La mia amica ubriaca
Il riflesso dei lampioncini attorno alla terrazza del ristorante scivola sulle bottiglie di birra artigianale che Giuseppe ci sta portando; le appoggia sul tavolo in spesse assi di legno. «Questo, care mie, è la Birra Cesen che produce un mio amico.» Da una tasca estrae un apribottiglie consunto e fa saltare via i tappi, uno dopo l’altro.
Appoggia una bottiglia di fronte a Lisa, accanto alla birra Vecchio Malto che aveva portato dieci minuti fa, ormai vuota, e le sorride. «Vedrai, questa ti piacerà ancora di più.»
«Non era il massimo, in effetti, l’altra.» La ragazza afferra la bottiglia e la porta alle labbra. La gola si ingrossa al ritmo dei sorsi e ne trangugia un buon terzo. «Buona, hai ragione,» le guance di Lisa si gonfiano a palloncino per un rutto silenzioso, «bravo.»
Giuseppe mette la seconda bottiglia davanti alla ragazza alla mia destra. «Ecco, Gina. Sono certo che piacerà anche a te.» L’ultima la abbandona accanto alla Vecchio Malto ho solo assaggiato.
Resto a guardare il dono svogliato del ragazzo. Non mi va di bere alcool a stomaco vuoto. La prendo ugualmente e ne trangugio un sorso: amara e troppo forte.
Appoggio la bottiglia, nascondendo una smorfia di disgusto: resterà mezza piena anche questa. Piccoli insetti sono già annegati nell’altra, e presto anche questa sarà il cimitero liquido e alcolico di formiche alate.
Vecchi sassi coprono i muri del piccolo ristorante, una grande baita rimodernata che verrà riaperta alla clientela tra una settimana, così da sfamare escursionisti e amanti della montagna. Oltre i lampioncini posti a intervalli regolari su un parapetto di legno si stendono pascoli oltre i quali brillano le luci di Caregan, immersa nelle tenebre mitigate da uno spicchio di luna.
Parecchi ragazzi e ragazze sono nella terrazza della baita, intenti a discutere o attaccati ai loro telefoni. Chissà quanti di loro sono davvero immersi nella festa per la fine delle superiori e quanti, invece, stanno pensando agli esami di maturità imminenti.
Avrei fatto meglio a restare a casa e studiare, ma Lisa voleva partecipare alla festa indetta da Antonio nel ristorante nelle piste da sci dell’Alpe Ronzal, e dove va Lisa è pieno di ragazzi…
«Torno dopo,» Giuseppe prende le bottiglie vuote e la mia mezza piena di Vecchio Malto, «e vi porto qualcosa di davvero ottimo. Lo adorerai, Lisa.» Fa l’occhiolino alla ragazza e si volta, tornando bel bar, i vetri delle birre che tintinnano.
Gina fissa il ragazzo sopra la bottiglia. Espira, il fiato è un’alitata aspra. «Ha un bel culo.» Sorride a Lisa. «Gli piaci, dovresti approfittarne…»
Lisa manda giù un altro sorso di birra. Gli occhi castani quanto i lunghi capelli luccicano un po’ troppo. «Giuseppe è un mio caro amico, ma solo un amico.»
Il mio sorriso si spalma solo su mezza bocca. Anche a me piacerebbe avere un amico che vorrebbe aprirmi le gambe quanto Giuseppe sogna di spalancare le cosce di Lisa…
Mario compare nel lato di tavolo occupato fino ad un attimo fa da Giuseppe. Indossa una camicia Armani che a stento non esplode per i muscoli delle spalle, un profumo di legno si solleva dalla sua pelle e cerca di coprire quello dozzinale delle birre. Mi scopro a mordermi un labbro e a stringere le gambe per sopprimere un prurito.
Il ragazzo fa un cenno a Gina e un sorriso a Lisa. «Questa sera sei bellissima, ragazza. Che ne dici se andiamo a divertirci un po’, noi due?» Abbassa lo sguardo nello scollo generoso della camicetta, gli angoli della bocca si sollevano di un mezzo pollice. Di ben più deve sollevarsi qualcos’altro.
Lisa si porta una mano davanti alla bocca e ride, le grosse tette traballano. «Sono qui con le mie amiche, Mario. Vuoi che le abbandoni?»
Lo stronzo mi lancia un’occhiata con una smorfia. Sospira e torna a contemplare le bocce di Lisa. «Se proprio non vuoi…»
Gina si alza in piedi, la sedia vacilla ma non cade. «Io ho voglia di ballare.»
Mario fa appena spallucce. La nuova ragazza non è perfetta quanto il suo sogno erotico - il sogno erotico di chiunque – ma sempre meglio che menarselo sulle foto con like a tre cifre nell’Instagram di Lisa. «Volentieri, ehm…»
«Gina.» Lei fa il giro del tavolo e si mette sottobraccio a Mario. La stronza mi lancia un’occhiata soddisfatta.
Stringo i denti e sospiro. Gina è riuscita ad approfittare di un rifiuto di Lisa, ma se ci provassi io mi riderebbero in faccia, pure se avessero già il cazzo fuori dai pantaloni e fossero prossimi a venire…
Qualcuno gira la sedia lasciata libera e si siede a gambe aperte e con le braccia sullo schienale. Achille! Il cuore mi manca un colpo.
L’orecchino con diamante lancia lampi di luce, si passa una mano sul ciuffo ossigenato. La mascella è scolpita come la statua di un dio greco, i muscoli delle braccia sono gonfi ancora più di quelli di Mario. Prende la mezza birra di Gina e la porta ad un pollice da quelle labbra... «Eh, hai fatto bene a non andare con quelcoglione, Lisa.» Si mette in bocca la bottiglia e getta la testa all’indietro. La birra all’interno scompare in un attimo.
