La mia cugina ubriaca
Il riflesso dei lampioncini attorno alla terrazza del ristorante scivola sulle bottiglie di birra artigianale che Giuseppe ci sta portando; le appoggia sul tavolo in spesse assi di legno. «Questo, care mie, è la Birra Cesen che produce un mio amico.» Da una tasca estrae un apribottiglie consunto e fa saltare via i tappi, uno dopo l’altro.
Appoggia una bottiglia di fronte a mia cugina Lisa, accanto alla birra Vecchio Malto che aveva portato dieci minuti fa, ormai vuota, e le sorride. «Vedrai, questa ti piacerà ancora di più.»
«L’altra non era il massimo, in effetti.» Lisa afferra la bottiglia e la porta alle labbra. La gola si ingrossa al ritmo dei sorsi e ne trangugia un buon terzo. Stacca dalla bocca il collo di vetro ed espira. «Buona, hai ragione,» le guance di Lisa si gonfiano a palloncino per un rutto silenzioso, «bravo.»
Giuseppe mette la seconda bottiglia davanti alla ragazza alla mia destra. «Ecco, Gina. Sono certo che piacerà anche a te.»
L’ultima la abbandona accanto alla Vecchio Malto da cui ho bevuto solo un paio di dita prima di lasciarla da una parte. Resto a guardare il dono svogliato del ragazzo. Non mi va di bere ancora alcool. Mi obbligo a prenderla e trangugiarne un sorso: amara e troppo forte.
Appoggio la bottiglia, nascondendo una smorfia di disgusto: resterà mezza piena anche questa. Piccoli insetti galleggiano nell’altra, e presto anche questa sarà il cimitero liquido e alcolico di formiche alate.
Grossi sassi grigi coprono i muri del piccolo ristorante, una grande baita rimodernata che verrà riaperta alla clientela tra una settimana, così da sfamare escursionisti e amanti della montagna. Dietro i lampioncini posti a intervalli regolari su un parapetto di legno, si stendono pascoli oltre i quali brillano le luci di Caregan sul fondovalle, in una ragnatela di luci pubbliche lungo le strade.
Uno spicchio di luna sta sorgendo oltre le cime delle montagne. Dev’essere domenica da un momento, ormai.
Parecchi ragazzi e ragazze sono nella terrazza della baita, intenti a discutere tra loro o attaccati ai propri telefoni. Chissà quanti di loro sono davvero immersi nella festa per la fine delle superiori e quanti, invece, stanno pensando agli esami di maturità imminenti?
Avrei fatto meglio a restare a casa e studiare, ma Lisa ha insistito che dovevamo partecipare alla festa indetta da Antonio nel ristorante nelle piste da sci dell’Alpe Ronzal, - «mica vorrai fare l’amorfa, Manu?» - e dove va mia cugina si fa pieno di ragazzi. Che uno dei simp che le girano attorno e che si prende un due di picche in faccia decida di accontentarsi di me, almeno per una notte…
«Torno dopo,» Giuseppe prende le bottiglie vuote e la mia mezza piena di Vecchio Malto, «e vi porto qualcosa di davvero ottimo. Lo adorerai, Lisa.» Fa l’occhiolino alla ragazza e si volta, tornando nel bar, i vetri delle birre che tintinnano nelle sue mani.
Gina fissa il ragazzo da sopra la bottiglia. Espira, il fiato è un’alitata aspra. «Ha un bel culo.» Sorride a Lisa. «Gli piaci, dovresti approfittarne…»
Mia cugina manda giù un altro sorso di birra. Gli occhi castani quanto i lunghi capelli luccicano un po’ troppo. «Giuseppe è un mio caro amico, ma solo un amico.»
Il mio sorriso si spalma solo su mezza bocca. Giuseppe è sempre accanto a Lisa, a farle favori e accontentare ogni suo capriccio, ma se io gli dico qualcosa mi guarda come se lo stessi offendendo.
Mario compare nel lato di tavolo occupato fino ad un attimo fa da Giuseppe. Indossa una camicia Armani che a stento riesce a non esplodere per i muscoli delle spalle, un profumo di legno si solleva dalla sua pelle e cerca di coprire quello dozzinale delle birre. Mi scopro a mordermi un labbro e a stringere le gambe per sopprimere un prurito.
Il ragazzo fa un cenno a Gina e un sorriso a Lisa. «Questa sera sei bellissima, ragazza. Che ne dici se andiamo a divertirci un po’, noi due?» Abbassa lo sguardo nello scollo generoso della camicetta di mia cugina, gli angoli della bocca si sollevano di un mezzo pollice. Ben di più deve sollevarsi qualcos’altro.
Lisa si porta una mano davanti alla bocca e ride, le grosse tette traballano. «Sono qui con le mie amiche, Mario. Vuoi che le abbandoni?»
Lo stronzo mi lancia un’occhiata con una smorfia. Sospira e torna a contemplare le bocce di Lisa. Si chiederà come mai Lisa si è presa i geni buoni mentre io solo quelli di scarto della famiglia. «Se proprio non vuoi…»
Gina si alza in piedi, la sedia vacilla ma non cade. «Io ho voglia di ballare.»
Mario fa appena spallucce. La nuova ragazza non è perfetta quanto il suo sogno erotico - il sogno erotico di chiunque – ma sempre meglio che menarselo sulle foto con like a tre cifre nell’Instagram di Lisa. «Volentieri, ehm…»
«Gina.» Lei fa il giro del tavolo e si mette sottobraccio a Mario. La stronza mi lancia un’occhiata soddisfatta.
Stringo i denti e sospiro. Lei è riuscita ad approfittare di un rifiuto di Lisa, ma se ci provassi io mi riderebbero in faccia, pure se avessero già il cazzo fuori dai pantaloni e fossero prossimi a venire…
Qualcuno gira la sedia lasciata libera e si siede a gambe aperte e con le braccia sullo schienale. Achille! Il cuore mi manca un colpo.
L’orecchino con diamante lancia lampi di luce, si passa una mano sul ciuffo ossigenato. La mascella è scolpita come quella della statua di un dio greco, i muscoli delle braccia sono gonfi ancora più di quelli di Mario. Prende la mezza birra di Gina e la porta ad un pollice da quelle labbra... «Eh, hai fatto bene a non andare con quel coglione, Lisa.» Si mette in bocca la bottiglia e getta la testa all’indietro. La birra all’interno scompare in un attimo.
