Mi chiamo Mario, ho 37 anni, di media statura, con un bel fisico asciutto, gli occhi scuri, capelli castani. Sono uno scapolo impertinente e fermamente convinto a voler restare tale, perché mi piace troppo la mia vita libera e senza obblighi. Vivo e lavoro in una grande città, in un ufficio che si occupa di spedizioni. Siamo in cinque, due uomini e tre donne. Prima era diverso, perché ero l’unico maschio, ma poi è arrivato Omar, un enorme ragazzo di colore dal carattere mite e gentile. Fisicamente è un bell’uomo, con le spalle larghe, le mani forti e le braccia robuste. È completamente calvo e le mie colleghe hanno subito cominciato a strusciarsi a lui come gatte in calore, convinte di poter verificare la veridicità di quello che si dice a proposito degli uomini di colore, se, cioè, son forniti di una notevole dotazione. La cosa non mi ha affatto infastidito per due specifici motivi: uno, perché non mi va di creare attriti fra colleghi di lavoro, e secondo, perché non ho nulla da invidiare agli uomini di colore, per esser dotato abbastanza bene fra le gambe. Sì, Madre Natura è stata abbastanza munifica con me e mi ha donato un cazzo fuori dal comune: ho un membro di 23 cm di lunghezza e 14 di circonferenza. Come già detto, mi crogiolo nella mia libertà e regolarmente, due volte la settimana, mi scopo due quarantenni e con esse sfogo tutta la mia esuberante sessualità. Sono due belle troie, che, ovviamente, sono ignare l’una dell’altra, ma così vacche che, pur essendo sposate, provano infinito piacere nel farsi sfondare dalla mia notevole mazza, in entrambi i buchi. Questo mi permette di vivere una vita tranquilla e, soprattutto, di ignorare le lusinghe e le avances che mi rivolgono le mie colleghe. Naturalmente loro sono tre belle donne e solo una delle tre è sposata, mentre le altre due sono delle belle troiette che, spesso e volentieri, si fanno sbattere da uno o più maschi. Omar ha notato subito che non concedevo nessuna confidenza alle mie colleghe ed ho notato che anche lui mantiene sempre un certo distacco, al di là del normale rapporto di lavoro. Dopo il suo arrivo, fra di noi è nato un reciproco rapporto di fiducia e rispetto, dovuto al fatto che lui si è reso conto della mia grande esperienza e questo ha agevolato molto il suo inserimento nella squadra. Dopo circa tre mesi, eravamo divenuti abbastanza complici da scambiarci qualche confidenza, e un giorno, mentre facevamo una pausa caffè, mi ha chiesto come mai un bell’uomo come me non era sposato. Gli ho risposto che amavo troppo la mia libertà e, soprattutto, non avevo ancora trovato una donna libera, in grado di apprezzare una mia certa qualità nascosta. Lui mi ha guardato un po’ stupito, poi ha sorriso ed ha intuito a quale qualità mi stavo riferendo. Qualche giorno dopo, mi invita a casa sua un sabato sera, perché organizza una piccola grigliata in onore del fatto che finalmente è riuscito a ricongiungersi con sua moglie. Accetto volentieri e, puntuale, mi reco all’indirizzo che lui mi ha dato e mi ritrovo davanti ad una villetta a schiera, con un giardino sul retro, dove vi sono anche altre coppie di colore, che mi guardano meravigliate, in quanto sono l’unico bianco presente al barbecue. Lui mi viene incontro, mi abbraccia e mi saluta calorosamente davanti a tutti, poi si gira verso gli altri commensali e, con fare deciso, mi presenta loro.
«Amici, vi presento Mario, tecnicamente è il mio capo, anche se lui mi tratta più da amico e collega di lavoro.»
L’atmosfera si fa subito allegra e divertente e, dopo la presentazione, mi trovo davanti la sua splendida moglie, che lui mi presenta in maniera un po’ più riservata.
«Amore mio, questa è la persona di cui ti ho parlato e, come vedi, mi sembra perfettamente adeguata a ciò che abbiamo in mente noi due.»
Lei allunga una mano, mentre io la guardo veramente affascinato dalla sua bellezza. È molto più alta di noi, sicuramente 1m e 90, con un fisico snello e longilineo, con due cosce lunghissime che si intravedono sotto una minigonna abbastanza esigua, mentre il seno, di sicuro una terza, è appena celato sotto un top di colore giallo, che lo lascia quasi intravedere. Il suo viso è un ovale perfetto, i suoi occhi sono neri con un taglio quasi asiatico, dalla conformazione lunga e sottile. La bocca è ampia e le labbra carnose, ma non in maniera eccessiva, da conferirle una particolare bellezza esotica. I suoi capelli sono pettinati con tantissime treccine che figurano raccolte tutte insieme sul retro della nuca e bloccate da un fermaglio di legno.
