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Un weekend con il professore
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Racconto13 min di lettura

Un weekend con il professore

E' la prima volta che mi trovo da sola con il professore per cui ho una cotta da anni; un uomo alto, biondino, occhi verdi, sulla quarantina. Negli ultimi mesi le cose fra di noi si sono scaldate e si avverte sempre di più una tensione sessuale. Cosa succederà questo weekend? Cederemo alla passione e verremo meno ai nostri ruoli?

Emma
1 anno fa · 1.1k letture · 0

Un weekend insieme, da soli.

È la prima volta che mi trovo da sola con il professore. In tutti questi mesi in cui ho lavorato con lui, sono state davvero poche le occasioni in cui siamo rimasti da soli in una stanza per più di venti minuti. C’è sempre stato un continuo via vai di persone. Ma questa volta è diverso, tutto merito della convention. Partiamo domani mattina per Torino, dove resteremo per tutto il weekend. Confesso che un po' d'ansia c'è, ma allo stesso tempo la mia mente è già proiettata a quello che potrebbe succedere. Fin dal primo momento in cui l’ho visto, ho pensato che avrei voluto saltargli addosso. È alto, un metro e ottanta, forse anche di più. Ha i capelli biondi/ramati, gli occhi azzurri, una barba corta e ben curata, leggermente olivastro, sulla quarantina. Potrei ascoltarlo per ore: ha una voce calda, sensuale, e un carisma che non si può ignorare. Ma quello che più mi intriga è che è un uomo di cultura, un uomo che sa quel che vuole. Potrebbe tranquillamente finire sulla copertina di una rivista come Ford, tanto è affascinante e, a modo suo, sexy. È intelligente e irresistibile.

Non posso negarlo: ho fantasticato su di lui molte volte, negli ultimi tempi più di quanto ammetterei. Eppure, non ho mai avuto il coraggio di fare il primo passo. Qualche sguardo da parte sua, qualche sorriso complice, la posizione delle mani quando mi saluta... A volte mi sembra che mi guardi con una certa malizia. Ma forse sono solo mie suggestioni, tutto frutto della mia immaginazione.

Ricordo ancora quando ero una sua studentessa e, durante l’esame, mi parlava con quella voce bassa e suadente che sembrava quasi un incantesimo (I put a spell on you, per davvero). Mi sentivo irresistibilmente attratta da lui, come se ogni parola fosse un gioco di seduzione. Lui conosce il suo potere e sa come usarlo. All’epoca ero piuttosto ingenua, ma mi confortava sapere che avevo lasciato un segno su di lui. Gli chiesi di essere il mio relatore e l’assistente che mi seguiva, data la confidenza fra di noi, mi raccontò gli elogi che lui mi aveva fatto. Sembrerà presuntuoso da parte mia, ma mi fece piacere sentire che mi considerava preparata e con potenziale. Dopo la laurea, l’assistente vinse un dottorato e il professore mi chiese di sostituirlo. Non ci pensai due volte, accettai subito.

Difficile dire di no.

Da quel momento, quel distacco iniziale tra noi è andato via via svanendo. Ho scoperto un lato del professore più simpatico e sarcastico, che non ha fatto che aumentare il mio interesse. Io, invece, comincio a tentennare sulla mia professionalità. Da un paio di mesi a questa parte, mi presento all’università con un abbigliamento un po' meno formale, più provocante. Non so esattamente quando è scattato questo cambiamento, ma sembra che tra di noi si stia instaurando una sorta di gioco di potere e seduzione.

Voglio scoprire le sue carte… e, chissà, forse anche lui è curioso di vedere le mie.

Ho iniziato a notare piccoli segnali di cedimento da parte sua: cerca sempre più spesso il contatto fisico, distoglie lo sguardo ogni volta che mi chino sulla scrivania, e qualche mattina sembra impiegare più tempo del solito per riprendersi dopo avermi vista. Il flirt tra noi è ormai evidente, il livello di tensione sessuale è palpabile. Sono certa che non sia una sensazione unilaterale. Questo weekend, quindi, sarà la prova del nove. Spero che non mi deluda, ma al tempo stesso, ho una certa ansia: non so se sarò pronta ad affrontare davvero ciò che sembra stia per succedere.

[...]

Siamo arrivati in hotel e, dopo aver fatto il check-in, ci siamo diretti subito verso le nostre stanze per rinfrescarci. L'appuntamento per la cena era fissato per le 21:30.Mi aveva chiesto di prenotare un ristorante carino in zona, che in realtà aveva già scelto lui, e ho cercato di non sembrare impacciata o sorpresa dalla sua richiesta. Era un invito piuttosto esplicito, considerando il ristorante e il fatto che avesse chiesto a me di prenotare, come per confermare la cosa. Il viaggio fino all'hotel, dopo quella domanda, è stato abbastanza silenzioso. Credo che abbia notato il mio imbarazzo. Mi chiedo perché debba venire fuori proprio nei momenti meno opportuni! Avrei dovuto approfittarne per fare la mia mossa, ma, come sempre, mi sono giocata male la situazione. Eppure, ho ancora margine di miglioramento. Visto il ristorante, ho deciso che quella sera avrei messo in gioco il mio savoir faire un po' altolocato.