Batte la bottiglia sul tavolo e pianta un rutto rumoroso e umido. Una smorfia gli increspa le labbra. «Che è ‘sta merda? La pisciata che faccio al mattino puzza di meno.»
Mia cugina sposta i capelli sul lato sinistro del capo dietro la spalla, l’orecchio e il collo sono ben visibili a favore del ragazzo. «Potresti sederti un po’ meglio, Achille.» Una sua mano sfiora quella di lui che stringe la bottiglia. Un brivido corre tra le mie cosce.
Achille si alza in piedi e si afferra l’inguine con entrambe le mani e lo scuote. «Con una nerchia grossa come la mia, non ti puoi sedere a gambe strette.» Stringe gli occhi e la fissa. «Ma su qui, a gambe stette, ti ci puoi sedere tu.»
Il cuore mi batte nelle tempie, non riesco a staccare lo sguardo dal cavallo gonfio di Achille. Le mie cosce si serrano, un umido inizia a formarsi tra le piccole labbra, un’ondata di calore mi sale al volto.
«Achille,» Lisa sospira, «potresti essere più… romantico con una ragazza come me.»
Lui ride. «Ma che cazzo stai dicendo? Sei una zoccola come tutte le altre. Di certo ti metti le dita nella fregna quando vedi le foto che ti mando del mio manganello e te la meni fino a quando sei distrutta.» Le fissa le tette. «Ti farei a pezzi, io, altroché stronzate.»
Lisa distoglie lo sguardo dal pacco verso i pascoli illuminati dalla luna. Sospira «Sai, Achille, non penso di aver ancora voglia di parlarti…»
«Figa se te la tiri, neanche ce l’avessi d’oro…»
«Potresti essere un po’ più…» la ragazza fa una smorfia come se ci stesse pensando, «…gentile ed educato.»
Lui appoggia le mani sul tavolo e si sporge su Lisa, sovrastandola. «Sei solo una zoccola come tutte le altre, ma ti comporti come se fossi una cazzo di principessa della Disney.» Si solleva. «Adesso vado a trovarne una che fa meno la rompicoglioni e si fa fottere, ma questa notte, quando non ci vede nessuno, se ti incontro, ti spalmo contro un muro e ti scopo fino a lasciarti a terra svenuta.» Si afferra di nuovo il pacco e lo sbatte su e giù. Un forte odore di eccitazione si solleva nell’aria.
Mi passo una mano sui capelli, la mia voce è un pigolio. Il buco del culo mi si serra come se stessi per farmela addosso. «Beh, se vuoi scopare qual—»
Achille si volta e si allontana verso un gruppo di ragazze dall’altra parte della terrazza. «Ehi, Claudia, bella fregna! Lo vuoi vedere un palo della luce?»
Le quattro ragazze si girano verso di lui e sghignazzano, portandosi le mani alle bocche. Forse una di quelle non è disposta a corrergli dietro in una stanza da letto. O anche in un gabinetto per farsi scopare da lui.
Lisa lo osserva fino a quando non ha messo un braccio sulle spalle di una delle ragazze e non si è diretto verso la porta del ristorante. Mia cugina si volta verso di me e manda giù un altro sorso di birra. Non sembra dispiaciuta di farsi sfuggire Achille.
«Scu… scusa, Lisa, ma non ti piace…» e indico il ragazzo con un cenno del capo.
Lei appoggia la bottiglia sul tavolo, producendo un suono sordo. Si passa una mano sulla bocca. «Oh, certo che mi piace.» La lingua le compare per un lampo tra le labbra. «Mi fa bagnare tutte le volte che lo vedo, ma voglio fargliela sudare, la mia figa, non come fa Claudia.»
Mi sporgo in avanti sulla sedia. «Beh, ma se lui viene a chiederti di…»
Lei si appoggia allo schienale. «Non devi darla via così, come se niente fosse, Manu. Devi capire questa cosa.» Stringe le braccia sotto il grosso seno. I geni migliori sono nel suo ramo della famiglia… «I ragazzi non devono vederti come una facile, ma devi apparire ai loro occhi come una che vuole essere trattata come una persona che merita rispetto. Non devono considerarti una che la dà via come se niente fosse.»
La metti facile, tu: hai la fila…
Mi mordo le labbra. «Ma allora, non hai intenzione di scoparti Achille?»
Lei ride. «Certo che voglio portarmelo a letto, e prima di domani mattina.» Sorride, gli occhi le brillano, e questa volta non solo per l’alcool. «Entro l’alba lo voglio dentro di me che mi riempie di sborra. Ah!» Prende dalla tasca il telefono e ci traffica un attimo. Me lo tende. «Hai presente le foto che diceva?»
Prendo il Galaxy di mia cugina, sullo schermo compare una serie di album di Google Foto: “A”, “Ch”, “E.N.”, “F1”, “F2”, ognuno con la miniatura bianca.
Lisa si appoggia con un gomito sul tavolo e mette la mano davanti alla bocca. La voce si abbassa. «Apri la prima, quella che si chiama “A”.»
Lo faccio. Lo schermo del telefono si riempie di miniature di un cazzo in erezione. È quello di Achille! Sono le foto che manda a Lisa… e che lei salva per masturbarsi contemplandole. L’immagine di mia cugina, nuda - i grossi seni, la pancia piatta. Il culo sodo, le gambe aperte, due dita che strimpellano il clitoride, lei che chiude gli occhi e stringe i denti per l’orgasmo – che tiene in mano il telefono con la foto di Achille mi riempie la mente. Il fiato mi fi fa veloce e breve.
Apro un’immagine: è un grosso e lungo cazzo dritto, visto dall’alto, con una voluminosa cappella rosa. La mano che lo stringe non ne tiene nemmeno la metà… Deglutisco, il fiato mi si mozza, un forte prurito scaturisce dalle mie cosce. Fermo il pollice a pochi millimetri dall’icona “condividi” per spedirne una copia sul mio telefono…
Lisa allunga la mano per riprendere il Galaxy. Io fisso l’immagine per stamparmela nella memoria. Cosa darei per una nerchia simile che mi scopa fino a farmi perdere la voce…
Restituisco – controvoglia – il telefono. Un pensiero mi attraversa la mente. «Gli altri album… anche quelli sono foto di…»
Mia cugina annuisce. «Tu non salvi le foto dei cazzi che ti mandano? Almeno i più belli, intendo.»
