Quella porca di mia cugina Sara

Mia cugina Sara... ah, che donna! Vent'anni, mora, occhi azzurri, un sorriso da modella e un corpo da dea: labbra invitanti, una bella terza di seno, fianchi ben torniti e un sedere da favola, sodo e tonico.

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Michelle

1 anno fa

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Mia cugina Sara... ah, che donna! Vent'anni, mora, occhi azzurri, un sorriso da modella e un corpo da dea: labbra invitanti, una bella terza di seno, fianchi ben torniti e un sedere da favola, sodo e tonico.

Ricordo di essere stato attratto da lei sin da piccolo, quando giocava con me: all'epoca aveva dodici-tredici anni e io circa sette; mi piaceva da matti quando mi abbracciava riempiendomi di baci, che io puntualmente ricambiavo con tutto me stesso. Crescendo però notai una cosa: Sara stava cambiando, i suoi seni crescevano, stava diventando più femminile, mi sembrava sempre più bella, e iniziavo a sentirmi strano quando ero con lei. Sara sembrava non accorgersene, e il nostro rapporto andava avanti come di consueto, finchè un giorno, quando avevamo lei diciassette anni e io quasi tredici, accadde un fatto: Sara mi abbracciò come di consueto, stringendomi affettuosamente a se, affondandomi il viso in quella che era diventata una bella terza di seno; sentii all'improvviso una strana sensazione all'inguine, il mio pene era diventato duro come marmo. 

Mi vergognai a morte, e così, rosso in viso dalla vergogna, mi divincolai dall'abbraccio di Sara e scappai via come un ladro. Lei rimase stupita dalla mia reazione, sembrava chiedersi il perché del mio comportamento. Intanto io mi ero andato a nascondere in solaio, dove cercai di riflettere: cosa mi stava capitando? I pantaloncini li sentivo stretti, così li calai un poco, cercando un po' di sollievo; mi accorsi che il mio pene era ancora duro e svettava come un palo; in cima c'era una gocciolina trasparente, e stavo per esaminarla quando Sara mi comparve davanti. Se prima ero arrossito, ora dovevo essere diventato per lo meno viola: farmi beccare da Sara con i pantaloni abbassati e con l'attrezzo all'aria! Ero sicuro che non me l'avrebbe mai perdonato. Balbettando, mi tirai su di scatto i pantaloni e cercai di scappare ancora, ma lei mi prese per la mano.

"Che cos'hai, piccolo?" mi chiese. Il suo tono era dolce, non sembrava arrabbiata; mi prese per le spalle e proseguì:
"Perché prima sei scappato? E' successo qualcosa? Non ti senti bene?"
Avevo voglia di piangere: come potevo dirle che mi ero eccitato per via del contatto con le sue tette?
Sara poi si accorse del gonfiore all'altezza del mio inguine e sembrò capire di colpo; mi aspettavo un rimprovero o peggio un ceffone, invece mi sorrise: "E' per questo che ti comporti così?"
Io provai a biascicare una risposta, ma non ci riuscii; sempre sorridente, Sara continuò: " Non ti preoccupare, è normale alla tua età; è anche colpa mia, non l'averlo capito prima... "

Mi sentii un po' più tranquillo, e così provai a spiegarmi: " Quando mi hai abbracciato avevo i tuoi seni in faccia, e così... cioè... ecco..."
"Ti è diventato il pisellino duro" concluse lei. Io arrossii ancora, e Sara disse "Stai tranquillo, va tutto bene. Adesso ci penso io a farti stare meglio."
Presa la mia mano mi guidò fino ad un vecchio divano, si sedette e mi fece cenno di seguirla.

"Bene," disse, " adesso abbassati i calzoncini"
Io ero reticente, mi vergognavo, l'erezione non era ancora passata, ma lei mi aprì la patta dei pantaloni; quando si trovò dinnanzi la mia eccitazione mormorò: "Wow! Sei diventato un ometto quaggiù! "
Poi mi guardò dolcemente negli occhi e prese il mio pisello nella mano sinistra; ebbi un brivido; lei allora cominciò un lento su e giù, una sensazione molto piacevole. Dopo un paio di minuti mi sembrava quasi di dovere fare pipì; cercai di alzarmi ma Sara me lo impedì, anzi, accelerò il movimento, finchè un getto di roba biancastra uscì dal mio pene.

Mi sentivo esausto, e crollai sul divano. Sara sembrava felice: "Complimenti, la tua prima eiaculazione! Sono tanto orgogliosa di te! " disse per poi baciarmi sulle labbra. La sua lingua cercò la mia e andammo avanti così per qualche minuto: la cosa mi eccitava da matti, per cui non ci misi molto a tornare duro come prima.
"Oh oh" disse lei, " Sei già pronto un'altra volta? "

Io sorrisi imbarazzato, e Sara allora iniziò a spogliarsi lentamente, lanciandomi occhiate sensuali: sbottonò la camicia, poi tolse il reggiseno liberando i suoi beni seni sodi dai capezzoli rosa, passando poi ai jeans e infine alle mutandine, rimanendo tutta nuda davanti ai miei occhi adoranti.
Dovevo avere una faccia da ebete, dato che lei ridacchiò e disse " Ti piaccio proprio, eh? "
"S-sì... sei... sei bellissima" riuscì a mormorare. Sara si sdraiò sul divano, mostrandomi tutto quel ben di dio;
"Su, vieni qui da me" disse. Non me lo feci ripetere: mi sdraiai sopra di lei affondando mani e viso in quelle belle tette.
"Mmmm sei proprio un tettomane! " scherzò lei. " Succhiale pure se vuoi... "

Strinsi il capezzolo destro tra le labbra e presi a succhiare avidamente, mentre giocherellavo con il sinistro usando la mano libera. Sara gemeva e sospirava soddisfatta: sembrava piacerle molto, e io mi impegnai ancora di più. Dopo una serie di succhiate e leccatine al seno, Sara disse: " Vai anche più giù... "
Iniziai a baciarla sulla pancia, soffermandomi sull'ombelico e poi arrivai alla sua fica: rossa, bagnata, con una peluria rada e ben curata. "Dai... " mi incoraggiò. Iniziai a leccare quella meraviglia, con la bocca piena di quel sapore amarognolo ma decisamente piacevole.

"Ora basta! " disse lei ad un certo punto, " Voglio sentirti dentro di me! "
Io deglutii; non mi aspettavo di arrivare a quel punto. Sara capì la mia esitazione; mi incrociò le gambe dietro il bacino, si avvicinò piano piano e il mio pene scivolò dentro di lei.

"Ohhh, finalmente... " sospirò. Contemporaneamente iniziò a muoversi ritmicamente, facendo godere un mondo anche me; mentre eravamo avvinghiati le sue tette sfioravano il mio petto, e ne approfittai per succhiarle e baciarle ancora. Sara lanciò un gemito godurioso e si strinse a me ancora più forte. Eravamo ormai al limite: una vampata di caldo alla bocca dello stomaco mi fece capire che stavo per venire ancora.
" Uhhh... Sara, sto... sto per venire !" dissi.

"Sììììì, vienimi dentro, riempimi! " disse lei di rimando.
E venni: tre o quattro schizzi soltanto, ma se schizzai tanta; Sara si sfilò il mio pene dalla fica, ormai floscio.
Soddisfatta, mi prese per la testa e mi baciò teneramente: " E' stato fantastico... Grazie, piccolo mio."
"Ti amo, Sara" dissi.
"Anche io" rispose lei.

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