Nelle sue mani. (viaggi di piacere 5)
Nelle sue mani.
Mi ha inviato un video martedì scorso. “Ti assomiglia” mi dice.
E’ vero. A parte il tatuaggio che non ho, la bionda bendata e ammanettata potrei essere io, così a prima vista. In mezzo a tre maschi possenti e dotati, viene inchiodata, sbattuta, farcita di cazzo senza tregua e lei, come in trance, urla e gode moltissimo.
Mi piace. Lo pubblico sul mio profilo.
Le mando un messaggio e glielo dico.
“Mi fa piacere che ti piaccia “ risponde “ora conosci la sorpresa che ti aspetta”.
Noi comunichiamo in un misto di spagnolo, inglese e italiano. Voglio essere sicura di aver capito bene, ma non chiedo direttamente.
“Se lo so già, che sorpresa è?”
“Ya empezó, niña.” (è già iniziata, ragazza) mi risponde.
Infatti. Mi ha infilato questa spina nel cervello. Ora non posso fare a meno di pensarci.
Le voci nella mia testa si susseguono: … non oserà… ...si, invece, lo farà...
… se me lo dice è perché vuole tenermi sulla corda, ma poi non lo farà… invece lo farà, e dicendomelo mi farà arrivare sfiancata, ma pronta… è già iniziata ha detto, ha ragione, è così…
dove li trova tre maschi così al volo? …ne trova quanti ne vuole, nel suo giro…
Queste e altre cento domande mi girano nella testa, per giorni.
Il suo gioco è il mio gioco. La capisco profondamente. E lei capisce me. L’erotismo è attesa. E il vuoto che riempi con il pensiero. E’ il non sapere che ti fa fare mille scenari, alcuni che ti fanno battere il cuore e dire no, ma che sai già sarà un no inutile, perché il tuo corpo si è già arreso e consegnato. E la mente si spegnerà e gli andrà dietro, docile.
Per questo me lo ha detto. Il viaggio è più importante della meta. E sono giorni che sto viaggiando.
Nella nostra relazione siamo entrambe switch. Ci piace il sesso manipolatorio, mentale, prima che fisico. Ci piace dominare, e essere dominate. Ci piace consegnarsi nelle mani dell’altra. Totalmente, devotamente. Con la certezza che l’altra sa di te tutto quello che deve sapere per darti le emozioni che cerchi, costruendo intorno a te il paese delle meraviglie, in cui può apparire improvvisamente il cappellaio matto, o la regina tagliateste.
Abbiamo stabilito che una volta per ciascuno abbiamo il potere assoluto. Stavolta tocca a lei comandare.
Nell’aereo non guardo nemmeno chi mi siede vicino. Di solito sono eccitata e ben disposta a giocare. Oggi sono tesa e chiusa nei miei pensieri.
La vedo al gate e mi sorride. Cerco di cogliere nei suoi occhi una promessa, una minaccia, una rilassatezza giocosa… qualsiasi segno che mi faccia intuire. Ma niente, solo un sorriso malizioso. E la felicità di vedermi.
Le sue labbra e il suo profumo. Annuso i suoi capelli mentre ci abbracciamo. Mi riempio di lei.
“Vamos” dice, prendendomi per mano.
Mi aspetto che dica qualcosa, ma niente. E’ imperturbabile. Solo in ultimo, parcheggiando l’auto, mi fissa a lungo. Capisco che in questo momento potrei fermare tutto. Forse. Se solo dicessi qualcosa. Ma non dico nulla. Mi limito a sorridere. Qualunque cosa sia, sia.
