Amparo - Protezione
L’aria primaverile è l’ideale per questa passeggiata che posso permettermi in via dei Fori Imperiali, diretta al Colosseo, mentre sfoglio un’ultima volta il libretto di Javier, che oggi pomeriggio dobbiamo presentare all’Accademia di Spagna con l’autore, un mio carissimo amico, poeta sensibile e delicato che ha chiesto la traduzione, per questo suo ultimo poema, a un altrettanto delicato poeta italiano che purtroppo non conosco ma in cui lui ha massima fiducia.
L’uomo che cammina quasi a fianco a me, distanziato di meno di un metro, ha l’aria del classico latin lover, affascinante e conquistatore; il modo di ‘spogliarmi con gli occhi’ come se avesse la vista a raggi ics, l’aria sfottente, quasi irridente che riconosco in tanti uomini che ho incontrato in Italia, il sorriso affascinante e magnetico la dicono lunga sul personaggio; mi aggancia immediatamente, con una banale domanda retorica ‘vai al Colosseo?’ alla quale sarei pronta a rispondere con sarcasmo ‘no, vengo a casa tua’; ma, non so perché, preferisco entrare nella sua ragnatela e lascio che si lanci in una illustrazione gratuita delle bellezze di Roma.
Ha un fascino irresistibile, l’eloquio facile, magnetico, interessante, colto, ricco; e la capacità di affabulazione che rende favola anche le cose più banali che racconta; ho l’impressione che abbia una grande dimestichezza con le parole e piano piano mi vedo sprofondare nella sua ‘trappola amorosa’ che riesce a coinvolgermi in maniera che, nelle due ore seguenti, non posso fare altro che seguirlo nella sua presentazione dei monumenti che mi illustra con quelle sue invenzioni fantastiche che sono meravigliosa letteratura, di cui mi intendo molto visto che sono qui come socia nella direzione della Casa Editrice di Javier e il mio lavoro, anche nell’immediato, è organizzare presentazioni di libri.
Mi abbandono al suo fascino e mi lascio trasportare delicatamente sulle sue invenzioni cedendo volentieri al processo di lieve innamoramento che mi sta avvolgendo; il telefono che squilla mi riporta alla realtà e rispondo a Ramon, mio marito, che da Madrid mi chiede dove sono e mi sollecita a fare in fretta; lo invito a calmarsi e chiedo dei nostri figli, Mateo e Marisol, che sono rimasti affidati a lui.
Ho parlato in spagnolo, sperando che lui non capisse la lingua perché, anche se correttamente si era spostato, non ha potuto evidentemente non sentire.
“Allora sei sposata? … Ed hai due figli? … Mi dici come ti chiami o è un segreto di Stato?”
“Mi chiamo Amparo, sono a Roma per un giorno per lavoro, sono sposata e ho due figli; hai bisogno di altri dati polizieschi?”
“No; mi basta questo per essere io il tuo amparo a Roma; andiamo a mangiare qualcosa?”
“Dove? A casa tua, per caso?”
“No, assolutamente, in una trattoria tipica, che però non è lontana da casa mia, in Campo dei Fiori.”
“Va bene, andiamo a pranzo, poi però devo andare via perché oggi ho un impegno di lavoro.”
Mi lascio andare lentamente e mi godo con gioia la passeggiata fino a Campo dei Fiori, la mano nella mano, come due ragazzini innamorati che godono i primi tepori della primavera e il tumulto ormonale delle prime passioni; ma non siamo ragazzini in tempesta ormonale e l’occasione vale solo per concederci una innocente libertà con una vaga sensazione di innamoramento che purtroppo avrà vita assai breve.
Decide finalmente di rivelarmi che si chiama Mario e che abita proprio sopra la trattoria, in una stanzetta minimalissima, dove se sei a letto non puoi apparecchiare tavola e se cucini non puoi ricevere persone; gli faccio osservare che si comporta da vero filibustiere, da quel ‘pirata dell’amore’ che ha celebrato un nostro cantante nella loro lingua, e che sta cercando di mettermi in difficoltà; si scusa accarezzandomi la mano sul tavolo della trattoria; e sembra non rendersi conto che quella carezza mi ha prodotto un brivido lungo ed intenso che dal braccio si è trasmesso a tutto il corpo; se non sapessi di avere i minuti contati, forse la farei, la pazzia di abbandonarmi a quelle sollecitazioni amorose; e so che sarebbe straordinario.
Mi faccio forza per ricacciare la voglia e mi affretto a consumare velocemente l’insalata che ho chiesto; quasi scappando perché la sua vicinanza mi brucia, lo sollecito a pagare, non permette che lo faccia io, e mi affretto verso una postazione di taxi.
