Tra madre e figlia. Seconda parte

Max
26 June 2023

 Quando raggiungo Eva in camera, lei è già vestita. Indossa un semplice abito bianco di lino tenuto chiuso davanti da numerosi bottoni, la maggior parte dei quali lasciati aperti. Ai piedi indossa dei sandali a zeppa dello stesso colore del vestito e, dopo aver spalmato sulle labbra del lucidalabbra per renderle ancora più belle, si gira verso di me e, in silenzio, aspetta il mio giudizio.

«Amore, sei bellissima!»

I suoi occhi brillano di gioia, mentre mi si avvicina e mi abbraccia.

«Lo sei anche tu! Sono molto fiera di te e, un giorno, voglio esser anch’io brava nel mio lavoro come lo sei tu. Ti ammiro molto e son sicura che quando conoscerai Riccardo e suo padre, anche tu ti renderai conto di quanto siano affezionati a me. Giulio poi, una volta che ebbe a vederti ad una riunione, ma solo di sfuggita, solo dopo capì che eri mia madre e, da allora, non vede l'ora di conoscerti.»

Dopo una rapida doccia, decido di indossare anch'io qualcosa di semplice, ma nello stesso tempo carino: opto per una minigonna nera a portafoglio, con sopra una camicetta bianca. Non indosso nessun tipo di intimo, perché ormai ho accettato l’idea che nella nostra famiglia sia più piacevole andare in giro con la passera al vento. Scendiamo velocemente giù al porto del piccolo borgo e, lasciata l’auto nel parcheggio a pagamento, tutti e cinque andiamo verso il molo, dove, d'improvviso, vedo un ragazzo dall’aspetto imponente, molto alto, con delle spalle larghe e muscoli scolpiti che, quando vede Eva, gli corre incontro e l’abbraccia, sollevandola da terra quasi fosse una piuma.

«Amore mio, sei bellissima! Sei la donna più bella del mondo! Amore, io ti amo! Ti amo e lo vorrei urlare al mondo intero! Buon compleanno, amor mio!»

I suoi occhi brillano di gioia, come quelli di Eva che, emozionata, appena lui l'ha rimessa di nuovo con i piedi per terra, si gira verso di me e mi presenta a lui.

«Riccardo, questa è Anna.»

Quando mi stringe la mano, ho come la sensazione che la sua sia enorme.

«Sono molto lieto di far la sua conoscenza, signora e, fin da ora, le dico che le sono molto grato di aver messo al mondo una donna meravigliosa come Eva.»

Saluta cordialmente anche mio padre e mia madre, poi ci invita salire su di un tender che, quando sale anche lui, ho come l’impressione che rischi di affondare da un momento all’altro. Un breve tragitto e raggiungiamo la sua barca. Appena ci avviciniamo, emerge un uomo, anch'egli dall’aspetto molto imponente dai capelli neri, che subito ci accoglie con molta cordialità.

«Finalmente, Eva, ben venuta a bordo! Sei veramente bellissima! Ti chiedo scusa se siamo arrivati con una settimana di ritardo, ma, purtroppo, il lavoro ci ha trattenuti altrove. Spero, in ogni modo, di potermi far perdonare questo ritardo. Vi prego, accomodatevi tutti quanti, siete benvenuti a bordo.»

Ha afferrato le mani di Eva e, con una impensata agilità, l’ha sollevata e fatta salire a bordo, per poi abbracciarla stringendola a sé, mentre Riccardo ha aiutato a salire mia madre e mio padre. L’ultima a mettere piede bordo sono io e Giulio, dopo aver salutato i miei genitori che già conosce, si gira verso di me e per un attimo i nostri occhi si incrociano.

«Lei presumo sia Anna! Finalmente! Sono Giulio, il padre di Riccardo. Ho desiderato tanto conoscere la persona di cui ho sentito parlare molto bene. È un onore per me averla bordo della mia modesta barca.»

