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Una cagna ubbidiente.
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Racconto19 min di lettura

Una cagna ubbidiente.

Questo include anche le cagne umane?

pennabianca
1 anno fa · 2.2k letture · 2

Mi rigiro sento il mio corpo aderire a quello caldo dello splendido alano nero che dorme accanto a me. La catena è fredda, ma non è molto pesante e il collare abbastanza largo mi permette di muovermi agevolmente. Sento il mio corpo ancora sporco di seme di maschio, ma anche di cane perché sono stata montata da entrambi. Ricordo come tutto questo è cominciato. Un venerdì mattina mentre sfogliavo distrattamente il mio smartphone, mi sono imbattuta in un post che pubblicizzava un addestratore di cani. Il post menzionava le solite cose: liberarli dai cattivi comportamenti, obbedire ai comandi, ecc. Non sapendo cosa m’avesse incuriosita in quel momento, ho risposto al post chiedendo:

 "Questo include anche le cagne umane?"

Sono rimasta sorpresa da questo pensiero così osceno, speravo che il proprietario avrebbe pensato che il messaggio provenisse da uno scherzo e lo avrebbe ignorato e forse rimproverarmi per avergli fatto perdere tempo. Decidendo di distrarmi, sono andata in cucina a prepararmi qualcosa da mangiare. Quando sono tornata ha trovato una notifica rossa ad aspettarmi. Nella fretta di leggere la risposta, ho quasi lasciato cadere il pasto appena preparato. I miei occhi si sono soffermati sulle parole.

"Grazie per la tua richiesta. Sono specializzato in cani ma, quando si tratta di abitudini, ci sono molte somiglianze tra loro e gli umani. Entrambi sono spinti dalle stesse esigenze fisiche. Se, sei interessata ad addestrare la tua cagna, rispondi a questo messaggio e ti invierò le istruzioni per la consegna.” Ho sentito un calore salire in tutto il mio corpo. Provavo un'eccitazione intensa al pensiero di essere addestrata come animale domestico. Prima che la mia mente razionale riprendesse il controllo, avevo già risposto indicando il mio interesse e chiedendo istruzioni. Mentre aspettavo la successiva e-mail, qualcos'altro ha attirato la mia attenzione. La mia figa formicolava. Mi sono passata le mani lungo il ventre e sulle mie cosce aperte. Mi chiamo Ginevra e a 37 anni, il mio corpo è in gran forma. Le mie tette erano perfette, una terza piena e le sentivo sode tra le mie mani. Ho dato un paio di strizzate e mi sono pizzicata un capezzolo. Scene di un padrone e di una ragazza indifesa mi hanno attraversato la mente mentre iniziavo a strofinarmi il clitoride. Sono venuta proprio mentre un nuovo avviso suonava. Ho letto il nuovo messaggio.

"Inizieremo con l'addestramento di base da mille euro. Il lasso di tempo varia da animale domestico a animale domestico, quindi sarebbe difficile stimare quanto tempo ci vorrebbe per completarlo senza una consulenza iniziale. Garantisco la piena soddisfazione per i miei servizi, o un parziale rimborso.”

Una parte della mia mente sperava che tornavo alla ragione e non facevo qualcosa di palesemente stupido, pericoloso e folle. Ma no, eccomi qui, alle 8 di sera in posto un po’ isolato, alla ricerca del luogo indicato come centro di addestramento.

"Voglio solo vedere com'è il posto", mi sono detta tra me.

Indossavo jeans attillati che mi stringevano le gambe e mettevano in mostra le mie curve nella speranza di piacere, nel caso avessi incontrato questo "addestratore". Non avevo intenzione di restare, però, solo una rapida ricognizione. L'edificio che avevo di fronte era isolato sul ciglio della strada. Il cartello sul muro indicava che era un centro per l’addestramento di animali domestici. Il posto era illuminato ma non c'era traccia di attività. Nemmeno un latrato di cane. Decidendo di recitare la parte di una cliente curiosa, sono entrata. Penso dentro di me ad una scusa come il cane rumoroso di un fidanzato che ha bisogno di addestramento, e così, ho fatto un respiro profondo per regolare il battito cardiaco e sono entrata. Una mano ruvida mi ha afferrata da dietro e mi ha messo un collare attorno al collo. Il “clic” echeggiò mentre si bloccava intorno al mio collo. Arrabbiata per questa improvvisa costrizione, mi volto per affrontare il mio aggressore. L'uomo stava infilando la mano nella tasca posteriore con noncuranza e tirò fuori un piccolo telecomando.

"Che diavolo pensi di…ahii!”

Mi ha fatto piegare in due dal dolore. Una scossa elettrica prodotta dal collare rendendomi incapace di finire la frase. Ero intenta a cercare di togliere il collare ma questi non si muoveva. Ho cercato di camminare verso l'uomo solo per inciampare e cadere sulle ginocchia. La scossa si è fermata. Ho cominciato ad alzarmi barcollando, solo per essere di nuovo straziata dal dolore e tornare giù.

“Questo è il tuo posto. Imparalo bene. Altrimenti, le tue punizioni continueranno a diventare più severe.”

Lo guardato furente.