Trattengo una smorfia di dolore: i miei album sono pieni di cagnolini glitterati dei buongiornissimi che mi manda la zia Erminia. «Potresti avere chiunque, qui attorno…»
Lisa solleva le spalle. «Non mi interessano, non sono al mio livello.» Lascia vagare lo sguardo sulla piccola folla attorno a noi, diciottenni e qualche ripetente che deve fare gli esami di maturità tra nove giorni. «Sono tutti delle mezzeseghe, nessuno che valga la pena.» Indica con un cenno del capo Mario che sta parlando con Gina, la quale gli sorride come se avesse di fronte Chris Hemsworth. «Quello è solo un montato, che si crede chissà chi… Antonio, che ci prova tutta la sera a farsi vedere perché è il figlio dei proprietari del bar, è un altro coglione che non vale il tempo di salutarlo.»
Giuseppe esce dalla porta con una nuova bottiglia piena di liquido trasparente in una mano e dei bicchieri nell’altra.
«Ma ecco il mio vero amico.» Lisa si mette seduta meglio, sorridendo al ragazzo. Mette bene in vista il seno, che Giuseppe contempla per tutto il tragitto fino al tavolo e appoggia la bottiglia e la pila di bicchieri sul tavolo.
«Questo ti piacerà, Lisa. Grappa Vecchia Cantina di Caregan.» Il ragazzo svita il tappo e prende un bicchiere dalla pila. Ne versa una dose tale da riempirlo per metà. «Gusto di pere.»
La ragazza ride e solleva le tette con le mani. «L’hai scelto in onore di queste, eh?»
Giuseppe sogghigna e le pone il bicchiere davanti. «Dai, assaggia.»
Lisa prende il bicchiere e lo svuota in un sorso. Strizza gli occhi e prende una boccata d’aria. «Cazzo, è forte!»
Lui legge l’etichetta su cui compare il disegno di un ramo con delle pere e dietro un alambicco su una carta seppiata come se fosse stato stampato con una macchina a pressa invece di una stampante laser industriale. «49.5% vol. Sì, non è male.»
Mia cugina riempie per metà il bicchiere. «Però è davvero buono…»
Faccio una smorfia. «Forse è meglio se ci vai un po’ calma…»
Lisa si ferma con il bicchiere a qualche centimetro dalle labbra. Mi fulmina con lo sguardo. «Ho già due genitori che mi rompono i coglioni, Manu: non ne ho bisogno di un terzo.»
Giuseppe mi scaglia un’occhiataccia. «Ben detto.»
Lisa inclina la testa all’indietro e manda giù.
Il bicchiere di mia cugina sbatte con forza sul tavolo in legno. Lei esplode in una risata. «Ahahah, quasi lo rompo!»
Nella terrazza sono rimasti un paio di ragazzi e tre ragazze, appoggiati al muro o seduti ad un tavolino, il viso di ognuno illuminato dallo schermo del telefono. Il volume della musica che proviene da dentro il ristorante non è sufficiente per coprire il verso di qualche uccello nel bosco di larici alle mie spalle e un abbaio roco che si solleva dai pascoli a est.
Lisa alza la bottiglia di grappa, la inclina ma trema troppo ed è più il liquido che bagna il legno di quello che finisce nel bicchiere. Allungo una mano e le rimetto la bottiglia in piedi sul tavolo. «È meglio se smetti di bere.»
I suoi occhi sono rossi, li chiude e li riapre appena. La ragazza non riesce a stare ferma con la schiena, dondola da una parte all’altra. «Non… Manu…» Inspira a fondo e abbassa la testa.
Stringo la mascella. Manca solo che vomiti… La più figa del gruppo che si rimette addosso, con cinque smartphone già pronti a filmarla mentre tira su un litro di alcool. E io resterei nell’inquadratura, magari macchiata della roba che esce dallo stomaco di mia cugina.
Che figura di merda, e non so se più per me o per lei…
Mi alzo in piedi, giro attorno al tavolo e mi avvicino a Lisa. «Andiamo a farci un giro.»
«Dove vuoi…» Mia cugina sospira e si zittisce. Se non vomita, allora sviene. E qui non mi sembra il posto migliore.
Le prendo una mano e passo il suo braccio sopra le mie spalle. «Vieni, andiamo a sdraiarci nel prato.» La sollevo dalla sedia: pesa quanto una piuma. Beh, è solo tette.
Lisa si solleva sulle gambe che tremano. «Non mi va…» Il fiato è più disgustoso dell’odore che esce dalla bottiglia. «Voglio ancora bere… e poi farmi fottere…» Il suo sguardo si volta verso uno dei ragazzi. «Lui vuole fottermi?»
«Shh… Cosa dici?» La scuoto un po’. È partita del tutto, la cretina… «Andiamo.» Mi avvio verso il lato della terrazza che finisce nel prato. Questo pomeriggio c’erano dei plaid e alcune ragazze li stavano usando per prendere il sole e farsi guardare.
«Non mi sento bene…» biascica.
Abbasso la voce ad un sussurro. «Non vomitarmi addosso, cretina.»
Lisa incespica più per non cadere che per camminare davvero. Trascinarla di peso sdraiata a terra sarebbe meno faticoso. Spero che nessuno in famiglia scopra come si è tirata, questa cretina. Tutta tette e niente cervello…
Un ragazzo solleva lo sguardo dallo smartphone e ci fissa. «Avete bisogno?»
Certo, così con la scusa di aiutarci vieni a palparle le tette. «No, la porto a prendere un po’ d’aria.»
«Ciao, bello…» La voce di Lisa è appena percettibile, le parole una spalmata sull’altra. «Vieni a darmi un bacio…» Abbassa la testa ed emette un ruttino asfissiante.
