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Erotika
Un bocchino a mio fratello
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Racconto11 min di lettura

Un bocchino a mio fratello

uno sbaglio fa scoprire nuove opportunità di piacere

pennabianca
1 anno fa · 8.5k letture · 0

Mi chiamo Matilde, ho 27 anni, sono alta m. 1,65, mora dai capelli che arrivano alle spalle, occhi marroni, bocca abbastanza ampia e labbra non molto carnose. Il seno non è certo spettacolare, riempio a malapena una seconda misura, anche se ho dei capezzoli grossi che spiccano al centro di areole molto scure. Ho il ventre piatto per non aver mai partorito ed i fianchi sono un po' stretti; anche il culo non è molto grosso, ma è abbastanza carino e le cosce sono più che normali, anche se le avrei preferite più belle; in ogni caso, quando indosso la minigonna, non passano inosservate. A ventun anni, mi son sposata con un ragazzo che conoscevo da tre e, dopo quattro di matrimonio, l’ho sorpreso in macchina a farsi succhiare l'uccello da quella che consideravo essere la mia miglior amica. Come ho scoperto dopo, la loro tresca durava da almeno due anni e questo mi ha talmente infastidito che ho voluto divorziare all'istante. Non volendo tornare a casa con i miei genitori, ho deciso di accettare l'offerta di Carlo, mio fratello più grande di me di due anni. Lui vive e lavora in città, è geometra al Comune e, tra noi, vi è sempre stato un affetto piuttosto forte. Casa sua è abbastanza grande, situata nella zona nuova della città, in una palazzina di sei piani, dove la sua abitazione si trova al quarto piano. Ha due camere matrimoniali di cui una è munita di bagno personale ed è quella che lui ha riservato a me, per garantirmi intimità e riserbo, mentre lui dorme nell'altra ed usa il bagno principale. Carlo è un ottimo amico, oltre che esser mio fratello e tra noi si è instaurata una perfetta convivenza. Capisco quando vuole casa libera, perché ha un discreto giro di puttanelle, che, di tanto in tanto, porta in camera e se le scopa facendole godere molto, perché, in più di un'occasione, ho sentito i gemiti di piacere provenire dall'altro lato del muro che separa le due camere. Non mi stupisce il suo successo con le donne, perché è un bel ragazzo alto, spalle larghe, un bel fisico muscoloso anche se non palestrato, capelli neri ricci ed occhi azzurri; infine è di una simpatia unica cui è difficile resistere. Ammetto di non avere una buona vita sociale e, quando, in qualche occasione, mi capita di sentire la puttanella di turno che gode sotto i colpi di mio fratello, mi ha indotto ad infilare la mano tra le cosce e masturbarmi, fino a godere. Presa dalla lussuria, ho sempre immaginato che fossi io la troietta che lui si stava sbattendo, ma, appena raggiunto l'orgasmo, dentro di me sono scattati sempre dei sensi di colpa, che mi facevano vergognare per aver solo accarezzato quel pensiero. Mi son rimproverata tante volte, riconoscendo che non era normale immaginare di far sesso con il proprio fratello, anche se poi, ogni volta, presa dalla libidine, abbandonavo quei buoni propositi e continuavo a devastare la mia fighetta con tre dita piantate dentro, fino a che un orgasmo potente non faceva scuotere il mio corpo, lasciandomi meravigliosamente appagata. Nonostante queste mie fantasie, non ho mai spiato mio fratello, né ho cercato in alcun modo di interagire con lui per fargli comprendere cosa, segretamente, provavo la notte, nel buio della mia camera. Anche da parte sua, non c'è mai stato nulla che mi abbia indotto a pensare che nutrisse qualche interesse nei miei confronti, soprattutto dal punto di vista sessuale. Qualche girono fa, in occasione del mio terzo anniversario di divorzio, mio fratello mi ha invitato ad andare a cena con lui. «Questa sera, usciamo io e te da soli, perché voglio che tu ti diverta un po', considerando il fatto che, da quando sei venuta ad abitare in questa casa, ti avrò visto uscire a divertirti due o, forse, tre volte e non di più. Mettiti carina, anzi, se ti è possibile, cerca di esser pure un po' provocante, perché sei una bella ragazza ed a me piace andare in giro accompagnato da belle donne e tu rappresenti proprio il tipo che preferisco.»

