto. Per la prima volta trovo una donna con cui sto bene, credi che rovinerei tutto per una scopata in più? Credimi se fosse per me ti sposerei domani, per quanto mi trovo bene con te.»
Sono salita, abbiamo scopato. La più indimenticabile notte della mia vita. A letto si è rivelato un vero demone, un porco, insaziabile. Le nostre bocche hanno esplorato ogni centimetro dei nostri corpi. Dopo essere venuta due volte sono salita su di lui e mi sono impalata su di un membro fantastico. Lungo circa venti centimetri, leggermente più piccolo alla punta, ma di circonferenza maggiore alla base. Lo senti che ti apre delicatamente e contemporaneamente ti riempie dentro, fantastico! Ho goduto tantissimo, poi alla fine mi sono distesa su di lui. Si è sollevato, in ginocchio mi ha impalato e pompato dal basso facendomi morire. Poi mi ha disteso sotto di lui e lì è cominciato il paradiso. Sono venuta tante volte che quasi svenivo, ma il grido di piacere massimo l’ho fatto quando lui è esploso dentro di me. Un anno dopo eravamo sposati. Sono passati, quattro anni bellissimi, lui si è rivelato un marito fantastico, premuroso. La sera quando torno dal lavoro, se lui è a casa, mi fa sempre trovare la cena pronta. Io ho sempre il tempo di immergermi in un bagno caldo che mi rilassa. Di lui ho subito avuto totale fiducia, mai un dubbio, mai una cosa che m’infastidiva, sempre attento e premuroso. Circa sei mesi fa, un pomeriggio che eravamo insieme abbiamo trovato un cane ferito sul bordo della strada. La povera bestiola era sicuramente stata abbandonata. Era ferita a un arto posteriore, girovagava smarrita, e impaurita. Lui con molta calma è riuscito a prenderla. Una giovanissima e splendida femmina di pastore maremmano. L’abbiamo portata a una clinica veterinaria, e appurato che non vi era nessun modo di identificare i proprietari abbiamo deciso di tenerla con noi. Curata, nutrita, e coccolata, la bestiola in pochi giorni si è adattata benissimo, e poi che l’avevamo trovata in via della Dora Baltea, abbiamo deciso di chiamarla Dora. Il mio lavoro, sono capo contabile in un’azienda che si occupa della grande distribuzione, non mi permette di stare tanto tempo con Dora, mentre Mario, che di professione fa l’anestetista in una clinica, ha sempre mezza giornata libera o quasi. Questa disponibilità di tempo si è tramutata con il passare del tempo in una perfetta intesa fra lui e la cagna. Mai avuto da lamentarmi, ma vedevo che loro erano più affiatati. Dopo la frenesia delle feste natalizie, verso la metà di gennaio, mi presi una brutta influenza. Un pomeriggio, ho deciso, di tornare a casa, dovevo avere almeno quaranta di febbre. Mario, sapevo che aveva dovuto sostituire due colleghi malati, doveva, essere a casa a riposare dopo aver lavorato la notte e la mattina. Rientro piano per non svegliarlo, ma appena mi avvicino alla nostra stanza da letto, sento dei guaiti, ne deduco che sicuramente Dora starà cercando di svegliarlo. Apro la porta della camera decisa far smettere l’animale di guaire. La scena che mi trovo davanti mi lascia, qualche secondo stupita. Sul letto, nudo c’è Mario che sta scopando Dora! Dopo un attimo di smarrimento mi scateno come una furia della natura.
«Bastardo traditore, porco che non sei altro, con la cagna mi tradisci!»
Mi scaglio conto lui e la bestia, urlo, prendo a insultarlo e prima di svenire gli grido in faccia la mia rabbia.
«Vattene, tu e la tua cagna!»
Cado a terra svenuta. Quando riapro gli occhi sono dentro il letto, lui mi sta cercando di rianimare, io inveisco ancora contro di lui.
«Vattene, non ti voglio più vedere! Sei un traditore!»
Lui, mi guarda, è mortificato, le sue parole sono pronunciate quasi sotto voce.
«Me ne vado. Peccato che non capisci, ma ti amo, ho preso le mie cose. Vado da un amico, poi appena sistemato, verrò a prendere il resto.»
Si gira, ed esce dalla mia vita. Due giorni dopo chiamo una mia amica avvocato, lei mi raggiunge a casa, le chiedo di iniziare le pratiche per la separazione, quando mi chiede la motivazione le dico.
«L’ho trovato a letto con un’altra femmina.»
Lei mi guarda e ride.
«Adulterio! Bene gli leviamo anche la pelle!»
Per i tre mesi successivi lui non mi cerca più. Sono combattuta fra il desiderio di lui, e la rabbia di sentirmi tradita. Passate le feste di Pasqua, la stagione volge al bello. Per distrarmi un poco decido di passare alcuni giorni presso una mia cugina che abita in una piccola isola del Tirreno. Flavia, gestisce un piccolo agriturismo. Alcune vecchie stalle trasformate in monolocali per turisti, cinque in tutto, ma posto in una collina dell’isola da cui si gode un panorama mozzafiato. Quando mi sente, è felice di ricevermi.
«Venite pure, ho posto.»
Le spiego che sono da sola, lei ci resta un po’ male. Ha conosciuto Mario, siamo stati in vacanza insieme l’anno scorso, lui si era innamorato del posto, e trovava divertente il comportamento della gatta di mia cugina, Duchessa. Una gatta dal pelo lungo e da un modo assolutamente indipendente di vivere. Il giorno dopo all’ora di pranzo lei mi aspetta all’arrivo del traghetto, mi abbraccia forte.
«Amore, ben venuta, hai l’aria stanca, ma vedrai che qui ti riposi.»
Camminiamo, lei mi strige al fianco, mi chiede il motivo della mia separazione, le racconto tutto, lei mi guarda in modo perplesso, poi cambia discorso.
«Questo inverno Duchessa è morta, aveva più di diciotto anni, tantissimi per una gatta, mi è dispiaciuto e non ho voluto più nessun gatto.»
Arrivati davanti al suo giardino, ho una sorpresa, ci viene incontro un cane enorme.
«Lui è Zoe, un labrador di quasi due anni.»
Lo guardo, resto un poco stupita del cambiamento, ma lei mi sorride, andiamo, dentro seguiti dall’animale che mi annusa, mi gira in trono. Durante il pranzo l’animale resta sempre disteso vicino a lei. Docile mansueto sembra che la mia presenza non lo riguardi. Dopo aver sistemato le stoviglie, Flavia m’impone di andare a riposare.
