Gli amici di papà

pennabianca
3 days ago

Mi chiamo Anna, ho 19 anni e sono una bella ragazza alta, bionda, occhi chiari, con un corpo snello e ben proporzionato. Il seno è di una terza tonda e piena e le mie gambe sono lunghe e ben tornite, sormontate da un bel culetto a mandolino. Sono all’ultimo anno di liceo e, fra poco, dovrei diplomarmi in ragioneria, con la prospettiva di andare a lavorare con mio zio Antonio, che ha uno studio di consulenza fiscale. Già da un po’ di tempo, passo le mie giornate in quello studio e lui ne è molto contento. È il fratello più giovane di mio padre e, anche se non è sposato, mi considera come figlia sua. Io invece vivo, alterandomi fra la casa di Luca, mio padre e quella di mia madre, essendo essi divorziati. Per comodità, spesso mi fermo a casa di papà, perché è più vicina sia alla scuola, che allo studio dello zio. Sabato scorso, son arrivata di sorpresa in casa di mio padre e l'ho trovato a pranzo con due suoi amici di vecchia data: Paolo e Michele, li conosco da sempre. Hanno la stessa età di mio padre, 42 anni. Già faceva caldo ed io, quel giorno, avevo indossato una mini ed una t-shirt, con sotto solo un reggiseno molto sottile ed un perizoma dello stesso colore. Ai piedi, un paio di sandali con il tacco a zeppa, che mi mettevano ancor più in evidenza il culo. Suono alla porta, entro, abbraccio mio padre, percorro il corridoio e vedo i suoi due amici, che mi salutano e mi guardano con occhi allupati, che si sono subito soffermati sulle mie cosce scoperte, in vista; si sono alzati per salutarmi. Il primo che mi ha abbracciato è stato Paolo. «Ciao, Anna! Mamma mia, quanto sei cresciuta! Ti ricordavo ancora piccolina, quando ti portavo l’uovo di pasqua! E adesso? Guardati qui: sei diventata una donna da sballo!» Io lo abbraccio e lo ringrazio per il complimento. «Sì, lo ricordo anch'io. Ora però sono fin troppo grande per quelle cose, ma grazie lo stesso!» Lui mi osserva attentamente e commenta. «Sì, direi proprio di sì! Ma tu guarda come sei cresciuta?!» Parla e nello stesso tempo mi fa uno scanning completo, a partire dalle caviglie, salendo su per le cosce, arrivando al seno e fino agli occhi. Anche Michele commenta e concorda con lui.

«È proprio cresciuta bene la signorina! Accidenti se è cresciuta e davvero bene direi!» Nel parlare si gira verso mio padre, che annuisce e precisa: «Ha preso l’altezza da me ed il viso da sua madre. Pur vedendola tutti i giorni, faccio fatica pure io a riconoscerla.» Tutti ridono. Ci sediamo a tavola, iniziamo a mangiare e dialogare sulle solite cose. La carne alla griglia è buonissima e cotta a puntino, così, fra una braciola ed una costoletta, il vino scorre a fiumi. Essi, essendo un po’ tutti degli ottimi bevitori, non si limitano nel bere e, fra un brindisi e l’altro, se ne vanno cinque bottiglie di un rosso, molto ben abboccato che va giù che è una meraviglia. Alla fine, siamo tutti un po’ alticci, me compresa; anche se mi difendo bene, sento che ho perso molto della mia lucidità. Finito di mangiare, ci spostiamo in soggiorno: essi tre, sul divano grande, e io su una poltroncina singola e, tanto per gradire, si scolano anche del limoncello ben ghiacciato, che, ovviamente, offrono anche a me. Mentre lo sorseggiano, parlano delle loro mogli, concludendo che erano tutti insoddisfatti. Poi Michele si rivolge a mio padre. «Sai Luca, a cucinare tu sei più bravo di mia moglie, oggi ho veramente mangiato e bevuto benissimo! Ma anche Anna è brava come te?» Lui, soddisfatto e lusingato da quei complimenti, ne fa anche a me. «Sì, è molto brava anche lei. È così brava che, a volte, lascio lei a far da mangiare.» Si girano verso di me e mi fanno un applauso; io, che son già mezza brilla, da brava zoccoletta accavallo una coscia e quelli, davanti al paradiso che mostro, non possono far a meno di avviare una serie di battute a doppio senso. Michele ci ride su e, sempre fissando le mie cosce, lancia una proposta a mio padre. «Se è così, perché non facciamo cambio: io ti lascio mia moglie e tu mi dai Anna!» Paolo replica che non ci sta. «Eh, no! Se è così, ti lascio pure la mia!» Viene verso di me, mi prende la mano, mi fa alzare e mi invita a seguirlo. Michele si intromette. «Ehi, no, l’ho vista prima io; e poi tua moglie mica è come la mia? Lei almeno lava, stira, mentre la tua è buona solo a svuotar portafogli!» Ci mettiamo tutti a ridere e a bere ancora del limoncello ghiacciato. Mi prendono per mano ed io fingo di andar via con loro due, verso la porta d'uscita, ma il vino e il limoncello fanno effetto: sbagliano porta e ci ritroviamo in camera da letto.

