Questo racconto fa riferimento ad un possibile evento futuro, nella notte tra sabato 27 e domenica 28 Agosto, a Torino.
Mia moglie ha 55 anni, io 57 anni ma dimostriamo meno anni.
Lei, alta 1:75, ha un bell’aspetto, un corpo prosperoso, soprattutto il seno, veste in modo classico e sobrio, nessun tatuaggio, nessun piercing.
Anche io sono alto 1:75, di fisico magro e mi considero di bell’aspetto.
Entrambi detestiamo piercing e tatuaggi, che associamo a persone volgari e aggressive, da temere, persone che non frequentiamo.
Da quando è nata nostra figlia, l'attività sessuale è quasi scomparsa ma, da circa un mese a questa parte, con nostra figlia cresciuta, mia moglie ha chiesto di tornare in attività.
Con sorpresa ho constatato che si bagna facilmente. Vorrebbe fare cose sessualmente trasgressive ma prova molta vergogna, come dice lei stessa; forse ha bisogno di essere accompagnata in questa direzione.
Interrogata in proposito, ha ammesso, con molta fatica, che si bagnerebbe anche se a toccarla fossero degli estranei, a patto che non le facessero male; ha ammesso, con grande vergogna e imbarazzo, che prova piacere nell’essere sottomessa, nell’essere sculacciata, ad esempio, ma sostiene di non volere contatti con altri uomini. Quello che non ho avuto il coraggio di confessare a mia moglie è che anche a me piace essere sottomesso e mi piacerebbe vederla presa da altri uomini.
In ogni caso, seppur con i nostri limiti, siamo alla ricerca di situazioni che stimolano l’erotismo e abbiamo quindi concordato di andare in un night club di Torino, il sabato notte tra il 27 e il 28 Agosto, approfittando di una delle rare assenze di nostra figlia.
Cerchiamo sul web un luogo adeguato alla nostra età e al nostro desiderio di passare una serata diversa dal solito.
Mia moglie, come sempre, si veste in modo classico, un pochino più elegante del solito; nel pomeriggio c’è stato un forte temporale, la temperatura è fresca e mia moglie, con il mio assenso, sceglie una gonna nera, larga, sotto il ginocchio, camicetta marrone a pois beige, giacchino nero, collant marroni, scarpette con tacco medio color crema, mutandine e reggiseno bianchi.
Non siamo mai stati in un night club e mi è costato un notevole sforzo riuscire a convincerla. Avrei voluto un locale più trasgressivo, un privè, ma non ho neanche provato a proporlo, certo del suo diniego.
Siamo seduti su un divanetto, le luci soffuse, la musica in sottofondo, consumando un cocktail. Mia moglie non vuole bere un cocktail alcolico, sostenendo che deve guidare l’auto al ritorno; tuttavia riesco a persuaderla, facendole notare che è presto, sono circa le 22, ed usciremo tardi dal locale, ovvero ci sarà tutto il tempo per smaltire l’alcool. Questa serata deve essere speciale, le dico, non sappiamo tra quanto tempo avremo nuovamente la possibilità di avere una nottata per noi.
Siamo piuttosto brilli, probabilmente a causa della nostra scarsa abitudine all'alcol, e ci scambiamo baci ed effusioni.
Ad un certo momento dico a mia moglie che devo recarmi ai servizi igienici e la lascio sola, seduta sul divanetto.
Quando rientro, dopo un tempo abbastanza breve, rimango inebetito nel vedere, seduto sul divanetto accanto a mia moglie, un uomo. Nella penombra del locale, mi pare di scorgere una mano di mia moglie trattenuta, con la forza, sulla patta dell’uomo.
Mi dirigo verso il divanetto.
“Allora?! Chi è lei! Come si permette! Lasci stare mia moglie!”
L’uomo si alza, si avvicina; anche mia moglie si alza dal divanetto, barcollante e mi raggiunge, stringendomi la mano. Ha un'espressione scioccata, sicuramente a causa della prepotenza che ha subito ed anche allo stato di ebbrezza.
L’uomo è un ceffo, gli avambracci e il collo pieni di tatuaggi, l’aspetto è quello di un delinquente.
“Non rompetemi i coglioni. Tua moglie vuole cazzi grossi, non cazzetti come quello che hai tu. Hai sentito quanto è grosso il mio cazzo? Ti piaceva, eh?”
Quindi l’uomo se ne va, sparisce dalla nostra vista, lasciandoci storditi e instupiditi da tanta violenza verbale.
Dopo alcuni momenti di esitazione, decidiamo di uscire subito dal locale e di andare a casa; è infatti evidente la pericolosità di quell’uomo.
Valutiamo l’opzione di chiamare la polizia ma la scartiamo quasi subito; sarebbe imbarazzante e inconcludente. In fondo non è successo nulla. Tuttavia dobbiamo andare via, subito, allontanarci dal pericolo.
Paghiamo e usciamo dal locale; silenziosi e tesi percorriamo le strade semideserte della Torino di fine agosto.
Durante il percorso, ci guardiamo indietro spesso, timorosi che l’uomo possa seguirci.
