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Erotika
Il mio adorabile cuckold.
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Racconto14 min di lettura

Il mio adorabile cuckold.

Mi chiamo Angela, ho 36 anni, sono di media statura, capelli castani lunghi, occhi scuri, un seno abbastanza florido di una buona quarta misura. Il ventre è abbastanza piatto, nonostante abbia avuto una gravidanza ed ho un bel culetto a mandolino, che piace tanto a mio marito, che, regolarmente, me ...

pennabianca
2 anni fa · 2.9k letture · 2

«E se succedesse davvero? Voglio dire, se dovesse realmente capitarmi di fare una scopata con qualcuno, tu come la prenderesti?»

Lui ci ha pensato un poco, poi mi ha guardato negli occhi e la sua voce era turbata dall’emozione.

«Non lo so! Lo vorrei e, son certo che mi eccita da morire, ma non saprei cosa dirti. Dovrei trovarmi davanti al fatto compiuto, cosi non avrei il tempo di riflettere e, allora, sono certo che ne ricaverei tantissimo piacere!»

Ci rifletto un po' anch'io e giungo alla conclusione che, tanto, quella cosa non avverrà mai, quindi inutile farsi seghe mentali. Passa un po’ di tempo e un giorno mi è capitata una cosa che ha dato una svolta imprevista alla nostra esistenza. Un sabato mattina, che ero andata a far un po’ di spesa, dopo aver accompagnato la piccola all’asilo, entrai trafelata in casa e vi trovai ancora Carlo, che era pronto per uscire, ma si era trattenuto a parlare in video conferenza con dei colleghi di lavoro. Mi avvicino e, dopo essermi assicurata di aver chiuso il collegamento, l'ho guardato stravolta.

«Ti devo parlare: si è verificata una cosa incredibile!»

Lui mi guarda preoccupato.

«Che ti è successo? Dai, parla, non tenermi sulle spine!»

Io sollevo la gamba destra e la appoggio alla sedia su cui è seduto.

«Metti una mano nelle mie mutandine. Guarda bene, cosa noti? Cosa senti?»

Lui alza la gonna, abbassa le mutandine ed osserva: sono bagnate e me ne chiede spiegazione.

«Ma che diavolo è successo? Ti sei fatta la pipì addosso?»

Io lo incalzo.

«Sei sicuro che sia pipì? Guarda meglio!»

Lui non sembra convinto e perciò passa una mano sulla stoffa della mutandina e si rende conto che la sostanza è viscida e appiccicosa.

«Non sembra pipì, vero? Prova ad annusarla o assaggiarla e dimmi cosa ti ricorda?»

Lui ancor poco convinto, mi fruga con il dito fra le pieghe della mia ostrica fradicia e poi l’annusa, l'assaggia.

«Ma? Sento il tuo odore che è quello predominante, ma dal sapore direi che è sborra! Ma chi ti è venuto dentro?»

Lo guardo rapita e gli racconto tutto ciò che è successo.

«Dopo aver accompagnato la bambina all’asilo, sono andata in quel nuovo supermercato che hanno costruito nella zona nuova. Sono entrata ed ho iniziato a girare fra i vari scaffali, quando, d'un tratto, mi son accorta che c’era un uomo che mi seguiva. All’inizio, pensavo trattarsi di un fatto casuale, invece mi son resa conto che mi stava seguendo, osservandomi con attenzione. Faccio la mia spesa, prendo le poche cose che mi servivano e poi, sempre seguita da lui, vado alla cassa. Quando ho recuperato le mie cose e mi son avviata verso l’uscita, lui mi si è avvicinato e mi ha fatto una domanda: “Scusi signora, ma lei è Angela?”

Lo guardo e cerco di capire perché conoscerebbe il mio nome, ma non mi riesce di focalizzare nessuna occasione che possa farmi capire perché questo signore, che non conosco, mi chiami per nome. In ogni caso, annuisco e lui, sempre camminando al mio fianco, prima si scusa asserendo che non era sua intenzione mettermi in imbarazzo, ma non gli sembrava vero di avermi rincontrato. Io lo guardo e cerco di capire dove potessi averlo incontrato, ma ancora non riesco a far mente locale, su nessun evento che potesse riportarmi alla mente la sua faccia. Lui, intanto, sorride e mi copre di complimenti. Inizia a dirmi quanto son bella, affascinante, e che, dal giorno che mi ha vista, non faceva altro che desiderare di incontrami. Io cerco di tagliar corto, perché proprio non riesco a ricordarmi la sua faccia.