Batte la bottiglia sul tavolo e pianta un rutto. Una smorfia increspa le labbra. «Che è ‘sta merda? La pisciata che faccio al mattino puzza di meno.»
Lisa ha i capelli sul lato sinistro del capo spostati dietro la spalla, l’orecchio e il collo ben visibili. «Potresti sederti un po’ meglio, Achille.» Una sua mano sfiora quella del ragazzo che stringe la bottiglia. Un brivido corre tra le mie cosce.
Achille si alza in piedi e si afferra l’inguine con entrambe le mani e lo scuote. «Con una nerchia grossa come la mia, non ti puoi sedere a gambe strette.» Stringe gli occhi e la fissa. «Ma su qui, a gambe stette, ci ti puoi sedere tu.»
Il cuore mi batte nelle tempie, non riesco a staccare lo sguardo dal cavallo gonfio di Achille. Le mie cosce si serrano, un umido inizia a formarsi tra le piccole labbra, un’ondata di calore mi sale al volto.
«Achille,» Lisa sospira, «potresti essere più… romantico con una ragazza come me.»
Lui ride. «Ma che cazzo stai dicendo? Sei una zoccola come tutte le altre. Di certo ti ci metti le dita nella fregna quando vedi le foto che ti mando del mio manganello e te la meni fino a quando sei distrutta.» Le fissa le tette. «Ti farei a pezzi, io, altroché stronzate.»
Lisa distoglie lo sguardo dal pacco verso i pascoli illuminati dalla luna. Sospira «Sai, Achille, non penso di aver ancora voglia di parlarti…»
«Figa se te la tiri, ma neanche ce l’avessi d’oro…»
«Potresti essere un po’ più…» la ragazza fa una smorfia come se ci stesse pensando, «…gentile ed educato.»
Lui appoggia le mani sul tavolo e si sporge su Lisa, sovrastandola. «Sei solo una zoccola come tutte, ma ti comporti come se fossi una cazzo di principessa della Disney.» Si solleva. «Adesso vado a trovarne una che fa meno la rompicoglioni e si fa fottere, ma questa notte, quando non ci vede nessuno, se ti incontro ti spalmo contro un muro e ti scopo fino a lasciarti a terra svenuta.» Si afferra di nuovo il pacco e lo sbatte su e giù. Un forte odore di eccitazione si solleva nell’aria.
Mi passo una mano sui capelli, la mia voce è un pigolio. «Beh, se vuoi scopare qual—»
Achille non mi guarda nemmeno e si allontana verso un gruppo di ragazze dall’altra parte della terrazza. «Ehi, Claudia, bella fregna! Lo vuoi vedere un palo della luce?»
Le quattro ragazze si voltano verso di lui e sghignazzano, portandosi le mani alle bocche. Forse una di quelle non gli correrebbe dietro in una stanza da letto. O anche in un gabinetto per farsi scopare da lui.
Lisa lo osserva allontanarsi fino a quando non ha messo un braccio sulle spalle di una delle ragazze e non si è diretto verso la porta del ristorante. La mia amica si volta verso di me e manda giù un altro sorso di birra. Non sembra dispiaciuta di farsi sfuggire Achille.
«Scu… scusa, Lisa, ma non ti piace…» e indico il ragazzo con un cenno del capo.
Lisa appoggia la bottiglia sul tavolo, producendo un suono sordo. Si passa una mano sulla bocca. «Oh, certo che mi piace.» La lingua le compare per un lampo tra le labbra. Lancia un’occhiata ad Achille, che sta prendendo sotto un braccio Claudia. Le altre ragazze continuano a sghignazzare. «Mi fa bagnare, ma voglio fargliela sudare, la mia figa, non come Claudia.»
Mi sporgo in avanti sulla sedia. «Beh, ma se lui viene a chiederti di…»
Lei si appoggia allo schienale. «Non devi darla via così, come se niente fosse, Manuela.» Stringe le braccia sotto il grosso seno. «I ragazzi non devono vederti come una facile, ma devi apparire ai loro occhi come una che vuole essere trattata come una persona che merita rispetto. Non devono considerarti una che la dà via come se niente fosse.»
La metti facile, tu: hai la fila…
«Ma allora, non hai intenzione di scoparti Achille?»
Lei ride. «Certo che voglio portarmelo a letto, e prima di domani mattina.» Sorride, gli occhi le brillano, e questa volta non solo per l’alcool. «Entro l’alba lo voglio dentro di me che mi riempie di sborra. Ah!» Prende dalla tasca il telefono e ci traffica un attimo. Me lo tende. «Hai presente le foto che diceva?»
Prendo il Galaxy, sullo schermo compare una serie di album di Google Foto: “A”, “Ch”, “E.N.”, “F1”, “F2”, ognuno con la miniatura bianca.
Lisa si appoggia con un gomito sul tavolo e mette la mano davanti alla bocca. La voce si abbassa. «Apri la prima, quella che si chiama “A”.»
Lo faccio. Lo schermo del telefono si riempie di miniature di un cazzo in erezione. Trattengo il fiato: è quello di Achille! Sono le foto che manda a Lisa… e che lei salva per masturbarsi contemplandole.
Ne apro una: è un grosso e lungo cazzo dritto, visto dall’alto, con una voluminosa cappella rosa. La mano che lo stringe ne tiene nemmeno la metà… Deglutisco, il fiato mi si mozza, un forte prurito scaturisce dalle mie cosce. Devo trattenermi dal premere l’icona “condividi” e spedirmene una copia sul mio telefono…
Lisa allunga la mano per riprendere il Galaxy. Io fisso l’immagine per stamparmela nella memoria. Cosa darei per una nerchia simile che mi scopa fino a farmi perdere la voce…
Restituisco – controvoglia – il telefono. Un pensiero mi attraversa la mente. «Gli altri album… anche quelli sono foto di…»
La ragazza dall’altra parte del tavolo annuisce. «Tu non salvi le foto dei cazzi che ti mandano? Almeno i più belli, intendo.»