Papà ci ha seguiti ed essi, fra una risata e l’altra, cambiano il senso delle battute. «Accidenti, che matti che siamo! Anziché imboccare l’uscita, siam finiti in camera, manco avessimo voglia di divertirci con lei!» Paolo li guarda e poi rincara la dose. «Però, se prima la provassimo, saremmo almeno certi che è brava anche qui!» Gli altri lo guardano e ridono ben consapevoli che mi hanno appena detto di volermi scopare. Io, che ora mi sento molto zoccola in mezzo a loro, li provoco ancora un poco. «Scusate, ma non credo che ce la possiate fare: siete troppo sbronzi, per aver certe idee.» Loro mi guardano e poi si girano verso mio padre, che esce per poi tornare con la bottiglia del limoncello. «Smettetela di dire cazzate e brindiamo a questa giovane ragazza speciale, che è mia figlia!» Paolo, dopo aver bevuto e aver fatto bere anche a me, mi provoca: «Come fa a non avere un ragazzo una giovane, bella e brava ragazza come te? Forse che sono tutti ciechi, in paese? Quasi quasi ti sposo!» Tutti a ridere e mio padre lo asseconda. «Ma sì, pigliatela pure! Sposatela, poi gli dico di divorziare, così mi prendo i soldi per gli alimenti e le tue terre.» Paolo mi viene più vicino e mi parla serio. «Anna, se mi vuoi, ti sposo e poi facciamo un bambino; anzi cominciamo dal bambino.» Gli altri lo deridono. «Paolo, Anna ha quasi 20 anni ed è nel pieno della sua vigoria; tu, rottame come sei, al punto che nemmeno ti tira più, non dureresti nemmeno venti secondi!».

Lui non gli dà retta. Si toglie la giacca e mi dice: «La stanza da letto c’è, io son pronto, se vuoi possiamo cominciare!» Forse per il fatto che ora son davvero ubriaca o forse perché mi era venuta voglia di scopare o, ancora, per il fatto di trovarmi in mezzo a loro, che ho sempre ammirato, non mi son tirata indietro e mi sono abbassata davanti a lui, gli ho aperto la patta dei pantaloni e vi ho infialo la mano dentro. «Va bene, vediamo cosa offre il pacco!» Lui dopo un attimo di sbigottimento, che ha colpito tutti, mi ha assecondato ed io mi son ritrovata ad impugnare una bella verga, non perfettamente dura, ma di sicuro molto consistente. L’ho tirata fuori e, senza esitare, l’ho presa in bocca, iniziando a ciucciare. Gli altri mi guardavano sbalorditi, non capivano cosa fare. Lui ha preso a gemere e, frattanto, il cazzo prendeva a lievitare. «Che delizia! Come lo succhia bene! Dai, Anna, dai, che è bellissimo!» Ero decisamente fuori di testa. Stavo facendo una pompa ad un amico di mio padre, che mi aveva visto nascere. Senza dir nulla, anche Michele si è avvicinato e mi ha offerto la sua verga. Era già più dura e lunga dell’altra. Ho impugnato anche la sua e me lo son infilata in bocca, alternandole. Si son goduti la mia bocca; poi mi hanno sollevato dal pavimento e fatta adagiare sul letto. Mi sono ritrovata distesa a gambe aperte, con una lingua che mi leccava fra le cosce. Ho subito provato tanto piacere. Mai, in passato, i miei occasionali amanti mi avevano leccato la patata. Non son vergine da due anni, ma nessuno mi ha mai fatto impazzire solo con la lingua. Io intanto ero presa a succhiare un cazzo. Non mi importava di chi era, sapevo solo che era un bel cazzo duro, che a me piaceva. Ho preso a godere e ad esortarli a scoparmi. «Sì, cazzo, sì! Godo! Cazzo! Vi voglio dentro!» Il primo ad aderire alle mie richieste è stato Paolo. Dopo avermi leccato a lungo e fatto godere, si è sollevato e mi ha infilato il suo grosso randello dentro, fino in fondo. «ooooh si! Che cazzo! Sei immenso, dai!» L’ho sentito tutto dentro, che mi apriva in due. Lui mi ha pompato e io ho iniziato a godere come una maialina. Era sconvolto e molto eccitato. «Sì, che meraviglia! Che fighetta stretta: da godere al massimo!» Mi pompava con un ritmo molto sostenuto e io ho goduto velocemente. Poi Michele lo ha inviato a lasciargli il posto. «Dai, Paolo, falla assaggiare un po' anche a me!»

