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Linda la nerd - La vendetta di Linda
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Racconto34 min di lettura

Linda la nerd - La vendetta di Linda

Breve continuazione del libro "Linda la nerd": Linda ha la sua vendetta sulla sua nemica Francesca, spingendola a diventare la sua schiava sessuale

William Kasanova
1 anno fa · 893 letture · 2

Lui non si era affatto offeso perché lei aveva dato il via al rapporto: aveva appoggiato una mano sul viso di Francesca, l’altra sul collo e aveva preso lui il comando, iniziando a baciarla con passione ma senza assalirla come facevano molti. Lei era rimasta stupita dal suo modo di baciare, succhiandole e mordicchiandole un lato di un labbro, mentre la mano che le accarezzava il viso le stuzzicava l’altro angolo della bocca con il pollice. E fu ancora più stupita che nel giro di dieci secondi la sua lingua non avesse ancora controllato le tonsille o le stesse togliendo la maglietta per vederle le tette.

Erano rimasti così un momento, durante il quale lui aveva amato le sue labbra, poi si era staccato con un profondo dispiacere della ragazza. “Che ne dici se continuiamo in camera da letto?”, le aveva chiesto con un sorriso a cui sarebbe stato impossibile rispondere negativamente.

L’aveva cinta ai fianchi e l’aveva accompagnata nella stanza: il letto era fatto, con le coperte ben tirate ed un paio di cuscini bianchi quadrati sopra, dove lui vi si era seduto, poi le aveva fatto segno di accomodarsi sulle sue gambe. Lei aveva sollevato le sopracciglia confusa, ma aveva fatto quanto indicatole, decisamente curiosa di scoprire cos’avesse intenzione di fare. Lui aveva ripreso a baciarla ancora meglio di prima, e poi a spogliarla, appoggiando le labbra sul suo collo e facendola sospirare di piacere. Le aveva tolto la maglietta, mettendo alla luce i suoi grossi seni: non vi si era scagliato contro ma, dopo averli accarezzati e detto che erano meravigliosi, aveva ripreso a baciarla sulla bocca. Francesca aveva iniziato a percepire le mutandine inumidirsi.

Tommaso l’aveva fatta sdraiare e aveva ripreso a spogliarla, togliendole tutto tranne l’unico capo di intimo che indossava. Lei era stupita, ma anche soddisfatta di non essere, una volta tanto, finita sotto le grinfie del solito ragazzotto arrapato che doveva scopare la tipa entro tre minuti o al quarto sarebbe venuto nelle mutande, si disse mentre lui era sdraiato accanto a lei, entrambi su un fianco, e la stringeva baciandola.

Francesca aveva pensato che, in quel caso, se Tommaso avesse continuato così, con tutte quelle coccole e quei baci, sarebbe stata lei a venire nelle mutandine, e la cosa non le sarebbe dispiaciuta affatto. Quando poi aveva pensato che lui stesse prendendo da un cassetto un preservativo ed invece aveva prelevato una bottiglietta rossa con dell’olio da massaggi, improvvisamente le tornò alla mente il bel Daniele, il figo del gruppo di quattro ragazzi che avevano organizzato la gara di pompini e che lei aveva avuto la fortuna di trovarsi nella sua bocca il suo cazzo e di bere la sua sborra. La volta successiva che si erano trovati coinvolti in un amplesso sessuale, lui le aveva messo le mani sul culo, l’aveva tirata a sé, le aveva dato un bacio scadente e poi le aveva detto che loro due si sarebbero divertiti insieme. A ben pensarci, il loro divertimento era terminato nel tempo che Tommaso aveva finito di toglierle la maglietta. Quello che le era sembrata la più bella scopata della sua vita, nell’ottica di quello che stava vivendo in quel momento, le appariva come una squallida sveltina insoddisfacente, una di quelle che nei film la protagonista, al verde, era costretta a fare con il padrone di casa per saldare l’affitto della topaia dove viveva.

Tommaso si era spruzzato un po’ di olio sulle mani e aveva iniziato a sfregarle. In pochi attimi un aroma di gelsomino aveva cominciato a galleggiare nell’aria della stanza, che già era prossima a saturarsi con il profumo del sesso di Francesca che, ancora celato nelle sue mutandine, sembrava piangere desiderio, chiedendosi perché nessuno si ricordasse di lui. Il ragazzo si era seduto sul ventre di lei, aveva appoggiato il suo sguardo nel suo, facendole sentire il suo cuore aprirsi con un sospiro di piacere, e poi aveva iniziato a massaggiarle il collo ed il viso. La voce di lui era calda e seducente, e mentre le sue mani le accarezzavano il corpo, le sue parole facevano lo stesso con la sua anima.

“Dio,” aveva pensato la ragazza, “come ho fatto a stare senza un uomo come lui?”. E se l’era chiesto più volte e in più varianti mentre Tommaso la coccolava come fosse stata una dea. Quando poi aveva raggiunto il suo seno e aveva iniziato a baciarlo e a massaggiarle i capezzoli, sentì la sua fica strabordare di bava che si riversava nelle mutandine. Aveva chiuso gli occhi inspirando a fondo, e aveva avuto il pensiero che quanto aveva appena vissuto fosse stata la cosa che più si avvicinava ad un orgasmo dato dal massaggio dei suoi grossi seni.