“Grazie, ma devo andare, ho fretta.”

Lui però insiste nel volermi offrire un caffe lì, nel bar adiacente al centro commerciale. Accetto, perché mi sembrava scortese rifiutare, ma, a questo punto, ero stuzzicata nella mia curiosità a cercar di capire dove, come e quando, l'avessi visto. Entriamo, ci sediamo ad un tavolino e ordiniamo. Dopo aver ordinato i caffè, vedo che mi osserva e, alla fine, incuriosita, gli chiedo dove ci saremmo visti. Lui fa un mezzo sorriso ironico, poi, mentre sta per rispondere, arriva la cameriera con le bevande.

Prendo la tazzina in mano e, mentre sorseggio, lo guardo: mi rendo conto che ha un aspetto simpatico, galante e che, fisicamente, è anche un bell’uomo. Prima di finir di sorseggiare il caffè, mi fermo un attimo e lui si presenta.

“Mi chiamo Franco; ci siamo visti una mattina vicino ad una pianta. Per esser più precisi, tu e tuo marito eravate vicini alla pianta, mentre io ero un po’ più distante, seminascosto da un arbusto.”

Lo guardo sbalordita! Lui sorride e continua a parlarmi con calma.

“È stata una scena stupenda e di un erotismo unico. Vedere come godevi, sotto i colpi di tuo marito, mi ha eccitato in maniera incredibile, inducendomi a mettere in atto una delle seghe più belle della mia vita. Mi hai eccitato così tanto, che ora mi piacerebbe potermi appartare con te da qualche parte e far sesso. Non mi riesce di non pensare di chiavare una bella donna come te!”

Io l’ho guardato stupita ed ho avvertito dentro di me una strana voglia, che mi ha indotto ad annuire. Ero desiderosa di vedere il suo cazzo; da quella volta con te, non facevo altro che pensare a quell'uomo che ci guardava e quanto avesse potuto godere nel guardarci. Ci siamo alzati ed abbiamo raggiunto la sua auto, una grossa BMW X 4 e, ti assicuro che, a salirci si mi ha veramente eccitato. Ci siamo allontanati velocemente dal parcheggio e, superato lo svincolo della tangenziale, si è arrampicato su per una collina, fino a giungere e fermarsi in un piazzale, davanti ad un campo di ulivi. Fermata l’auto, mi ha fatto passare sul divano posteriore e, ti assicuro amore, sembrava di trovarmi su quello di casa nostra. Appena seduta e chiusa la portiera, lui mi ha messo una mano dietro la nuca e, senza alcun cenno, mi dà un bacio sulla bocca. La sua lingua si insinua nella mia bocca con prepotenza ed autorità. Gioca con la mia, facendomi eccitare moltissimo. Le sue mani prendono a scorrere sul mio corpo, mentre io sono ormai preda di una fortissima eccitazione. Inizia a palparmi il seno da sopra la camicetta, poi scende giù ed infila una mano fra le mie cosce. Mi sbottona la camicetta, allunga le mani dietro la mia schiena, mi sgancia il reggiseno e prende a giocare con i capezzoli, che trova già turgidi. Mi spinge all’indietro e incomincia a succhiarmeli, facendomi gemere di piacere. Mentre sta facendo questo, si slaccia la cintura dei pantaloni, che abbassa insieme agli slip, mentre riprende ad accarezzarmi sotto la gonna. Afferra le mutandine e le fa scorrere fin giù alle caviglie, sfilandone una per potermi tenere a cosce aperte. Mi piace moltissimo la sua bocca sul mio seno e sento l’eccitazione aumentare all'inverosimile. Ho voglia di lui, ho voglia di scopare con questo maschio così autoritario, che sta godendo del mio corpo a suo piacimento. Si stacca dal mio seno, poi si tira su e mi guarda negli occhi: con tono autoritario, mi impartisce un ordine ben preciso.

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