Nello stringermi la mano, i nostri occhi si incrociano per un lungo, interminabile istante; lui mi fissa e mi scruta dentro fin dentro l’anima. Uno sguardo che mi lascia un po’ intimidita, ma, nello stesso tempo, affascinata. Ho davanti a me uno splendido maschio, alto come suo figlio, ma dal fisico completamente diverso, imponente ma non grasso, occhi azzurri con i capelli scuri, che gli conferiscono un’aria davvero particolare. Dopo un brindisi di benvenuto con del prosecco ghiacciato, ci mettiamo subito tavola ed una signora, che mi spiegano esser membro dell’equipaggio, ci serve diverse pietanze, tutte molto buone, che noi gustiamo annaffiate da un vinello frizzante che scivola giù che è una meraviglia. Il pranzo è quanto di più allegro e divertente possa immaginarsi, e lì mi rendo conto che fra loro quattro c’è una forte intesa, una certa complicità che un po' mi infastidisce. Ad un tratto, Eva e Riccardo, ci comunicano che, quanto prima, vogliono sposarsi. Mentre tutti si complimentano con loro, io avverto come un pugno nello stomaco, perché ancora una volta mi sento tagliata fuori dalla sua vita. Non ha chiesto nulla a me, non si è confidata, non riesco a capire perché vuole sposarsi così in fretta. Inoltre, il leggero dondolio della barca, è mal sopportato dal mio stomaco e il tutto, unito al fatto che ho una certa tensione dovuta alla sensazione d'esser l’unica fuori luogo, mi provoca una certa indisposizione che cerco di far passare recandomi in bagno. Mentre mi sciacquo la faccia, mi guardo allo specchio e, dentro di me, avverto ancor di più la tristezza per la insopprimibile sensazione di non sentirmi parte integrante della vita di mia figlia. Esco dal bagno e li vedo e sento ridere tutti e quattro, allegri, felici, mentre io sento il mio stomaco sempre più in subbuglio.

«Chiedo scusa, ma ho bisogno di tornare sulla terraferma, perché il mio stomaco non gradisce l’oscillare della barca.»

Mi guardano subito tutti preoccupati, ma io li tranquillizzo dicendo semplicemente che ho bisogno di rimettere i piedi a terra. Giulio si presta subito a portarmi a riva e, con il piccolo tender, ci dirigiamo verso il molo del borgo marinaro. Il viaggio non migliora il mio stomaco, che è sempre più in subbuglio e, una volta approdati al molo, dove ci sono alcuni scalini nel muro, lui avvicina il tender e, nell’attimo in cui io passo dal gommone allo scalino, lo faccio in maniera così improvvisa e repentina che lui non ha il tempo di tenere la barca ferma ed io, immancabilmente, finisco in acqua. Dopo un attimo di panico, riprendo il controllo di me stessa e mi avvicino allo scalino che vedo sommerso ed inizio ad uscire dall’acqua, con Giulio che ha subito legato la barca ed è sceso ad aiutarmi a salire sulla scalinata. Per lui è uno spettacolo incredibile vedermi emergere dall’acqua, con la mia camicetta bianca perfettamente incollata sui seni, che ora sono in splendida mostra. Sono furiosa! Incazzata nera come la pece, salgo le scale e lo guardo con occhi di fuoco, mentre lui cerca, in qualche modo, di minimizzare l'accaduto.

«Mi dispiace! Purtroppo un’onda improvvisa ha sballato la manovra di accostamento alla scalinata. Mi dispiace che tu sia incappata in questo incidente: spero che non ti sia accaduto niente di grave.»

Lo guardo, mentre con una mano copro parzialmente i miei seni e, con l’altra prendo la mia borsa, che fortunatamente era rimasta sulla barca, altrimenti avrei avuto anche altri problemi. Silenziosamente, seguita da lui, percorro il piccolo molo e, giunta all’estremità dov’è la spiaggia, c’è la bancarella di un vucumprà che, tra le altre cose, vende anche teli da mare e parei. Acquisto un telo da mare ed un pareo, mentre lui mi osserva il seno decisamente ammaliato dalla sua bellezza e, ancor prima, che io abbia il tempo di pagare, Giulio ha estratto alcune banconote, tenute insieme da un fermaglio in oro, e paga senza batter ciglio. Sento brividi di freddo e l'imprevisto bagno non ha per niente migliorato il mio stomaco, ancor più in subbuglio. Senza dire una parola, mi dirigo verso il parcheggio ed una volta raggiunta l'auto, cerco, in qualche modo, di liberarmi della camicetta bagnata. Ci riesco e l’appoggio sull’auto, poi decido di togliere anche la gonna. Lego il telo sopra il petto e, quando mi abbasso per toglier la gonna, il telo si apre ed io resto nuda, di spalle, davanti a lui. Rapidamente lui si inginocchia, raccoglie il telo e me lo porge, mentre io mi giro incazzatissima, lo guardo e, senza dir una sola parola, prendo il pareo che ha in mano e lo avvolgo sul mio corpo. Poi salgo a bordo della mia auto e me ne vado, lasciandolo a guardarmi stranito.