Trattengo una smorfia di dolore. «Potresti avere chiunque, qui attorno…»
Lei solleva le spalle. «Non mi interessano, non sono al mio livello.» Lascia vagare lo sguardo sulla piccola folla attorno a noi, diciottenni e qualche ripetente che deve fare gli esami di maturità tra nove giorni. «Sono tutti delle mezzeseghe, nessuno che valga la pena.» Indica con un cenno del capo Mario che sta parlando con Gina, la quale gli sorride come se avesse di fronte Chris Hemsworth. «Quello è solo un montato, che si crede chissà chi… Antonio, che ci prova tutta la sera a farsi vedere perché è il figlio dei proprietari del bar, è un altro coglione che non vale il tempo di salutarlo.»
Giuseppe esce dalla porta con una nuova bottiglia piena di liquido trasparente in una mano e dei bicchieri nell’altra.
«Ma ecco il mio vero amico.» Lisa si mette seduta meglio, sorridendo al ragazzo. Mette bene in vista il seno, che Giuseppe contempla per tutto il tragitto fino al tavolo e appoggia la bottiglia e la pila di bicchieri sul tavolo.
«Questo ti piacerà, Lisa. Grappa Vecchia Cantina di Caregan.» Il ragazzo svita il tappo e prende un bicchiere dalla pila. Ne versa una dose tale da riempirlo per metà. «Gusto di pere.»
La ragazza ride e solleva le tette con le mani. «L’hai scelto in onore di queste, eh?»
Giuseppe sogghigna e le pone il bicchiere davanti. «Dai, assaggia.»
Lisa prende il bicchiere e lo svuota in un sorso. Strizza gli occhi e prende una boccata d’aria. «Cazzo, è forte!»
Lui legge l’etichetta su cui compare il disegno di un ramo con delle pere e dietro un alambicco su una carta seppiata come se fosse stato stampato con una macchina a pressa invece di una stampante laser industriale. «49.5% vol. Sì, non è male.»
La mia amica riempie per metà il bicchiere. «Però è davvero buono…»
Faccio una smorfia. «Forse è meglio se ci vai un po’ calma…»
Lisa si ferma con il bicchiere a qualche centimetro dalle labbra. Mi fulmina con lo sguardo. «Ho già due genitori che mi rompono i coglioni: non ne ho bisogno di un terzo.»
Giuseppe mi scaglia un’occhiataccia. «Ben detto.»
Lisa inclina la testa all’indietro e manda giù.
Il bicchiere di Lisa sbatte con forza sul tavolo in legno. Lei esplode in una risata. «Ahahah, quasi lo rompo!»
Nella terrazza sono rimasti un paio di ragazzi e tre ragazze, il viso di ognuno illuminato dallo schermo del telefono. Il volume della musica che proviene da dentro il ristorante non è sufficiente per coprire il verso di qualche uccello nel bosco di larici alle mie spalle e un abbaio roco che si solleva dai pascoli a est.
Lisa alza la bottiglia di grappa, la inclina ma trema troppo ed è più il liquido che bagna il legno di quello che finisce nel bicchiere. Allungo una mano e le rimetto la bottiglia in piedi sul tavolo. «È meglio se smetti di bere.»
I suoi occhi sono rossi, li chiude e li riapre appena. La ragazza non riesce a stare ferma con la schiena, dondola da una parte all’altra. «Non… Manuela…» Inspira a fondo e abbassa la testa.
Stringo la mascella. Manca solo che vomiti… La più figa del gruppo che si rimette addosso, con cinque smartphone già pronti a filmarla mentre tira su un litro di alcool. E io resterei nell’inquadratura, magari macchiata della roba che esce dallo stomaco della mia amica.
Che figura di merda…
Mi alzo in piedi, giro attorno al tavolo e mi avvicino a Lisa. «Andiamo a farci un giro.»
«Dove vuoi…» La ragazza sospira e si zittisce. Se non vomita, allora sviene. E qui non mi sembra il posto migliore.
Le prendo una mano e passo il suo braccio sopra le mie spalle. «Vieni, andiamo a sdraiarci nel prato.» La sollevo dalla sedia: pesa quanto una piuma. Beh, è solo tette.
Lisa si solleva sulle gambe che tremano. «Non mi va…» Il fiato è più disgustoso dell’odore che esce dalla bottiglia. «Voglio ancora bere… e poi farmi fottere…» Il suo sguardo si volta verso uno dei ragazzi. «Lui vuole fottermi?»
«Shh… Cosa dici?» La scuoto un po’. È partita del tutto, la cretina… «Andiamo.» Mi avvio verso il lato della terrazza che finisce nel prato. Questo pomeriggio c’erano dei plaid e alcune ragazze li stavano usando per prendere il sole e farsi guardare.
«Non mi sento bene…» biascica.
Abbasso la voce ad un sussurro. «Non vomitarmi addosso, cretina.»
Lisa incespica più per non cadere che per camminare davvero. Trascinarla di peso sdraiata a terra sarebbe meno faticoso.
Un ragazzo solleva lo sguardo dallo smartphone e ci fissa. «Avete bisogno?»
Certo, così con la scusa di aiutarci vieni a palparle le tette. «No, la porto a prendere un po’ d’aria.»
«Ciao, bello…» La voce di Lisa è appena percettibile, le parole una spalmata sull’altra. «Vieni a darmi un bacio…» Abbassa la testa ed emette un ruttino asfissiante.
Arriviamo in fondo al pavimento in pietra e facciamo lo scalino nel prato tagliato di recente. La pendenza è minima, la luce che arriva dai lampioncini è ancora minore di quella che la falce di luna proietta dal cielo. I colori vivaci dei plaid si stagliano sull’erba scura, a qualche decina di metri: uno è ancora steso e qualcun altro è piegato e appoggiato alla recinzione di legno attorno alla baita.