Dopo la doccia e lo shampoo, mi sono fermata davanti alla valigia per qualche minuto, cercando di raccogliere le idee. Poi, senza pensarci troppo, ho tirato fuori l'intimo e un vestito nero, che ho portato proprio per ogni eventualità. Messo via il completo per l'incontro di lavoro del giorno dopo, ho scelto uno dei tre completini di pizzo trasparente che avevo portato con me: uno nero, uno rosso e uno verde scuro. Ho optato per il nero, classico e senza tempo, perfetto per non sbagliare. Per aggiungere un tocco in più, ho deciso di osare un po’ e, dopo un momento di indecisione, mi sono convinta e ho messo le autoreggenti ricamate. Ho infilato il vestito, semplice ma elegante. L’unica particolarità è che è corto, giusto fino all’elastico delle calze, ma senza scollature e a maniche lunghe, quindi mantiene comunque un’aria raffinata. Orecchini e una collanina oro per dare un po' di luce. Mi sono truccata velocemente. Un trucco leggero, il punto focale sono le labbra, che ho marcato con una matita marroncina leggermente più scura. Indossato il cappotto e i tacchi neri lucidi, ho preso la borsa e sono scesa.

Quando sono arrivata nella hall, era già lì ad aspettarmi. Era di spalle, ma appena si è girato, non ha potuto fare a meno di guardarmi per qualche secondo, come se fosse rimasto senza parole. Indossava uno dei suoi soliti completi oversize, nero, e una camicia bianca che fa intravedere il suo corpo allenato per quanto è perfetta su di lui. Anche io sono rimasta senza fiato, sembrava così diverso. Mi sono avvicinata e lui è tornato alla realtà. "È molto bella stasera," mi ha detto, con uno sguardo che diceva tutto. "Grazie... anche lei sta molto bene," ho risposto, arrossendo. Mi ha fatto segno verso la porta e insieme siamo usciti dall’hotel.

Arrivati al ristorante, c’è stato un attimo di imbarazzo quando ci hanno scambiati per una coppia, ma poi ci siamo accomodati e abbiamo iniziato a parlare di lavoro. Ammetto che l’argomento l'ho tirato fuori io, anche se non avrei dovuto, ma avevo bisogno di rientrare nella mia zona di comfort. La cena è stata piacevole, tra una risata e qualche bicchiere di vino di troppo, e quando il conto è arrivato, mi sono fatta coraggio e gli ho chiesto se gli andava di restare a bere qualcosa nella lounge dell’hotel. Lui mi ha sorriso con un’aria sorniona e ha risposto: "Con piacere".

Al bar, ho ordinato un altro bicchiere di vino bianco e lui un whisky, come mi aspettavo. Rispecchiava perfettamente la sua personalità. Ci siamo seduti e, mentre sorseggiavamo i nostri drink, la conversazione è scivolata su argomenti più privati. Mi ha chiesto cosa facessi fuori dall’università, quali fossero i miei interessi, dove andrei se avessi la possibilità di lasciare tutto e partire domani. "Se potessi partire domani," ho detto, "andrei in un posto dove il mare è sempre calmo, e dove posso dedicarmi solo a me stessa, lontano da tutto." Lui ha riso, appoggiando il bicchiere sul tavolo, avvicinandosi un po’ di più. "E io, che pensavo volesse sfuggire alla routine," ha detto, il tono più profondo, come se volesse capire di più. Poi ha fatto una mossa sottile, inclinando la testa mentre mi guardava dritto negli occhi. La sua presenza era avvolgente, il suo sguardo intenso, come se volesse sondare ogni pensiero che mi passava per la testa. Ma non ho ceduto, ho mantenuto la calma, anche se nel mio petto il battito aumentava.

"Magari c’è anche un po’ di curiosità a farmi restare", ho risposto con un sorriso mentre avvicinavo il calice alle labbra, sentendo la tensione crescere, e lui non ha potuto fare a meno di sorridere. I nostri occhi come calamite. La sua mano si è avvicinata alla mia, lentamente, ma non l’ha toccata. La tensione nell’aria si faceva palpabile, come un filo invisibile che ci legava, ma non c’erano parole che avrebbero potuto esprimere davvero quello che stava succedendo tra noi."È vero, lei mi incuriosisce... tu mi incuriosisci", dice tornando leggermente serio. Il suo sguardo mi sta penetrando nel profondo. Senza accorgermene, accavallo le gambe... la pressione si fa sentire sempre più giù. Lui guarda questo mio movimento incantato.- "Cosa la incuriosisce così tanto? Stasera sono un libro aperto" rispondo con un tono basso.° "Dammi del tu", dice lui.- "Cosa ti incuriosisce tanto?"° "Hai sempre questo velo di misteriosità su di te, quando penso di averti capita, mi sorprendi nuovamente... Penso che questa ricerca stia andando... Oltre le aspettative".

Prima di andare avanti…

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