Arriviamo in fondo al pavimento in pietra e facciamo lo scalino nel prato tagliato di recente. La pendenza è minima, la luce che arriva dai lampioncini è ancora minore di quella che la falce di luna proietta dal cielo. I colori vivaci dei plaid si stagliano sull’erba scura, a qualche decina di metri: uno è ancora steso e qualcun altro è piegato e appoggiato alla recinzione di legno attorno alla baita.
Raggiungiamo il quadrato di tessuto. Mi accoscio e faccio scivolare mia cugina sul plaid. Lei crolla come un sacco di patate con un tonfo attutito e un gemito di sorpresa. Si accascia sulla schiena.
Mi inginocchio accanto a lei e le sposto una ciocca di capelli scuri dal volto. «Non preoccuparti, vado a vedere se trovo qualcosa da darti per farti passare la ciuca.»
Lei chiude gli occhi, si mette più comoda e sembra addormentarsi. «Va bene, mamma…»
Faccio una smorfia: un metro e settanta di perfezione femminile, con due bocce che fanno sbavare tutti ed un culo da invidia, sdraiato in un prato di montagna semi-incosciente per il vizio del bere. E delira. Spero non ci sia bisogno del soccorso alpino perché va in coma etilico o qualche altra stronzata… Già mi vedo gli zii che mi fissano senza parlarmi, con gli occhi che lanciano fiamme, e i miei incazzati perché non ho impedito a questa cretina di sfasciarsi con la grappa…
Mi alzo in piedi. «Povera scema…» Voleva fare quella con la figa d’oro per fare gola ad Achille per una scopata migliore, ma mi chiedo se Achille se la scoperebbe una così ubriaca che potrebbe vomitargli addosso da un momento all’altro… E dal culo potrebbe uscirle anche di peggio.
Quanto mi avevano insegnato anni fa a scuola si affaccia alla mia memoria. «A proposito…» Mi inginocchio di nuovo e la giro sulla pancia. Almeno, se sbocca per davvero non si soffoca.
Lei emette un gemito di fastidio ma non si muove.
Mi alzo in piedi e faccio un paio di passi in dietro. Scuoto la testa e mi avvio verso il ristorante.
La musica all’interno del ristorante è stata abbassata rispetto a questo pomeriggio e la canzone di Elodie sembra adatta ad un lento o un liscio.. Le lampade sul soffitto e le applique sono spente e la luce è prodotta da un paio di globi appoggiati sui tavoli che proiettano fasci colorati sul soffitto e i ragazzi che ballano; ormai sono pochi rispetto a qualche ora fa, passo in mezzo ai gruppi senza problemi. Mario e Gina sono in un angolo e ballano stretti: lei gli tiene una mano sul culo muscoloso ed è evidente che vuole portarselo a letto..
Il bancone del bar è l’unico tratto del locale illuminato. Il figlio dei proprietari è intento a spillare una birra da un barilotto di metallo e a servirlo ad un ragazzo. È l’unico che può avere accesso agli alcolici del ristorante, ma non sembra farsi problemi a distribuirli agli altri. A Giuseppe, soprattutto…
Mi accosto al bancone. «Ehi, Antonio!»
Lo stronzo non mi considera nemmeno, prende un altro boccale e lo colloca sotto la spina, abbassa la leva e il barilotto piscia altra birra in un boccale che si sta riempiendo di schiuma.
«Antonio! Dai, ascoltami!»
Lui volta la testa e scaglia un’occhiataccia. «Cosa diavolo vuoi, Manuela? Tua cugina ti ha finalmente scaricata visto che allontani gli uomini anche a lei?»
Un paio di ragazzi accanto a me si mettono a ridacchiare. Bastardi…
«Senti, Antonio, Lisa è ubriaca, è mezza svenuta.»
Antonio si avvicina a me, appoggia un braccio al tavolo e si inclina accanto al mio orecchio. «Era quello che voleva Giuseppe.»
Faccio un salto. «Cosa?»
Lui sorride. «Già, era una sua idea: dopo anni che conosce Lisa e lei non gliel’ha mai data, lui si è portato da casa uno zaino di alcolici così da farla ubriacare e poi…» stringe una mano a pugno e la muove come se stesse bussando ad una porta.
«Che cosa?» Ho gli occhi sbarrati. Antonio sta scherzando? «Quello stronzo vuole davvero…»
Il ragazzo solleva le spalle. «Quella troia di tua cugina gliel’ha fatta odorare per anni per farsi fare piaceri e non gliel’ha mai smollata, e questa sera il nostro amico se la prende da solo.» Sorride e mi fa l’occhiolino. «Magari dopo passo anch’io…»
Faccio un passo indietro e finisco contro una sedia. «Devo fermarlo!»
Antonio si alza dal bancone. «Ah, ma fatti i cazzi tuoi: è ora che quella troia di tua cugina venga tirata giù dal piedistallo. Magari trovi anche tu qualcuno tanto andato che una botta o due te le dà e…» Alza la voce. «Ehi, Luigi, se devi vomitare vattene di fuori!»
Mi volto e schizzo verso la porta, mancando di un pollice Luigi che arranca piegato in avanti.
Dei suoni viscidi si alzano nella semioscurità, qualcosa si muove sotto la luce fievole della luna a spicchio. Mi fermo appena prima di raggiungere il prato.
Deglutisco e faccio qualche passo avanti. Qualcuno è sopra Lisa, il suo inguine contro quello della ragazza. Scatta in avanti, scivola indietro con il culo e ripete. La figura oscura ansima, sussurra qualcosa, ridacchia.
I muscoli mi si irrigidiscono: se i nostri scoprono che ho lasciato che Lisa venga scopata svenuto per l’alcool rischio ben di più che far scoprire che si è ubriacata!
Mi abbasso, sollevo le mani e gli balzo addosso. «Lascia stare mia cugina, stronzo!» Lo prendo per le spalle e lo bloc—
Lui solleva un braccio che sposta le mie e, nell’impeto del salto cado oltre e finisco nel prato. Rotolo un paio di volte, finisco con la faccia tra l’erba.
«Ma che cazzo fai?» La voce è quella di Giuseppe. «Sei scema del tutto, rincoglionita?»