Raggiungiamo il quadrato di tessuto. Mi accoscio e faccio scivolare Lisa sul plaid. Lei crolla come un sacco di patate con un tonfo attutito e un gemito di sorpresa.
Mi inginocchio accanto a lei e le sposto una ciocca di capelli scuri dal volto. «Non preoccuparti, vado a vedere se trovo qualcosa da darti per farti passare la ciuca.»
Lei chiude gli occhi, si mette più comoda e sembra addormentarsi. «Va bene, mamma…»
Faccio una smorfia: un metro e settanta di perfezione femminile, con due bocce che fanno sbavare tutti ed un culo da invidia, sdraiato in un prato di montagna semi-incosciente per il vizio del bere. E delira. Spero non ci sia bisogno del soccorso alpino perché va in coma etilico o qualche altra stronzata…
Mi alzo in piedi. «Povera scema…» Voleva fare quella con la figa d’oro per fare gola ad Achille per una scopata migliore, ma mi chiedo se Achille se la scoperebbe una così ubriaca che potrebbe vomitargli addosso da un momento all’altro… E cosa spiacevoli potrebbero non uscire solo dalla bocca.
Quanto mi avevano insegnato anni fa a scuola si affaccia alla mia memoria. «A proposito…» Mi inginocchio di nuovo e la giro sulla pancia. Almeno, se sbocca per davvero non si soffoca.
Lei emette un gemito di fastidio ma non si muove.
Mi alzo in piedi e faccio un paio di passi in dietro. Scuoto la testa e mi avvio verso il ristorante.
La musica all’interno è tanto alta che il suono della canzone di Elodie è distorto e rimbomba nel ristorante. Le lampade sono spente e la luce è prodotta da un paio di globi appoggiati sui tavoli che proiettano fasci colorati sul soffitto e i ragazzi che ballano; ormai sono pochi rispetto a qualche ora fa, passo in mezzo ai gruppi senza problemi. Mario e Gina sono in un angolo e ballano stretti un lento nonostante il ritmo della musica.
Il bar è l’unico tratto del locale illuminato. Il figlio dei proprietari è intento a spillare una birra da un barilotto di metallo e a servirlo ad un ragazzo. È l’unico che può avere accesso agli alcolici del ristorante, ma non sembra farsi problemi a distribuirli agli altri. A Giuseppe, soprattutto…
Mi accosto al bancone. «Ehi, Antonio!»
Lo stronzo non mi considera nemmeno, prende un altro boccale e lo colloca sotto la spina, abbassa la leva e il barilotto piscia altra birra.
«Antonio! Dai, ascoltami!»
Lui volta la testa e scaglia un’occhiataccia. «Cosa diavolo vuoi, Manuela? Lisa ti ha finalmente scaricata?»
Un paio di ragazzi accanto a me si mettono a ridacchiare. Bastardi…
«Senti, Antonio, Lisa è ubriaca, è mezza svenuta.»
Antonio si avvicina a me, appoggia un braccio al tavolo e si inclina accanto al mio orecchio. «Era quello che voleva Giuseppe.»
Faccio un salto. «Cosa?»
Lui sorride. «Già, era una sua idea: dopo anni che conosce Lisa e non gliel’ha mai data, lui si è portato da casa uno zaino di alcolici così da farla ubriacare e poi…» stringe una mano a pugno e la muove come se stesse bussando ad una porta.
«Che cosa?» Ho gli occhi sbarrati. Antonio sta scherzando? «Lui vuole davvero…»
Il ragazzo solleva le spalle. «Quella troia gliel’ha fatta odorare per anni per farsi fare piaceri e non gliel’ha mai smollata, e questa sera il nostro amico se la prende da solo.» Sorride. «Magari dopo passo anch’io…»
Faccio un passo indietro e finisco contro una sedia. «Devo fermarlo!»
Antonio si alza dal bancone. «ah, ma fatti i cazzi tuoi. Magari trovi anche tu qualcuno tanto andato che una botta o due te le dà e…» Alza la voce. «Ehi, Luigi, se devi vomitare vattene di fuori!»
Mi volto e schizzo verso la porta, mancando di un pollice Luigi che arranca piegato in avanti.
Dei suoni viscidi si alzano nella semioscurità, qualcosa si muove sotto la luce fievole della luna a spicchio. Mi fermo appena prima di raggiungere il prato.
Deglutisco e faccio qualche passo avanti. Qualcuno è sopra Lisa, il suo inguine contro quello della ragazza. Scatta in avanti, scivola indietro con il culo e ripete. La figura oscura ansima, sussurra qualcosa, ridacchia.
Mi abbasso, sollevo le mani e gli balzo addosso. Lo prendo per le spalle e lo bloc—
Lui si dimena, solleva un braccio che sposta le mie e, nell’impeto del salto cado oltre e finisco nel prato. Rotolo un paio di volte.
«Ma che cazzo fai?» La voce è quella di Giuseppe. «Sei scema del tutto, Manuela?»
Spingo con una gamba per girarmi prona e mi metto in ginocchio. Un lampo di dolore mi scocca da una spalla: ho sbattuto contro un sasso mentre rotolavo. «Cosa stai facendo tu, stronzo!» Mi alzo in piedi e mi avvicino.
Lisa è sdraiata sulla schiena, ha la camicetta aperta: i grossi seni sono due ombre più scure rispetto al prato. Una mano di Giuseppe ne stringe uno. I jeans e le mutandine sono abbassati fino alle caviglie. Il punto in cui i due inguini nudi si incontrano è immerso nel buio.
Lui mi fissa. «Cosa diavolo vuoi?»
