Prima parte:
La stanza 225
Agosto 2001, la scuola è ormai finita da un pezzo e per racimolare qualche extra per l’università accettai di buon grado, per il secondo anno consecutivo, un lavoro come receptionist presso un villaggio in Calabria sito sulla costa tirrenica.
Le leggende delle scopate selvagge nei villaggi al momento erano rimaste tali, in quanto già il primo anno non avevo battuto chiodo e la speranza di poterlo fare in questa stagione era pressochè vana.
La poca stima di me stesso ne era la causa principiale, nonostante gli anni passati in palestra non ero mai contento del mio fisico, a causa del sovrappeso, o probabilmente era la mia idea di fisico piacente che non collimava con il mio essere, ne ero consapevole, ma allo stesso tempo non potevo farci nulla, così come adesso a distanza di 25 anni sono consapevole di aver perso svariate occasioni per non aver colto determinati segnali che mi venivano lanciati a dispetto del mio aspetto fisico.
Già da giugno il numero di villeggianti era decisamente alto ed in costante aumento, ma fu ad agosto che i clienti iniziarono ad arrivare a flotte, la meta era ambita, la costa e le spiagge stupende così come il mare, limpido e cristallino, anche se l’alto numero di presenze in quel mese, rendeva il tutto molto meno attraente.
Il villaggio si presentava con un ampio parco verde che portava al polo centrale nel quale veniva effettuato il check-in sia per gli ospiti che prendevano in affitto i bungalow, sia per coloro che volevano usufruire di un comodo e confortevole albergo con le camere ai rispettivi 4 piani che si ergevano sopra la reception.
Le giornate erano così piene che i giorni volarono e superata la bolgia di ferragosto, la calca iniziava a scemare per ritornare verso una forma di pseudo normalità con ritmi molto più “tranquilli”.
Mi si presentò al desk una donna, “strana”, perché aveva il viso di una persona vissuta, segnato da diverse rughe, ma il corpo di una trentenne, vestita con una minigonna di tessuto leggero quasi svolazzante ed una t-shirt indossata senza reggiseno visto che i capezzoli premevano con prepotenza diventando 2 punti quasi ipnotici… rimasi basito per qualche attimo, ma dovetti destarmi e proseguire nel mio lavoro; completato il check-in le diedi la chiave della camera al relativo piano, indicai la via per l’ascensore, ma prontamente mi rispose che preferiva le scale, visto che la camera era soltanto al secondo piano, e nel mentre mi lanciò uno sguardo per me indecifrabile, abbozzando un sorriso velato.
Non so bene cosa mi successe in quell’istante, ma dentro di me scattò qualcosa. Mi alzai subito dalla sedia e con fare gentile mi avvicinai a lei e l’accompagnai verso le scale aprendole la porte che davano l’accesso ai piani, cercando di scrutare cosa si celasse sotto la minigonna mentre si appropinquava a salire i primi gradini; probabilmente se ne accorse, ma fece finta di nulla, chiusi la porta e tornai al mio posto di lavoro.
Rimasi per tutto il giorno con quella figura stampata in testa, con la sua immagine che scorreva davanti ai miei occhi come una diapositiva e fu così anche la notte tanto che iniziai una lenta sega che culminò in un paio di schizzi lunghi e potenti, alimentati dalle fantasie che la mia mente aveva elaborato al solo pensiero e desiderio di poter possedere quel corpo così tonico e bello, la cui età realmente era soltanto un numero scritto sul documento, ma nient’affatto corrispondente a ciò che i miei occhi avevano appena visto.
I primi 3 giorni dal suo arrivo trascorsero tranquilli, senza particolari avvenimenti, fatta eccezione per il continuo mormorio accompagnato da commenti relativamente spinti in riferimento alla “vecchia in minigonna” eh si perché Francesca, così si chiamava indossava perennemente gonne molto corte, dalla mattina quando scendeva per la prima colazione alla sera quando rientrava accompagnata da qualche amico, in quanto è vero che alloggiasse sola, e che avesse un accento tipicamente Lombardo, ma aveva origini calabresi ed era scesa in vacanza per trovare dei vecchi amici.
Ad ogni suo passaggio i miei occhi si incollavano sul suo corpo come 2 magneti, aveva delle gambe perfettamente dritte e calzava sempre delle scarpe con un po’ di tacco, per aumentare l’altezza visto che era circa 1,60m e soprattutto le slanciavano le gambe e le alzavano il culetto che appariva bello tondo e sodo fasciato nelle minigonne.
Probabilmente Francesca si accorse di come la guardavo, mi rendo conto di farlo tuttora, è una reazione quasi inconsapevole, che prontamente ritorna consapevole quando vengo redarguito dalla mia compagna.
