L'anale reciproco

Buongiorno Giovanna Esse, mi chiamo Sergio è sono un tuo follower perché apprezzo molto le tue storie erotiche. Quindi, davvero complimenti.
Ti scrivo in un momento che potrei definire di “esaltazione dei sensi” e per un argomento che forse sarà utile, in quanto da fruitore sia di video che di racconti porno non avevo mai riscontrato.
Piccola premessa: abito nell’immediata provincia ma lavoro nel Centro Direzionale di Napoli. Sono abitudinario, di conseguenza come tanti, quando trovo un bar dove mi sento a mio agio inizio a frequentarlo puntualmente nelle pause dal lavoro. Ovviamente ci si conosce un po’, si prende confidenza, si scambia qualche battuta coi baristi, eccetera. Da oltre un anno spesso al turno di mattina il caffè lo prepara un ragazzo, Tony, molto gentile e bravo nel suo lavoro.
Non sono un grande osservatore ma comunque non ho potuto fare a meno di notare che Tony era un tipo un po’ particolare, capelli scolpiti, unghie molto curate e un po’ lunghe per un uomo… ma insomma: io sono un po’ classico nell’abbigliamento ma so che molti giovani di oggi hanno ben altra cura e gusti. Comunque nel caso di Tony credo fosse lampante che aveva qualcosa di effeminato. Altra cosa strana che notai… pur avendo un bel fisico, snello e gradevole, era piuttosto strano… diciamo di torace: come se sotto le camice nascondesse un fisico molto palestrato, il che contrastava con le braccia esili, però.
Per chiarezza voglio dire però anche qualcosa di me: sono un “ragazzo” di 35 anni, single. Ho avuto delle storie ma mai niente di troppo impegnativo, dall’università sono passato direttamente nel settore lavorativo e quindi… svaghi pochi. Sessualmente mi ritengo un tipo normale ma non un cacciatore di donne ad ogni costo… Tra i segreti giovanili devo confessare di aver subito una specie di violenza, da ragazzino, perché un uomo adulto in un paio di occasioni mi ha indotto a fare sesso. Considero la cosa come “violenza” per il fato che io ero quasi inconsapevole del sesso a quell’età ma devo ammettere che all’epoca mi sono eccitato, e in seguito mi sono spesso masturbato ricordando quegli episodi… mai ripetuti in età adulta.
Una sera d’inverno pioveva a dirotto, uscendo dai garage intravedo una figura nota che cerca di ripararsi alla meglio sotto una giacca, per puro caso ha il viso in luce e riconosco Tony, il ragazzo del bar. Mi fermo, apro il finestrino e gli chiedo se ha bisogno di un passaggio. Lui mi sorride felice, accetta subito ma poi fa una cosa strana, sale dietro spiazzandomi. Comunque lo conosco e ritengo di non dovermi preoccupare più di tanto.
Infatti la sua spiegazione è immediata.
- Ciao… mi hai salvato, grazie. – sorride cordialmente – Perdonami se sono salito dietro, ho la camicia tutta bagnata ma per fortuna ho un ricambio nello zaino. Ti spiace se mi sistemo un po'?
- No, no, - lo tranquillizzo io, - fai pure. Dove devi andare?
- Guarda Sergio, io devo arrivare a Fuorigrotta ma non ti preoccupare, va bene qualsiasi stazione della metro, figurati… sei già stato fin troppo gentile.
- Sei fortunato allora, io abito a “La Pietra” quindi posso benissimo accompagnarti; tanto comunque vada con questa pioggia troviamo traffico dovunque… - e ne sorridemmo insieme, conoscendo gli atavici difetti della viabilità Napoletana.
Continuammo a chiacchiera occasionalmente del più e del meno. Intanto Tony, approfittando della plafoniera, iniziò a trafficare nel suo zaino per cambiarsi. Non feci troppo caso ai suoi magheggi finché non mi chiese:
- Perdonami… è troppo disturbo se ti chiedo di passare avanti?
- Ma certo… dammi un momento che mi accosto da qualche parte e…
- Ma no, - disse Tony – se non ti fossilizzi, sono ancora agile e la macchina è grande. Passo da dentro!
E ridendo allegramente, un Tony del tutto inedito mi raggiunse sul seggiolino anteriore. Stavo guidando e non facevo troppo caso all'abitacolo ma percepii che qualcosa di strano stava succedendo…
Quando il ragazzo mi passò a pochi centimetri mi sentii pervaso da un mondo di profumi, delicati e piacevoli ma del tutto inaspettati. Il traffico non sempre scorrevole e le luci forti della superstrada mi permisero di capire che il Tony che conoscevo era molto diverso: per prima cosa indossava delle calze nere sotto un paio di shorts cortissimi in similpelle aderentissimi, Una canotta bianca e un giubbino, ancora nero un abbigliamento evidentemente ed estremamente femminile… e fu in quel momento che, sorridente e sincerò, Tony si confessò.
Tony, ora Tonia! Di sera e nel suo privato diventava ciò che si sentiva: una bellissima trans, gambe affusolate e lunghe, tratti femminei evidenziati da un trucco enfatico. La stranezza toracica che aveva attirato la mia attenzione era dovuta al fatto che, da maschio, stringeva il seno sotto una fascia elastica… ora mostrava i seni medii ma meravigliosamente eretti sotto la maglietta. Insomma, Tonia era uno schianto ed io impacciato e costernato non ero preparato… non avevo mai avuto a che fare con una vera trans, per me esistevano i bisex, comprendevo i froci ma un maschio che in realtà è "tutta femmina" non l’avevo mai effettivamente apprezzato… di quel mondo sapevo poco o niente. Per questo motivo ero frastornato, perché le cosce, il profumo, i seni, il fisico e il viso di Tonia mi avevano messo KO!
