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Gli amici di papà
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Racconto10 min di lettura

Gli amici di papà

È proprio cresciuta bene la signorina! Accidenti se è cresciuta e davvero bene direi

pennabianca
1 anno fa · 2.7k letture · 0

Mi chiamo Anna, ho 19 anni e sono una bella ragazza alta, bionda, occhi chiari, con un corpo snello e ben proporzionato. Il seno è di una terza tonda e piena e le mie gambe sono lunghe e ben tornite, sormontate da un bel culetto a mandolino. Sono all’ultimo anno di liceo e, fra poco, dovrei diplomarmi in ragioneria, con la prospettiva di andare a lavorare con mio zio Antonio, che ha uno studio di consulenza fiscale. Già da un po’ di tempo, passo le mie giornate in quello studio e lui ne è molto contento. È il fratello più giovane di mio padre e, anche se non è sposato, mi considera come figlia sua. Io invece vivo, alterandomi fra la casa di Luca, mio padre e quella di mia madre, essendo essi divorziati. Per comodità, spesso mi fermo a casa di papà, perché è più vicina sia alla scuola, che allo studio dello zio. Sabato scorso, son arrivata di sorpresa in casa di mio padre e l'ho trovato a pranzo con due suoi amici di vecchia data: Paolo e Michele, li conosco da sempre. Hanno la stessa età di mio padre, 42 anni. Già faceva caldo ed io, quel giorno, avevo indossato una mini ed una t-shirt, con sotto solo un reggiseno molto sottile ed un perizoma dello stesso colore. Ai piedi, un paio di sandali con il tacco a zeppa, che mi mettevano ancor più in evidenza il culo. Suono alla porta, entro, abbraccio mio padre, percorro il corridoio e vedo i suoi due amici, che mi salutano e mi guardano con occhi allupati, che si sono subito soffermati sulle mie cosce scoperte, in vista; si sono alzati per salutarmi. Il primo che mi ha abbracciato è stato Paolo. «Ciao, Anna! Mamma mia, quanto sei cresciuta! Ti ricordavo ancora piccolina, quando ti portavo l’uovo di pasqua! E adesso? Guardati qui: sei diventata una donna da sballo!» Io lo abbraccio e lo ringrazio per il complimento. «Sì, lo ricordo anch'io. Ora però sono fin troppo grande per quelle cose, ma grazie lo stesso!» Lui mi osserva attentamente e commenta. «Sì, direi proprio di sì! Ma tu guarda come sei cresciuta?!» Parla e nello stesso tempo mi fa uno scanning completo, a partire dalle caviglie, salendo su per le cosce, arrivando al seno e fino agli occhi. Anche Michele commenta e concorda con lui.

«È proprio cresciuta bene la signorina! Accidenti se è cresciuta e davvero bene direi!» Nel parlare si gira verso mio padre, che annuisce e precisa: «Ha preso l’altezza da me ed il viso da sua madre. Pur vedendola tutti i giorni, faccio fatica pure io a riconoscerla.» Tutti ridono. Ci sediamo a tavola, iniziamo a mangiare e dialogare sulle solite cose. La carne alla griglia è buonissima e cotta a puntino, così, fra una braciola ed una costoletta, il vino scorre a fiumi. Essi, essendo un po’ tutti degli ottimi bevitori, non si limitano nel bere e, fra un brindisi e l’altro, se ne vanno cinque bottiglie di un rosso, molto ben abboccato che va giù che è una meraviglia. Alla fine, siamo tutti un po’ alticci, me compresa; anche se mi difendo bene, sento che ho perso molto della mia lucidità. Finito di mangiare, ci spostiamo in soggiorno: essi tre, sul divano grande, e io su una poltroncina singola e, tanto per gradire, si scolano anche del limoncello ben ghiacciato, che, ovviamente, offrono anche a me. Mentre lo sorseggiano, parlano delle loro mogli, concludendo che erano tutti insoddisfatti. Poi Michele si rivolge a mio padre. «Sai Luca, a cucinare tu sei più bravo di mia moglie, oggi ho veramente mangiato e bevuto benissimo! Ma anche Anna è brava come te?» Lui, soddisfatto e lusingato da quei complimenti, ne fa anche a me. «Sì, è molto brava anche lei. È così brava che, a volte, lascio lei a far da mangiare.» Si girano verso di me e mi fanno un applauso; io, che son già mezza brilla, da brava zoccoletta accavallo una coscia e quelli, davanti al paradiso che mostro, non possono far a meno di avviare una serie di battute a doppio senso. Michele ci ride su e, sempre fissando le mie cosce, lancia una proposta a mio padre. «Se è così, perché non facciamo cambio: io ti lascio mia moglie e tu mi dai Anna!» Paolo replica che non ci sta. «Eh, no! Se è così, ti lascio pure la mia!» Viene verso di me, mi prende la mano, mi fa alzare e mi invita a seguirlo. Michele si intromette. «Ehi, no, l’ho vista prima io; e poi tua moglie mica è come la mia? Lei almeno lava, stira, mentre la tua è buona solo a svuotar portafogli!» Ci mettiamo tutti a ridere e a bere ancora del limoncello ghiacciato. Mi prendono per mano ed io fingo di andar via con loro due, verso la porta d'uscita, ma il vino e il limoncello fanno effetto: sbagliano porta e ci ritroviamo in camera da letto.