L’aveva fatta girare sulla pancia e preso a massaggiarle la schiena, una grossa mano appoggiata sul fianco, come se volesse voluto infonderle calore o ricordarle che lui era lì per lei, per il suo piacere, mentre l’altra esplorava il suo corpo con lentezza, come un turista meravigliato dal panorama, che avesse voluto raggiungere un posto in particolare ma che ogni cosa attirava la sua attenzione, impedendogli di arrivare a destinazione. Lei aveva pensato di stare così bene che avrebbe potuto addormentarsi. Poi aveva sentito le sue mutandine abbassarsi e le mani di Tommaso stringerle le granitiche chiappe con soddisfazione. Quindi l’intimo era tornato al suo posto e lo aveva percepito sdraiarsi accanto a lei, accarezzarle il collo con una mano e con l’altra sollevarle la ciocca di capelli neri che le copriva un orecchio.

A quel punto, di solito, le dicevano che era una gran bella fica e che avrebbero voluto sfondarle il culo, ma lui le aveva bisbigliato: “Che magnifico culo, Francesca. Facciamo un patto: se io sarò abbastanza bravo nel darti piacere, mi permetterai di leccartelo perché, dopo averlo visto, il mio sogno è lasciare una firma con la lingua tra quel capolavoro che hai al posto delle chiappe.” Lei aveva sorriso, e aveva richiesto un momento riuscire a dirgli che ne sarebbe stata felice senza avere la voce rotta dai singhiozzi della commozione.

A quel punto lui l’aveva fatta girare di nuovo supina e le aveva finalmente abbassato le mutandine che, bagnate com’erano di desiderio, sembravano essersi attaccate al suo inguine. Le aveva fatto sollevare il culo per sfilarglieli, poi si era infilato tra le sue gambe, aveva avvicinato il viso alla sua figa e aveva inalato a lungo e profondamente. Quando Francesca lo aveva sentito far defluire il fiato dal suo naso come se stesse appena gustato il cibo più buono al mondo, lei aveva provato più piacere di lui, sorridendo all’idea che avesse gradito l’odore della sua passera.

Poi lo aveva visto baciarsi la punta di un paio di dita e appoggiarle sul suo sesso, quindi si era sdraiato accanto a lei e le sue labbra si erano appoggiate al suo collo, una mano a massaggiarle il viso e l’altra su un seno. Lei aveva deglutito. “Ti prego, scopami!” l’aveva implorato, la voce rotta dal desiderio, ma lui aveva continuato ad accarezzarla e a baciarla. Solo dopo quasi un minuto Tommaso aveva avvicinato la sua bocca all’orecchio di Francesca e le aveva sussurrato: “Voglio godermi il sapore del tuo bocciolo di rosa, voglio amarlo con la mia lingua.” Lei aveva chiuso gli occhi, stordita da tutto quell’amore, dal desiderio che stava colmando la mente. Non ne aveva mai sperimentato tanto, e mai nemmeno se lo sarebbe sognato.

“Sì, ti prego…” aveva concesso.

“Ma voglio legarti al letto” aveva detto lui, poi le aveva passato la lingua sul lato del collo.

Lei aveva avuto i brividi, tremando in tutto il corpo. “Sì”, aveva risposto. In quel momento Francesca non sarebbe stata capace di fare nulla se non sfamare la sua eccitazione. Tommaso l’aveva di nuovo baciata sulla bocca, con profonda passione, poi era scivolato dal letto e legato polsi e caviglie con delle fasce di seta che erano già attaccati alla testiera e alla pediera e che Francesca non aveva notato prima, quando erano entrati nella stanza. Non aveva stretto troppo, ma solo quanto bastava per impedirle di alzarsi dal letto. Quando lui aveva preso posto accanto a lei e le loro labbra si erano unite di nuovo, lei aveva smarrito ogni volontà di andarsene. Aveva sentito il suo utero aprirsi un po’ e una goccia di bava sbocciare come un fiore e colare lungo la sua figa, scivolare tra le sue gambe e perdersi tra le sue chiappe. Aveva pensato che se non si fosse dato una mossa non avrebbe trovato più nulla da leccare ma, cazzo, baciava così bene… Doveva per forza passare alla sua fica? Non poteva restare lì a farla godere con la sua bocca?

Quando le loro labbra si erano staccate, le era parso di provare un dolore fisico…

“Un’ultima cosa, Francesca” le aveva sussurrato nell’orecchio.

Lei gli avrebbe concesso qualsiasi cosa.

“Voglio bendarti” aveva spiegato.

La ragazza aveva tentennato all’idea di non poter vedere.

Lui le aveva baciato la guancia, accarezzandole il collo. “È per proteggere i miei segreti… Non vorrei che questa scopata non ti piacesse e per vendetta andassi a raccontare agli altri come faccio” aveva ironizzato.

Francesca era scoppiata a ridere, anche se lei stessa non ne capiva il motivo: l’eccitazione era tale da impedirle di comprendere cosa stesse accadendo attorno a lei. Voleva solo essere chiavata, chiavata, chiavata fino allo sfinimento.

Prima di andare avanti…

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