Raggiungo casa mia, guidando, lungo i tornanti in salita, in maniera esagitata da vera incosciente e, una volta giunta a casa, vi entro e sento ancora il mio stomaco in subbuglio, a causa della serie di tornanti affrontati. Per questo decido di prepararmi un tè, per cercare di alleviare questa che, ora, credo sia diventata una vera e propria congestione. Il tempo di scaldare l’acqua e mentre prendo il primo sorso della bevanda, sento suonare alla porta; indispettita apro e me lo trovo davanti. Lo guardo e mi giro tornando in cucina, mentre lui entra e mi segue mentre io, indispettita, lo aggredisco con tono duro.

«Cosa sei venuto a fare? Non ti è bastato vedere il corpo nudo di quella troia della tua futura consuocera? Scommetto che ti farai un sacco di risate quando racconterai ai tuoi amici che questa troia non indossa nessun tipo di intimo!»

Lui mi guarda, sta per replicare, ma io, immediatamente, mi metto a correre verso la mia camera e, raggiunto il bagno, mi inginocchio davanti alla tazza del water e prendo a rimettere tutto il pranzo, colazione compresa. Odio vomitare! Mi sento veramente stordita e, nello stesso tempo, maledico il fatto che lui sia lì a guardarmi. Infatti mi giro, lo trovo con un bicchiere di acqua in mano ed un asciugamano, che mi porge, restando in silenzio. Sciacquo la bocca, cercando di alleviare lo schifo del sapore del vomito e poi lo guardo, ormai con occhi che stanno per esplodere in un pianto a dirotto, dovuto al nervosismo.

«Che vuoi ancora da me? Basta! Lasciami in pace! Tanto non riuscirai a portarti a letto questa troia, perché è così che mi sento. Una troia buona solo per passare un po’ di tempo insieme a letto e poi lasciarla andare al suo destino, perché non è degna di esser una donna da sposare.»

 Lui mi guarda in silenzio, allunga le mani e mi aiuta a rialzarmi, poi mi stringe a sé e mi fissa dritto negli occhi.

«Vorrei riuscire a capire quando vorrai smettere di commiserarti. Sei una donna che ammiro moltissimo! Desideravo molto fare la tua conoscenza, perché ho sentito cose su di te che mi avevano veramente affascinato. Non credo sia stato facile per te resistere alle pressioni che ti avrà sicuramente fatto il tuo ex AD. Resistere a Dario e non finire inginocchiata davanti a lui, dovrà esser stato molto duro, eppure tu ci sei riuscita. È questo che mi ha raccontato di te Sonia, la tua attuale AD, che ha apprezzato moltissimo il fatto che non ti sei prostituita con lui. Poi, di cosa ti lamenti? Non sei affatto una troia se, non essendo sposata, ti sei scopata qualche maschio per puro piacere. E non venirmi a dire che sei pentita per l’errore che hai fatto quando avevi l’età di Eva, perché in proposito tua madre mi ha raccontato, nei minimi dettagli, quella che è stata la tua vita e quei fatti ti hanno reso ancor più importante ai miei occhi. Non puoi rimproverarti se, a 18 anni, sei rimasta incinta ed è per questo che lei ha fatto di tutto per darti una mano. Quindi smettila di pensare a te come ad una troia, perché per me non lo sei, anzi, sei una persona che ammiro e ti ho desiderato dal primo istante che ti ho visto. Non avrei mai messo la tua vita repentaglio per vedere il tuo corpo nudo, anche se, lo ammetto, mi ha veramente sedotto.»

