Un pegno d'amore
Il giorno più bello è sempre il venerdì. Quando ci vediamo. Lei da me. Noi da qualche parte. Io da lei, come oggi. Anche perché il tempo da me fa schifo, da lei è passabile. Le relazioni a distanza sono così, un andare e venire, continuo. Due ore più una con l’aereo. Costa meno della macchina, a volte. Solo che puoi portarti poche cose dietro. Per fortuna abbiamo quasi la stessa taglia.
Solito lungo bacio che fa sorridere qualcuno. Arrossire altri. Disapprovare pochi. Mi piacerebbe essere nella testa di chi sorride, di chi arrossisce, di chi disapprova. Ma sono troppi e passano veloci e non riesco a pensarli.
Siamo in macchina, nel traffico di una città che ancora non capisco. Per fortuna guida lei.
Ci raccontiamo quello che non ci eravamo dette su whatsapp. Solite cose. Infilo la mano sotto la sua maglietta mentre è al semaforo. Trovo la pelle e il peso dolce della mammella. Mi aumenta, letteralmente, la salivazione. Stillo liquidi organici, non solo dalle ghiandole salivari. Ma anche da quelle di Bartolini e di Skene. Trovo il capezzolo già raggrinzito, duro. Abbasso la mano solo per vederlo spuntare impertinente attraverso la maglietta. Lei mi guarda. Io ricambio il suo sguardo, le mostro la lingua. Lei fa un lungo sospiro e al termine mi bofonchia qualcosa di cui afferro solo “puta...chupame... boca” sicuramente un insulto dei suoi. Le stringo il capezzolo fino a farla lamentare. Mi piace stringere e vederla inarcarsi, aprire le narici, respirare forte per resistere. La comando da questo bottoncino sensibile.
“Questa volta tocca a me, lo sai.” dico.
“Si” con uno sguardo di sfida negli occhi, però. E allora stringo e torco finché una lacrima le spunta dall’occhio. Mi pento.
“Scusame” nel mio spagnolo maccheronico.
“Non sei brava a dominare…” mi risponde con sufficienza. Ha subito recuperato il terreno perduto.
“vedremo…”
A casa mi gira intorno. Ha voglia. Ho voglia anch’io, ma resisto. Mi sfiora, si sveste lentamente davanti a me, mette in mostra i seni, i capezzoli scuri, duri. Prova lingerie. Apre i cassetti e mi fa provare delle cose. Ma io resisto. Anzi rilancio spogliandomi e stirandomi davanti a lei. Faccio stretching. Errore. Non sfugge al suo sguardo la mia fica socchiusa, umida, le labbra gonfie: pronta. Indifferente mi porge un kleenex e la indica … “por la cony” e ride.
Quanto mi piace questo suo modo sornione di girarmi intorno, di eludere le mie difese. Nel gioco in cui sono maestra lei mi batte. Non sempre però.
“ridi ridi troia…” le dico con un tono che vorrebbe far presagire chissà quali minacce. Ma in realtà non so cosa fare. Sono nella sua città, nella sua casa, indosso i suoi vestiti, non parlo bene la lingua. Vorrei portarla su un terreno in cui perda la sua sicurezza, ma ovunque mi volto e qualunque cosa pensi, lei ne sa più di me.
Improvviserò. Sono brava in questo. Pensiero laterale. Cogli le occasioni e girale a tuo favore. Non gliela farò passare liscia questa serata.
Usciamo. Siamo in tiro, forse troppo per un ristorante. Sotto due pellicce (sintetiche, entrambe amiamo gli animali) siamo quasi nude. E al ristorante non mangi in pelliccia. Gli sguardi sono una rete che ci avvolge. Meglio isolarsi. Parliamo di cibo e di vino dei rispettivi paesi.
Qui si mangia tardi, usciamo che è quasi mezzanotte. Andiamo in un locale swinger dove siamo state la volta precedente che sono stata qui. Lei conosce il proprietario, ormai conosce anche a me. Grandi feste quando ci vede.
Il posto è bello, l’atmosfera è intrigante, alcune coppie, pochi singoli. Si balla. La volta precedente abbiamo solo bevuto e parlato. Avevamo fatto sesso tutto il pomeriggio e eravamo scariche. Stavolta no. Sono carica a pallettoni, come diciamo a Cambridge.
Balliamo, la pomicio. Metto in mostra i suoi seni, cosa facile visto che sono coperti solo da una fascia. Un ragazzo ci segue con lo sguardo per tutto il tempo. Mi piace, ha meno di 30anni, scuro di capelli, barba cortissima, camicia bianca. Mi piace che guardi senza distogliere gli occhi ma senza chiedere nulla. Ballando la volto in modo che lui abbia la vista sul suo seno, lo guardo negli occhi mentre le pizzico e il capezzolo e lei geme. Lo guardo mentre la bacio, le lingue che si intrecciano, fuori dalla bocca. La sua mano scende quasi senza accorgersene a accarezzarsi il gonfiore sull’inguine. Mi piace che stia al gioco senza cambiarlo. E’ fondamentale.