Era un giovedì sera e, così, ho deciso di accontentarlo. Ho tirato fuori una minigonna nera elasticizzata, con sopra una camicetta a coprire un reggiseno in pizzo, che faceva sembrare il mio seno ancor più opulento. Ho indossato delle calze autoreggenti, la cui balza arrivava proprio al limite della minigonna. Un perizoma nero, molto sottile, ha coperto la mia topina, mentre dietro è sparito nel solco delle natiche, divenendo invisibile. Ai piedi ho messo delle scarpe nere con tacco 12 e, quando vi son salita sopra ed ho girato lo sguardo verso lo specchio, ho notato il mio culetto ancor più prominente: l'immagine complessiva di me, mi appariva davvero gradevole. Quando mi ha visto, mio fratello è rimasto per un attimo a bocca aperta.

«Accidenti, quanto sei bella! Cavolo! Questa sera, al ristorante, farò un figurone. Se non fossi mia sorella...»

I suoi complimenti mi hanno riempito di orgoglio e quella sua frase lasciata in sospeso, mi ha procurato uno strano brivido lungo tutta la schiena. Siamo usciti e, durante il percorso in auto, ho visto che lui, più di una volta, indugiava con lo sguardo sulle mie cosce. Quando ha notato che me ne ero accorta, ha girato di colpo lo sguardo un po' imbarazzato, allora ho voluto alleggerire la tensione scherzandoci su. «Guarda la strada! Lascia perdere le mie cosce, che non sono per niente belle. Di sicuro le puttanelle che ti porti in casa, avranno cosce molto più belle delle mie!» Lui si è girato di scatto e mi ha rivolto uno sguardo accigliato. «Mi dispiace che tu sia infastidita dal fatto che porti delle amiche in camera, ma, a parte questo, ribadisco quello che ho detto prima: se non fossi mia sorella, ci proverei subito con te! Hai un paio di cosce veramente da sballo, lisce, ben tornite e, soprattutto, sono tue.» Ho capito di averlo ferito, così ho cercato di rimediare. «Carlo, scusami! Non mi infastidisce il fatto che ti porti delle ragazze in casa, anzi, mi fa piacere sapere che mio fratello riscuote molto successo in campo femminile. Sicuramente tu sei molto più bravo di me a interagire con le persone, considerando il fatto che io, per due anni, non mi sono accorta che quel bastardo del mio ex marito, mi tradiva con quella che pensavo fosse un'amica, mentre, in realtà, davanti mi rivolgeva sorrisini e dietro mi cornificava, senza alcuna remora. Non prendere a male le mie parole e portati in casa tutte le ragazze che vuoi e, se ti dà fastidio sapere che io sono nell'altra camera, basta che me lo dici: io me ne esco e, semmai, me ne vado al cinema o da qualche altra parte, fin quando tu non hai finito di divertirti con la tua amichetta.»

Non ha avuto modo di ribattere alle mie parole, perché siamo arrivati al ristorante e, dopo avermi preso per mano, siamo entrati come se fossimo una coppia di fidanzati. Ho notato subito di aver suscitato qualche sguardo compiaciuto da parte di alcuni commensali e la cosa non è sfuggita neanche a mio fratello. «Come ti avevo detto, questa sera farò un figurone! Al solo vederti entrare, come minimo ti hanno mangiato con gli occhi. Quanto al discorso di prima, ammetto che sono stato veramente un cafone a costringerti ad ascoltare i gemiti di quelle troiette che mi son portato in casa. Scusami, non volevo in alcun modo farti sentire in imbarazzo!» Il resto della serata è scorso via in una maniera davvero piacevole e tranquilla; davamo l'impressione di esser una coppia di fidanzati. Usciti dal ristorante, mentre ci stavamo dirigendo alla macchina, siamo passati davanti ad un cinema e lui mi ha invitato ad entrarvi.

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