Spingo con una gamba per girarmi supina e mi metto seduta. Un lampo di dolore mi scocca da una spalla: ho sbattuto contro un sasso mentre rotolavo. «Cosa stai facendo tu, stronzo!» Mi alzo in piedi e mi avvicino. «Lascia Lisa!»
Lisa è sdraiata sulla schiena, ha la camicetta aperta: i grossi seni sono due ombre più scure rispetto al prato. Una mano di Giuseppe ne stringe uno. I jeans e le mutandine sono abbassati fino alle caviglie. Il punto in cui i due inguini nudi si incontrano è immerso nel buio.
Lui mi fissa. «Cosa diavolo vuoi?»
Stringo le dita a pugno. «Cosa voglio? Ti stai scopando mia cugina!»
«Sei invidiosa?» Giuseppe ridacchia.
«Manuela… sei tu?» Lisa biascica come se avesse una saponetta in bocca e cercasse di non inghiottirla e non sputarla allo stesso tempo.
È pure quasi cosciente! Si renderà conto che Giuseppe se la sta scopando? «Lisa!» Mi inginocchio accanto a lei e le prendo una mano. È gelata. «Lo sai cosa ti sta facendo?»
Lei ridacchia. «Facciamo all’amore…» Le parole che escono dalle sue labbra barcollano nel suo fiato disgustoso. «Giuseppe è…» Chiude gli occhi.
«Hai sentito?» Il ragazzo mi mette una mano su una spalla e mi spinge, facendomi cadere su un fianco sull’erba. «Adesso levati e fammi finire, che ero sul più bello!»
Mi trascino un po’ in là. Non posso fare nulla contro Giuseppe: è il doppio di me. Gli è bastata una mano per gettarmi a terra due volte.
Lui riprende a fottere Lisa, spinge contro di lei sempre più forte, il suono dei loro sessi che sbattono aumenta di frequenza e di volume.
Le tette di mia cugina ondeggiano ad ogni colpo, lei geme. «Ti amo… Giù…»
«Allora potevi darmela anche prima, cagna!» Lui stringe i denti e le afferra i fianchi. «Fammi godere!» Si pianta dentro di lei e si blocca. Spinge indietro la testa e ha un tremito. «Cazzo… sì…» espira. È come se perdesse vigore, le spalle gli si abbassano, la schiena gli si piega.
Spalanco gli occhi: un ragazzo sta venendo dentro la figa di mia cugina, la mia cugina perfetta e che tutti desiderano. L’espressione di piacere di Giuseppe è appena visibile sul suo volto in ombra. Una morsa stringe il mio petto alla vista di Lisa seminuda abusata in un pascolo.
Nel mio inguine, invece, un prurito si fa fastidioso. Serro le cosce, il fiato mi si mozza: cosa…
Lui appoggia una mano a terra, si mette a gattoni, il cazzo gli si sfila dalla figa di Lisa. Un filo di sborra che lo lascia attaccato alla ragazza brilla alla luce della luna, un paio di gocce gli cadono dalla cappella sull’inguine di Lisa.
Il cazzo di Giuseppe è grosso e bello lungo, un po’ inclinato verso il basso dopo essere venuto in mia cugina. Deglutisco. Il profumo di sborra scivola nelle mie narici, forte e pungente. Stringo ancora più forte le cosce.
Il ragazzo si solleva le mutande e i pantaloncini e lancia un bacio a Lisa. «Grazie, cagna, finalmente mi sono tolto una soddisfazione.» Lancia uno sguardo verso di me, si gira e se ne va.
Lo lascio scomparire oltre l’angolo della baita e gattono fino a Lisa. Lei ha gli occhi chiusi e un leggero sorriso. Le metto una mano sotto la nuca e avvicino il volto al suo. Il mio braccio tocca le sue tette: fatico ad allontanarlo «Lisa,» sussurro, «come stai?»
Lei socchiude gli occhi rossi. Il sorriso si allarga. «Manu…» Protende le labbra per baciarmi ma non solleva la testa. «Vieni che facciamo l’amore…»
«Giuseppe ti ha scopata!»
Lei chiude gli occhi. «Era Giuseppe? Lo sai che amo Giuseppe?»
«Sei ubriaca, Lisa.»
Lei espira, il suo fiato mi fa lacrimare e discostare il volto. «Giù mi è sempre piaciuto… è simpatico e carino… ha un bel cazzo…»
Mi mordo le labbra. Non posso negarlo. «Ma hai detto che…» Mi blocco. «Ti piace, Giuseppe?»
«Sono una troia, Manu…» Apre e chiude la bocca, emette un suono liquido. «Mi piace farmi fottere… devi fare la troia anche tu, Manu, è bello farsi fottere…»
Scuoto la testa. «Sei ubriaca.» E forse stai mostrando la tua vera personalità, altroché la donna forte e…
«Figa, ma sei sempre in mezzo ai coglioni, tu?» La voce di Antonio esce da una figura nera che si staglia contro le luci dei lampioncini. «Luigi è abbastanza ubriaco da darti una botte o due, se ancora gli tira.»
Mi giro a sedere sul prato, pronta ad allontanarmi.
Il ragazzo porta le mani alla patta e la apre. Tira fuori il cazzo ancora barzotto. Lo mena e si avvicina a Lisa. Mi lancia un’occhiata e sorride. «Preferisci stare qui a guardare mentre mi fotto tua cugina?» Il sorriso si allarga. «Sei una psicopatica, Manuela, hai proprio bisogno di essere scopata.»
Antonio è più magro di Giuseppe, ma sembra ancora più cattivo.
«Chi è?» La voce di Lisa è un sibilo.
«Ah, ma non sei ancora andata nel mondo dei sogni, troia? Lo tieni meglio di me, l’alcool…» Lui si mette sopra mia cugina e fa una smorfia. «Beppe ci ha dato giù di brutto con la tua figa, eh. Come dargli torto?.» Si inchina, le mette le mani sotto il corpo e la ribalta: il culo perfetto di Lisa svetta con la sua rotondità.
Il cuore mi batte in gola. «Cosa vuoi fare?»
«Secondo te?» Antonio si inginocchia, afferra il bacino di Lisa e lo solleva.
La faccia di mia cugina scivola sul plaid ed emette un gemito di fastidio. «Mhm… cosa c’è?»