“Stai zitto e togliti questa merda di dosso.”

Non era questo che avevo in mente. L' addestratore si avvicinò senza fretta e improvvisamente mi mollò un sono schiaffo. Sono finita di nuovo a terra dove sono rimasta sotto shock. Un pensiero sconvolgente ha attraversato la mia mente. Il mio comportamento determinato stava crollando quando mi sono resa conto che avrei potuto essere finita nei guai. Il tizio mi ha parlato con calma, ma anche con determinazione.

“Sarebbe molto più facile se obbedissi. Altrimenti, possiamo continuare a divertirci.”

“No! Farò...quello che vuoi.” Ho detto esitante.

“Certo che lo farai.”

 Ha ribadito lui.

 “Spogliati.” Ho annuito e ho iniziò a spogliarmi meccanicamente. Una parte di me era ancora incerta che ciò stesse accadendo. Mi sentivo debole alle ginocchia e sono resa conto che la mia figa era bagnata. Mi sono tolta la maglietta, esponendo i miei capezzoli duri. Sono arrossita un po' rendendomi conto che l'uomo avrebbe scoperto che ero eccitata. Ho lasciato cadere la maglietta a terra e mi sono messa a slacciare i jeans. Solo in mutandine, ora, ho guardato l’addestratore incerta.

“Anche quelle.”

 Disse con durezza il tizio. Ero in piedi nel corridoio aperto e mi coprivo la figa, chiedendomi cosa avrebbe pensato la gente se fosse entrata nel locale.

“Giù! A terra!”

Mi ha ordinato l’uomo accompagnando l’ordine con un gesto della mano. Io ho fatto come mi era stato detto. Mi sono inginocchiata e ho appoggiato le mani sul terreno freddo. Il mio collare aveva un piccolo anello di metallo a cui l'addestratore ora aveva attaccato un guinzaglio. Lo tirò due volte, controllando che fosse saldamente agganciato o forse stava solo giocando con me. “Bene. Vieni. Seguimi e cammina a quattro zampe!”

 Lui ha preso a camminare a passo svelto, facendomi camminare svelta dietro di lui, per paura di essere tirata dal guinzaglio. Attraversiamo una doppia porta e in una stanza più buia. L'odore lì era diverso, ammuffito e animalesco. Le cucce erano allineate ai lati del muro. Vuote. Continuiamo fino alla fine delle cucce dove ho visto un'altra porta. Lui mi ha tirato dentro. Dentro, ho scoperto appese alle pareti dei giocattoli per cani, dei guinzagli e una panca al centro della stanza. La panca, fatta di legno e pelle nera, era murata al pavimento.

“Sdraiati sulla panca. A faccia in giù.”

Il suo tono non lasciava spazio a discussioni, non si preoccupava di guardarmi mentre frugava in uno dei contenitori vicino al muro. Temendo lo shock del collare, ho obbedito. La panca non era lunga. Se fosse stata più alta, forse mi sarei sentita a disagio, ma per fortuna, sono riuscita a mettere la faccia, il petto e il corpo sulla panca. Ciò lasciò la mia figa e il culo fuori dalla panca. Ho pensato che avrebbe avuto senso, considerando cosa stava per farmi. L' addestratore mi ha legato i polsi e cosce alle gambe della panca. La mia figa era sempre più bagnata, potevo sentire l'umidità che colava verso il suo clitoride. Poi lui mi ha messo un ruvido cappuccio nero intorno alla testa, coprendomi completamente gli occhi. Il mio cuore batteva, molto forte nel petto. L’ho sentito camminare dietro di me. Ero imbarazzata per avere i miei buchi esposti, e così ho cercato di voltare il culo.

“Stai ferma! Resta immobile o ti punisco di nuovo!”

 Mi ha intimato, mentre mi accarezzava il culo, la sua mano scivolava verso la parte bassa della mia schiena.  Poi lui si è avvicinato e mi ha messo, una mano sulla parte superiore della coscia. Sono rabbrividita, il mio corpo desiderava di più! Mi sono chiesta se avesse notato l'umidità che mi colava lungo le cosce. Poi mi ha appoggiato qualcosa sulla coscia, l’ha spinta più in alto, finché la parte superiore di questo oggetto rotondo non ha raggiunto il mio clitoride. Poi la ha fissato in posizione con quello che sembrava cuoio, ho sentito un “clic!” e la bacchetta ha preso vita ronzando contro il suo clitoride. Subito ho cercato di divincolarmi ma non ci sono riuscita a sfuggire alle sue incessanti vibrazioni. Ho preso a gemere. I miei muscoli si sono contratti, incapaci di contenere la forte eccitazione. C'era qualcosa di estremamente stimolante ed eccitante nell'essere nuda in un posto sconosciuto, con il mio corpo esposto allo sguardo di un estraneo. Per non parlare del fatto che le restrizioni aumentavano il mio senso di pericolo. Non ci volle molto perché il mio orgasmo si trasformasse in una sensazione travolgente. Ho stretto forte le cosce sulla testa della bacchetta e ho sentito la vibrazione attraversarmi il clitoride e la figa. Ho preso a gemere più forte. Il mio corpo è rabbrividito mentre venivo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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