Saliamo in casa. Mi spinge a fare una doccia. Non ne ho bisogno, ma, capirò dopo, le serve perdere tempo. Viene in bagno, si spoglia. Prepara lentamente un clistere. Mi fa inginocchiare e me lo fa. Sento l’acqua tiepida fluire nel mio intestino e la cosa mi eccita ancora di più se possibile, per l’atto in sé e per quello che prelude. Mi lascia da sola Per liberarmi. Poi torna, mi fa segno di tacere e mi lava. Si prende cura di me come una bambina. Le sue mani sul mio corpo mi accarezzano con il bagnoschiuma, mi fa lo shampoo, mi tocca ovunque. Mi asciuga, mi massaggia con un olio profumato. Le sue mani toccano le mie parti intime, facendomi sospirare. Penetra con le dita unte in ogni mio orifizio. Poi prende un plug alla cui estremità c’è una coda e piano, con dolcezza, me lo sistema nell’ano. Ora ho questa coda che fuoriesce. Mi sussurra all’orecchio “sei bellissima”. Mi lega i capelli. Mi mette un collare, nero borchiato, da cane. Al collare aggancia un guinzaglio. Lo usa per attirarmi a se e baciarmi. E’ un bacio di possesso. Mi lecca le labbra. Il viso. Mi annusa. Mi fissa negli occhi.
L’attesa.
L’attesa è spasmodica. E’ essere nelle sue mani. E’ essere nel suo film e vederlo svolgere davanti a me. E sono la protagonista.
Prende un rossetto, di un rosso violento.
Mi dipinge le labbra. Ma non in modo accurato. Mi sbafa gli angoli. Mi vedo allo specchio: sono oscena.
Prende delle manette e me le mette, con le braccia dietro.
Mi benda con un lungo foulard nero che passa più volte intorno alla testa, sopra e sotto la coda. Si fa notte.
“¿Estás listo? … are you ready?”
Faccio segno di si con la testa.
Attenta che non urti nulla, con il guinzaglio corto mi fa camminare accanto a lei con piccoli passi cauti. Mi ferma. Mi fa girare su me stessa.
Non percepisco nulla. Mi fa piegare in avanti. Sono consapevole della coda fra le mie gambe. Me le fa divaricare un poco, con dei colpetti sulle caviglie. Mi sento messa in mostra. Esposta.
Un leggero colpo di tosse.
C’è qualcuno nella stanza. Il cuore salta nella gola. Ora ci credo davvero. Lo ha fatto.
Mi dà delle pacche sulle natiche. Me le apre. Mi immagino con la coda che esce dall’ano.
Alza la coda, così mette in mostra la fica. Già socchiusa, umida da quando sono partita. Mi tira i capezzoli. Mi fa socchiudere la bocca.
Come al mercato, mostra la merce. La vacca da montare. Ho i brividi. Sto tremando e non di freddo. Di eccitazione, di emozione, di attesa.
Mi concentro sul respiro, inspiro profondamente e soffio lentamente attraverso le labbra serrate. Mi pare di riconquistare un po’ di compostezza. Ma il cuore sembra volere uscire dal petto.
Nessuno parla. Il silenzio è assordante.
Sempre con il guinzaglio, mi fa voltare, fare dei passi e poi mi fa piegare.
“Down. On knees” (giù, in ginocchio) dice.
Lo faccio e prima ancora di toccare, percepisco con il mio volto il calore di un corpo umano.
Il non vedere acuisce gli altri sensi. Sei vigile con tutto il corpo. Sento il calore davanti a me e poi un odore di maschio. Cerco di immaginarlo. Cerco di dargli un corpo, un’espressione.
Le mie spalle toccano delle gambe. Sono inginocchiata fra le gambe aperte di qualcuno. Mi spinge la nuca in avanti e il mio naso incontra della carne calda. E’ un cazzo. Il suo odore mi inebria. Resto ferma in attesa, mentre piano me lo strofina sulle labbra, sulle guance. Mi riempie del suo odore. Della sua bava. La mia fica batte.
Arriva sulle labbra e con la punta della lingua seguo i contorni della testa. Accolgo il sapore dolciastro del precum. Con la lingua ne seguo i contorni cercando di valutare la grandezza. Ma è difficile così a occhi chiusi. E’ certamente molto duro. Sussulta quando circondo la testa con le labbra e lo avvolgo con la lingua. Questo mi da sicurezza. Lo ingoio il più possibile. Ingorda. Con le mani ammanettate dietro ci cado quasi sopra e mi arriva in gola. Mi riempio di quel cazzo sconosciuto, il cui proprietario sospira di soddisfazione.