Lo guardo senza dir niente e, un istante dopo, le nostre bocche si sono unite in un bacio. Resto per un attimo passiva e, quando la sua lingua entra nella mia bocca, subito non rispondo al bacio; lui si stacca da me e mi guarda, cercando di capire se ha sbagliato, o meno, a baciarmi. È solo un attimo però, perché immediatamente sento il desiderio di lasciarmi andare, perché ho voglia di scopare, cosa che non faccio da diversi giorni; soprattutto ho voglia di scaricare la mia tensione, perché son giunta al punto di non ritorno. Ora sono io che lo bacio con passione e lui risponde con la stessa intensità. Usciamo dal bagno e, giunti in camera, mentre io mi sciolgo il pareo, restando completamente nuda davanti a lui, egli, in un attimo, si toglie pantaloni e camicia, mettendo in mostra un bel sesso, non esagerato, ma di buone dimensioni sia in lunghezza che spessore. Mi stringe a sé e mi bacia, poi ci sdraiamo sul letto, e subito lui insinua la testa fra le mie cosce; la sua lingua comincia ad esplorare le pieghe della mia fica, facendomi subito gemere quando la punta raggiunge il mio bottoncino. Lo stringe fra le labbra, fa ruotare la lingua velocemente su di esso, e mi provoca subito un gemito di piacere. Lo lascio fare per un po', poi mi rigiro e iniziamo un 69 di fuoco. Afferro il suo membro e, dopo averne leccato bene la punta, lo faccio scivolare nella mia gola e, quando con il mento arrivo toccare il suo corpo, sfilo ancora un po’ di più la lingua, così da lambire le palle. Lui avverte la particolare sensazione che gli sto regalando e se ne compiace.

«Caspita, che meraviglia! Hai il mio cazzo in gola e riesci a lambire, con la punta della lingua, le mie palle? Semplicemente meraviglioso!»

Tuffa di nuovo la sua bocca sulla mia fica e mi lecca in maniera intensa, così, ben presto, ottengo un orgasmo che mugolo a bocca piena. Mi sento eccitatissima e, mentre il piacere comincia a scemare, mi sfilo quella verga dalla bocca, mi rigiro e lo attiro su di me. Lui si posiziona fra le mie cosce e, con un affondo deciso, mi entra tutto dentro, fino in fondo. Sollevo le gambe e le annodo ai suoi fianchi, così da poter assecondare i suoi affondi e permettere al mio corpo di spingere in contraccolpi, per godere ancor di più questa monta, che ora è diventata decisamente selvaggia. Sbatte il suo corpo contro il mio e questo mi provoca un ulteriore piacere, mentre, con le braccia tese sopra di me, mi sovrasta e mi guarda mentre urlo il mio orgasmo. Il mio corpo trema, esplode in qualcosa che non riesco a contenere. Non è un istante di piacere quello che sto provando, ma un’esplosione, dovuta a tante circostanze messe assieme: voglia di scopare, il nervosismo, la tensione accumulata per la mia insoddisfazione come madre o, semplicemente, il desiderio di sentire un cazzo dentro di me, che potesse affondare in maniera tanto piacevole. Lui mi lascia godere e, mentre il mio corpo continua a tremare, improvvisamente lo spingo via e, senza una ragione reale, scoppio a piangere in maniera assolutamente incontrollata. Lui rimane disteso al mio fianco in silenzio, lascia sfogare il mio pianto, poi si gira verso di me e le sue parole sono veramente un conforto.