«È un vero piacere far la conoscenza di una persona che mio marito ammira moltissimo. Io sono Jasmine e mi sento molto onorata di averti qui, in casa nostra, questa sera.»
Avverto uno strano brivido quando stringo la sua mano, che ha delle dita lunghe e affusolate che terminano con delle unghie laccate di un colore giallo pastello della stessa tonalità del top, che a malapena riesce a celare il suo seno. Passiamo il resto della serata a ridere e scherzare con i suoi amici, che si rivelano tutte persone simpatiche e goliarde. Spesso ho intercettato lo sguardo delle altre donne di colore presenti alla festa, ma, facendo un confronto, Jasmine è di certo la più bella di tutte. Non che le altre siano meno appetibili, anzi alcune sono molto attraenti, dai seni generosi ed abbondanti, oppure con culi abbastanza sporgenti ed invitanti, ancor più evidenziati perché quasi tutte calzano tacchi molto alti. Quando la bella serata sta volgendo al termine e mi accingo a lasciare l’allegra comitiva, Omar mi si avvicina e mi prega di restare fino all’ultimo. Mentre saluta una coppia di amici, Jasmine è alle prese con una coppia che ha palesemente bevuto troppo e non è prudente lasciarli andar via con la loro auto. Deve faticare non poco per convincere i due che hanno troppo alcol in corpo per poter guidare e il ritorno di Omar riesce, in qualche modo, a farli ragionare. Cerca di metterli nella sua auto per portarli a casa loro, ma, avendo un modello d’auto a quattro porte, la cosa si presenta quanto mai difficoltosa, in quanto, con lui alla guida, i due ubriachi dietro potrebbero aprire gli sportelli. Alla fine decidiamo di andare con la mia che è un modello a due porte e, una volta caricati i due, insieme ci rechiamo dall’altro lato della città, dove lì accompagniamo nella loro abitazione, per poi tornarcene a casa di Omar. Durante il viaggio di ritorno, lui si scusa con me per l’impiccio che si è creato e, soprattutto, mi spiega il motivo perché voleva che io restassi fino all’ultimo, a casa sua.
«Da un po’ di tempo, io e mia moglie siamo un po’ ai ferri corti e tu saresti la soluzione dei nostri problemi.»
Lo guardo senza capire, lui fa un profondo respiro e poi prosegue nella sua spiegazione.
«Vorrei vederti scopare mia moglie.»
Lo guardo con non poca meraviglia.
«Omar, non è che, per caso, hai bevuto un po’ troppo, anche tu?»
Lui sorride annuendo e girato verso di me, continua il suo discorso.
«Devi sapere che, circa due anni fa, ero già fidanzato con Jasmine e con lei il sesso non lo facevamo in maniera molto appagante, perché era vergine ed era decisa che avrebbe dovuto perdere la verginità solo alla prima notte di nozze, di conseguenza, più che parlare di sesso, potremmo dire che il tutto era ridotto a lunghe ed estenuanti masturbazioni. A quell’epoca avevo conosciuto una coppia. Lui, un bell’uomo molto serio e risoluto, lei, una vera meraviglia della natura: una splendida quarantenne tutta curve, un seno abbondante, ed un culo spettacolare. Senza tanti giri di parole, lui mi disse che voleva veder sua moglie scopare con un ragazzo di colore ed io, attratto dalla bellezza di quella donna e, soprattutto, frustrato dalle condizioni imposte da Jasmine, ho accettato. Era qualcosa di sconvolgente chiavare quella femmina. Godeva ripetutamente in maniera totalmente appagante. Si lasciava sfondare in ogni buco ed impazziva quando le riversavo in bocca tutto il mio piacere. Era insaziabile! Dopo lunghe cavalcate, con conseguente farcitura dei buchi, lei era capace di prendere il mio cazzo in bocca e farlo tornar duro, per poi ricominciare tutto daccapo, sotto lo sguardo estasiato di lui, che si masturbava fino allo sfinimento. Vissi per un anno quella fantastica esperienza, poi mi sono sposato con Jasmine, la quale, però, non sembrava molto disponibile al sesso estroso, fantasioso. Con lei la scopata era quella classica, alla missionaria, sul letto in silenzio ed a luci spente, mentre con l’altra era sconvolgente, appagante, trasgressiva, estenuante. Circa sei mesi dopo essermi sposato, Jasmine si è accorta della mia tresca con quella donna e, con occhi furiosi, mi ha imposto una scelta.