Stringo le dita a pugno. «Lasciala stare! Ha detto che non vuole che…»
«Manuela… sei tu?» Lisa biascica come se avesse una saponetta in bocca e cercasse di non inghiottirla e non sputarla allo stesso tempo.
È pure quasi cosciente! Si renderà conto che Giuseppe se la sta scopando? «Lisa!» Mi inginocchio accanto a lei e le prendo una mano. È gelata. «Lo sai cosa ti sta facendo?»
Lei ridacchia. «Facciamo all’amore…» Le parole che escono dalle sue labbra barcollano nel suo fiato disgustoso. «Giuseppe è…» Chiude gli occhi.
«Hai sentito?» Il ragazzo mi mette una mano su una spalla e mi spinge, facendomi cadere su un fianco sull’erba. «Adesso levati e fammi finire, che ero sul più bello!»
Mi spingo un po’ in là. Non posso fare nulla contro Giuseppe: è il doppio di me. Gli è bastata una mano per gettarmi a terra due volte. Non vorrei che poi faccia a me quello che sta facendo a Lisa…
Lui riprende a fotterla, spinge contro di lei sempre più forte, il suono dei loro sessi che sbattono aumenta di frequenza e di volume. Le tette della mia amica ondeggiano ad ogni colpo, lei geme. «Ti amo… Giù…»
«Allora potevi darmela anche prima, cagna!» Lui stringe i denti e le afferra i fianchi. «Fammi godere!» Si pianta dentro di lei e si blocca. Spinge indietro la testa e ha un tremito. «Cazzo… sì…» espira. È come se perdesse vigore, le spalle gli si abbassano, la schiena gli si piega.
Appoggia una mano a terra, si mette a gattoni, il cazzo gli si sfila dalla figa di Lisa. Un filo di sborra che lo lascia attaccato alla ragazza brilla alla luce della luna, un paio di gocce gli cadono dalla cappella sull’inguine di Lisa.
Il cazzo di Giuseppe è grosso e bello lungo, un po’ inclinato verso il basso dopo essere venuto nella mia amica. Deglutisco. Il profumo di sborra scivola nelle mie narici, forte e pungente. Stringo le cosce per bloccare il prurito che sta nascendo.
Il ragazzo si solleva le mutande e i pantaloncini e lancia un bacio a Lisa. «Grazie, cagna, finalmente mi sono tolto una soddisfazione.» Lancia uno sguardo verso di me, si gira e se ne va.
Lo lascio scomparire oltre l’angolo della baita e gattono fino a Lisa. Lei ha gli occhi chiusi e un leggero sorriso. Le metto una mano sotto la nuca e avvicino il volto al suo. «Lisa,» sussurro, «come stai?»
Lei socchiude gli occhi rossi. Il sorriso si allarga. «Manuela…» Protende le labbra per baciarmi ma non solleva la testa. «Vieni che facciamo l’amore…»
«Giuseppe ti ha scopata!»
Lei chiude gli occhi. «Era Giuseppe? Lo sai che amo Giuseppe?»
«Sei ubriaca, Lisa.»
Lei espira, il suo fiato mi fa lacrimare e discostare il volto. «Giù mi è sempre piaciuto… è simpatico e carino… ha un bel cazzo…»
Mi mordo le labbra. Non posso negarlo. «Ma hai detto che…» Mi blocco. «Ti piace, Giuseppe?»
«Sono una troia, Manu…» Apre e chiude la bocca, emette un suono liquido. «Mi piace farmi fottere… devi provare, Manu, è…»
Scuoto la testa. «Sei ubriaca.» E forse stai mostrando la tua vera personalità, altroché la donna forte e…
«Figa, ma sei sempre in mezzo ai coglioni, tu?» La voce di Antonio esce da una figura nera che si staglia contro le luci dei lampioncini. «Luigi è abbastanza ubriaco da darti una botte o due, se ancora gli tira.»
Mi giro a sedere sul prato, pronta ad allontanarmi.
Il ragazzo porta le mani alla patta e la apre. Tira fuori il cazzo ancora barzotto. Lo mena e si avvicina a Lisa. Mi lancia un’occhiata e sorride. «Preferisci stare qui a guardare mentre mi fotto questa troia?» Il sorriso si allarga. «Mi piace l’idea di dare spettacolo.»
Antonio è più magro di Giuseppe, ma sembra ancora più cattivo.
«Chi è?» La voce di Lisa è un sibilo.
«Ah, ma non sei ancora andata nel mondo dei sogni? Lo tieni meglio di me, l’alcool…» Lui si mette sopra la mia amica e fa una smorfia. «Beppe ci ha dato giù di brutto con la tua figa, eh. Come dargli torto?.» Si inchina, le mette le mani sotto il corpo e la ribalta: il culo perfetto di Lisa svetta con la sua rotondità.
Il cuore mi batte in gola. «Cosa vuoi fare?»
«Secondo te?» Antonio si inginocchia, affetta il bacino di Lisa e lo solleva.
La faccia della ragazza scivola sul plaid ed emette un gemito di fastidio. «Mhm… cosa c’è?»
Mi trascino qualche metro nell’oscurità. Tremo per la paura, ma la figa mi prude. Mi acquatto sul prato e mi passo una mano sul cavallo dei pantaloni. Il cuore mi rimbomba nelle tempie e non riesco a distogliere lo sguardo da Lisa a pecorina e Antonio dietro di lei.
Il ragazzo posizione la cappella tra i glutei aperti di Lisa e spinge. Lei si lascia sfuggire un gridolino roco.
«Taci, troia,» sibila Antonio.
«Achille…» Lisa è mezza svenuta, parla nel dormiveglia. «Sono la tua troia, Achille.»
«Ma che cazzo ci troverai in quel coglione?» Antonio inizia a spingere il bacino contro quello della mia amica e a ritrarre. Il suono viscido della scopata riempie la notte.