«Stranamente mi aspettavo questa reazione, anzi pensavo che si fosse manifestata molto prima. Per quanto non ti conosco a fondo, ho notato che, durante tutto il pranzo sei rimasta tesa e nervosa e, soprattutto, ho visto la tua faccia quando i ragazzi hanno parlato di matrimonio. Non capisco di cosa tu ti stia rimproverando. Come ti ho detto prima, sei una donna che ammiro moltissimo e vorrei che tu fossi orgogliosa sia di tua figlia che di tua madre. Ero già a conoscenza del fatto che tu non indossi l’intimo come non lo indossano loro, perché, come avrai notato, tra di noi c’è molta complicità, dovuta al fatto che mio figlio, un anno fa, mi ha parlato di Eva in maniera entusiastica, al punto che aveva deciso di voler passare con lei il resto della sua vita. All’inizio ero un po’ titubante, ma, dopo averla conosciuta, mi son reso conto che quella donna, in realtà, è molto più matura di quello che figura sulla sua carta d’identità. Circa tre mesi fa, ho avuto il piacere di assistere al momento in cui Riccardo l’ha resa donna. È stato un momento infinitamente piacevole, cui ha assistito sia tua madre che tuo padre, al punto da farci sentire uniti da un'unica passione. Eva ha goduto moltissimo nel sentirsi sverginare da Riccardo, dopo che, saggiamente, tutti insieme l’avevamo portata ad un livello di eccitazione sconvolgente. Quando lui le ha riversato dentro il suo piacere, lei ha potuto godere appieno di quel momento, perché tua madre, come sicuramente saprai, ha fatto in modo che lei non subisse le stesse tue problematiche. È stato un orgasmo bellissimo per tutti, per loro che lo vivevano in prima persona, e per noi tre che li guardavamo estasiati. Poi Eva ci ha letteralmente stupito: poiché da tempo aveva affinato la tecnica nel succhiare il cazzo di tuo padre, sotto le sapienti istruzioni di tua madre, ha voluto provarlo nel culo. È stato bellissimo, per me e tuo padre, farla godere in contemporanea. Si, le abbiamo aperto il culo durante una doppia, mentre lei succhiava il cazzo a Riccardo, insieme a tua madre, che dirigeva per bene tutte le operazioni, facendo sì che Eva giungesse ad un tale livello di libidine che è quasi venuta meno. Tu non sei una troia, come non lo è lei e nemmeno tua madre, ma sei soltanto una femmina come la maggior parte di noi maschi desidererebbe aver sempre al proprio fianco. Capisco il tuo sfogo, il tuo nervosismo, perché, giustamente, ti sei sentita tagliata fuori. In realtà, sei stata sempre presente in ogni loro discorso e tutti eravamo rammaricati che, in quel momento così speciale, tu non fossi assieme a noi. Ora posso anche alzarmi da questo letto ed andarmene, ma se me lo permetterai, vorrei continuare a godere del tuo corpo e farti impazzire di piacere, perché lo desidero da tanto tempo.»

Non ho parole! Non riesco nemmeno a riflettere con lucidità a quanto mi è appena stato detto; in questo momento non mi interessa più nulla, ora voglio solo godere, e basta! Mi giro verso di lui, lo spingo a sdraiarsi supino, monto su di lui e m’impalo sulla sua splendida verga, ancora tesa e dura. Comincio a cavalcarlo per bene e a lungo, godendo repentinamente di un orgasmo dopo l’altro, fin quando, stremata, mi sdraio su di lui e lo imploro di godere dentro di me.

È stato bellissimo! Ho perso il conto di quante volte ho goduto su di te, ma ora vorrei sentire dentro me il tuo piacere.»

Vedo i suoi occhi cambiare espressione. Prima allegri, felici, poi, ad un tratto, tristi e cupi. Le sue parole mi stupiscono ancor di più dei suoi occhi.

«Veramente preferirei che tu provassi ancora tutto il piacere di cui hai bisogno, per poi finirla così. Purtroppo ho un leggero difetto: non riesco a venire se non masturbandomi forsennatamente. Mi succede da quando è morta mia moglie, che era l’unica capace di farmi venire: ogni volta che devo sborrare, mi devo fare una sega e, onestamente, son stufo di farmi seghe! Quindi godi ancora quanto vuoi, poi... va bene così.»

Lo guardo e decido che non va bene così. Scivolo giù dal suo corpo, mi sdraio di lato e afferro quel cazzo che mi ha fatto impazzire di piacere. Ne prendo la punta in bocca, mentre, con entrambe le mani, lo masturbo velocemente, muovo la lingua sopra il prepuzio, facendola ruotare velocemente, mentre lo succhio con forza. Lui rimane inerte, ma io non mi do per vinta e intensifico la mia suzione fin quando, all’improvviso, lui inizia a gemere di piacere.