Mi trascino qualche metro nell’oscurità. Tremo per la paura, la figa mi prude. Mi acquatto sul prato e mi passo una mano sul cavallo dei pantaloni. Il cuore mi rimbomba nelle tempie e non riesco a distogliere lo sguardo da Lisa a pecorina e Antonio dietro di lei.
Il ragazzo posiziona la cappella tra i glutei aperti di Lisa e spinge. Lei si lascia sfuggire un gridolino roco.
«Taci, troia,» sibila Antonio.
«Achille…» Lisa è mezza svenuta, parla nel dormiveglia. «Sono la tua troia, Achille.»
«Ma che cazzo ci troverete tutte in quel coglione?» Antonio inizia a spingere il bacino contro quello di mia cugina e a ritrarre. Il suono viscido della scopata riempie la notte.
Non posso staccare lo sguardo da loro due, l’odore dell’arrapamento di lui mi riempie le narici. Mi si stanno bagnando le mutandine, un senso di eccitazione cresce sempre più forte dentro di me. Stringo le mani sui ciuffi di erba, il fiato mi si mozza: davvero mi si bagnano le mutandine guardando Lisa venire scopata da degli uomini contro il suo volere? Davvero sto godendo al pensiero di mia cugina, la ragazza che invidio da sempre, essere trattata come l’ultima delle puttane?
Giuseppe allunga una mano lungo il corpo di Lisa, le afferra la nuca e le preme la testa contro il plaid. «Sei mia, troia!» Sposta indietro il bacino; il cazzo, un grosso dito nero contro la luce dei lampioncini, esce dal culo di Lisa per un palmo, e spinge dentro del tutto. Il corpo di lei vibra in avanti, la ragazza geme.
Le gambe mi tremano, una mano è sotto i pantaloncini e massaggia la mia passera. Mi stringo le labbra per non emettere un gridolino di piacere… Quanto vorrei mettermi un paio di dita nel culo!
Due figure compaiono sul limitare della terrazza, un uomo e una donna. Lui ha il braccio sopra le spalle di lei. Sussurrano qualcosa che è solo un susseguirsi di “s” sibilanti. Si fermano all’improvviso e lei indica l’ombra che si contorce nel prato.
«Cos’è?» La voce è di Gina. Quella stronza! Non vorrà interrompere…
L’uomo fa qualche passo avanti, dalla stazza e dalla voce è Mario. «Cosa stai facendo?»
Gina lo raggiunge. «Stanno… stanno scopando?» C’è un accento di ironia nella sua voce. «Sei tu, Antonio?»
Antonio non si ferma. «Non adesso.»
Mario si avvicina. «E la tipa chi…» Si ferma. «Lisa?»
«Come, Lisa?» Gina si lascia scappare una risata, interrotta dopo un istante. «Ma… è svenuta!»
Antonio riprende a fottere. «È ubriaca, la troia.»
La nuova arrivata stringe il braccio di Mario. «Fai qualcosa!»
Lui si divincola dalla stretta. «Puoi scommetterci che faccio qualcosa.» Si abbassa le mani all’altezza dell’inguine e il suono di una cerniera zip risuona. «Quando mai mi capita di poterla trombare di nuovo?»
Gina stringe i pugni. «Cosa? Io pensavo di portarti nel bosco per farti una pompa, e mi lasci per quella mignotta?» Indica Lisa. «Ubriaca, tra l’altro?»
Mario si siede davanti alla testa di mia cugina. «Possiamo sempre andarci dopo.»
«Vaffanculo, bastardo!» Gina stringe i pugni e pianta i piedi. Mario non la considera nemmeno: la ragazza fa un verso di rabbia, si volta e se ne va, bestemmiando.
Mario prende il cazzo dalle mutande e lo tira fuori; svetta tra le sue gambe. «Quella rompicoglioni andrà a dirlo a tutti. Non tace un minuto.»
«Allora sarà meglio sbrigarsi prima che si faccia la fila.» Antonio dà un paio di colpi profondi, si ferma e inclina la testa all’indietro. Trema e ringhia. «Sì!» Emette un gemito e un sospiro che lo svuota.
Si lascia cadere sui calcagni, l’uccello si sfila dal buco del culo di Lisa. Un forte odore di sborra riempie l’aria sospinta dalla brezza notturna. Espira. «La migliore scopata della mia vita.» Si alza in piedi, una goccia di sperma dondola dalla cappella. «Peccato che questa troia faccia tanto la difficile.»
Mette via il cazzo nei pantaloni e si alza, lasciando Lisa che scivola con le ginocchia sul plaid; una colata luccica fuori dal suo buco del culo. «Vado a vedere se non hanno svaligiato la cantina. O Luigi non è morto da qualche parte.»
Mario resta da solo, io non fiato. Sbottono i pantaloni e infilo una mano nelle mutandine, le dita mi accarezzano la figa bagnata. Mia cugina scopata da due uomini – a breve da tre – mi sta eccitando più di quanto potessi – volessi - immaginare. Vederla inerme di fronte alla loro libidine, un corpo perfetto ridotto a una bambola gonfiabile, una ragazza che voleva fare la preziosa che si ritrova a essere una schiava sessuale inconsapevole…
Due nocchie entrano nel canale della mia passera, le gambe mi tremano così come il fiato. Mi mordo un labbro per non gemere di piacere.
Mario inginocchiato gira supina Lisa, le apre la bocca e le mette dentro un dito. Lo estrae. «No… non mi sembra il caso.»
Fermo il mio lavoro di mano sulla mia figa. Non vorrà davvero impedirmi di vederlo fottere quella troia di mia cugina? Dai!
Il ragazzo mette le mani sulle tette di Lisa, li preme e li separa. La ragazza geme e si mette più comodo sul plaid.
«Quasi quasi…» Mario si siede sul costato della ragazza, appoggia il cazzo tra le disgustose. Meravigliose bocce di mia cugina, le comprime con le mani e inizia a farsi una spagnoletta da solo.
Deglutisco, mi sdraio sulla schiena e mi ditalino con violenza senza staccare lo sguardo da loro due. Il suono delle mie dita nella figa è più forte del cazzo che si fotte le tette. Una scossa di piacere mi increspa la pelle delle cosce, una più forte mi sconquassa la schiena.