Non posso staccare lo sguardo da loro due, l’odore dell’eccitazione di lui mi riempie le narici. Mi si stanno bagnando le mutandine, un senso di eccitazione cresce sempre più dentro di me. Stringo le mani sui ciuffi di erba, il fiato mi si mozza: davvero mi sto arrapando guardando Lisa venire scopata da degli uomini contro il suo volere? Davvero sto godendo al pensiero della mia amica, il sogno erotico della scuola, essere trattata come l’ultima delle puttane?
Giuseppe allunga una mano lungo il corpo di Lisa, le afferra la nuca e le preme la testa contro il plaid. «Sei mia, troia!» Sposta indietro il bacino, il cazzo, un grosso dito nero contro la luce dei lampioncini, esce dal culo della mia amica per un palmo, e spinge dentro del tutto. Il corpo di Lisa vibra in avanti, la ragazza geme.
Le gambe mi tremano, una mano è sotto i pantaloncini e massaggia la mia passera. Mi stringo le labbra per non emettere un gridolino di piacere… Quanto vorrei mettermi un paio di dita nel culo!
Due figure compaiono sul limitare della terrazza, un uomo e una donna. Lui ha il braccio sopra le spalle di lei. Sussurrano qualcosa che è solo un susseguirsi di “s” sibilanti. Si fermano all’improvviso e lei indica l’ombra che si contorce nel prato.
«Cos’è?» La voce è di Gina. Non vorrà interrompere…
L’uomo fa qualche passo avanti, dalla stazza e dalla voce è Mario. «Cosa stai facendo?»
Gina lo raggiunge. «Stanno… stanno scopando?» C’è un accento di ironia nella sua voce. «Sei tu, Antonio?»
Antonio non si ferma. «Adesso non ho tempo.»
Mario si avvicina. «E la tipa chi…» Si ferma. «Lisa?»
«Come, Lisa?» Gina si lascia scappare una risata, interrotta dopo un istante. «Ma… è svenuta!»
Antonio riprende a fottere. «È ubriaca, la troia.»
La nuova arrivata stringe il braccio di Mario. «Fai qualcosa!»
Lui si divincola dalla stretta. «Puoi scommetterci che faccio qualcosa.» Si abbassa le mani all’altezza dell’inguine e il suono di una cerniera zip risuona. «Quando mai mi capita di poterla trombare di nuovo?»
Gina stringe i pugni. «Cosa? Io pensavo di portarti nel bosco per farti una pompa, e mi lasci per quella mignotta?» Indica Lisa. «Ubriaca, tra l’altro?»
Mario si siede davanti alla testa di Lisa. «Possiamo sempre andarci dopo.»
«Crepa!» Gina stringe i pugni e pianta i piedi. Mario non la considera nemmeno: la ragazza fa un verso di rabbia, si volta e se ne va, bestemmiando.
Mario prende il cazzo dalle mutande e lo tira fuori; svetta tra le sue gambe. «Quella rompicoglioni andrà a dirlo a tutti. Non tace un minuto.»
«Allora sarà meglio sbrigarsi prima che si faccia la fila.» Antonio dà un paio di colpi profondi, si ferma e inclina la testa all’indietro. Trema e ringhia. «Sì!» Emette un gemito e un sospiro che lo svuota.
Si lascia cadere sui calcagni, l’uccello si sfila dal buco del culo di Lisa. Un forte odore di sborra riempie l’aria prima di essere portato via dalla brezza. Espira. «La migliore scopata della mia vita.» Si alza in piedi, una goccia di sperma dondola dalla cappella. «Peccato che questa troia faccia tanto la difficile.»
Mette via il cazzo nei pantaloni e si alza, lasciando Lisa che scivola con le ginocchia sul plaid; una colata luccica fuori dal suo buco del culo. «Vado a vedere se non hanno svaligiato la cantina. O Luigi non è morto da qualche parte.»
Mario resta da solo, io non fiato. Sbottono i pantaloni e infilo una mano nelle mutandine, le dita mi accarezzano la figa bagnata. La mia amica scopata da due uomini – a breve da tre – mi sta eccitando più di quanto potessi – volessi - immaginare. Vederla inerme di fronte alla loro libidine, un corpo perfetto ridotto ad un gioco sessuale, una ragazza che voleva fare la preziosa ridotta a schiava sessuale inconsapevole…
Due nocchie entrano nel canale della mia passera, le gambe mi tremano. Mi mordo un labbro per non gemere di piacere.
Mario inginocchiato gira supina Lisa, le apre la bocca e le mette dentro un dito. Lo estrae. «No… non mi sembra il caso.»
Fermo il mio lavoro di mano sulla mia figa. Non vorrà davvero impedirmi di vederlo fottere quella troia? Dai!
Il ragazzo mette le mani sulle tette di Lisa, li preme e li separa. La ragazza geme e si mette più comodo sul plaid.
«Quasi quasi…» Mario si siede sul costato della ragazza, appoggia il cazzo tra le bocce, le comprime con le mani e inizia a farsi una spagnoletta da solo.
Deglutisco, mi sdraio sulla schiena e mi ditalino con violenza senza staccare lo sguardo da loro due. Il suono delle mie dita nella figa è più forte del cazzo che si fotte le tette. Una scossa di piacere mi increspa la pelle delle cosce, una più forte mi sconquassa la schiena.
Mario continua a muovere le grosse tette. «Brava, puttana…» ansima.
Sì, sono la tua puttana, Mario! La mano libera prende il mio clitoride e lo martorizza, pugni di piacere mi colpiscono in testa, mi stordiscono. Scopami, Mario!
Lui inizia a gemere, a respirare sempre più profondamente. «Sì, puttana, fammi sborrare!» Stringe le tette e si ferma. Gocce brillano volando contro il mento e la gola di Lisa.