Andiamo al bar. Dico al proprietario, per fortuna parla un buon inglese, se conosce il ragazzo, se è affidabile. Dice di si. Gli dico se può dirgli di raggiungerci nella stanza, ma solo se è disposto a fare esclusivamente quello che le dirò io. Ribadisco esclusivamente più volte. Dice di si. Gli ricordo di dirgli: solo profilattico.
La porto nella stanza.
“C’è una sorpresa per te” le dico. Sono anni che non fa sesso con un maschio. Non so se accetterà. Forse le sto chiedendo più di quello che può darmi. O forse accetterà e poi se ne pentirà. Forse non è giusto forzarla. Sono tutte domande che mi faccio. Devo essere pronta a cogliere ogni suo segnale. Uno sguardo, una smorfia, un segno di disagio.
Ci mettiamo sul divanetto. Ci baciamo. Ci tocchiamo.
“stasera ti faccio scopare “ le dico.
“quello che vuoi tu” mi risponde.
Non sono sicura che abbia capito.
“ti faccio scopare da un maschio, da un cazzo” ribadisco.
“Si. Quello che vuoi. Sono tua.”
Il ragazzo è sulla porta. Gli sorrido. Non sa quello che deve fare ma probabilmente gli va bene tutto. Mi sorride. Aspetta. Gli faccio segno di aspettare. Lei è bagnatissima. Le mie dita scivolano facilmente nella sua fica. Non perdo mai il contatto con i suoi occhi. La bacio, le lecco le labbra, l’accarezzo. Anche lei guarda il ragazzo, non gli sorride, ma non è ostile. La faccio mettere appoggiata al divano, in ginocchio su un cuscino, offerta da dietro. I suoi occhi sono solo miei, mentre lui la penetrerà.
Faccio segno a lui di avvicinarsi. Gli sorrido, accarezzo i gonfiore dei pantaloni e faccio per aprire la cintura. Mi anticipa e la slaccia, apre la lampo. Con la mano sinistra entro sotto nei suoi boxer e trovo il duro del pene. Lo stringo nelle dita e lo tiro fuori. E’ bagnato. Ho voglia di assaggiarlo, ma no… questa sera è per lei. Lo masturbo solo, un po’. Gli dico di mettere il profilattico. Non ha capito. Il preservativo. Capisce e lo tira fuori dalla tasca. Vorrei metterglielo io ma ho le unghie lunghe, meglio di no.
Gli faccio segno di mettersi dietro di lei, anche lui in ginocchio. E’ bello. Ha la camicia aperta. Si è tolto pantaloni e boxer. Ha un bel corpo e il cazzo svetta. Pronto. Si avvicina e mette le mani su quelle bellissime natiche. Lo fermo: gli faccio segno che glielo dirò io, quando.
Riprendo il contatto visivo con lei, ha gli occhi socchiusi ma la vedo che è eccitata, la labbra lucide, gonfie, semiaperte. La bacio.
Le dico: “ora ti faccio scopare, e sarà come se ti scopassi io, amore mio”
Annuisce.
Vado dietro di lei,impugno il cazzo e faccio segno di avvicinarsi. Quando è a contatto lo passo su e giù fra le labbra, spennellandola, lubrificandola. Fino a che non è lei a sporgersi a indietreggiare, cercandolo. Allora dico a lui, dai… piano… piano… e torno a baciare lei. E sento il suo respiro fermarsi, mentre la penetra. E un sospiro quando inizia a muoversi, e il respiro accelerare a ogni colpo.
E’ bravo. Gli faccio segno di fare piano, ma è bravo, la sta scopando come voglio essere scopata io. Lentamente, profondamente. Togliendolo. E ridandolo. Facendoti sentire la mancanza e la pienezza.
E lei se lo sta godendo, mentre le dico che la amo e che è bellissima.
La accarezzo. Ma il ritmo aumenta e lei risponde. Il bacio diventa più violento. Lui è fermo e lei si scopa andando avanti e indietro col culo. Si, è quello che volevo. E’ come volevo vederla. Non posso fare a meno di toccarmi, sono un lago. Capisco che lui sta rallentando per controllarsi. Non ce n’è bisogno. Metto una mano sotto e trovo il suo clitoride. Dico a lui di scoparla forte… Vengono quasi insieme, prima lei e quindi lui.
Lui si toglie. Lei si alza e si abbandona sul divano. Vado da lui e gli do un bacio sulle labbra. “Grazie” gli dico con un sorriso. Lui sorride e i suoi occhi felici dicono molti più grazie di quelli che si formano nella sua bocca.
Ci rivestiamo. Con quel poco che portiamo. Scopro che la stanzetta ha uno specchio interno ma da fuori si vede. Abbiamo dato spettacolo. Occhi lucidi e sorrisi ci accolgono nel locale.
Andiamo a casa, le dico. Ho voglia di fare l’amore tutta la notte.
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