Mario continua a muovere le grosse tette. «Brava, puttana…» ansima.
Sì, sono la tua puttana, Mario! La mano libera prende il mio clitoride e lo martorizza, pugni di piacere mi colpiscono in testa, mi stordiscono. Scopami, Mario!
Lui inizia a gemere, a respirare sempre più profondamente. «Sì, puttana, fammi sborrare!» Stringe le tette e si ferma. Gocce brillano volando contro il mento e la gola di Lisa.
Un tremito mi scuote, i denti mi si stringono fino a farmi male sotto l’orgasmo che mi riempie e mi svuota. Mi accascio sul prato, i fili di erba che si infilano tra le mie chiappe, un sasso punta contro la schiena. Espiro e chiudo gli occhi.
Grazie, Lisa… sapevo che a starti vicina mi sarei fatta una scopata…
Mario pronuncia delle parole che a stento comprendo. La cerniera zip scorre ancora e dei passi si allontanano.
Appena mi passa il torpore che l’orgasmo mi ha lasciato, mi avvicino a Lisa e le lecco la sborra dal collo… e dovrei sollevarmi i pantaloni prima che, nel buco del culo, mi entri qualcosa di diverso da un cazzo.
«Che schifo che l’hanno lasciata, ‘sta stronza… Ha sborra dappertutto, come faccio a fottermela?»
Una voce maschile mi fa aprire gli occhi. La falce di luna è ancora nello stesso punto del cielo, devo essermi appisolata qualche secondo. Un’ombra è accanto a Lisa e la sta guardando con una smorfia di disgusto sul volto.
È Achille! Il cuore mi balza in gola! Afferro i pantaloncini e li sollevo.
Lui alza lo sguardo verso di me al suono del tessuto che si muove. «Chi cazzo c’è lì?»
Mi manca il fiato. Devo… devo rispondere? «Sono Manuela.»
«Ah, la cugina cozza di questa zoccola, giusto?» Lui mi cerca nel buio. Sogghigna. «Sei riuscita a farti fare una gang bang anche tu?»
Mi mordo le labbra. «No… io ero…»
Lisa si volta su un fianco, mette la testa su un braccio e inizia a russare. Le grosse tette sono macchiate di bianco, l’inguine depilato è messo anche peggio.
Achille scuote la testa. «Da sobria se la tira come se ce l’avesse d’oro, la zoccola, ma appena sbevazza si la dà via come il pane..» Mette le mani in tasca. «Andrò a scoparmene un’altra.»
Un brivido mi corre lungo la schiena. Lui è così vicino, arrapato… io… «Aspetta, Achille!»
Lui volta la testa verso di me. «Che cazzo vuoi?»
Deglutisco, la mente è un subbuglio di idee oscurate dalla paura di un “no”. «Io… pensavo che…»
«Muoviti, che mi sta diventando moscio! Non voglio perdermi il pensiero di quella troia nuda dalla mente prima di fotterne un’altra.»
Inspiro. «Sì… perché… perché non scopi me?»
Lui esplode in una risata. «Ma ti sei vista? Posso avere tutte quelle che voglio, e dovrei sbattermi te?»
Il cuore mi batte nelle orecchie. «È buio, Achille. Non mi vedresti. Mi metto accanto a mia cugina, tu scopi me e intanto le palpi le tette e il culo…» Davvero ho detto qualcosa di simile? Le budella mi si stanno sciogliendo.
Achille resta con le mani in tasca e fissa Lisa. Si inginocchia accanto a lei, le mette una mano sulla spalla e la gira supina. Le braccia della ragazza si aprono e una gamba rimane chiusa al ginocchio, spalancandosi. Lui le artiglia le tette, gliele discosta, le muove su e giù.
Si alza in piedi. «Vaffanculo… Va bene.»
Il viso mi si scalda. «Da… davvero?
«Mettiti qui accanto,» Achille indica un punto a fianco a Lisa, sul plaid, «ma non devi dire una parola e…» la sua voce si fa più dura, «…che nessuno sappia che ti ho scopata, ok?»
Balzo in piedi. «Sì!»
«Allora abbassati i pantaloni e mettiti a terra.»
Lo faccio, i pantaloncini e gli slip mi finiscono alle caviglie, e mi sdraio accanto a Lisa. Lei respira con un vago russare. L’odore di sborra che emana è tanto forte da essere una sensazione fisica, quasi copre il fetore di alcool.
Achille è sopra di me, si abbassa i pantaloni e tira fuori il cazzo dagli slip. Sgrano gli occhi: nella poca luce proiettata dalla luna, è grosso come nelle foto. Sbuffa con il naso. «Che situazione di merda…» Si inginocchia tra le mie gambe.
Apro le cosce. «Cosa vuoi? La figa o il c—»
«Ho detto che devi stare zitta, troia! Non distrarmi o...» La punta della sua cappella sfiora le labbra della mia passera.
Mi metto una mano sulla bocca. Non voglio rischiare che cambi idea!
Achille appoggia il glande nella mia figa, lo fa scivolare fino all’imbocco della vagina e spinge. La cappella mi spalanca, entra con forza. Apro la bocca cercando di respirare ma il fiato mi si blocca in gola, come se il cazzo mi fermasse i polmoni. Arcuo la schiena, è troppo grande per la mia figa… Nessun mio dildo è mai stato così grosso, mi ha riempita fino a questo punto. È come avere un braccio che si muove nella figa, è ancora bagnata per il ditalino di prima o la cosa potrebbe essere peggiore.
Lui si inclina in avanti e afferra le bocce di mia cugina, la sua bocca si apre in un ghigno di soddisfazione. «Cazzo, che tette grosse!» Dalle sue dita cola la sborra di Mario, stringe i seni artigliandoli, li separa, li muove su e giù.
Achille spinge il bacino indietro, il mio respiro ha un tremito, sto per vomitare. Le pareti della figa crollano quando lascia il vuot— Spinge, ho la cappella in gola, mi soffoca.
«Cazzo, sì, troia!» Muove indietro, affonda, il mio corpo si spinge avanti. Cazzo…
Lui si abbassa sul corpo di Lisa, cala la testa, il ciuffo ossigenato è una cometa argentea che cade sul petto della ragazza, si mette in bocca un capezzolo con un forte suono di risucchio. «Mhm! Mhmmmm!»