L'altro si è sfilato e subito è stato sostituito da questo che, immediatamente, mi è penetrato fin in fondo, iniziando a scoparmi con forza. «Che meraviglia davvero! Questa puttanella è così stretta che è una meraviglia! Altro che le fiche slabbrate delle nostre vacche! Questo bocconcino me lo voglio godere tutto!» Intanto Paolo si era avvicinato a mio padre. Io, in preda alla lussuria, me lo ero davvero dimenticato. «Luca, tua figlia è stupenda! Guarda come si fa scopare da Michele! Dai, avvicinati e guarda anche tu!» Lui, quasi come un automa, si è avvicinato e, solo allora, ho notato che aveva il cazzo in mano. Se gli altri erano ben messi, quello di mio padre era davvero da record: lungo, ma soprattutto grosso! Ho goduto di un ennesimo orgasmo, poi Paolo si è disteso supino e mi ha invitato a cavalcarlo. «Dai, sali su di me, che te lo pianto tutto dentro!» Non ho esitato e mi son impalata con un semplice movimento del corpo. Subito l’ho sentito fin dentro lo stomaco. Era sconvolgente e son venuta immediatamente. Michele, intanto, si era posizionato dietro di me e mi lubrificava il culo. Lì per lì, non avevo realizzato il suo desiderio, fin quando non ho sentito la cappella appoggiarsi al buco del culo. Stavo per reagire, ma, improvvisamente, mi son trovata davanti alla bocca la mazza di mio padre. Per un attimo, non ho pensato più a nulla. Ho aperto la bocca ed ho cercato di succhiarne il più possibile. Lui ha preso a gemere. «Sì, piccola, succhialo! Lo volevo da tempo, ma eri pur sempre mia figlia, e non me la sentivo di traviarti. Mi fai impazzire, proprio come faceva tua madre: sei una troia, al pari di lei!» Sono cosi eccitata dall’aver la sua mazza in gola che quasi non mi rendo conto che Michele da dietro mi sta sfondando il culo e, solo quando lo ha affondato tutto dentro, ho sentito un po’ di dolore, ma un profondo piacere lo ha subito annullato e mi son ritrovata a godere come una vacca. Godo, urlo e vengo, senza soluzione di continuità. Sfinita, mi sfilo da loro e mi distendo; allora, afferro mio padre e lo trascino su di me. «Adesso voglio anche il tuo dentro: dai, chiavami anche tu!» Mi guarda e poi me lo pianta dentro, con un solo affondo. Godo, aggrappo le gambe intorno al suo corpo e lui mi sbatte senza ritegno. «Sì, piccola troietta; adesso ti sfondo io! Lo senti come ti apre il mio cazzo? Sei una puttanella, né più e né meno di tua madre! Godi, che, alla fine, ti sborro dentro!»

Lo sento tutto. Se gli altri mi hanno aperto, lui mi sfonda. È un toro magnifico e mi fa impazzire di piacere. Mi sbatte a lungo, poi mi guarda e mi inonda il ventre con quello stesso seme che mi aveva generato. «Eccomi, piccola! Adesso ti sborro dentro! Vengo! Cazzo, vengo!» Un'ondata di calore mi scalda il ventre e la vagina, ben protetta dalla pillola. Resta dentro per un poco, poi si sfila ed un rivolo di crema esce dalla mia vagina slabbrata. Gli altri sono di lato a me e mi offrono le loro mazze dure da succhiare; non mi sottraggo. Le spremo fino all’ultima goccia. Sfiniti restiamo distesi sul letto e loro mi fanno tanti complimenti. L’unico, a restare in silenzio, è mio padre. «Anna, sei stata magnifica! Sei una femmina stupenda e sarà fortunato l’uomo che ti avrà per moglie!» Si rivestono e se ne vanno barcollando. Io mi giro e mi distendo sul petto di mio padre. Lui mi accarezza la testa e, con una voce intristita, mi dice: «Piccola mia, non averi dovuto farlo. Tu sei troppo preziosa per me: io non dovevo approfittare di te, in questo modo.» Mi giro, lo abbraccio e bacio. Lui esita, ma poi risponde con ardore al bacio. «Papà, tu non hai colpe e nemmeno io. Sono stata io a volerlo e tu mi hai reso davvero felice. Io per te ci sarò ogni volta che lo vorrai.» Con Michele e Paolo, ci siamo rivisti di sfuggita, solo qualche saluto e nessuno dei due ha mai fatto cenno a quanto era successo quel giorno, mentre, con mio padre, la storia continua ancora oggi, che ho un fidanzato che non limita in nessun modo di frequentare la casa di mio padre, anche se ha capito che fra noi c’è più di un normale rapporto padre/figlia.