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Nelle sue mani. (viaggi di piacere 5)
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Racconto11 min di lettura

Nelle sue mani. (viaggi di piacere 5)

Una sorpresa aspettata.

Moniq
8 mesi fa · 970 letture · 2

Nelle sue mani.

Mi ha inviato un video martedì scorso. “Ti assomiglia” mi dice.

E’ vero. A parte il tatuaggio che non ho, la bionda bendata e ammanettata potrei essere io, così a prima vista. In mezzo a tre maschi possenti e dotati, viene inchiodata, sbattuta, farcita di cazzo senza tregua e lei, come in trance, urla e gode moltissimo.

Mi piace. Lo pubblico sul mio profilo.

Le mando un messaggio e glielo dico.

“Mi fa piacere che ti piaccia “ risponde “ora conosci la sorpresa che ti aspetta”.

Noi comunichiamo in un misto di spagnolo, inglese e italiano. Voglio essere sicura di aver capito bene, ma non chiedo direttamente.

“Se lo so già, che sorpresa è?”

“Ya empezó, niña.” (è già iniziata, ragazza) mi risponde.

Infatti. Mi ha infilato questa spina nel cervello. Ora non posso fare a meno di pensarci.

Le voci nella mia testa si susseguono: … non oserà… ...si, invece, lo farà...

… se me lo dice è perché vuole tenermi sulla corda, ma poi non lo farà… invece lo farà, e dicendomelo mi farà arrivare sfiancata, ma pronta… è già iniziata ha detto, ha ragione, è così…

dove li trova tre maschi così al volo? …ne trova quanti ne vuole, nel suo giro…

Queste e altre cento domande mi girano nella testa, per giorni.

Il suo gioco è il mio gioco. La capisco profondamente. E lei capisce me. L’erotismo è attesa. E il vuoto che riempi con il pensiero. E’ il non sapere che ti fa fare mille scenari, alcuni che ti fanno battere il cuore e dire no, ma che sai già sarà un no inutile, perché il tuo corpo si è già arreso e consegnato. E la mente si spegnerà e gli andrà dietro, docile.

Per questo me lo ha detto. Il viaggio è più importante della meta. E sono giorni che sto viaggiando.

Nella nostra relazione siamo entrambe switch. Ci piace il sesso manipolatorio, mentale, prima che fisico. Ci piace dominare, e essere dominate. Ci piace consegnarsi nelle mani dell’altra. Totalmente, devotamente. Con la certezza che l’altra sa di te tutto quello che deve sapere per darti le emozioni che cerchi, costruendo intorno a te il paese delle meraviglie, in cui può apparire improvvisamente il cappellaio matto, o la regina tagliateste.

Abbiamo stabilito che una volta per ciascuno abbiamo il potere assoluto. Stavolta tocca a lei comandare.

Nell’aereo non guardo nemmeno chi mi siede vicino. Di solito sono eccitata e ben disposta a giocare. Oggi sono tesa e chiusa nei miei pensieri.

La vedo al gate e mi sorride. Cerco di cogliere nei suoi occhi una promessa, una minaccia, una rilassatezza giocosa… qualsiasi segno che mi faccia intuire. Ma niente, solo un sorriso malizioso. E la felicità di vedermi.

Le sue labbra e il suo profumo. Annuso i suoi capelli mentre ci abbracciamo. Mi riempio di lei.

“Vamos” dice, prendendomi per mano.

Mi aspetto che dica qualcosa, ma niente. E’ imperturbabile. Solo in ultimo, parcheggiando l’auto, mi fissa a lungo. Capisco che in questo momento potrei fermare tutto. Forse. Se solo dicessi qualcosa. Ma non dico nulla. Mi limito a sorridere. Qualunque cosa sia, sia.