Lei mi tira via con uno strattone. Mi alza. Due passi. Di nuovo giù. Altro calore, altro odore. Altro cazzo. Questo ha un odore veramente diverso. Mi viene il dubbio che sia un nero. Non è completamente duro, ma è grosso. Mi diventa duro in bocca e fatico a contenerlo.
Inizio a essere fradicia. Non potendo toccarmi, stringo e rilascio i muscoli delle cosce per darmi un po’ di piacere.
Altro strattone. Altro spostamento. Altro cazzo. Più piccolo di quelli di prima. Già duro. Gambe molto pelose che mi solleticano le spalle. Mentre succhio.
Ora parlano a bassa voce fra loro. Non capisco nulla del loro spagnolo. Forse catalano.
Mi fa inginocchiare su un cuscino e li ho intorno. Quindi sono tre. Mi toccano i seni, la schiena, delle dita si insinuano nella mia bocca per essere succhiate. Cazzi spingono dolcemente sulle labbra per avere la mia bocca. Si danno il cambio nella mia bocca. Mi immagino sbafata di rossetto. Ovunque. La mia fica indecente sta colando sulle cosce. Mi vedo con gli occhi della mente in ginocchio attorniata che succhio e sbavo su quei cazzi e è una stilettata di eccitazione che mi fa contrarre le pareti della vagina.
Le mani dietro la testa mi guidano ai loro voleri.
Ogni tanto la voce di lei, come se desse degli ordini. E anche le sue mani, mi sembra di riconoscere, dalle unghie, sulla mia nuca che mi guida mentre succhio.
L’unico rumore nella stanza sono i suoni gutturali che emetto e dei sospiri di soddisfazione, per il lavoro dell’italiana.
Le mani sono decise. L’essere bendate acuisce i sensi, ma in chi ha fra le mani una persona bendata, e ammanettata, percepisce la sensazione di poter far tutto di lei.
Gli occhi sono erotici, parlano. Ma mediano anche. Comunicano ciò che siamo e ciò che vogliamo. Ogni emozione passa dagli occhi.
Senza la loro presenza, i freni inibitori cadono pesantemente. Io sono come in trance. Ma loro, penso, mi vedono come una bambola morbida e calda in cui infilare i loro cazzi per godere. Senza occhi non sono una donna, sono un pezzo di carne. Un buco da riempire.
I cazzi mi sbattono sul viso, forzano la bocca. Uno. L’altro. Insieme. Mi sbattono sulle guance. Sul collo. Stretta fra le loro gambe, tenuta bloccata dalle loro ginocchia. Le mani strizzano i seni, le natiche, tirano i capelli. Dita fameliche entrano nella fica facendomi gemere. Mi tolgono il plug, entra un dito. Due. Mi scopano il culo e la fica con le dita. Mentre una mano mi tiene bloccata con un cazzo nella gola.
Due braccia mi prendono di peso senza sforzo apparente e mi mettono su un letto. Percepisco un corpo muscoloso, grosso. Ho le mani dietro la schiena e sto leggermente d lato, ma mi alzano le gambe e qualcuno si getta a capofitto sulla mi fica, trattengo un urlo a malapena. Me la lecca dall’alto verso il basso, dal culo al clitoride, con lunghe lappate, beandosi dei miei succhi. Una barba ispida mi struscia le cosce. Vorrei prendere quella testa e spingerla sul mio clitoride. Potrei godere subito. Ma le mani legate non me lo permettono e un cazzo imperioso chiede l’attenzione della mia bocca.
Quello che me la lecca si alza, si mette le gambe sulle spalle e me lo infila tutto lentamente ma in un colpo solo. Anche se lubrificatissima sento che mi apre. Un cazzo mi sbatte sulle labbra chiedendo di entrare, lo accontento, anche se sono scomoda, succhio furiosamente.