Fu così che una sera, poco dopo le 20 squillò il centralino, risposi ed era Francesca che chiedeva se potesse salire qualcuno in camera sua a sistemare il telecomando della televisione. Il tempo di mettere giù la cornetta ed ero già dall’altra parte del desk, con 2 pile in mano, pronto a risolvere la situazione. Un’occasione così non me la sarei fatta assolutamente sfuggire. Salgo di corsa per le scale e arrivo davanti alla porta della sua camera che era semi aperta; in quel momento mi si gelò il sangue, i battiti aumentarono, iniziai un po’ a sudare e contemporaneamente a sentire un leggero movimento nelle parti basse. Mi trovai Francesca chinata in avanti e data la minigonna, mi ero pietrificato ammirandole il culo che era realmente bello tondo e sodo come avevo immaginato diviso da un sottilissimo filo che in teoria sarebbe dovuto essere un perizoma. Uno spettacolo al quale mai avrei immaginato di assistere.
“Eehmm”, mi schiarii la voce palesando la mia presenza, lei di rialzò e mi accolse senza scomporsi più di tanto, controllai il telecomando, e a stento riuscii a cambiare le batterie, ero agitato, mi tremavano le gambe e soprattutto le mani dall’eccitazione, una volta sistemato salutai e tornai giù con la gola secca e bocca impastata.
Quella visione fu un pensiero costante per tutta la serata, un tarlo che si stava insinuando continuamente nella mia testa ed una volta rosicchiato quel poco di buon senso rimasto, mi fece azzardare una mossa per me inaspettata.
Avevo capito che non sarebbe uscita, erano passate le 23 e giù la situazione era decisamente tranquilla. Tra me e me pensai, “faccio la cazzata? E se poi succede un casino, che figura ci fai?” Mi sentivo come in un cartone animato dove a destra c’era l’angioletto che mi diceva di stare bello tranquillo ed a sinistra il diavoletto che mi spronava ad alzare la cornetta del centralino e comporre il numero della sua camera. Finii per dare ascolto al diavoletto, alzai la cornetta e composi il 225… primo squillo, nessuna risposta, i battiti del mio cuore erano talmente accelerati che sembrano il suono di un motore da Formula 1, secondo squillo, nessuna risposta; terzo squillo, nessuna risposta, stavo già palesando l’idea di mettere giù ed evitare il disastro, ma esitai, e fu proprio in quell’attimo di esitazione che rispose: “pronto?”
“Signorina Francesca, sono Davide della reception”… furono le uniche parole che riuscii a dire con voce tremula e balbettando leggermente tant’era l’agitazione.
“Dimmi, è successo qualcosa?” Rispose con un tono che non mi sembrò realmente di una persona preoccupata, ma quasi di chi una chiamata in fin dei conti la stesse aspettando.
“Ero curioso di sapere se con il televisore fosse tutto apposto, eee.. visto che non sta ancora dormendo, mi chiedevo se le andasse di bere qualcosa…” per un attimo il silenzio, strizzai gli occhi come in attesa di chi sta per ricevere un sonoro rimprovero quando all’improvviso mi rispose: “Sisi grazie, la tv adesso funziona, grazie…” ed in riferimento alla mia richiesta dopo un attimo di pausa continuò:
“Non saprei, ma adesso? Sinceramente non mi va di scendere a quest’ora, stavo quasi per andare a letto…”
“Ah ok, ma nel caso (con voce ancora più traballante) le andrebbe se salissi io?”
Ecco, ho fatto la cazzata pensai tra me e me apostrofandomi con i peggiori insulti, ma nel mentre mi rispose: “Ok dai, ma dammi 5 minuti, il tempo di mettermi qualcosa addosso.”
“Perfetto a tra poco”. Risposi con un po’ più di coraggio e mi diressi di volata in cantina a prendere una bottiglia di prosecco e 2 flutes. Cercai di salire le scale in maniera furtiva per non essere sgamato, mentre il cuore aveva iniziato a ritmarsi con dei tonfi al posto della tachicardia, alternandosi a battiti aritmici. Eccomi di fronte la porta della stanza 225, esitai un attimo prima di bussare per fare qualche profondo respiro, e mi diedi un pizzicotto sul braccio per capire se tutto ciò fosse reale o meno. Un leggero “toc toc” per non fare troppo rumore e mi aprì la porta accogliendomi con un babydoll in pizzo nero, cortissimo che lasciava poco spazio alla fantasia, ma soprattutto in bella vista il culo vestito da un perizoma g-string abbinato, con un balzo felino saltò sul letto e si coprì con il lenzuolo. Mi chiusi la porta alle spalle e iniziai a vivere una situazione surreale.