Penso a quanto appena successo. L’uomo costringeva una mano di mia moglie sulla sua patta e le aveva anche alzato la gonna, probabilmente palpando. Lei non aveva reagito come avrebbe potuto, malgrado ci trovassimo in un locale pubblico; aveva resistito ma in modo molto blando.
Mi viene in mente di quando mi aveva spiegato che, da ragazza, era stata palpeggiata sul bus; anche in quel caso non aveva reagito, limitandosi a scendere alla fermata successiva. Non che le piacesse il palpeggiamento, mi aveva spiegato, ma mettersi a gridare non avrebbe risolto nulla e la situazione sarebbe risultata imbarazzante.
Già. L’imbarazzo, per una persona pudica come mia moglie, ed anche per me, a dire il vero, gioca un ruolo fondamentale in queste circostanze.
Ecco perché non ha reagito, perché non ha gridato, concludo; per l’imbarazzo. Ritengo abbia fatto bene ad agire così.
Non manca molto per arrivare alla nostra auto.
Giungiamo all’auto, parcheggiata in una via secondaria.
Saliamo velocemente nel veicolo, una Ford Puma di colore grigio, mia moglie sul lato del conducente e io sul lato del passeggero. Lei è in procinto di avviare il motore quando… “Toc Toc Toc”.
Sobbalziamo, un brivido di terrore ci attraversa. Un uomo sta bussando al finestrino, dal mio lato; sembra proprio lui, è lui! Ci mostra una pistola, forse è giocattolo, ma non possiamo saperlo.
“Aprite stronzi!” comanda.
Obbediamo, sblocchiamo le portiere.
Entra, sedendosi sul sedile posteriore.
“Ti diamo tutto quello che vuoi ma non farci del male”, gli dico subito.
Gli passiamo le borse e lui esamina il contenuto. Ci sono alcune centinaia di euro, i documenti, il bancomat. Fa delle foto, forse ai nostri documenti di identità.
Mia moglie ed io, seduti sui sedili anteriori, silenziosi, stringendoci la mano.
“Hai preso i soldi, a… adesso puoi andartene”, dice mia moglie, con voce tremante.
“Non credo proprio. Se mi denunciate, nel locale magari qualcuno mi conosce, si potrebbe risalire alla mia identità”
“Noi… non denunceremo”, dico io
“No, non lo faremo, lo promettiamo”, aggiunge mia moglie.
“Ma io voglio essere sicuro. Se non obbedite vi ammazzo. Se facciamo dei video dove voi farete tutto quello che dirò allora vi lascerò andare, senza farvi male… anzi, la puttana si divertirà. E se dopo mi denunciate metterò i video in internet e li manderò a tutti i vostri contatti. I video saranno la mia assicurazione sul vostro silenzio. Avete capito tutto, COGLIONI?!!”
“Si… si”, dissi io
“Si…”, sussurrò mia moglie.
Ci mostra nuovamente la pistola, poi la ripone in una fondina agganciata sul lato destro della cintura dei pantaloni, nascosta da una giacca lunga; poi, subito dopo, solleva il lato destro della sua giacca mostrandoci un coltello da caccia, alloggiato nella fondina.
“Ho anche questo, se rompete i coglioni vi taglio la faccia”
Siamo terrorizzati, completamente in sua balia.
“Adesso metti in moto puttana, andiamo al bancomat a prendere dei soldi”. Mia moglie segue le sue indicazioni e arresta il veicolodopo poche centinaia di metri, davanti ad uno sportello bancomat.
Mia moglie resta in auto con l’uomo, mentre prelievo il denaro, 1000 Euro.
Mi dirigo verso il veicolo e constato che mia moglie non è più al posto di guida; i vetri dei finestrini posteriori sono oscurati, pertanto non vedo nulla.
Con il cuore palpitante, entro senza indugiare in auto.
Sul sedile posteriore, intravedo due corpi avvinghiati; l’uomo sta palpeggiando mia moglie.
“AAhh… nooo… ti prego, lasciami, ti abbiamo dato i soldi…. ahh noo”
“Zitta, puttana. Frocio, sai guidare? Vai al parco Ruffini”.
Scendo dal lato passeggero e velocemente mi situo al posto di guida.
Mentre conduco il veicolo, continuano a risuonare le grida di mia moglie e gli insulti dell’uomo, che lasciano inequivocabilmente intendere cosa sta accadendo.
Al primo semaforo rosso mi volto e vedo le gambe di mia moglie in una posa innaturale, un piede sospeso in aria con una scarpa penzolante, trattenuta soltanto dalla punta del piede, sul punto di cadere, la gonna sollevata fino a scoprire l’inguine, dimenandosi mentre viene evidentemente palpeggiata.
“Ti prego. Non fare male a mia moglie”, imploro.
“Finocchio, se mi rompi ancora i coglioni taglio la faccia a tutti e due”
“AAAhh… noo… ti prego, nooo”
Sento il rumore di un ceffone.
“Puttana, stai ferma, fammi una sega”
“Non farle male, ti prego. Amore, fai quello che ti dice”, imploro.
“Sapete già cosa succede se non obbedite. Continua a guidare finocchio, che a questa puttana ci penso io”