Intanto quello inizia a martellarmi e sono così eccitata che vengo. Improvvisamente. Non ho sentito arrivare l’orgasmo. E’ stata una scossa. Si danno il cambio. Questo è più grosso. Ma ormai sono aperta e continuo a godere mentre mi scopa. I miei gemiti si spengono sul cazzo che sto succhiando, sbavando, leccando.
Qualcuno mi gira e mi toglie le manette. Per poi rimetterle ma con le braccia davanti. Sono delusa, avrei voluto toccare chi mi sta scopando. Esplorare i loro corpi. Conoscerli con le mie mani.
Continuano a scoparmi. E io continuo a venire. Mi girano e mi mettono a pecorina. Ancora cazzo nella fica e uno in bocca. Sono allo spiedo, presa fra due cazzi che si coordinano per sbattermi dentro uno contro l’altro come se volessero toccarsi. Sento dei mugugni subumani e mi rendo conto di essere io a emetterli. Si danno il cambio. Il cazzo che mi arriva in bocca sa di preservativo. Ci ha pensato lei a farglielo mettere.
Parlano fra loro. Non li capisco. Ridono. E’ come se non esistessi. Sono solo un buco da riempire. Mi girano e mi voltano come vogliono. Sono una bambola di carne.
Sento qualcuno che punta deciso il culo. Lo voglio. Spingo e mi apro e entra subito. Inizia a scoparmi il culo e vengo un’altra volta. Mi prendono in due, uno per lato e mi fanno calare su un cazzo duro. Mi muovono loro su e giù su questo paletto rigido. Poi mi lasciano e continuo io a muovermi avanti e indietro. Si danno il cambio, culo, fica, culo… provano a scoparmi in entrambi i buchi insieme ma non riescono, sono troppo eccitati. Continuano a scivolare fuori.
Mi sbattono con violenza, perdo il controllo, ho una specie di convulsione, tremo tutta, schizzo o mi piscio addosso, sono tutta bagnata, il letto è bagnato… vado a finirci sopra con il viso… lecco.
Quanto sono troia. Guardatemi. Sbavo e lecco e gemo.
Guardami. Per te. Sono troia per te.
Non so per quanto vanno avanti a sfondarmi e quante volte godo.
Poi sento la sua voce. Si staccano. In tutto questo casino c’è sempre stata la sua regia. Mi fa mettere in ginocchio in terra, su un cuscino. Mi toglie le manette e il collare. Ce li ho intorno che si segano e uno dopo l’altro mi vengono addosso. Sul viso, sulle tette, mi riempiono di sborra. Sto con la bocca aperta ma quasi non mi arriva nulla. Solo una goccia. Avrei voluto. Tutto.
Sono esausta. Mi immagino. Nuda in ginocchio, sudata, piena di sborra, le cosce lucide dei miei liquidi. La fica e il culo larghi. Immobile. Ancora a disposizione.
Lei dice: “Gracias. Puedes irte.” Avrei voluto vedere chi mi ha fatto godere come una pazza. Ma lei ha deciso di no. Non devono vedermi. Non devo vederli. E non mi dirà nulla, dopo.
Mi spande lo sperma sui seni, sul collo. Come un unguento di bellezza. Mi bacia. Mi toglie la benda. Mi alza e mi porta verso il bagno, nella doccia, mi fa inginocchiare e mi lava. Con la sua pipì. E’ un suggello. E’ animale. Mi segna. Mi lascia il suo odore sopra quello dei maschi. Sono sua.
La cerco, la bacio, la succhio. Così in piedi davanti a me gode nella mia bocca mentre mi accarezza i capelli. Mi bacia. Facciamo la doccia insieme. Baciandoci. Accarezzandoci. Sono esausta. Sconvolta. Le gambe mi tremano.
Penso che di queste cose una ragazza potrebbe morire. O non riuscire più a farne a meno.
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