“Purtroppo, è il momento di dirci addio …”
Mi stringe fra le braccia e mi appoggia un bacio delicato, dolce, quasi fraterno, sulle labbra; gli prendo la testa, schiaccio la sua bocca sulla mia e gli forzo la lingua in bocca, succhiandolo e leccandolo per la prima ed ultima volta.
“Almeno questo, ce lo dovevamo, dopo esserci tanto stimolati e presi in giro. Addio.”
“No, Amparo, non addio, solo adios o, meglio, ciao; affidati al destino. Ciao.”
Non mi è molto chiara la distinzione; ma da quel momento l’unica preoccupazione è la perfetta riuscita della presentazione del poema ed è a quella che mi dedico con passione.
Arrivo in tempo per incontrare Javier che è giunto quasi all’ultimo momento, come è suo solito, ed ha già trovato mille ragioni per protestare con tutti, soprattutto perché non c’ero io a calmarlo e, forse, a dargli sicurezza; gli spiego che sono scesa da poche ore dall’aereo, che ho fatto in tempo a fare solo un giro e mandare giù un’insalata; si calmasse e pensasse alla serata che sarebbe stata forse un trionfo; ci calmiamo e comincio a volteggiare per la sala dietro a mille incombenze, dal catering alle sedie, dai microfoni al mio vestito.
Riesco ad essere in sala che già si avviano ad aprire la presentazione e finalmente prendo al volo un calice di prosecco per gustarmelo in pace; quasi mi cade dalle mani, quando vedo chi è seduto al centro del tavolo; afferro al volo uno dell’organizzazione e gli chiedo chi sia quello che si appresta a presentare il volume.
“E’ Mario Rinaldi, il poeta italiano che ha tradotto il poema di Javier; è una vera forza!”
Non mi pare che mi abbia notato e non faccio niente per farmi individuare, anche perché hanno aperto i lavori e, dopo l’introduzione di Mario e di Javier, stanno dialogando col pubblico; ad un tratto salta fuori una domanda che, senza che me ne rendessi conto, mi bruciava in testa e sulla bocca, perché nel poema avesse tradotto ‘adios’ prevalentemente con ‘ciao’ e non con ‘addio’, come tutti si aspetterebbero; Mario chiarisce che l’italiano ’addio’ ha un valore assoluto e definitivo, ci rivedremo al Giudizio Universale, davanti a Dio, mentre lo spagnolo ‘adios’ ha un valore molto più aperto, ci rivedremo quando Dio vorrà, tra due ore , tra due mesi, tra due anni o in un’altra vita, quindi assai più simile a ‘salve’ o ‘ciao’ in italiano; aggiunge qualcosa che mi fa capire che mi ha visto.
“A nessun amore io direi mai ‘addio’ perché significherebbe cancellarlo dalla mia vita; gli dico ‘adios’ perché so che in qualche modo, forse in una poesia o in un ricordo, ci dobbiamo rivedere, per forza.”
Mi ha steso; ora so che non c’è stato niente di casuale nell’incontro; io avevo tra le mani il volumetto che lui conosceva benissimo; era sulla base di quello che voleva contattarmi, poi deve aver capito che ero coinvolta ed ha atteso per farmi la sorpresa, il maledetto ‘pirata’; ed ora la mossa spetta a me; aspetto che abbiano finito per avvicinarmi al tavolo.
“Mi hai taciuto a bella posta chi eri; perché?”
“Perché avrei dovuto dirtelo? Volevo che mi amassi per me, non per quello che faccio.”
“E adesso che succede?”
“Ti va di fare una magia? … Scomparire tutte e due all’improvviso?”
“Lo sai che a Madrid mi aspettano un marito e due figli; il mio aereo parte domattina presto.”
“Non ti chiedo un’eternità; solo il tempo di una pizza a Campo dei Fiori.”
“Ho paura ... e non di te o della vita. Ho paura di me …”
Mi prende per la mano e mi costringe a sgattaiolare, con lui, fino all’uscita, ferma al volo un taxi e ci fa portare a Campo dei Fiori; sul sedile posteriore di un taxi che corre verso il centro di Roma ci scambiamo il bacio più appassionato, intenso, meraviglioso, sensuale, erotico che io abbia mai provato; per la prima volta, il sesso entra nella nostra sfera e sento le sue mani sul seno, sulle natiche, tra le gambe, che mi strappano gemiti e brividi di piacere sempre più vicini all’orgasmo; ma non c’è tempo per soddisfare le voglie; siamo arrivati.