Un tremito mi scuote, i denti mi si stringono fino a farmi male sotto l’orgasmo che mi riempie e mi svuota. Mi accascio sul prato, i fili di erba che si infilano tra le mie chiappe, un sasso punta contro la schiena. Espiro e chiudo gli occhi.
Grazie, Lisa… sapevo che a starti vicina mi sarei fatta una scopata…
Mario pronuncia delle parole che a stento comprendo. La cerniera zip scorre ancora e dei passi si allontanano.
Appena mi passa il torpore che l’orgasmo mi ha lasciato, mi avvicino a Lisa e le lecco la sborra dal collo… e dovrei sollevarmi i pantaloni prima che, nel buco del culo, mi entri qualcosa di diverso da un cazzo.
«Che schifo che l’hanno lasciata, ‘sta stronza… Ha sborra dappertutto, come faccio a fottermela?»
Una voce maschile mi fa aprire gli occhi. La falce di luna è ancora nello stesso punto del cielo, devo essermi appisolata qualche secondo. Un’ombra è accanto a Lisa e la sta guardando con una smorfia di disgusto sul volto.
È Achille! Il cuore mi balza in gola! Afferro i pantaloncini e li sollevo.
Lui alza lo sguardo verso di me al suono del tessuto che si muove. «Chi cazzo c’è lì?»
Mi manca il fiato. Devo… devo rispondere? «Sono Manuela.»
«Ah, l’amica cozza di questa zoccola, giusto?» Lui mi cerca nel buio. Sogghigna. «Sei riuscita a farti fare una gang bang anche tu?»
Mi mordo le labbra. «No… io ero…»
Lisa si volta su un fianco, mette la testa su un braccio e inizia a russare. Le grosse tette sono macchiate di bianco, l’inguine è messo anche peggio.
Achille scuote la testa. «Da sobria se la tira come se ce l’avesse d’oro, la zoccola, ma appena sbevazza si la dà via come il pane..» Mette le mani in tasca. «Andrò a scoparmene un’altra.»
Un brivido mi corre lungo la schiena. Lui è così vicino, arrapato… io… «Aspetta, Achille!»
Lui volta la testa verso di me. «Che cazzo vuoi?»
Deglutisco, la mente è un subbuglio di idee oscurate dalla paura di un “no”. «Io… pensavo che…»
«Muoviti, che mi sta diventando moscio! Non voglio perdermi il pensiero di quella troia nuda dalla mente prima di fotterne un’altra.»
Inspiro. «Sì… perché… perché non scopi me?»
Lui esplode in una risata. «Ma ti sei vista? Posso avere tutte quelle che voglio, e dovrei sbattermi te?»
Il cuore mi batte nelle orecchie. «È buio, Achille. Non mi vedresti. Mi metto accanto a Lisa, tu scopi me e intanto le palpi le tette e il culo…» Davvero ho detto qualcosa di simile? Le budella mi si stanno sciogliendo.
Achille resta con le mani in tasca e fissa Lisa. Si inginocchia accanto a lei, le mette una mano sulla spalla e la mette supina. Le braccia della ragazza si aprono e una gamba rimane chiusa al ginocchio, spalancandosi. Lui le artiglia le tette, gliele discosta, le muove su e giù.
Si alza in piedi. «Vaffanculo… Va bene.»
Il viso mi si scalda. «Da… davvero?
«Mettiti qui accanto,» Achille indica un punto a fianco a Lisa, sul plaid, «ma non devi dire una parola e…» la sua voce si fa più dura, «…che nessuno sappia che ti ho scopata, ok?»
Balzo in piedi. «Sì!»
«Allora abbassati i pantaloni e mettiti a terra.»
Lo faccio, i pantaloncini e gli slip mi finiscono alle caviglie, e mi sdraio accanto a Lisa. Lei respira con un vago russare. L’odore di sborra che emana è tanto forte da essere quasi una sensazione fisica, quasi copre il fetore di alcool.
Achille è sopra di me, si abbassa i pantaloni e tira fuori il cazzo dagli slip. Sgrano gli occhi: nella poca luce proiettata dalla luna, è grosso come nelle foto. Sbuffa con il naso. «Che situazione di merda…» Si inginocchia tra le mie gambe.
Apro le cosce. «Cosa vuoi? La figa o il c—»
«Ho detto che devi stare zitta, troia! Non distrarmi o...» La punta della sua cappella sfiora le labbra della mia passera.
Mi metto una mano sulla bocca. Non voglio rischiare che cambi idea!
Achille appoggia il glande nella mia figa, lo fa scivolare fino all’imbocco della vagina e spinge. La cappella mi spalanca, entra con forza. Apro la bocca cercando di respirare ma il fiato mi si ferma in gola, come se il cazzo mi fermasse i polmoni. Arcuo la schiena, è troppo grosso per la mia figa… Nessun mio dildo è mai stato così grosso, mi ha riempita fino a questo punto. È come avere un braccio che si muove nella figa, menomale che è ancora bagnata per il ditalino di prima.
Lui si inclina in avanti e afferra le bocce della mia amica, la sua bocca si apre in un ghigno di soddisfazione. «Cazzo, che tette grosse!» Dalle sue dita cola la sborra di Mario, stringe i seni artigliandoli, li separa, li muove su e giù.
Achille spinge il bacino indietro, il mio respiro ha un tremito, sto per vomitare. Le pareti della figa crollano quando lascia il vuot— Spinge, ho la cappella in gola, mi soffoca.
«Cazzo, sì, troia!» Muove indietro, affonda, il mio corpo si spinge avanti. Cazzo…
Lui si abbassa sul corpo di Lisa, abbassa la testa, il ciuffo ossigenato è una cometa argentea che cade sul petto della ragazza, si mette in bocca un capezzolo con un forte suono di risucchio. «Mhm! Mhmmmm!»