La testa mi gira, un’ondata di calore esce da mio corpo sottoforma di gocce di sudore. L’alcool – i pochi sorsi che ho ingoiato – sciaborda nel mio stomaco sotto i colpi di Achille. Smorzo un gemito che mi sta sfuggendo. Infilo una mano sotto la maglietta e mi palpo un seno: è duro al punto da dolermi, il capezzolo si muove contro il tessuto della maglietta che sembra una grattugia.
Delle dita mi toccano il collo, me lo stringono. Achille tiene in una mano la tetta di Lisa, nell’altra la mia gola. Sbatte contro il mio inguine, il suo cazzo grosso come un braccio mi devasta. Ringhia. «Sei la mia troia, vero che sei la mia troia?»
«Sì, sono la tua troia, amore mio,» sussurro a occhi chiusi. Sono la tua schiava sessuale, sono la tua sottomessa, fottimi ogni buco, distruggimi, voglio il tuo cazzo e le tue mani ovunque!
La mano libera mi afferra il clitoride incandescente, una scudisciata di dolore ardente mi taglia il costato e l’inguine. Mi lecco le dita con la lingua e le bagno e torno a menarmelo. È un piccolo cazzo eretto fuori dalla mia figa, è come toccare una ferita, ogni sfioro è piacere che mi sconquassa, mi arcua la schiena, mi stordisce fino alla confusione. Non posso smettere, sto superando le terre di piacere che conosco e mi getto verso lande sconosciute, in una nebbia nera di ignoto e straniamento, inciampo in un gemito, cado e rotolo in uno stordimento, mi manca il fiato, la mente è piena di un brusio silenzioso.
Il cazzo è il legno che attizza il fuoco della mia libido, una fiammata mi brucia, un grido si alza dalla mia gola.
«Godi, zoccola, godi!»
La schiena mi si solleva, la mano sulla gola mi tiene a terra, uno tsunami di piacere mi assale, risale il mio corpo, mi distrugge la mente, erompe dalla mia bocca.
Le ossa delle mie gambe si stanno per spezzare, i polmoni sono prossimi a esplodere, la mia coscienza si spegne.
Muoio.
Inspiro a fondo, l’odore acido dell’arrapamento mi soffoca, il sudore mi graffia le narici.
Achille pianta fino in fondo alla figa il suo maestoso cazzo e si blocca. «Lisa… cazzo-Lisa-sì!». Artiglia la tetta con tale forza che mia cugina geme, il fiato mi si mozza sotto la stretta delle sue dita. Lui si irrigidisce sopra di me, emette uno strillo e viene. Un litro di sborra bollente esplode nella mia passera, mi riempie. Mi soffoca.
Il ragazzo ansima, le gocce di sudore che colano sulla sua fronte brillano alla luce della luna. Apre la bocca e sospira. Mette le mani affianco al mio corpo, si dà una spinta e si alza in piedi. Il cazzo scivola fuori dal mio sesso, lasciandolo vuoto come un tappo di sughero che salta via dal collo di una bottiglia. Fiotti di sborra calda e collosa sboccano dalla figa bagnandomi il perineo.
Respiro a pieni polmoni, la testa che mi gira per l’orgasmo. Gocce di sborra mi piovono addosso dalla cappella. Stringo gli occhi sull’adone che mi ha appena fatto provare la sensazione migliore della mia esistenza. «Grazie, Achi—»
Lui solleva un dito davanti alle sue labbra. «Ti ho detto che devi stare zitta, zoccola!» Il dito lo punta contro di me. «E non permetterti di dire in giro che ti ho scopata.»
Lisa emette un gemito. «Fate silenzio… mi scoppia la testa…» Si gira su un fianco e mi mostra il culo.
Achille rimette nei pantaloni il suo cazzo. «Io non sono mai stato qui, siamo intesi.»
Annuisco, mi rendo conto che non può vedermi nel buio. «Sì, lo prometto.»
«Bene. Adesso me ne vado che non voglio rischiare che qualcuno mi becchi qui con due merde come voi.»
«Dici che verrà ancora qualcuno?»
Lui mi punta di nuovo il dito. «Ti ho detto…»
Sollevo le mani come a scusarmi.
Achille si gira e se ne va verso la baita.
Lancio un’occhiata a Lisa. Mi avvicino a lei, le infilo una mano sotto il corpo e l’altra la faccio passare sopra. Le stringo le tette. Un fremito crepita nella mia passera. Quanto sono morbide e piacevoli da palpare!
«Se avessi un cazzo, adesso ti scoperei anch’io, stronza…» La bacio sotto la nuca e avvicino la bocca al suo orecchio. «Ah, se eri troppo svenuta per rendertene conto, Achille, che tanto volevi scoparti questa notte, me lo sono trovata dentro io e non te…»
Sorrido e appoggio la testa al plaid, la stanchezza che inizia a farsi sentire. Lascio fluire il fiato fuori dalle labbra. Davvero potrebbe arrivare qualcuno? Volto il capo verso mia cugina. Qualcuno che vuole fotterla anche lui ma ha schifo della sborra che ha addosso? Qualcuno che potrebbe scoparmi mentre palpeggia Lisa, come ha appena fatto Achille?
Mi metto seduta, scalcio via scarpe, pantaloni e mutandine, e mi spingo con le mani fino alla testa di Lisa. Le do un paio di colpetti su una guancia. «Ehi, ci sei?»
«Mhm…» Lisa muove una mano senza nemmeno avvicinarsi a me. «Voglio dormire.»
«Svegliati, stronza.»
Lei geme di nuovo, si gira sulla pancia.
Perfetto. Mi metto con l’inguine contro la sua faccia e le sposto la testa perché la sua bocca sia contro la mia figa. «Leccamela, stronza. Se arriva qualche altro ragazzo a scoparti e ti trova troppo sporca, voglio essere io abbastanza pulita per farmi fottere di nuovo al posto tuo.»
Sì, correre dietro a mia cugina alla festa mi ha fatta davvero scopare, e sono certa che questo è solo l’inizio di una notte indimenticabile.
FINE
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