«Oddio! Non è possibile?! Stai per farmi godere! Ti prego non ti fermare! Continua, ti prego, non ti fermare! Anna! Anna, continua che sborro!»

Non mi sarei fermata per nulla al mondo. Ad un tratto il suo corpo si tende ad arco e, improvvisamente, la mia bocca viene letteralmente riempita da un’ondata di sborra dolcissima, che gonfia le mie guance e mi costringe ad ingoiare repentinamente. Per ben due volte lui riempie la mia bocca con la sua generosa ondata di piacere, che io ingoio serrando le labbra per non perdere nemmeno una goccia. Lui è in preda al piacere, mentre continua ad eruttare sborra nella mia bocca.

«Meravigliosa! Sei fantastica! Anna, ti adoro! Erano anni che non riuscivo a godere, senza ricorrere ad una sega!»

Raccolgo fino all’ultima stilla di quel nettare che sgorga da quella verga, che mi ha fatto tanto godere, poi, mentre lo sento svigorire lentamente, dopo averlo lucidato per bene, sollevo lo sguardo e lui mi afferra il viso, baciandomi e assaporando il suo stesso piacere. Limoniamo a lungo, stando abbracciati stretti e, alla fine, lui si stacca da me mi fissa negli occhi, mentre i suoi brillano di gioia.

«Anna, non puoi immaginare il regalo che mi hai fatto. Sei stata meravigliosa. Mi hai donato una gioia cui avevo rinunciato da anni. Non te ne sarò mai grato abbastanza!»

Stiamo ancora scambiandoci questi complimenti, quando, sulla soglia della camera, vedo comparire Eva insieme agli altri tre.

«Mamma, come stai? Va tutto bene?»

Mi giro verso di lei, scendo dal letto e l’abbraccio tenendola stretta a me.

«Sì, amor mio, va tutto bene. Mi dispiace di averti fatto preoccupare, ma va tutto bene. Piuttosto, io e te dobbiamo fare una lunga chiacchierata.»

Lei mi stringe, mi bacia, poi anche gli altri si avvicinano e, senza aggiungere altro, hanno capito tutto. Io e Giulio ci facciamo una doccia e poi decidiamo di andare a cena in un ristorante giù al borgo marinaro. È a cena che, finalmente, ricevo tante spiegazioni, soprattutto da Eva.