Faccio salire un ragazzo e adesso mi ritrovo un “chiavatone” al fianco? Mi turbava… anche perché erano forse settimane che non facevo sesso con una ragazza.
Ecco, ci siamo, amica Giovanna: questa premessa per far capire come è iniziata la frequentazione con Tony-Tonia…
Smesso di piovere, la accompagnai con piacere in un locale dove lavorava nei fine settimana, un posto esclusivo per soli “uomini”. Entrai solo perché era ancora chiuso mentre tutta l’attività sarebbe iniziata perlomeno dopo le 23.00. In seguito mi invitò qualche sera a casa sua, la simpatia tra noi due aumentò… ci incontrammo sui gusti musicali e sulle passioni principali. Senza forzature ma con costanza, Tonia mi confessò che le piacevo molto da tempo e mi aprì un mondo presentandomi quanto poteva essere amabile, intrigante e trasgressivo quel suo lato “oscuro”.
Alla fine iniziammo a fare sesso, almeno una volta a settimana. Ricordo che la prima volta che la vidi nuda, lo stridore tra quel corpo femmineo e seducente, e la vista del suo cazzo che, da eretto, sembrava una enorme banana, mi fece quasi perdere ogni ritegno sessuale…
Dopo le prime volte non mi sono mai sentito così libero sessualmente, Tonia mi ha prima offerto tutta se stessa, poi mi ha introdotto al piacere di donarmi a lei. Gli ho fatto il primo pompino, e ne ho goduto, mi ha aperto anche il culo, come era successo quand’ero piccolo: la sua penetrazione era impegnativa ma sopportabile, e il piacere provato mi ripagava di ogni “patenza”.
Infine, la cosa principale per cui ti ho scritto, è quella di voler comunicare a te, e a tutti i tuoi lettori che, con la mia dolce amica, ho provato una “posizione” che nemmeno con la più bella delle femmine è possibile provare…
Un qualcosa di così intimo e profondo che il piacere ti prende fino in fondo all’anima, sia quando giaciamo nell’abbandono, che quando ci profaniamo con tutta la forza e poi ci sburriamo in corpo e restiamo avvinghiati per un tempo illimitato.
Questa posizione non è capitata per caso, è stata Tonia a farmela assumere, e all’inizio io non capivo dove andasse a parare quel suo gioco contorto… non era molto che lo prendevo in culo, avevo a stento superato i miei tabù.
Eravamo sul letto, a casa mia, le luci soffuse, il suo profumo nel cuore, dopo le prime effusioni lui mi disse di fidarmi e di fare tutto ciò che mi chiedeva. Immaginai con un certo disagio che forse mi nascondeva un suo lato sadomaso.
Con le mani mi guidò facendomi assumere la posizione fetale sul mio fianco destro e quando ero come lui mi voleva, iniziò a leccarmi il buchetto con dolcezza e determinazione, mi baciò e leccò anche lo scroto e il pene, sicuramente in bella mostra, la sotto; quando mi rilassai abbastanza, giocò con le dita nel mio retto e intanto mi lubrificava con il gel. Come le altre volte, quando ci dovevamo incontrare ero riluttante a farmi deflorare ma poi, maledettamente eccitato, subivo, anche se con una certa riluttanza iniziale, le sue avances gay.
Comunque… dopo qualche istante anche lui si distese sul lettone, assumendo la mia stessa posizione, ma sottosopra e voltato dall’altra parte… in poche parole eravamo schiena a schiena e culo contro culo, orientati inversamente: uno verso la testiera del letto e l’altro ai piedi.
Con le natiche iniziò una specie di danza serrata, facendo sì che le nostre chiappe morbide si strusciassero e si stuzzicassero, poi risalì verso l’interno delle nostre cosca piegate e fu la volta dei coglioni di confondersi in un caldo afrore. Si trattava di un massaggio piacevole, anche se inusuali, che trasmetteva veramente sensazioni intime e forti… ma comunque un massaggio quasi innocente.
Quando Tonia si bloccò una specie di tensione, come d’attesa, si impadronì del mio corpo… mi aveva eccitato, mi aveva turbato, ma ora? Eravamo spossati da tanto strusciare, che si faceva? Che tipo di sesso voleva raggiungere se non ci si metteva in condizione di poter praticare un pompino, un sessantanove o… altro?
Sentii allora le sue mani trafficare nella penombra, prese i nostri cazzi, inturgiditi dalla situazione e delicatamente indirizzò le “capocchie” verso l’orifizio dell’altro… ancora movimenti, stavolta rotatori, ancora passione sopita, finché a furia di sussulti iniziò la penetrazione: una penetrazione reciproca che, ad ogni sussulto, ci infilava l’uno nell’altro, pian piano fino agli scroti pieni di sperma.
In quel gioco complesso i nostri cazzi durissimi discendevano verso i visceri dell’altro, sprofondavano nei culi e le palle restavano schiacciate dalla pressione, desiderose di esplodere, di eiaculare senza freni.
Fu una doppia inculata lunga e profonda, senza violenza ma che ci saldava l’uno all’altro in una comunione mai provata con nessuna donna… Io non ero il maschio dominante né la “femmina” che subisce, eravamo contemporaneamente l’uno l’oggetto del piacere del nostro partner, eppure soli in quell’armonia di sensi. perché voltati in modo opposto, con lo sguardo e la mente che vagavano in un paradiso perverso, dove solo il nostro basso ventre sembrava soddisfatto e riempito.
Così, dopo tanto penare, quasi innocentemente iniziammo a colare sborra l’uno dentro l’altro.
Incapaci di dividerci restammo agganciati fino a prendere sonno per quasi due ore…
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