Saliamo in casa. Mi spinge a fare una doccia. Non ne ho bisogno, ma, capirò dopo, le serve perdere tempo. Viene in bagno, si spoglia. Prepara lentamente un clistere. Mi fa inginocchiare e me lo fa. Sento l’acqua tiepida fluire nel mio intestino e la cosa mi eccita ancora di più se possibile, per l’atto in sé e per quello che prelude. Mi lascia da sola Per liberarmi. Poi torna, mi fa segno di tacere e mi lava. Si prende cura di me come una bambina. Le sue mani sul mio corpo mi accarezzano con il bagnoschiuma, mi fa lo shampoo, mi tocca ovunque. Mi asciuga, mi massaggia con un olio profumato. Le sue mani toccano le mie parti intime, facendomi sospirare. Penetra con le dita unte in ogni mio orifizio. Poi prende un plug alla cui estremità c’è una coda e piano, con dolcezza, me lo sistema nell’ano. Ora ho questa coda che fuoriesce. Mi sussurra all’orecchio “sei bellissima”. Mi lega i capelli. Mi mette un collare, nero borchiato, da cane. Al collare aggancia un guinzaglio. Lo usa per attirarmi a se e baciarmi. E’ un bacio di possesso. Mi lecca le labbra. Il viso. Mi annusa. Mi fissa negli occhi.

L’attesa.

L’attesa è spasmodica. E’ essere nelle sue mani. E’ essere nel suo film e vederlo svolgere davanti a me. E sono la protagonista.

Prende un rossetto, di un rosso violento.

Mi dipinge le labbra. Ma non in modo accurato. Mi sbafa gli angoli. Mi vedo allo specchio: sono oscena.

Prende delle manette e me le mette, con le braccia dietro.

Mi benda con un lungo foulard nero che passa più volte intorno alla testa, sopra e sotto la coda. Si fa notte.

“¿Estás listo? … are you ready?”

Faccio segno di si con la testa.

Attenta che non urti nulla, con il guinzaglio corto mi fa camminare accanto a lei con piccoli passi cauti. Mi ferma. Mi fa girare su me stessa.

Non percepisco nulla. Mi fa piegare in avanti. Sono consapevole della coda fra le mie gambe. Me le fa divaricare un poco, con dei colpetti sulle caviglie. Mi sento messa in mostra. Esposta.

Un leggero colpo di tosse.

C’è qualcuno nella stanza. Il cuore salta nella gola. Ora ci credo davvero. Lo ha fatto.

Mi dà delle pacche sulle natiche. Me le apre. Mi immagino con la coda che esce dall’ano.

Alza la coda, così mette in mostra la fica. Già socchiusa, umida da quando sono partita. Mi tira i capezzoli. Mi fa socchiudere la bocca.

Come al mercato, mostra la merce. La vacca da montare. Ho i brividi. Sto tremando e non di freddo. Di eccitazione, di emozione, di attesa.

Mi concentro sul respiro, inspiro profondamente e soffio lentamente attraverso le labbra serrate. Mi pare di riconquistare un po’ di compostezza. Ma il cuore sembra volere uscire dal petto.

Nessuno parla. Il silenzio è assordante.

Sempre con il guinzaglio, mi fa voltare, fare dei passi e poi mi fa piegare.

“Down. On knees” (giù, in ginocchio) dice.

Lo faccio e prima ancora di toccare, percepisco con il mio volto il calore di un corpo umano.

Il non vedere acuisce gli altri sensi. Sei vigile con tutto il corpo. Sento il calore davanti a me e poi un odore di maschio. Cerco di immaginarlo. Cerco di dargli un corpo, un’espressione.

Le mie spalle toccano delle gambe. Sono inginocchiata fra le gambe aperte di qualcuno. Mi spinge la nuca in avanti e il mio naso incontra della carne calda. E’ un cazzo. Il suo odore mi inebria. Resto ferma in attesa, mentre piano me lo strofina sulle labbra, sulle guance. Mi riempie del suo odore. Della sua bava. La mia fica batte.

Arriva sulle labbra e con la punta della lingua seguo i contorni della testa. Accolgo il sapore dolciastro del precum. Con la lingua ne seguo i contorni cercando di valutare la grandezza. Ma è difficile così a occhi chiusi. E’ certamente molto duro. Sussulta quando circondo la testa con le labbra e lo avvolgo con la lingua. Questo mi da sicurezza. Lo ingoio il più possibile. Ingorda. Con le mani ammanettate dietro ci cado quasi sopra e mi arriva in gola. Mi riempio di quel cazzo sconosciuto, il cui proprietario sospira di soddisfazione.

Prima di andare avanti…

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