«Mamma, mi dispiace se, in qualche modo, ti ho fatta sentire esclusa dalla mia vita, ma, credimi, ho sempre desiderato molto renderti partecipe delle mie esperienze, delle mie emozioni. Purtroppo, ogni qualvolta che io iniziavo a parlarti, subito squillava il tuo cellulare e ogni discorso veniva rinviato. Così, alla fine, ho deciso che te ne avrei parlato quando si fosse verificata un’occasione come questa, in cui, finalmente, potrai ascoltare ciò che ho da confessarti. Circa due anni fa, Riccardo ha preso a frequentare la nostra palestra e, poiché ha due anni più di me e già proveniva da un’altra scuola atletica, papà lo ha subito inserito nella squadra agonistica. Siamo subito diventati amici e, dentro di me, desideravo star con lui, ma avevo terribilmente paura di esser considerata timida e inesperta. Così ho chiesto aiuto a nonna Franca che, con calma e pazienza, mi ha spiegato tante cose. Naturalmente un conto è la teoria, ma ben altro la pratica, per cui, da subito, ha voluto che mettessi in pratica i suoi insegnamenti, così ha coinvolto anche Carlo. Sono state emozionanti per me le prime volte che ho preso tra le mani il suo membro così grosso, ma altrettanto emozionante è stato prenderlo in bocca. Ammetto di averci provato subito gusto e, ben presto, lui ha subito apprezzato i miei pompini. Anche con Riccardo ho cominciato ad assaporare il piacere del sesso e, anche in questa occasione, Franca mi è stata molto d’aiuto, perché mi portò subito dalla sua ginecologa, che mi prescrisse la pillola, in modo da farmi sentir libera di poter fare sesso completo, a seconda del momento ed a mio piacimento. Fino a quel momento, mi ero limitata a godere sul cazzo di Carlo, che, sdraiato sotto di me, mi permetteva di strofinare la mia fica sulla sua verga dura, così da portarmi al piacere più di una volta e, non ti nascondo che sono stata anche tentata di sollevare quel membro ed infilarmelo tutto dentro, ma Franca, con saggezza e prudenza, mi ha sempre suggerito che sarebbe stato di gran lunga più bello farlo con la persona di cui ero innamorata. Avevo parlato di questa cosa anche con Riccardo, che, a sua volta, si era dichiarato disponibile e felice di poter essere l'artefice di quel mio progetto. Nelle more di tutto quanto, eravamo diventati amici anche di suo padre e, a mia insaputa, una sera, loro tre si misero a scopare insieme, facendo godere Franca in maniera sconvolgente. Di comune accordo, avevano deciso che fossi iniziata al sesso completo e volevano che ogni cosa sarebbe dovuta avvenire alla presenza di tutti quanti insieme. Per vero, avrei avuto piacere che ci potessi esser anche tu e, per un attimo, c’ero quasi riuscita, ma, all’ultimo minuto, quel tuo dannato cellullare ti ha portato via da me, con un profondo rammarico. Quella, per me, è stata un’esperienza bellissima, durante la quale sono stata oggetto delle attenzioni di quattro persone che si sono dedicate a me, facendomi impazzire di piacere e, quando Riccardo mi è scivolato dentro, ho appena percepito un lieve fastidio, ma poi è stato solo piacere infinito. Ho goduto tantissimo e ho avuto un ulteriore orgasmo nello stesso istante in cui lui mi ha riversato nel ventre il suo piacere. Sentire quell’ondata di calore dentro di me, mi ha fatto impazzire di gioia. Ero così eccitata, che ho voluto esser sverginata anche nel culo e, per questo, ho voluto che fosse Carlo a prendersi questa mia verginità, in ossequio a tutte le volte che avevo goduto sul suo cazzo, senza mai dargli la possibilità di penetrarmi. Anche in questo caso, la mia eccitazione è giunta ad un livello esagerato e, cosa inimmaginabile, è stata che quando Carlo mi ha fatto il culo mentre ero impalata sul cazzo di Giulio.»

Commossa, guardo mia figlia che mi stringe, mi bacia e mi abbraccia. Le prometto che, d'ora in poi, cercherò di esser sempre più presente nella sua vita e lei mi dice che la cosa importante è sapere che le voglio bene, perché si sente orgogliosa di avere una madre come me. Quando torniamo a casa, Riccardo chiede a suo padre di dargli in prestito la barca, perché intende portare Eva a fare il giro delle isole e lui si dice felice di passare qualche giorno nel borgo, giusto il tempo di trovare una camera in qualche albergo. Carlo lo guarda e lo stoppa all’istante.

«Quale albergo?! Non se ne parla nemmeno, di sicuro in casa nostra c’è un letto, dove puoi dormire.»

Lui gira lo sguardo verso di me, io gli sorrido, così insieme, mentre i ragazzi prendono il tender e vanno verso la barca, noi quattro torniamo su in villa e lui diventa ospite fisso nel mio letto. Da quel giorno la nostra vita è cambiata. Ho accettato di lavorare per lui, ma, soprattutto, ho accettato il fatto che lui mi vuole sempre al suo fianco, perché mi giudica una donna preziosa sotto tutti gli aspetti. I nostri ragazzi si son sposati con una cerimonia bellissima e, la sera delle nozze, noi quattro abbiamo scopato tutti e quattro insieme e, per la prima volta, ho sentito nel mio corpo il piacere del cazzo di mio padre, che mi ha scopato a lungo e, poi, insieme a Giulio, mi hanno posseduto in doppia, facendomi urlare di piacere, fino allo stremo delle forze. Anche per Giulio, le cose sono cambiate e si è sentito infinitamente felice di entrare a far parte di una famiglia, alquanto particolare come la nostra.

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