Papà ci ha seguiti ed essi, fra una risata e l’altra, cambiano il senso delle battute. «Accidenti, che matti che siamo! Anziché imboccare l’uscita, siam finiti in camera, manco avessimo voglia di divertirci con lei!» Paolo li guarda e poi rincara la dose. «Però, se prima la provassimo, saremmo almeno certi che è brava anche qui!» Gli altri lo guardano e ridono ben consapevoli che mi hanno appena detto di volermi scopare. Io, che ora mi sento molto zoccola in mezzo a loro, li provoco ancora un poco. «Scusate, ma non credo che ce la possiate fare: siete troppo sbronzi, per aver certe idee.» Loro mi guardano e poi si girano verso mio padre, che esce per poi tornare con la bottiglia del limoncello. «Smettetela di dire cazzate e brindiamo a questa giovane ragazza speciale, che è mia figlia!» Paolo, dopo aver bevuto e aver fatto bere anche a me, mi provoca: «Come fa a non avere un ragazzo una giovane, bella e brava ragazza come te? Forse che sono tutti ciechi, in paese? Quasi quasi ti sposo!» Tutti a ridere e mio padre lo asseconda. «Ma sì, pigliatela pure! Sposatela, poi gli dico di divorziare, così mi prendo i soldi per gli alimenti e le tue terre.» Paolo mi viene più vicino e mi parla serio. «Anna, se mi vuoi, ti sposo e poi facciamo un bambino; anzi cominciamo dal bambino.» Gli altri lo deridono. «Paolo, Anna ha quasi 20 anni ed è nel pieno della sua vigoria; tu, rottame come sei, al punto che nemmeno ti tira più, non dureresti nemmeno venti secondi!».

Lui non gli dà retta. Si toglie la giacca e mi dice: «La stanza da letto c’è, io son pronto, se vuoi possiamo cominciare!» Forse per il fatto che ora son davvero ubriaca o forse perché mi era venuta voglia di scopare o, ancora, per il fatto di trovarmi in mezzo a loro, che ho sempre ammirato, non mi son tirata indietro e mi sono abbassata davanti a lui, gli ho aperto la patta dei pantaloni e vi ho infialo la mano dentro. «Va bene, vediamo cosa offre il pacco!» Lui dopo un attimo di sbigottimento, che ha colpito tutti, mi ha assecondato ed io mi son ritrovata ad impugnare una bella verga, non perfettamente dura, ma di sicuro molto consistente. L’ho tirata fuori e, senza esitare, l’ho presa in bocca, iniziando a ciucciare. Gli altri mi guardavano sbalorditi, non capivano cosa fare. Lui ha preso a gemere e, frattanto, il cazzo prendeva a lievitare. «Che delizia! Come lo succhia bene! Dai, Anna, dai, che è bellissimo!» Ero decisamente fuori di testa. Stavo facendo una pompa ad un amico di mio padre, che mi aveva visto nascere. Senza dir nulla, anche Michele si è avvicinato e mi ha offerto la sua verga. Era già più dura e lunga dell’altra. Ho impugnato anche la sua e me lo son infilata in bocca, alternandole. Si son goduti la mia bocca; poi mi hanno sollevato dal pavimento e fatta adagiare sul letto. Mi sono ritrovata distesa a gambe aperte, con una lingua che mi leccava fra le cosce. Ho subito provato tanto piacere. Mai, in passato, i miei occasionali amanti mi avevano leccato la patata. Non son vergine da due anni, ma nessuno mi ha mai fatto impazzire solo con la lingua. Io intanto ero presa a succhiare un cazzo. Non mi importava di chi era, sapevo solo che era un bel cazzo duro, che a me piaceva. Ho preso a godere e ad esortarli a scoparmi. «Sì, cazzo, sì! Godo! Cazzo! Vi voglio dentro!» Il primo ad aderire alle mie richieste è stato Paolo. Dopo avermi leccato a lungo e fatto godere, si è sollevato e mi ha infilato il suo grosso randello dentro, fino in fondo. «ooooh si! Che cazzo! Sei immenso, dai!» L’ho sentito tutto dentro, che mi apriva in due. Lui mi ha pompato e io ho iniziato a godere come una maialina. Era sconvolto e molto eccitato. «Sì, che meraviglia! Che fighetta stretta: da godere al massimo!» Mi pompava con un ritmo molto sostenuto e io ho goduto velocemente. Poi Michele lo ha inviato a lasciargli il posto. «Dai, Paolo, falla assaggiare un po' anche a me!»

Prima di andare avanti…

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