La testa mi gira, un calore esce da mio corpo sottoforma di gocce di sudore. L’alcool – i pochi sorsi che ho ingoiato – sciabordano nel mio stomaco sotto i colpi di Achille. Smorzo un gemito che mi sta sfuggendo. Infilo una mano sotto la maglietta e mi palpo un seno: è duro al punto da dolermi, il capezzolo si muove contro il tessuto della maglietta che sembra una grattugia.
Delle dita mi toccano il collo, me lo stringono. Achille tiene in una mano la tetta di Lisa, nell’altra la mia gola. Sbatte contro il mio inguine, il suo cazzo grosso come un braccio mi devasta. Ringhia. «Sei la mia troia, vero che sei la ma troia?»
«Sì, sono la tua troia, amore mio,» sussurro a occhi chiusi. Sono la tua schiava sessuale, sono la tua sottomessa, fottimi ogni buco, distruggimi!
La mano libera mi afferra il clitoride incandescente, una scudisciata di dolore ardente mi taglia il costato e l’inguine. Mi lecco le dita con la lingua e le bagno e torno a menarmelo. È un piccolo cazzo eretto fuori dalla mia figa, è come toccare una ferita, ogni sfioro è piacere che mi sconquassa, mi arcua la schiena, mi stordisce fino alla confusione. Non posso smettere, sto superando le terre di piacere che conosco e mi getto verso l’ignoto, in una nebbia nera di ignoto e straniamento, inciampo in un gemito, cado e rotolo in uno stordimento, mi manca il fiato, non la mente è brusio.
Il cazzo è il legno che attizza il fuoco della mia libido, una fiammata mi brucia, un grido si alza dalla mia gola.
«Godi, zoccola, godi!»
La schiena mi si solleva, la mano sulla gola mi tiene a terra, uno tsunami di piacere mi assale, risale il mio corpo, mi distrugge la mente, erompe dalla mia bocca.
Le ossa delle mie gambe si stanno per spezzare, i polmoni stanno per esplodermi, la mia coscienza si spegne.
Muoio.
Inspiro a fondo, l’odore acido dell’arrapamento mi soffoca, il sudore mi graffia le narici.
Achille mi pianta fino in fondo alla figa il suo maestoso cazzo e si blocca. «Lisa… cazzo-Lisa-sì!». Artiglia la tetta con tale forza che la mia amica geme, il fiato mi si mozza sotto la stretta delle sue dita. Lui si irrigidisce sopra di me, emette uno strillo e viene. Un litro di sborra bollente esplode nella mia passera, la riempie, mi soffoca.
Il ragazzo ansima, le gocce di sudore che colano sulla sua fronte brillano alla luce della luna. Apre la bocca e sospira. Mette le mani affianco al mio corpo, si dà una spinta e si alza in piedi. Il cazzo scivola fuori dal mio sesso, lasciandolo vuoto come un tappo di sughero che salta via dal collo di una bottiglia. Fiotti di sborra calda e collosa sboccano dalla figa bagnandomi il perineo.
Respiro a pieni polmoni, la testa che mi gira per l’orgasmo. Gocce di sborra mi piovono addosso dalla cappella. Stringo gli occhi sull’adone che mi ha appena fatto provare la sensazione migliore della mia esistenza. «Grazie, Achi—»
Lui solleva un dito davanti alle sue labbra. «Ti ho detto che devi stare zitta, zoccola!» Il dito lo punta contro di me. «E non permetterti di dire in giro che ti ho scopata.»
Lisa emette un gemito. «Fate silenzio… mi scoppia la testa…» Si gira su un fianco e mi mostra il culo.
Achille rimette nei pantaloni il suo cazzo. «Io non sono mai stato qui, siamo intesi.»
Annuisco, mi rendo contro che non può vedermi nel buio. «Sì, lo prometto.»
«Bene. Adesso me ne vado che non voglio rischiare che qualcuno mi becchi qui con due merde come voi.»
«Dici che verrà ancora qualcuno?»
Lui mi punta di nuovo il dito. «Ti ho detto…»
Sollevo le mani come a scusarmi.
Achille si gira e se ne va verso la baita.
Lancio un’occhiata a Lisa. Mi avvicino a lei, le infilo una mano sotto il corpo e l’altra la faccio passare sopra e le stringo le tette. Un fremito crepita nella mia passera. Quanto sono morbide e piacevoli da palpare!
«Se avessi un cazzo, adesso ti scoperei anch’io, stronza…» La bacio sotto la nuca e avvicino la bocca al suo orecchio. «Ah, se eri troppo svenuta per rendertene conto, Achille, che tanto volevi scoparti questa notte, me lo sono trovata dentro io e non te…»
Sorrido e appoggio la testa al plaid, la stanchezza che inizia a farsi sentire. Lascio fluire il fiato fuori dalle labbra. Davvero potrebbe arrivare qualcuno? Volto il capo verso la mia amica. Qualcuno che vuole scoparsela anche lui ma ha schifo della sborra che ha addosso? Qualcuno che potrebbe scoparmi mentre palpeggia Lisa, come ha appena fatto Achille?
Mi metto seduta, scalcio via scarpe, pantaloni e mutandine, e mi spingo con le mani fino alla testa di Lisa.
Le do un paio di colpetti su una guancia. «Ehi, ci sei?»
«Mhm…» Lisa muove una mano senza nemmeno avvicinarsi a me. «Voglio dormire.»
«Svegliati, stronza.»
Lei geme di nuovo, si gira sulla pancia.
Perfetto. Mi metto con l’inguine contro la sua faccia e le sposto la testa perché la sua bocca sia contro la mia figa. «Leccamela, stronza. Se arriva qualche altro ragazzo a scoparti e ti trova troppo sporca, voglio essere io abbastanza pulita per farmi fottere di nuovo al posto tuo.»
FINE
Generi
Argomenti